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    • Storie di SaluteLa rubrica “Storie di Salute” nasce per dar voce agli assicurati UniSalute, che raccontano in prima persona, attraverso una video intervista, la loro esperienza di utilizzo delle coperture sanitarie, condividendo situazioni reali e stati d’animo. Quale esigenza avevano e in che modo è stata risolta? Di quali servizi della polizza hanno usufruito e con quali vantaggi? E soprattutto, come si sono trovati adottando questa soluzione? Ognuno di loro ha una storia diversa, preziosa per tutti: per noi di UniSalute, perché ci permette di rimanere vicini a tutti i nostri clienti e di imparare, cogliendo sempre nuove opportunità; e anche per tutti coloro che si vivono situazioni simili, perché i racconti altrui possono essere di aiuto e fornire consigli e spunti utili per tutelare e proteggere la propria salute.
    • Il Medico RispondeCome si manifesta la psoriasi e come si può curare? In che modo affrontare il delicato periodo della menopausa? Sono solo alcuni esempi di temi trattati nelle videointerviste raccolte nella rubrica “Il Medico Risponde”, che nascono anche dalle domande degli utenti sulla pagina Facebook di UniSalute. Medici specialisti che operano nei Centri sanitari convenzionati con UniSalute affrontano diversi argomenti rispondendo anche ai dubbi e alle curiosità degli utenti attraverso video interviste dedicate a temi specifici, che si trasformano poi in articoli e approfondimenti sul blog InSalute. Una rubrica che si mette in ascolto degli utenti e che racconta anche la grande professionalità e la competenza dei medici e delle strutture convenzionate con noi.
    • Animali DomesticiGli animali domestici sono in grado di regalare un affetto incommensurabile a chiunque gli stia intorno, e in cambio, necessitano soltanto di rispetto e piccole accortezze. In questa sezione troverete tutto quello che c’è da sapere sugli animali domestici. Consigli e guide pratiche su come prendersi cura del loro benessere e della loro salute. La giusta alimentazione per cani e gatti, come comportarsi nei momenti delicati, come la gestazione del cane o del gatto, le assicurazioni a loro dedicate, i vaccini, le pratiche burocratiche e i consigli utili… per godersi in tutta serenità la compagnia del proprio animale domestico.
    • A Tavola in SaluteLe nostre abitudini alimentari influenzano salute e stili di vita e, in alcuni casi, sono responsabili di disturbi come ipertensione, colite, ma anche sovrappeso e obesità. Ecco perché è importante sapere come alimentarsi nel modo corretto. Stagionalità degli alimenti, correlazione tra cibo e salute, ruolo della dieta mediterranea: queste sono alcune delle tematiche che troverete, insieme a focus dedicati alle proprietà e ai benefici degli alimenti e consigli utili per una dieta equilibrata. Non mancheranno infine approfondimenti sull’alimentazione più adatta per determinate patologie. Cosa mangiare se si soffre di colite? Quale frutta possono consumare i diabetici? Come disintossicarsi dopo le feste? In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta della cucina naturale, elemento imprescindibile per una vita sana.
      • Le Ricette della SaluteLa prima regola per raggiungere e mantenere il benessere psicofisico è mangiare in maniera sana ed equilibrata. Una buona dieta, infatti, regala enormi benefici al nostro sistema immunitario e ci aiuta a prevenire disturbi dell’organismo e malattie croniche. In questa sezione troverete una selezione di ricette sane e gustose, che vi aiuterà a salvaguardare la vostra salute senza rinunciare ai piaceri della buona tavola! Oltre a spiegarvi dettagliatamente tutte le fasi per la preparazione dei piatti, con le nostre Ricette della Salute vi insegneremo a conoscere le proprietà benefiche e i valori nutrizionali dei prodotti che la natura ci mette a disposizione.
      • Mangiare in SaluteUn team di nutrizionisti, dietisti e gastroenterologi per parlare delle diete più adatte a chi soffre di malattie e disturbi diffusi, come quelli legati alla sindrome metabolica. Cosa significa mangiare in salute? Quali alimenti evitare se si soffre di reflusso-gastroesofageo? Qual è la migliore alimentazione dopo un infarto? In questa rubrica troverete tutto ciò che riguarda il rapporto tra cibo e salute, compresi tanti consigli di alimentazione per depurare l’organismo, prevenire le malattie e mangiare in modo bilanciato, beneficiando di tutte le proprietà degli alimenti.
    • BenessereCosa vuol dire scegliere di avere uno stile di vita sano? Vi siete mai chiesti se il vostro è uno stile di vita sana? Forse avete bisogno di migliorare qualcosa, ma come fare a valutare? In questa rubrica troverete consigli e indicazioni utili che vi guideranno nella valutazione del vostro stile di vita e vi daranno i giusti input per prendere in considerazione nuovi equilibri. Vivere meglio è un diritto ma allo stesso tempo è anche un dovere che abbiamo nei confronti della nostra stessa vita. Un’alimentazione sbagliata, una vita troppo sedentaria e poco regolamentata…, questi ed altri comportamenti che contrastano uno stile di vita funzionale dove ci porteranno?
    • Focus CoronavirusNel giro di poche settimane, l’emergenza da COVID-19, ossia la malattia causata dalla diffusione del nuovo Conavirus SARS-CoV-2, si è evoluta: l’iniziale epidemia ha dato luogo, nel mese di marzo, ad una pandemia, sollevando nuovi dubbi, paure e incertezze. Fin dall’inizio, grazie al supporto di medici ed esperti, il nostro blog si è occupato da vicino della situazione con una serie di articoli interamente dedicati, cercando di rispondere alle domande dei nostri lettori.  Ad esempio, come funziona esattamente il test del tampone? Oppure, come si può prevenire il contagio? O ancora, come gestire il panico e spiegare il coronavirus ai bambini? Sono solo alcuni degli articoli che troverete in questa rubrica, che nasce proprio per offrire le giuste informazioni sulle buone norme di prevenzione e i consigli utili per affrontare questo difficile periodo di isolamento, restando in salute e mantenendo il proprio benessere psicologico.
    • Focus OncologiaLa ricerca in campo medico avanza con continui ed enormi progressi: in questa sezione vi terremo aggiornati su ultimi studi, scoperte scientifiche in campo oncologico e nuove terapie. Non mancheranno approfondimenti sui diversi tipi di tumore, di cui analizzeremo caratteristiche, cause, sintomi e possibilità di cura, con il contributo di medici e ricercatori. Diagnosi e terapia, quindi, ma anche analisi dei fattori di rischio e consigli per i pazienti oncologici con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare i mutamenti fisici e psicologici che la malattia comporta, con suggerimenti pratici per tanti aspetti della vita quotidiana.
    • Mamme e BambiniUna guida utile, ricca di consigli e approfondimenti su tutto ciò che riguarda il meraviglioso mondo delle mamme e dei loro piccoli. Quali importanti regole bisogna seguire durante un momento tanto delicato come la gravidanza? Quali sono gli esami, i rischi e le questioni mediche da non sottovalutare? Come prendersi cura della salute dei bambini? Queste, sono solo alcune delle domande alle quali risponderanno gli articoli che troverete all’interno di questa rubrica. Dal periodo della maternità, passando per l’educazione alimentare dei bambini, il loro rapporto con gli animali, fino ad arrivare alle regole della sicurezza domestica.
    • Mente In SaluteMantenere la mente InSalute è importante tanto quanto prendersi cura del proprio corpo, per cui occorre ascoltare i segnali di disagio, capire cosa non ci fa stare bene e risolvere con l’aiuto di professionisti. I ritmi della società moderna, uno periodo di stress al lavoro, un evento traumatico, ma anche i piccoli cambiamenti della vita, come il rientro dalle ferie o i cambi di stagione, possono generare ansia, paura e preoccupazione, destabilizzando il nostro benessere psicologico. In questa sezione troverete consigli e spunti di riflessione per affrontare i momenti di difficoltà più comuni, come lo stress da lavoro, ma anche le indicazioni degli esperti per orientarsi verso le terapie più adatte in caso di traumi emotivi e psicologici.
    • Prevenzione, diagnosi e terapiaCome avvengono prevenzione, diagnosi e terapia delle più diffuse malattie e quali sono gli esami diagnostici più importanti?Qual è la miglior riabilitazione in seguito alla rottura del femore o del menisco? Come combattere i sintomi del reflusso gastrico? Queste e simili domande troveranno risposte nella sezione del nostro blog dedicata a Prevenzione, Diagnosi e Terapia. Si tratta di uno spazio pensato per offrire informazioni e consigli pratici per affrontare al meglio i disturbi stagionali, per conoscere le migliori terapie e le nuove sfide in campo scientifico. Perché prevenzione e salute passano anche attraverso le giuste informazioni, la conoscenza dei sintomi e dei principali fattori di rischio e la diffusione dei dati presenti nella letteratura medica.
      • Donna In SaluteDonne in salute. Femminile e plurale. Perché l’universo femminile è variegato e la salute deve essere un diritto per tutte. A partire dalla prevenzione oncologica femminile, all’interno della quale il Ministero della Salute ha individuato due programmi organizzati di screening: mammografico e cervicale. Ma in cosa consistono gli esami diagnostici consigliati, a quale età è bene farli e quali abitudini ci aiutano ad allontanare il rischio di tumori femminili? Quali alimenti dovrebbe assumere chi sta seguendo una terapia anticancro? Per approfondire questi delicati argomenti ci siamo rivolti al food mentor Marco Bianchi, divulgatore scientifico per la Fondazione Umberto Veronesi e autore di libri sulla sana alimentazione e i corretti stili di vita. Insieme a lui, parleremo di prevenzione e cura dei tumori femminili, con particolare attenzione all’aspetto nutrizionale.
      • Uomo In SaluteDalle stime dell’Osservatorio Sanità di UniSalute emerge che gli uomini tendono a trascurare di più la salute rispetto alle donne, sottoponendosi a controlli medici solo nel caso in cui si manifesti un problema. Tanto nelle donne quanto negli uomini, la prevenzione è la miglior alleata per ridurre il rischio di sviluppare patologie e incorrere in gravi complicazioni. La rubrica Uomo In Salute nasce proprio con l’obiettivo di informare sulle principali problematiche che, per fattori biologici, potrebbero essere contratte dagli uomini nel corso della vita. In questo spazio, potrai trovare quindi consigli pratici per prenderti cura del tuo benessere ogni giorno.
      • Denti In SalutePoche cose sono più belle di un sorriso bianco, luminoso e sano. Per questo è fondamentale prendersi cura dei propri denti giorno dopo giorno, prestando particolare attenzione all’igiene orale e alla prevenzione di disturbi, dai più comuni ai più gravi.  In questa sezione troverete approfondimenti sulle diverse tipologie di condizioni e infiammazioni che possono colpire i nostri denti, dalle carie alle gengiviti, e sui rispettivi trattamenti e interventi odontoiatrici. Non mancheranno, infine, indicazioni e consigli sulle pratiche da portare avanti quotidianamente – ad esempio, come effettuare una corretta pulizia dei denti – perché la prima regola per una bocca sana è una buona prevenzione.
      • Salute del cuoreIl cuore è il muscolo più importante del nostro corpo ed è al centro del sistema cardiocircolatorio, ma può compromettersi, temporaneamente o a lungo termine. Le malattie cardiovascolari, come infarti o ictus, costituiscono ancora oggi uno dei più importanti problemi di salute pubblica in Italia e una delle prime cause di invalidità e mortalità. Sottoporsi a controlli ed esami periodici e adottare buone abitudini quotidiane, come mangiare sano e fare attività fisica, possono aiutarci a prevenire disturbi e patologie, più o meno gravi. In questa sezione, quindi, troverete indicazioni per una corretta prevenzione cardiovascolare, informazioni sugli esami di check-up cardiologico, in base all’età, al sesso e ai fattori di rischio, e ovviamente un approfondimento ad hoc sui disturbi, sui loro sintomi e su come prevenirli. Perché prendersi cura del proprio cuore e mantenere uno stile di vita sano dovrebbe essere un obiettivo di ciascuno.
      • Esami e visitePrevenire è meglio che curare. Decidere quindi di sottoporsi a esami periodici specifici è un’abitudine virtuosa, che consente di monitorare il proprio stato di salute ed evitare o identificare per tempo disturbi e patologie, anche gravi.  Questa sezione raccoglie gli approfondimenti dedicati ai controlli diagnostici più importanti per una buona prevenzione. Come funziona la risonanza magnetica? A cosa serve l’elettrocardiogramma da sforzo? Come leggere i referti delle analisi del sangue? Sono solo alcuni degli argomenti che affronteremo nella rubrica “Esami e visite”.
    • SportUna sezione dedicata allo sport e al benessere del corpo. In questa rubrica troverete gli approfondimenti, le curiosità e i consigli che vi saranno utili e vi accompagneranno nelle vostre pratiche sportive quotidiane nella maniera più corretta. Quando si esegue uno sforzo fisico e si chiede al proprio corpo di svolgere un esercizio è necessario tenere in considerazione i suoi limiti e le sue necessità. Ascoltare e conoscere il proprio corpo è fondamentale per affrontare qualunque sport. Come prepararsi per una maratona, cosa mangiare prima di fare sport, come gestire una tendinite… Questi sono solo alcuni degli articoli che troverete in questa rubrica, che nasce proprio per indicarvi la strada giusta e guidarvi mentre fate del bene al vostro corpo.
    • Terza etàLa terza età è un periodo molto delicato, e chi lo attraversa necessita di particolari attenzioni e cure. In questa sezione troverete tanti consigli utili su come vivere serenamente questa naturale fase della vita. Numerosi studi dimostrano che disturbi come l’insonnia o l’eccessiva sonnolenza durante il giorno, sono più frequenti  non appena si varca la soglia della vecchiaia, come gestire questi disagi. Quali sono i controlli medici da effettuare più frequentemente, quali le patologie a cui si può andare in contro durante la senilità, come affrontare determinate malattie, qual è l’adeguata alimentazione o il giusto stile di vita che dovrebbe seguire un anziano?
    • WelfareLa cultura del welfare aziendale è sempre più diffusa tra le imprese italiane: asili nido aziendali, maggiore flessibilità degli orari di lavoro e servizi per la salute, come polizze sanitarie e pacchetti di flexible benefit, sono alcuni dei benefici che le aziende, sempre più spesso, mettono a disposizione dei loro dipendenti. In questa sezione, approfondiremo dunque i vantaggi, tanto per le aziende quanto per chi vi lavora, di questo crescente interesse nei confronti del benessere individuale dei lavoratori. Un interesse che, inevitabilmente, si traduce in un miglioramento del loro stile di vita, ma anche di  una maggiore motivazione e produttività.
      • Case HistoryIl welfare aziendale non è più un lusso accessorio: sono molte le aziende italiane che l’hanno compreso, e non soltanto grandi realtà o multinazionali. Negli ultimi anni infatti tantissime piccole e medie imprese hanno attuato iniziative di supporto per il benessere dei propri dipendenti, consapevoli dei reali vantaggi per entrambi. In questa sezione troverete raccontati gli esempi “virtuosi” e d’eccellenza che, attuando politiche ad hoc a favore dei propri collaboratori, dalla creazione di un asilo nido aziendale a quella di specifiche polizze sanitarie, hanno risposto ai loro concreti bisogni, migliorando notevolmente lo stato di serenità e produttività.
      • InformazioniIl benessere di chi lavora e dell’azienda sono strettamente interconnessi: per una maggiore efficienza e produttività, è fondamentale che il dipendente sia soddisfatto e sereno, soprattutto considerando il lavoro occupa gran parte del nostro tempo. In questa rubrica abbiamo deciso di raccogliere tutte le informazioni – sia per le aziende sia per i dipendenti – sulle agevolazioni e sui servizi welfare più richiesti e sui relativi vantaggi. Benefit come buoni pasto o rimborsi spese, piani sanitari creati ad hoc o a forme di assistenza domiciliare, miglioreranno lo stile di vita del collaboratore che, sentendosi più supportato e tutelato, troverà una maggiore motivazione sul luogo di lavoro.
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    • Storie di SaluteLa rubrica “Storie di Salute” nasce per dar voce agli assicurati UniSalute, che raccontano in prima persona, attraverso una video intervista, la loro esperienza di utilizzo delle coperture sanitarie, condividendo situazioni reali e stati d’animo. Quale esigenza avevano e in che modo è stata risolta? Di quali servizi della polizza hanno usufruito e con quali vantaggi? E soprattutto, come si sono trovati adottando questa soluzione? Ognuno di loro ha una storia diversa, preziosa per tutti: per noi di UniSalute, perché ci permette di rimanere vicini a tutti i nostri clienti e di imparare, cogliendo sempre nuove opportunità; e anche per tutti coloro che si vivono situazioni simili, perché i racconti altrui possono essere di aiuto e fornire consigli e spunti utili per tutelare e proteggere la propria salute.
    • Il Medico RispondeCome si manifesta la psoriasi e come si può curare? In che modo affrontare il delicato periodo della menopausa? Sono solo alcuni esempi di temi trattati nelle videointerviste raccolte nella rubrica “Il Medico Risponde”, che nascono anche dalle domande degli utenti sulla pagina Facebook di UniSalute. Medici specialisti che operano nei Centri sanitari convenzionati con UniSalute affrontano diversi argomenti rispondendo anche ai dubbi e alle curiosità degli utenti attraverso video interviste dedicate a temi specifici, che si trasformano poi in articoli e approfondimenti sul blog InSalute. Una rubrica che si mette in ascolto degli utenti e che racconta anche la grande professionalità e la competenza dei medici e delle strutture convenzionate con noi.
    • Animali DomesticiGli animali domestici sono in grado di regalare un affetto incommensurabile a chiunque gli stia intorno, e in cambio, necessitano soltanto di rispetto e piccole accortezze. In questa sezione troverete tutto quello che c’è da sapere sugli animali domestici. Consigli e guide pratiche su come prendersi cura del loro benessere e della loro salute. La giusta alimentazione per cani e gatti, come comportarsi nei momenti delicati, come la gestazione del cane o del gatto, le assicurazioni a loro dedicate, i vaccini, le pratiche burocratiche e i consigli utili… per godersi in tutta serenità la compagnia del proprio animale domestico.
    • A Tavola in SaluteLe nostre abitudini alimentari influenzano salute e stili di vita e, in alcuni casi, sono responsabili di disturbi come ipertensione, colite, ma anche sovrappeso e obesità. Ecco perché è importante sapere come alimentarsi nel modo corretto. Stagionalità degli alimenti, correlazione tra cibo e salute, ruolo della dieta mediterranea: queste sono alcune delle tematiche che troverete, insieme a focus dedicati alle proprietà e ai benefici degli alimenti e consigli utili per una dieta equilibrata. Non mancheranno infine approfondimenti sull’alimentazione più adatta per determinate patologie. Cosa mangiare se si soffre di colite? Quale frutta possono consumare i diabetici? Come disintossicarsi dopo le feste? In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta della cucina naturale, elemento imprescindibile per una vita sana.
      • Le Ricette della SaluteLa prima regola per raggiungere e mantenere il benessere psicofisico è mangiare in maniera sana ed equilibrata. Una buona dieta, infatti, regala enormi benefici al nostro sistema immunitario e ci aiuta a prevenire disturbi dell’organismo e malattie croniche. In questa sezione troverete una selezione di ricette sane e gustose, che vi aiuterà a salvaguardare la vostra salute senza rinunciare ai piaceri della buona tavola! Oltre a spiegarvi dettagliatamente tutte le fasi per la preparazione dei piatti, con le nostre Ricette della Salute vi insegneremo a conoscere le proprietà benefiche e i valori nutrizionali dei prodotti che la natura ci mette a disposizione.
      • Mangiare in SaluteUn team di nutrizionisti, dietisti e gastroenterologi per parlare delle diete più adatte a chi soffre di malattie e disturbi diffusi, come quelli legati alla sindrome metabolica. Cosa significa mangiare in salute? Quali alimenti evitare se si soffre di reflusso-gastroesofageo? Qual è la migliore alimentazione dopo un infarto? In questa rubrica troverete tutto ciò che riguarda il rapporto tra cibo e salute, compresi tanti consigli di alimentazione per depurare l’organismo, prevenire le malattie e mangiare in modo bilanciato, beneficiando di tutte le proprietà degli alimenti.
    • BenessereCosa vuol dire scegliere di avere uno stile di vita sano? Vi siete mai chiesti se il vostro è uno stile di vita sana? Forse avete bisogno di migliorare qualcosa, ma come fare a valutare? In questa rubrica troverete consigli e indicazioni utili che vi guideranno nella valutazione del vostro stile di vita e vi daranno i giusti input per prendere in considerazione nuovi equilibri. Vivere meglio è un diritto ma allo stesso tempo è anche un dovere che abbiamo nei confronti della nostra stessa vita. Un’alimentazione sbagliata, una vita troppo sedentaria e poco regolamentata…, questi ed altri comportamenti che contrastano uno stile di vita funzionale dove ci porteranno?
    • Focus CoronavirusNel giro di poche settimane, l’emergenza da COVID-19, ossia la malattia causata dalla diffusione del nuovo Conavirus SARS-CoV-2, si è evoluta: l’iniziale epidemia ha dato luogo, nel mese di marzo, ad una pandemia, sollevando nuovi dubbi, paure e incertezze. Fin dall’inizio, grazie al supporto di medici ed esperti, il nostro blog si è occupato da vicino della situazione con una serie di articoli interamente dedicati, cercando di rispondere alle domande dei nostri lettori.  Ad esempio, come funziona esattamente il test del tampone? Oppure, come si può prevenire il contagio? O ancora, come gestire il panico e spiegare il coronavirus ai bambini? Sono solo alcuni degli articoli che troverete in questa rubrica, che nasce proprio per offrire le giuste informazioni sulle buone norme di prevenzione e i consigli utili per affrontare questo difficile periodo di isolamento, restando in salute e mantenendo il proprio benessere psicologico.
    • Focus OncologiaLa ricerca in campo medico avanza con continui ed enormi progressi: in questa sezione vi terremo aggiornati su ultimi studi, scoperte scientifiche in campo oncologico e nuove terapie. Non mancheranno approfondimenti sui diversi tipi di tumore, di cui analizzeremo caratteristiche, cause, sintomi e possibilità di cura, con il contributo di medici e ricercatori. Diagnosi e terapia, quindi, ma anche analisi dei fattori di rischio e consigli per i pazienti oncologici con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare i mutamenti fisici e psicologici che la malattia comporta, con suggerimenti pratici per tanti aspetti della vita quotidiana.
    • Mamme e BambiniUna guida utile, ricca di consigli e approfondimenti su tutto ciò che riguarda il meraviglioso mondo delle mamme e dei loro piccoli. Quali importanti regole bisogna seguire durante un momento tanto delicato come la gravidanza? Quali sono gli esami, i rischi e le questioni mediche da non sottovalutare? Come prendersi cura della salute dei bambini? Queste, sono solo alcune delle domande alle quali risponderanno gli articoli che troverete all’interno di questa rubrica. Dal periodo della maternità, passando per l’educazione alimentare dei bambini, il loro rapporto con gli animali, fino ad arrivare alle regole della sicurezza domestica.
    • Mente In SaluteMantenere la mente InSalute è importante tanto quanto prendersi cura del proprio corpo, per cui occorre ascoltare i segnali di disagio, capire cosa non ci fa stare bene e risolvere con l’aiuto di professionisti. I ritmi della società moderna, uno periodo di stress al lavoro, un evento traumatico, ma anche i piccoli cambiamenti della vita, come il rientro dalle ferie o i cambi di stagione, possono generare ansia, paura e preoccupazione, destabilizzando il nostro benessere psicologico. In questa sezione troverete consigli e spunti di riflessione per affrontare i momenti di difficoltà più comuni, come lo stress da lavoro, ma anche le indicazioni degli esperti per orientarsi verso le terapie più adatte in caso di traumi emotivi e psicologici.
    • Prevenzione, diagnosi e terapiaCome avvengono prevenzione, diagnosi e terapia delle più diffuse malattie e quali sono gli esami diagnostici più importanti?Qual è la miglior riabilitazione in seguito alla rottura del femore o del menisco? Come combattere i sintomi del reflusso gastrico? Queste e simili domande troveranno risposte nella sezione del nostro blog dedicata a Prevenzione, Diagnosi e Terapia. Si tratta di uno spazio pensato per offrire informazioni e consigli pratici per affrontare al meglio i disturbi stagionali, per conoscere le migliori terapie e le nuove sfide in campo scientifico. Perché prevenzione e salute passano anche attraverso le giuste informazioni, la conoscenza dei sintomi e dei principali fattori di rischio e la diffusione dei dati presenti nella letteratura medica.
      • Donna In SaluteDonne in salute. Femminile e plurale. Perché l’universo femminile è variegato e la salute deve essere un diritto per tutte. A partire dalla prevenzione oncologica femminile, all’interno della quale il Ministero della Salute ha individuato due programmi organizzati di screening: mammografico e cervicale. Ma in cosa consistono gli esami diagnostici consigliati, a quale età è bene farli e quali abitudini ci aiutano ad allontanare il rischio di tumori femminili? Quali alimenti dovrebbe assumere chi sta seguendo una terapia anticancro? Per approfondire questi delicati argomenti ci siamo rivolti al food mentor Marco Bianchi, divulgatore scientifico per la Fondazione Umberto Veronesi e autore di libri sulla sana alimentazione e i corretti stili di vita. Insieme a lui, parleremo di prevenzione e cura dei tumori femminili, con particolare attenzione all’aspetto nutrizionale.
      • Uomo In SaluteDalle stime dell’Osservatorio Sanità di UniSalute emerge che gli uomini tendono a trascurare di più la salute rispetto alle donne, sottoponendosi a controlli medici solo nel caso in cui si manifesti un problema. Tanto nelle donne quanto negli uomini, la prevenzione è la miglior alleata per ridurre il rischio di sviluppare patologie e incorrere in gravi complicazioni. La rubrica Uomo In Salute nasce proprio con l’obiettivo di informare sulle principali problematiche che, per fattori biologici, potrebbero essere contratte dagli uomini nel corso della vita. In questo spazio, potrai trovare quindi consigli pratici per prenderti cura del tuo benessere ogni giorno.
      • Denti In SalutePoche cose sono più belle di un sorriso bianco, luminoso e sano. Per questo è fondamentale prendersi cura dei propri denti giorno dopo giorno, prestando particolare attenzione all’igiene orale e alla prevenzione di disturbi, dai più comuni ai più gravi.  In questa sezione troverete approfondimenti sulle diverse tipologie di condizioni e infiammazioni che possono colpire i nostri denti, dalle carie alle gengiviti, e sui rispettivi trattamenti e interventi odontoiatrici. Non mancheranno, infine, indicazioni e consigli sulle pratiche da portare avanti quotidianamente – ad esempio, come effettuare una corretta pulizia dei denti – perché la prima regola per una bocca sana è una buona prevenzione.
      • Salute del cuoreIl cuore è il muscolo più importante del nostro corpo ed è al centro del sistema cardiocircolatorio, ma può compromettersi, temporaneamente o a lungo termine. Le malattie cardiovascolari, come infarti o ictus, costituiscono ancora oggi uno dei più importanti problemi di salute pubblica in Italia e una delle prime cause di invalidità e mortalità. Sottoporsi a controlli ed esami periodici e adottare buone abitudini quotidiane, come mangiare sano e fare attività fisica, possono aiutarci a prevenire disturbi e patologie, più o meno gravi. In questa sezione, quindi, troverete indicazioni per una corretta prevenzione cardiovascolare, informazioni sugli esami di check-up cardiologico, in base all’età, al sesso e ai fattori di rischio, e ovviamente un approfondimento ad hoc sui disturbi, sui loro sintomi e su come prevenirli. Perché prendersi cura del proprio cuore e mantenere uno stile di vita sano dovrebbe essere un obiettivo di ciascuno.
      • Esami e visitePrevenire è meglio che curare. Decidere quindi di sottoporsi a esami periodici specifici è un’abitudine virtuosa, che consente di monitorare il proprio stato di salute ed evitare o identificare per tempo disturbi e patologie, anche gravi.  Questa sezione raccoglie gli approfondimenti dedicati ai controlli diagnostici più importanti per una buona prevenzione. Come funziona la risonanza magnetica? A cosa serve l’elettrocardiogramma da sforzo? Come leggere i referti delle analisi del sangue? Sono solo alcuni degli argomenti che affronteremo nella rubrica “Esami e visite”.
    • SportUna sezione dedicata allo sport e al benessere del corpo. In questa rubrica troverete gli approfondimenti, le curiosità e i consigli che vi saranno utili e vi accompagneranno nelle vostre pratiche sportive quotidiane nella maniera più corretta. Quando si esegue uno sforzo fisico e si chiede al proprio corpo di svolgere un esercizio è necessario tenere in considerazione i suoi limiti e le sue necessità. Ascoltare e conoscere il proprio corpo è fondamentale per affrontare qualunque sport. Come prepararsi per una maratona, cosa mangiare prima di fare sport, come gestire una tendinite… Questi sono solo alcuni degli articoli che troverete in questa rubrica, che nasce proprio per indicarvi la strada giusta e guidarvi mentre fate del bene al vostro corpo.
    • Terza etàLa terza età è un periodo molto delicato, e chi lo attraversa necessita di particolari attenzioni e cure. In questa sezione troverete tanti consigli utili su come vivere serenamente questa naturale fase della vita. Numerosi studi dimostrano che disturbi come l’insonnia o l’eccessiva sonnolenza durante il giorno, sono più frequenti  non appena si varca la soglia della vecchiaia, come gestire questi disagi. Quali sono i controlli medici da effettuare più frequentemente, quali le patologie a cui si può andare in contro durante la senilità, come affrontare determinate malattie, qual è l’adeguata alimentazione o il giusto stile di vita che dovrebbe seguire un anziano?
    • WelfareLa cultura del welfare aziendale è sempre più diffusa tra le imprese italiane: asili nido aziendali, maggiore flessibilità degli orari di lavoro e servizi per la salute, come polizze sanitarie e pacchetti di flexible benefit, sono alcuni dei benefici che le aziende, sempre più spesso, mettono a disposizione dei loro dipendenti. In questa sezione, approfondiremo dunque i vantaggi, tanto per le aziende quanto per chi vi lavora, di questo crescente interesse nei confronti del benessere individuale dei lavoratori. Un interesse che, inevitabilmente, si traduce in un miglioramento del loro stile di vita, ma anche di  una maggiore motivazione e produttività.
      • Case HistoryIl welfare aziendale non è più un lusso accessorio: sono molte le aziende italiane che l’hanno compreso, e non soltanto grandi realtà o multinazionali. Negli ultimi anni infatti tantissime piccole e medie imprese hanno attuato iniziative di supporto per il benessere dei propri dipendenti, consapevoli dei reali vantaggi per entrambi. In questa sezione troverete raccontati gli esempi “virtuosi” e d’eccellenza che, attuando politiche ad hoc a favore dei propri collaboratori, dalla creazione di un asilo nido aziendale a quella di specifiche polizze sanitarie, hanno risposto ai loro concreti bisogni, migliorando notevolmente lo stato di serenità e produttività.
      • InformazioniIl benessere di chi lavora e dell’azienda sono strettamente interconnessi: per una maggiore efficienza e produttività, è fondamentale che il dipendente sia soddisfatto e sereno, soprattutto considerando il lavoro occupa gran parte del nostro tempo. In questa rubrica abbiamo deciso di raccogliere tutte le informazioni – sia per le aziende sia per i dipendenti – sulle agevolazioni e sui servizi welfare più richiesti e sui relativi vantaggi. Benefit come buoni pasto o rimborsi spese, piani sanitari creati ad hoc o a forme di assistenza domiciliare, miglioreranno lo stile di vita del collaboratore che, sentendosi più supportato e tutelato, troverà una maggiore motivazione sul luogo di lavoro.
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Lo sport è fondamentale per la crescita fisica, cognitiva ed emotiva dei bambini. Migliora lo stato di salute cardiaca, respiratoria e muscolo-scheletrica, il benessere psicologico e la socialità. La scelta dello sport dipende molto dall’età: nei primi anni sono ideali discipline individuali come nuoto, ginnastica e atletica, mentre dagli 8 anni si possono introdurre gli sport di squadra (calcio, basket, pallavolo). Alcune attività, come nuoto e ginnastica, sono particolarmente utili per prevenire o correggere problemi posturali. È importante lasciare che il bambino sperimenti più discipline e scopra da sé ciò che lo entusiasma, sempre confrontandosi con il pediatra.
Quando fare iniziare lo sport ai bambini? Qual è lo sport più completo? Sono domande che molti genitori si pongono nel momento in cui decidono di iscrivere i propri figli a un corso sportivo. Il bambino è entusiasta, mamma e papà sperano di ritagliarsi qualche ora di respiro… ma scegliere lo sport giusto non è mai solo una questione di organizzazione familiare.
L’attività fisica non dovrebbe essere percepita come un “parcheggio” né come una competizione: è prima di tutto movimento, gioco, scoperta del corpo. È un alleato prezioso per la crescita fisica e psicologica, perché migliora l’autostima, favorisce la socialità e contrasta i rischi legati alla sedentarietà già dall’infanzia. Per questo è importante accompagnare i bambini nella scelta in modo consapevole, tenendo conto della loro età, delle attitudini e delle esigenze di sviluppo. Scopriamo in questa guida alcune indicazioni e consigli utili per individuare l’attività più adatta.
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Qual è l'importanza dello sport per i bambini?

L’attività fisica è un pilastro fondamentale per la crescita: non solo sostiene lo sviluppo muscolare, scheletrico, cardiaco e respiratorio, ma contribuisce anche al benessere emotivo e mentale dei più piccoli. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano che bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni svolgano almeno 60 minuti di movimento al giorno, preferibilmente di tipo aerobico, per migliorare la salute cardiorespiratoria e favorire uno sviluppo armonico.

Muoversi con regolarità, infatti, porta numerosi benefici:

  • contribuisce a una migliore salute cardiaca e metabolica
  • rafforza le ossa
  • supporta le capacità cognitive
  • ha effetti positivi sull’umore, riducendo ansia e stress
  • insieme a un'alimentazione sana ed equilibrata, favorisce il mantenimento di un peso adeguato.

Al contrario, uno stile di vita sedentario espone i bambini a rischi significativi. Passare troppo tempo seduti — davanti alla TV, al computer o ai dispositivi digitali — può incidere negativamente sulla salute: è associato a più elevate quantità di grasso corporeo, a un peggior funzionamento cardiometabolico, a una minore forma fisica e a una riduzione della qualità del sonno. Anche il comportamento e la capacità di relazionarsi con gli altri possono risentirne.

Promuovere lo sport fin dall'infanzia significa quindi investire nella salute presente e futura dei bambini, aiutandoli a coltivare abitudini positive che li accompagneranno nel tempo.

Qual è lo sport migliore per i bambini?

La scelta dell’attività sportiva dipende molto dall’età e dal livello di maturità motoria del bambino. Fino agli 8 anni, è preferibile puntare su discipline individuali che coinvolgano tutto il corpo e favoriscano una crescita armonica. Attività come la ginnastica, il nuoto e l’atletica leggera rappresentano sport completi per sviluppare coordinazione, equilibrio e forza in modo naturale e progressivo.

Anche andare in bicicletta è un’attività molto utile per la crescita del bambino, perché lo aiuta ad acquisire fiducia in se stesso, ne stimola l’autonomia e accresce il suo senso di responsabilità, mettendolo spesso davanti alla necessità di prendere decisioni e risolvere piccoli problemi.

Per gli sport di squadra, invece, meglio avere pazienza e attendere i 7-8 anni: è a questa età infatti che i bambini sono in grado di apprezzare le attività collettive. I classici sport come il calcio, il basket o la pallavolo, ma anche i meno comuni rugby e pallanuoto, oltre ad essere stimolanti e divertenti, permettono di sperimentare la collaborazione per il raggiungimento di un risultato.

Alcuni sport sono più indicati di altri per prevenire o correggere atteggiamenti viziati o anomali della postura in età evolutiva, come le spalle spioventi, la scoliosi, il dorso curvo e il piede piatto. In linea generale, è il nuoto lo sport più consigliato, perché è in assoluto l’attività più completa per uno sviluppo armonico del corpo, seguito da ginnastica, pallacanestro, pallavolo.

Ma vediamo più in dettaglio le caratteristiche dei principali sport. Nuoto bambini

Nuoto

Indicato già nei primi mesi di vita, il nuoto aiuta la coordinazione e migliora la sicurezza in acqua scacciando la paura. È uno sport simmetrico, dunque è un’ottima integrazione per discipline asimmetriche come tennis o scherma. Consente, infine, uno sviluppo fisico armonioso senza gravare sull’apparato locomotore. L’attività agonistica è consigliata dagli 8 anni.

Atletica leggera

Si può iniziare a 6-8 anni, ma fino ai 12 anni non è opportuno passare all’agonismo. L’atletica, infatti, dà al bambino una base motoria che in futuro potrebbe essergli utile per la pratica di altre discipline. Fino all’adolescenza, quindi, si può parlare solo di preatletica, che è ottima per arricchire il bagaglio di esperienze motorie, ma deve essere condotta con tempi e sforzi commisurati all’età del bambino. Ci sarà quindi una base di gioco, che servirà da stimolo, per correre, saltare, lanciare, i capisaldi dell’atletica leggera: il bambino praticherà dunque la corsa, il salto il lungo, il lancio del peso, tutto a misura di bimbo.

Ginnastica

Grazie alla sua completezza, è tra le attività più consigliate ai più piccoli. L'età consigliata per cominciare è 5 anni, ma già a 3-4 i bambini possono essere introdotti nei laboratori di psicomotricità. La ginnastica favorisce uno sviluppo armonioso dell’apparato muscolo-scheletrico e delle articolazioni e, allo stesso tempo, aiuta ad acquisire consapevolezza di sé e sicurezza. In età scolare può inoltre integrare in maniera efficace discipline più specifiche, come calcio o tennis. A livello agonistico è consigliata dagli 8 anni.

Calcio

L’età adatta per cominciare a giocare a calcio è 7-8 anni: come accade per gli altri sport di squadra, infatti, prima di questa età il bimbo è troppo piccolo per capire le regole. I benefici di questo sport sono tanti:

  • migliora la capacità respiratoria
  • stimola a comprendere lo spirito di squadra
  • favorisce la coordinazione
  • sviluppa velocità e capacità di resistenza.

Tuttavia, il calcio possiede due controindicazioni: sviluppa soprattutto gli arti inferiori e può incitare a una competizione eccessiva. L’attività agonistica comincia dai 12 anni, ma già dai primi anni delle elementari (categoria Pulcini) è prevista la formazione di squadre nonché la disputa di brevi partite.

Calcio bambini

Basket e pallavolo

Proprio come per il calcio, è possibile cominciare a praticare questi sport già a 7-8 anni anni, purché si tratti di corsi specifici per bambini. Il minibasket e il minivolley sono attività complete, che fanno lavorare sia le gambe che la parte superiore del corpo, i muscoli paravertebrali e gli addominali, migliorano la potenza muscolare e la velocità. Altro punto a loro favore è che sono sport di “allungamento”, nei quali cioè il sistema osseo e muscolare, e in particolare la colonna vertebrale, tendono ad allungarsi. Inoltre, stimolano lo spirito di gruppo e aiutano a sviluppare precisione e abilità. L’attività agonistica, invece, può essere intrapresa dai 12-13 anni.

Tennis e scherma

Sono sport definiti asimmetrici, in quanto sollecitano in particolare uno degli arti superiori. Dal momento che sono individuali, favoriscono il senso di responsabilità e la concentrazione. I corsi si possono cominciare sin dai 6-7 anni ma è consigliabile abbinarli a un’attività che ripristini la simmetria, mentre per l’agonismo meglio aspettare: 8 anni per spada e fioretto, 10 per la racchetta.

Judo e karate

Sono le due arti marziali più consigliate a bambini di 6-7 anni. Necessitano di forza e coordinazione neuromotoria che arriveranno col tempo, ma possono essere utili per bambini timidi e insicuri perché infondono fiducia nelle proprie capacità, e a quelli più vivaci perché insegnano a controllare la propria aggressività. L’agonismo è indicato nel karate dai 10 anni, per il judo dai 14 anni.

Danza

È un’attività solitamente considerata da bambine, ma sono sempre più i maschietti che in realtà vi si avvicinano. Abitua a una postura corretta e insegna il senso del ritmo, oltre a donare grazia ai movimenti. Si può praticare già a 5 anni.

Come far scegliere uno sport ad un bambino?

Il desiderio di molti genitori di guidare la scelta del bambino verso una particolare disciplina è comprensibile, ma secondo gli esperti è importante lasciare spazio alla sperimentazione. Provare diverse attività permette infatti al bambino di capire cosa gli piace davvero e di riconoscere le proprie inclinazioni e abilità. Questo processo può iniziare dopo i sei anni, in particolare durante i primi anni della scuola primaria, quando i piccoli iniziano ad avere maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità.

In generale, secondo quanto visto finora, per scegliere lo sport più adatto per i bambini è utile tenere conto di questo calendario:

  • fino a 3 anni: corsi di acquaticità e movimento in genere
  • dai 3 anni: nuoto, miniginnastica, miniatletica, bicicletta
  • dai 5-6 anni: minicalcio, minibasket, minivolley, minirugby, minischerma
  • dagli 8 anni: karate, judo, tennis, equitazione, vela, sci, baseball, tuffi
  • dai 14 anni: pugilato, specialità dell’atletica.
Un buon alleato nella scelta è, comunque, sempre il pediatra, in grado di dare consigli validi sotto il profilo medico e di accompagnare i più piccoli durante tutto il percorso di crescita. In questo senso un valido supporto può arrivare da una soluzione come My Family di UniSalute, pensata per supportare la serenità di tutta la famiglia offrendo visite specialistiche e un servizio di videoconsulto pediatrico disponibile 24/24 e 7/7.    Scopri ora come la soluzione My Family può aiutarti a prenderti cura di chi ami Tennis bambini

Le domande più frequenti dei pazienti

A che età è consigliabile iniziare a fare sport?

Già nei primi anni di vita è possibile avvicinare i bambini al movimento attraverso attività motorie leggere. Dai 3 anni si possono introdurre nuoto, miniginnastica, miniatletica e bicicletta. Le vere discipline sportive strutturate cominciano in genere dai 5-6 anni.

Qual è lo sport più completo per i bambini?

Il nuoto è considerato lo sport più completo perché coinvolge in modo armonico tutto il corpo, migliora postura, respirazione, coordinazione e non sovraccarica articolazioni e schiena. Ottime alternative sono ginnastica, basket e pallavolo.

Come capire qual è lo sport più adatto a mio figlio?

È importante lasciare che il bambino sperimenti attività diverse e valuti le proprie inclinazioni e capacità. È utile inoltre confrontarsi con il pediatra, che può valutare eventuali necessità o limitazioni.

Esistono sport utili per la postura?

Sì, il nuoto, la ginnastica, il basket, la danza e la pallavolo contribuiscono a rinforzare la muscolatura e migliorare la postura, soprattutto nei bambini che presentano lievi atteggiamenti viziati.

" target="_blank" rel="nofollow">Sport bambiniSpecie durante la stagione fredda, l'influenza è tra i disturbi cui sono più esposti i bambini. I virus che la provocano si trasmettono facilmente negli ambienti chiusi. Riconoscere i sintomi e adottare buone pratiche di prevenzione – come osservare buone pratiche igieniche, aerare gli ambienti ed evitare un riscaldamento eccessivo – è fondamentale per ridurre il rischio di contagio. Il vaccino antinfluenzale resta uno strumento efficace per limitare i casi e le complicanze. In caso di dubbi o febbre alta, è sempre importante rivolgersi al pediatra. In inverno i bambini sono spesso soggetti a malanni stagionali dovuti alla circolazione di virus. L'influenza è tra i disturbi più diffusi. Ma perché compare così frequentemente nei più piccoli? Come si manifesta e come può essere prevenuta? Ecco tutto quello che c'è da sapere. [caption id="attachment_122796" align="aligncenter" width="1000"]Mai più otite senza potersi sentire subito tranquilli Scopri la polizza My Family[/caption]

Influenza nei bambini: cause e trasmissione

L'influenza è un’infezione virale acuta dell’apparato respiratorio, che colpisce soprattutto durante le stagioni più fredde. I virus che ne sono responsabili, infatti, si diffondono più rapidamente quando, a causa del clima rigido, le difese immunitarie sono più deboli, e quando si trascorre molto tempo in ambienti chiusi, affollati e riscaldati. Sono 4 i ceppi virali ad oggi conosciuti – appartenenti alla famiglia Orthomyxoviridae – che causano l’influenza:
  • il tipo A (che circola sia in uomini che in animali) e B (che circola solo nell’uomo), responsabili dei classici sintomi influenzali
  • il tipo C, asintomatico e di scarsa rilevanza
  • il tipo D, che interessa gli animali e non è ancora chiaro se possa infettare l’uomo.
Come mai l’influenza torna ogni anno e colpisce così tante persone? La particolarità di questi virus sta nel mutare da una stagione all’altra. Un grosso problema per il nostro sistema immunitario: a ogni stagione influenzale, le difese che l’organismo aveva messo a punto per i virus influenzali dell’anno prima non sono più efficaci. La vulnerabilità dei bambini è ancor più marcata, considerato che il loro sistema immunitario è ancora immaturo. La trasmissione degli agenti patogeni che ne sono responsabili avviene per via aerea o per mezzo di oggetti contaminati, in due modi:
  • diretto, ovvero mediante tosse, starnuti, o parlando a distanza ravvicinata, come spesso avviene quando i bambini giocano
  • indiretto, cioè dovuto alla dispersione di goccioline di saliva e secrezioni su posate o giocattoli condivisi. Pertanto, più l’ambiente in cui i bambini si trovano è piccolo e chiuso, più è alta la possibilità che un virus influenzale venga trasmesso per via aerea.
Ecco perché aule scolastiche, mezzi pubblici, ma anche centri commerciali e altri luoghi di aggregazione sono, purtroppo, spazi ideali per la propagazione di questi patogeni. Va detto infine che i virus influenzali sono in genere molto resistenti, e possono sopravvivere per lungo tempo su superfici esterne del corpo, per poi penetrare nell’organismo attraverso le mucose.

Periodo di incubazione e contagio

Negli adulti il virus dell’influenza si trasmette da tre fino a sette giorni dopo l’inizio della sintomatologia, mentre i bambini e persone immunodepresse risultano essere contagiose nel momento stesso in cui si manifestano i sintomi della malattia, e lo saranno per un periodo di tempo maggiore rispetto ad un adulto. Ecco perché è molto importante tenere i bambini a casa non appena compaiono i primi disturbi influenzali, così da evitare di contagiare soggetti sani. [caption id="attachment_5882" align="aligncenter" width="600"]influenza bambini asilo Rawpixel.com/shutterstock.com[/caption]

Quali sono i sintomi dell’influenza nei bambini?

L’influenza nei bambini insorge con i medesimi sintomi che riguardano anche gli adulti:
  • febbre
  • brividi
  • mal di gola
  • tosse
  • naso che cola
  • dolori muscolari
  • affaticamento
  • mal di testa
  • perdita di appetito
  • sintomi gastrointestinali come nausea, vomito e diarrea.
La malattia fa il suo corso nell'arco di 7-10 giorni e si risolve in modo spontaneo senza conseguenze. Nei bambini più fragili, tuttavia, possono insorgere complicanze quali:
  • sinusite
  • bronchite
  • polmonite
  • otite
  • tonsillite
  • convulsioni
  • encefalitie
  • meningite.

Quando preoccuparsi?

Sebbene nella maggior parte dei casi l’influenza nei bambini segua un decorso benigno, è cruciale monitorare l’evoluzione dei sintomi. Se la febbre persiste per più giorni, il bambino appare molto debole, respira con difficoltà o manifesta segni di disidratazione, è importante contattare il pediatra. Un consulto medico è raccomandato anche in presenza di peggioramento dei sintomi o di manifestazioni che possono indicare complicanze, come dolore all’orecchio, tosse insistente o sonnolenza anomala. [caption id="attachment_5880" align="aligncenter" width="600"]influenza bambini sintomi leksandra Suzi/shutterstock.com[/caption]

Come ridurre la frequenza delle malattie influenzali nei bambini?

Ecco un piccolo vademecum per cercare di prevenire i malanni invernali come l’influenza o il raffreddore nei bambini, sulla base delle indicazioni del Ministero della Salute e della Società Italiana Pediatria:
  • insegnare a lavare con cura le mani dopo aver starnutito o tossito, prima e dopo aver utilizzato il bagno, e dopo avere frequentato luoghi e mezzi di trasporto pubblici. Si tratta dell’intervento di prevenzione più importante, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno dei metodi più efficaci per il controllo della diffusione delle infezioni
  • aerare frequentemente i locali in cui i bambini passano molto tempo, come aule o stanze da letto
  • gettare i fazzoletti usati nella spazzatura
  • insegnare a non toccarsi occhi, naso e bocca, senza prima lavare le mani
  • tenere i bambini in casa, quando sono malati
  • evitare lo scambio di ciucci e posate con altri bambini
  • mantenere i riscaldamenti attorno ai 19 gradi, evitando gli eccessi
  • permettere ai bambini di giocare all’aria aperta: a favorire l’influenza non è il freddo, bensì gli ambienti chiusi e scarsamente areati.
Vale la pena soffermarsi sugli ultimi due punti per chiarire l’effetto che il riscaldamento e la temperatura degli ambienti hanno sulla diffusione dei virus. Si tende a considerare l’influenza una “malattia da raffreddamento” e dunque a pensare che restare al caldo e al coperto protegga dal contagio, ma non è del tutto così: l’aria troppo secca causata dal riscaldamento può irritare e disidratare le mucose respiratorie, rendendole più vulnerabili ai patogeni. Questi ultimi hanno invece vita molto più dura all’aperto. Negli spazi esterni sono infatti meno concentrati, si disperdono con facilità grazie al vento ed al sole, che contribuisce con i suoi raggi UV a tener a bada la loro crescita. Areare le stanze in cui i bambini trascorrono molto tempo è pertanto un accorgimento basilare per ridurre la trasmissione dei virus influenzali. Allo stesso modo, lasciare che i bambini trascorrano un po’ di tempo all’aria aperta, anche in inverno, non facilita l’insorgere dell’influenza e, anzi, potrebbe essere un buon consiglio: via libera quindi ai giochi all’aperto anche se fa freddo, nel cortile della scuola o al parco.

Vaccino antinfluenzale per bambini

Infine, un ruolo importante nella prevenzione è svolto dal vaccino antinfluenzale, che l'Istituto superiore della sanità raccomanda per i bambini non a rischio dai 6 mesi ai 6 anni. La vaccinazione aiuta a limitare il rischio di contagio e la gravità dei sintomi, proteggendo non solo chi la riceve ma anche le persone intorno. [caption id="attachment_5881" align="aligncenter" width="600"]trattamento dell'influenza del bambino New Africa/shutterstock.com[/caption]

Come affrontare l’influenza nei bambini

Sono poche e semplici le regole che permettono di combattere l’influenza nei bambini in maniera adeguata.
  • far riposare a sufficienza il bambino 
  • assicurarsi che il bambino sia sempre correttamente idratato
  • far assumere frutta e verdura in quantità adeguate
  • in caso di febbre superiore ai 38 gradi centigradi, utilizzare degli antipiretici
  • non usare in modo combinato o alternato paracetamolo e ibuprofene
  • preferire la somministrazione per bocca, optando per le supposte solo in caso di vomito
  • somministrare antibiotici solo su precisa indicazione del medico: se non necessari, infatti, non aiutano a far passare prima la febbre
  • somministrare le vitamine, se prescritte dal pediatra
  • effettuare lavaggi nasali
  • vestire i bambini in modo adeguato, evitando di coprirli in modo eccessivo.
Ad ogni modo, per ricevere le indicazioni di intervento più opportune, è fondamentale avere come punto di riferimento il pediatra di fiducia, ancor di più in caso di bambini a rischio di complicanze, per i quali può essere prescritta una terapia antivirale sistemica. Altrettanto importante è poter contare su un'assistenza specializzata in caso di necessità. Come nel caso della soluzione My Family di UniSalute, che offre un servizio di consulenza pediatrica sempre disponibile, in qualsiasi luogo e momento, per chiarire ogni dubbio sulla salute dei propri figli.   Scopri ora come la soluzione My Family può aiutarti a prenderti cura di chi ami [caption id="attachment_5885" align="aligncenter" width="600"]prevenzione bambini inverno Maria Evseyeva/shutterstock.com[/caption]

Le domande più frequenti dei pazienti

Quanto dura l’influenza nei bambini?
Di solito l’influenza dura dai 5 ai 7 giorni, anche se alcuni sintomi come la stanchezza o la tosse possono persistere un po’ più a lungo. Se i sintomi durano oltre una settimana o peggiorano, è opportuno consultare il pediatra.

Il freddo causa l’influenza?
Non è il freddo in sé a causare l’influenza, ma il fatto che d’inverno si trascorre più tempo in ambienti chiusi e poco aerati, dove i virus si trasmettono più facilmente. Tuttavia, gli sbalzi di temperatura possono indebolire le difese immunitarie e rendere i bambini più suscettibili alle infezioni.

Come si può prevenire l’influenza nei bambini durante l’inverno?
La prevenzione passa da piccoli gesti quotidiani: lavare spesso le mani, arieggiare gli ambienti chiusi, coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce, seguire una dieta equilibrata e un sonno regolare per rafforzare le difese immunitarie.

È utile vaccinare i bambini contro l’influenza?
Sì, il vaccino antinfluenzale è raccomandato ogni anno per i bambini con patologie croniche o condizioni di fragilità, ma può essere consigliato anche per i più piccoli in età prescolare, che frequentano comunità come asili e scuole. La vaccinazione riduce il rischio di contagio e attenua la gravità dei sintomi.

" target="_blank" rel="nofollow">tosse rimedi bambiniSettembre, tempo di ricominciare le attività e soprattutto di affrontare il rientro a scuola, carico di aspettative, paure e curiosità. Non è solo l’aspetto psicologico a essere protagonista del back to school, dato che anche il corpo e la salute sono coinvolti. Non è raro, infatti, vedere i nostri piccoli caricarsi di uno zaino pesante, spesso più grande di loro, portato in maniera scorretta. Di conseguenza, è naturale domandarsi se il peso che i bimbi portano sulle spalle sia dannoso per la loro salute: gli esperti, infatti, si interrogano già da tempo sulle conseguenze che lo zaino scolastico ha sul sistema posturale dei bambini in crescita. Ma è davvero pericoloso? Ne parliamo in questo articolo, in occasione del rientro a scuola, per ricordare anche alcune buone regole su come scegliere uno zaino e come usarlo correttamente.

Zaino o cartella: ci sono differenze?

Zainetto scolastico Per fare in modo che la colonna vertebrale sia sempre in salute, la prima cosa da fare è insegnare ai bambini la corretta postura della schiena, sia in piedi, sia da seduti. A questo proposito, è bene sottolineare che non esistono particolari differenze tra zaino e cartella. Il primo assicura una distribuzione simmetrica del carico (a patto che lo si utilizzi correttamente, infilando entrambe le bretelle); nel caso invece di una cartella o borsa a mano, la distribuzione è asimmetrica. A dispetto di quanto comunemente si pensi, però, questo non influisce sulla salute della spina dorsale. Infatti, con la cartella è possibile cambiare frequentemente mano riducendo l’asimmetria di carico e, di conseguenza, l’affaticamento della schiena. 

Lo zaino scolastico influisce sullo sviluppo di mal di schiena e patologie dell’apparato muscolo-scheletrico?

Sono molte le ricerche riguardo la correlazione tra zaino pesante e mal di schiena in bambini e adolescenti, poiché è frequente che al ritorno da scuola o durante la giornata gli studenti lamentino dolore. Ciò che è emerso finora, però, è che alcuni parametri correlati allo zaino (fatica, pesantezza, tempo in cui viene portato) sono fattori di rischio per il mal di schiena, ma non sono pericolosi in sé.  Considerando che uno zaino viene indossato per un tempo medio di 20 minuti, infatti, anche un carico pesante come quello costituito da libri e quaderni non comporta dei danni a breve o lungo termine, o un affaticamento che possa causare dolore. La correlazione è stata esclusa anche da una revisione del British Journal of Sport Medicine del 2018, che ha preso in considerazione 69 studi tra tutti quelli esistenti sul tema. Acquistare zaino scolastico

Attività fisica e postura corretta aiutano a prevenire il mal di schiena

I pericoli, tuttavia, esistono, e derivano da una combinazione tra peso dello zainetto e fisico più minuto e gracile. In questi casi, il rischio è che il bambino assuma posizioni scorrette per far fronte al peso dello zaino (per esempio camminare con la schiena troppo curva), o che subisca addirittura delle contratture muscolari causate dallo sforzo eccessivo. Si tratta però di condizioni che, sebbene possano causare dolore, sono del tutto risolvibili con l’attività fisica. Ragazzi e ragazze allenati, che fanno sport in orario extrascolastico, sono infatti in grado di sopportare meglio il peso dello zaino. Quelli che conducono una vita sedentaria invece, oltre a essere maggiormente esposti al pericolo di sovrappeso e malattie metaboliche, potrebbero non avere un buon tono muscolare che si riflette anche sulla capacità di portare pesi come lo zaino senza accusare dolore. Lo sport, inoltre, aiuta anche a livello posturale, in quanto aiuta a mantenere una postura scorretta (una delle cause del mal di schiena).

Scegliere e indossare lo zaino scolastico nel modo corretto  

Lo zaino è un accessorio che accompagna lo studente durante tutti i suoi anni di scuola: per questo è fondamentale sceglierlo con cura e assicurarsi che soprattutto i più piccoli sappiano indossarlo nella maniera corretta. Vediamo allora alcuni consigli a riguardo.

Quale zaino acquistare e come sceglierlo

Al momento dell’acquisto di uno zainetto può essere utile considerare che:
  • lo zaino è come un vestito: controllate che la taglia non sia troppo grande.
  • Uno zaino di grandi dimensioni sarà probabilmente uno zaino di grande peso.
  • Anche lo zainetto vuoto ha un suo peso, che contribuisce a quello totale.
  • Gli zaini con aperture a soffietto offrono un maggior volume e danno un maggiore sbilanciamento posteriore.
  • Uno zaino senza schienale provoca un accumulo del peso verso il basso (effetto “sacco di patate”).
  • Le bretelle devono essere ampie e imbottite.
  • È sempre meglio che ci sia una cintura addominale con fibbia.
  • È opportuno che lo zaino di scuola abbia una solida e confortevole maniglia.

Zaino precauzioni

Come usare al meglio lo zaino di scuola

Sapere quali sono le caratteristiche a cui fare attenzione prima di comprare uno zaino scolastico è utile, ma è importante anche portarlo correttamente. Ecco qualche consiglio:
  • riempire lo zainetto partendo dallo schienale con i libri più grandi e pesanti e continuando con libri, quaderni o altro di dimensioni, volume e peso minore
  • Indossare lo zainetto utilizzando entrambe le bretelle.
  • Regolare bene e sempre le fibbie delle bretelle.
  • Ricordarsi di usare sempre e bene la cintura di fissaggio addominale.
  • Lo schienale rigido dovrà essere sempre aderente alla schiena.
  • La parte inferiore dello zainetto indossato non deve oltrepassare la linea delle anche.
  • Saltuariamente si può usare lo zainetto, se il suo peso non è eccessivo, come cartella utilizzando l’apposita maniglia.

Cosa evitare

Infine, alcuni consigli su comportamenti da evitare, rivolti direttamente a bambini e ragazzi che quotidianamente si spostano con uno zaino pesante per andare a scuola. Per ridurre al minimo il rischio di mal di schiena, è importante:
  • non portare lo zaino su una spalla sola;
  • non sovraccaricarsi, ma portare con sé solo il materiale necessario;
  • non sollevare rapidamente lo zaino;
  • non correre con lo zainetto in spalla;
  • non “tirare” un compagno per lo zainetto.
Zaino pronto, è ora di ripartire! Sta iniziando un nuovo anno scolastico e può capitare che, soprattutto all'inizio, la voglia di tornare a studiare non sia molta: abbiamo chiesto qualche consiglio alla dottoressa Elena Simonetta per capire meglio come motivare i bambini allo studio, sostenendoli nel modo corretto.  Abbiamo parlato anche di quanto sia importante alternare studio e compiti a sport e attività fisica, per tutelare la loro salute generale. Un’ulteriore garanzia può venire dalla sanità integrativa: le polizze UniSalute Famiglia, per esempio, sono utili in aiuto in caso di infortunio, e permettono di usufruire di molti altri esami e visite per controllare e tutelare la salute di tutti i membri del nucleo familiare. 

Altre fonti Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale – ISICO –    

" target="_blank" rel="nofollow">Zaino pesante[indice] In Italia, la ricerca di una gravidanza tramite fecondazione assistita apre complesse considerazioni, soprattutto di carattere clinico. Il benessere psicofisico di una coppia che ricorre a un supporto esterno per avere un figlio è strettamente connesso alle dinamiche della sanità pubblica e privata, nonché a fattori personali e familiari legati all’importante decisione di avere e di crescere un bambino. In questo articolo proviamo a far luce sulle tecniche della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, con uno sguardo alle politiche di supporto aziendale volte a garantire alle future madri uno standard di vita sempre più soddisfacente.

Cos’è la fecondazione assistita 

fecondazione assistita dottoressa Il ricorso alla fecondazione assistita è una scelta frequente tra le coppie che non possono avere figli. Come precisa l’
Organizzazione Mondiale della Sanità, si parla di infertilità nel caso in cui non avvenga alcun concepimento dopo oltre 12 mesi di rapporti sessuali completi e non protetti; si tratta di una condizione che può dipendere da molti fattori e necessita di essere diagnosticata, per entrambi i partner, tramite una serie di verifiche cliniche ed esami di laboratorio.

Verifica di fertilità nella donna

Quella di infertilità, infatti, è una vera e propria diagnosi, che viene elaborata soltanto a partire dai risultati di alcuni esami, principalmente:
  • ecografia alle ovaie (utile soprattutto a indagare eventuali malformazioni o lesioni uterine);
  • dosaggi ormonali;
  • visita ginecologica e tampone vaginale.
 

Verifica di fecondità nell’uomo

I principali esami eseguiti per sondare una sospetta sterilità nell’uomo sono invece:
  • esame del liquido seminale e spermiocoltura;
  • ecografia del testicolo.
Oltre a quelli ormonali e strutturali, a determinare la capacità riproduttiva di una coppia intervengono anche altri fattori, come quello anagrafico e genetico; in generale, il quadro che si delinea in seguito all’indagine clinica è utile qualora la coppia opti per la cosiddetta Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), anche perché la diagnosi di infertilità certificata dal medico rappresenta un requisito di accesso alla PMA stessa.

Tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita)

Nell’ambito di quella che è comunemente definita “fecondazione assistita” o “procreazione assistita”, diverse sono le applicazioni tramite cui si agevola il concepimento di un figlio in una coppia a seguito della diagnosi di infertilità. In Italia la questione è disciplinata dalla Legge 40/2004, che stabilisce che solo le coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate oppure conviventi possano accedere alla PMA. In altri Paesi, invece, come la Spagna, per la donna non è necessario avere un partner.  laboratorio fecondazione assistita Fino al 2015, la legge indicava quella omologa come unico tipo di PMA praticabile in Italia: in altre parole, il materiale biologico utilizzato doveva provenire esclusivamente dai futuri genitori del nascituro. In seguito, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa, rendendo di fatto possibile anche in Italia il ricorso alla PMA con gameti provenienti da donatori esterni alla coppia. Erogabile sia presso centri pubblici che presso strutture private/private convenzionate, la fecondazione assistita consta di diverse tipologie e relative tecniche di applicazione a seconda di come i gameti vengono manipolati. Vediamole in dettaglio. 

Fecondazione assistita intracorporea

È realizzata all’interno dell’apparato genitale femminile, si pratica mediante una terapia farmacologica finalizzata a stimolare la crescita dei follicoli e, in seguito, tramite l’introduzione nell’utero – durante il periodo fertile – del liquido seminale precedentemente trattato in modo da selezionare solo gli spermatozoi migliori.

Fecondazione assistita extracorporea

Avviene in vitro e ha un grado medio-basso di invasività. Si eroga per lo più nei casi in cui l’opzione di PMA intracorporea non abbia avuto successo. Preliminarmente, gli ovociti vengono prelevati e trattati in vitro con il liquido seminale; solo nel caso che siano fecondati, si procede a trasferirli nell’utero.

Fecondazione assistita: quali sono i costi in Italia e i tempi di attesa?

Ma quali sono i costi e i tempi medi di applicazione? In Italia essi variano a seconda del tipo di PMA erogata e del centro prescelto. Vediamoli insieme. Costi, tempi e strutture: i numeri della fecondazione assistita Rispetto alle attività dei centri di Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, il Ministero della Salute pubblica periodicamente una relazione annuale. I dati del 2017 registrano la tendenza delle coppie a iniziare un trattamenti di fecondazione assistita per lo più nei centri pubblici (dove si effettua il 38,6% dei cicli) e in quelli privati convenzionati (che erogano invece il 24,8% dei cicli).Solo il restante 36,6% dei cicli viene realizzato nei centri privati. L’età media delle donne che si sottopongono ai trattamenti di PMA è di 36 anni, mentre 12.836 sono stati i casi di successo dell’applicazione nel 2015 (anno oggetto della relazione ministeriale). Si stima che oggi, in Italia, il costo da sostenere lungo ricerca di un figlio mediante l’ausilio della fecondazione assistita si aggiri intorno ai 12.000 euro: si tratta di una stima complessiva, che tiene conto del dato secondo cui più del 40% delle coppie necessita di accedere ad almeno due cicli di trattamento, se non di più, prima di ottenere una gravidanza.

Tempi di attesa per la fecondazione assistita

famiglia incinta E per quanto riguarda i tempi di attesa? Escludendo l’accesso in formula provata, immediato ma più costoso, iscriversi in una lista del SSN implica un’attesa che va dai 3 mesi ai 2 anni (a seconda della regione di appartenenza) per l’accesso al primo ciclo di trattamento. Mentre, relativamente ai tempi di riuscita, si registra che circa il 70% delle coppie ha un figlio entro 4 anni dall’inizio del percorso di fecondazione assistita; il restante 30% riesce ad avere un bambino in tempi più brevi. Nell’ambito della sanità pubblica, un recente rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità indica la Val D’Aosta come la regione più virtuosa, con soli 2 mesi per l’accesso alla prima visita ed effettuazione immediata del primo trattamento. In Umbria si richiedono 1 mese di attesa per il controllo preliminare e, in seguito, 6 mesi per l’erogazione del primo step della PMA. Infine, anche l’Emilia-Romagna detiene un primato tra le regioni del centro-nord: in 3 mesi si accede alla prima visita e dopo altri 3 è già possibile sottoporsi a un primo tentativo di fecondazione assistita.

Il congelamento degli ovociti e dello sperma

Il social freezing o social egg freezing è una tecnica di fecondazione assistita. La procedura consiste nel congelamento di ovociti in azoto liquido e si pratica con l’obiettivo di conservarli nel tempo, mantenendo inalterate le condizioni. È un trattamento che permette di preservare la fertilità in alcune circostanze particolari, soprattutto legate alla necessità di sottoporsi a terapie mediche o chirurgiche che potrebbero pregiudicare la capacità di procreare. Parliamo, per esempio, di pazienti che devono effettuare dei cicli di chemio o radioterapia. Si può ricorrere al social freezing anche in via precauzionale, se una malattia o un’altra condizione particolare fanno sospettare una riduzione della fertilità in tempi brevi, diversi da quelli biologici. 

Quanto costa congelare gli ovociti?

Se il congelamento è indicato dal medico nell’ambito di un percorso terapeutico, è effettuato tramite il sistema sanitario nazionale. Se invece non c’è questo requisito, è possibile ricorrere a strutture private: il costo è all’incirca quello della fecondazione assistita, poiché per ottenere gli ovuli è necessario ricorrere almeno a due/tre cicli di stimolazione. In questo caso, però, gli ovociti prelevati sono custoditi in una biobanca, che ha un costo ulteriore per la presa in carica (può variare dai 150 ai 300 euro all’anno). 

È possibile congelare lo sperma?

Oltre agli ovociti, è possibile ricorrere alla procedura di congelamento per lo sperma. Non c’è bisogno di alcuna preparazione, come invece accade per la donna, e anche in questo caso la pratica è legata soprattutto all’esigenza di preservare la fertilità quando il paziente si sottopone a trattamenti medici. I costi per la conservazione sono gli stessi.  Le spese relative alle procedure di fecondazione assistita sono solitamente escluse dalle misure di welfare aziendale. Alcune compagnie assicurative come UniSalute, però, prevedono queste tipologie di prestazioni nell’ambito delle polizze collettive dedicate al mondo del lavoro. Le aziende che hanno scelto questi piani collettivi, offrono quindi ai dipendenti una serie di agevolazioni che coprono prestazioni sia prima che dopo la gravidanza, incluse le tecniche di PMA." target="_blank" rel="nofollow">fecondazione assistita“La salute si impara da piccoli” organizzato da UniSalute. Scopriamo, dunque, quali sono i suoi suggerimenti per metterli subito in pratica.

Dieta sana per bambini: i consigli del pediatra

Le ragioni per cui è fondamentale prestare grande attenzione alla dieta dei bambini sono molto semplici. Infatti, garantire ai propri figli l’apporto energetico adeguato e un corretto equilibrio dei nutrienti permette loro di avere, passo dopo passo, uno sviluppo psicofisico regolare. Non di meno, è una prima, efficace, azione preventiva rispetto a patologie quali obesità, ipertensione o diabete, che possono peggiorare la qualità della vita futura del bambino. Le esigenze nutrizionali variano, naturalmente, secondo età, sesso e attività motoria svolta dai bambini. In generale, il professor Andrea Pession, interpellato proprio per aiutare i genitori a capire quale sia la dieta più adatta per bambini, consiglia di distribuire i nutrienti fondamentali secondo le seguenti percentuali:
  • 10-15% di proteine;
  • 30% di grassi;
  • 55-60% di carboidrati.
[caption id="attachment_6026" align="aligncenter" width="600"]bambini e dieta sana Yuganov Konstantin/shutterstock.com[/caption] Aggiunge inoltre che non possono assolutamente mancare frutta e verdura e, se possibile, variando secondo la stagionalità degli alimenti. L’indicazione è sempre quella di consumare, ogni giorno, almeno cinque porzioni di frutta e verdura, ma non è necessario che questi alimenti siano concentrati a colazione, pranzo o cena. Al contrario, sono perfetti anche come spuntino, alternando magari frutta fresca o succhi di frutta, facendo attenzione però a scegliere prodotti senza zuccheri aggiunti, meglio ancora se 100% frutta.

Cosa fare quando i bambini rifiutano il cibo sano

Come molti genitori sanno bene, convincere i figli a consumare alimenti sani, frutta e verdura comprese, non è sempre facile. Ciò avviene per diverse ragioni. Istintivamente, infatti, i bambini tendono a rifiutare ciò che non conoscono e, soprattutto nei primi tempi dopo lo svezzamento, ricercano e preferiscono cibi che cromaticamente somiglino di più al latte. Il verde, il rosso, il viola di molte verdure appaiono, quindi, come estranee. La sfida è rendere frutta e verdura più familiari ai bambini. Come farlo? L’educazione alimentare di Marco Bianchi, da lui stesso applicata con la figlia Vivienne, parte da un’idea di condivisione. Piatti e merende sane vanno preparati insieme, assaggiando gli ingredienti crudi, mostrando come, grazie alla cucina, alimenti “estranei”, si trasformano in qualcosa di gustoso e familiare. [caption id="attachment_6028" align="aligncenter" width="600"]bambini che rifiutano cibo sano patat/shutterstock.com[/caption] Grazie alla testimonianza riportata durante il convegno di UniSalute, abbiamo avuto l’opportunità di entrare in casa Bianchi dove questo obiettivo si trasforma in realtà quotidianamente. “Ogni giorno produciamo qualcosa in cucina - spiega il food mentor - e un esempio è quello della pianta di pomodori che abbiamo fatto crescere in terrazza. Durante l’estate, ogni giorno maturavano 3 o 4 pomodori ciliegino, che lei chiamava maturiti, e ogni giorno se li mangiava, così, senza nemmeno un condimento, mentre preparavamo il pranzo.” Una naturalezza che, racconta sempre Bianchi, non si ritrova quando lo stesso tipo di pomodoro viene acquistato al supermercato: la bimba lo mangia ugualmente, ma solo condito o preparato in qualche modo. Altre strategie per far mangiare la frutta e la verdura ai bambini prevedono di utilizzare la creatività. Preparare piatti unici dove si trovano alimenti che vengono spesso rifiutati insieme con altri molto amati è una prima tattica da sperimentare. Molto efficace è anche l’idea di tagliare a pezzetti l’alimento, magari componendolo in maniera curiosa, a spiedino o provando a realizzare una figura nel piatto. Infine, è fondamentale ricordare che non bisognerebbe mai lasciare il bambino da solo a mangiare un alimento sano. L’esempio dato dai genitori è insostituibile e vedere che anche mamma e papà addentano una mela con naturalezza aiuta i bambini a recepirne l’importanza. [caption id="attachment_6027" align="aligncenter" width="600"]alimentazione sana bambini Africa Studio/shutterstock.com[/caption]

La ricetta di Marco Bianchi

“La prima regola per far piacere il cibo sano ai bambini - aggiunge Marco Bianchi - è perdere tempo.” Durante il convegno, infatti, insiste ripetutamente sulla necessità di trascorrere del tempo assieme in cucina per coinvolgere i bambini nelle varie fasi dell’alimentazione. La ricetta, dunque, del food mentor si sviluppa su tre esigenze:
  1. far capire al bambino come avviene la produzione del cibo, sia mostrandogli ciò che è possibile in casa, sia raccontandogli la storia degli alimenti;
  2. avvicinarlo all’alimentazione attraverso l’attività sensoriale, facendogli toccare e assaggiare i cibi così come sono al naturale;
  3. fargli sperimentare e capire come funziona la trasformazione dell’alimento fino a quando arriva nel piatto.
“È chiaro che è necessaria la voglia, ancor prima del tempo, di far conoscere il cibo ai bambini. Ma coinvolgerli darà i suoi frutti, soprattutto se riusciamo a smettere di aver paura di sporcare o perdere tempo.”   E se ai genitori restano dei dubbi a proposito di come far seguire una dieta sana ai bambini, quali alimenti scegliere, come bilanciarli, esiste la possibilità di farsi assistere dal team di esperti di UniSalute. La polizza Protezione Famiglia Ragazzi, infatti, include anche la possibilità di studiare un piano alimentare e di attività motoria per i bambini tra i 4 e i 17 anni. Si tratta, naturalmente, di uno studio individuale e fortemente orientato alla prevenzione di quelle patologie come, appunto, l’obesità potrebbero mettere a repentaglio la salute futura dei propri figli. Avete mai valutato questa opzione?  " target="_blank" rel="nofollow">dieta sana per bambiniconvegno “La salute si impara da piccoli”, organizzato da UniSalute a Bologna lo scorso 8 settembre, che ha coinvolto esperti di nutrizione infantile come il professore di Pediatria Andrea Pession e il professore di Ginecologia Sergio Pecorelli. Rispondendo ai dubbi dei genitori presenti in sala, i medici hanno chiarito alcuni importanti aspetti dell’allattamento. Tra i dubbi più frequenti: perché allattare al seno e per quanto tempo? Quali alternative al latte materno possono essere prese in considerazione? Vediamo insieme quali sono state le loro risposte.

Perché allattare al seno? Rispondono gli esperti

[caption id="attachment_5998" align="aligncenter" width="600"]allattamento al seno benefici Tomsickova Tatyana/shutterstock.com[/caption] L’intervento del professor Pession si è concentrato sull’importanza della prevenzione dell’obesità infantile, tema strettamente collegato all’esigenza di porre attenzione sin da subito ad una corretta alimentazione infantile. “Prima di tutto - introduce l’ospite - è utile ricordare perché allattare al seno è così è importante: nel primo anno di vita, il latte materno contiene tutto ciò di cui il bambino ha bisogno per la sua crescita. È in assoluto l’alimento ideale”. Il consiglio del pediatra è dunque quello di allattare il bambino fino a sei mesi. “Ciò non toglie che, già a partire dai quattro mesi, i bambini siano in grado di digerire altri alimenti e che, in alcuni casi, sia necessario fare delle integrazioni.” Un’indicazione valida sia che l’alimento esclusivo della dieta del neonato sia effettivamente il latte materno, sia nel caso in cui il neonato venga nutrito con il latte di un’altra mamma, che ha scelto di donarlo ad una banca del latte. Questo non significa che dopo i sei mesi bisogna smettere di allattare: “si può andare avanti anche fino al diciottesimo o al ventesimo mese - aggiunge Pession - ma senza esagerare”, per evitare di generare altre problematiche anche di tipo psicologico.

Si può conservare il latte materno?

Una seconda questione critica, che interessa molte mamme e molti papà,riguarda la conservazione del latte. Il rientro al lavoro dopo la maternità, infatti, porta molte mamme a ridurre la frequenza delle poppate dal seno, e fa nascere l’esigenza di nutrire il bambino con il latte materno, utilizzando il biberon. Gli esperti intervenuti al convegno di UniSalute sono, da questo punto di vista, piuttosto ottimisti: secondo la loro esperienza, sono rari i casi in cui sia stato necessario interrompere l’allattamento per via di impedimenti di questo genere. Tuttavia una soluzione per i casi di emergenza esiste ed è confermata anche dalle Linee guida del Ministero della Salute. È possibile, infatti, conservare il latte materno in frigorifero a una temperatura di +4°C fino ad un massimo di 24 ore. Entro questo lasso di tempo e a queste condizioni, è considerato sicuro: può, quindi, essere utilizzato per nutrire il neonato. “È un’opzione - commenta il pediatra - ma non deve diventare la costante: il rischio è di non mantenere la lattazione, stimolata per natura dalla suzione periodica.” [caption id="attachment_5999" align="aligncenter" width="600"]latte neonati Monthira/shutterstock.com[/caption]

Come funzionano le Banche del Latte Umano Donato?

Un’ opzione alternativa all’allattamento classico, non molto conosciuta,ed utilizzata in casi specifici, è quella delle Banche del Latte Umano Donato (BLUD). Secondo la definizione ministeriale, le Banche del Latte hanno la funzione di selezionare, raccogliere, controllare, trattare, conservare e distribuire il latte umano ceduto volontariamente da alcune neomamme. In Italia (dati 2011), sono ben 32 che accolgono donazioni da 1.122 madri, per un totale di 7.6000 litri di latte raccolto. Questo latte viene impiegato primariamente per la nutrizione dei bambini prematuri, nei casi in cui la madre non riesca a produrre latte. Interviene, dunque, in un momento molto delicato, ragion per cui l’attività delle BLUD è definita e regolata nei dettagli dalle linee guida, costantemente aggiornate, della Società Italiana di Neonatologia. È interessante osservare come, secondo i dati raccolti sempre dal Ministero della Salute, la presenza e l’utilizzo delle Banche del Latte Umano Donato rappresentino su scala globale, degli incentivi alla diffusione della cultura dell’allattamento materno. [caption id="attachment_6000" align="aligncenter" width="600"]sostituti latte materno Africa Studio/shutterstock,com[/caption]

Che tipo di latte in sostituzione di quello materno?

Un’ulteriore questione cruciale quando si parla del perché allattare al seno e delle difficoltà che questo talvolta comporta è quella dell’alternativa al latte materno. “Le formule sono molto cambiate negli ultimi cinque anni - spiega il professor Pession - e quindi oggi non troviamo più sul mercato prodotti che ‘gonfiano’ i bambini.” Al contrario, le formule di accrescimento e mantenimento disponibili possono rispondere alle esigenze nutrizionali fino al terzo anno di età. “Dal 12esimo al 18esimo mese di vita - aggiunge l’esperto - si può dare ai bambini anche un latte intero di qualità che rappresentar un’alternativa più economica delle formule ma che può essere adatta.” Il tema dell’allattamento al seno si intreccia con quello della prevenzione di diverse patologie: è dimostrato, infatti, come il latte materno abbia una funzione protettiva sul presente e sul futuro del bambino.  La prevenzione, dunque, inizia a tavola sin dai primi giorni di vita, e nei primi anni di vita è affidata ai genitori, che hanno un compito di grande responsabilità: vegliare sulla salute dei figli ed educarli ad uno stile di vita sano. Qualcuno sceglie di farsi affiancare da un team di medici coscienziosi e preparati, stipulando una polizza assicurativa per i più piccoli, come Protezione Famiglia Ragazzi, la polizza assicurativa di UniSalute pensata proprio per bambini e ragazzi di età compresa tra i 4 e i 18 anni. Si tratta in primo luogo di un modo per a avere il supporto di un pediatra fidato e di professionisti preparati nelle varie fasi della crescita, ma non soltanto. La polizza include infatti un programma di prevenzione dell’obesità infantile che, sulla base dello stile di vita del bambino e della famiglia, porta all’elaborazione di un piano alimentare e motorio perfetto per consentire una crescita in salute.   Avete ancora dei dubbi a proposito dell’allattamento? Scriveteci nei commenti che torneremo sull’argomento!" target="_blank" rel="nofollow">perché allattare al senomalanni di stagione. Se è vero che il maggior numero di agenti patogeni, virus e batteri, si trasmettono attraverso le alte vie respiratorie, ossia proprio tramite la gola ed il naso, come comportarsi quando sono i nostri bambini a soffrire di faringite e tonsillite? Ecco una guida pratica su come agire per evitare gli errori più comuni e curare il mal di gola dei bambini in maniera efficace e rapida.

Mal di gola nei bambini: non tutti sono uguali

Uno studio, dell’University of Washington a Seattle, pubblicato sul British Medical Journal e basato su 48 ricerche su bambini che lamentavano un'infezione del tratto respiratorio, ha dimostrato che nel 90% dei casi, per le otiti dei bambini il tempo di guarigione è di 8 giorni, 15 giorni in caso di raffreddore, 25 giorni per la tosse e fino a 7 giorni per il mal di gola. In mancanza di tosse e raffreddore, il mal di gola prende il nome di faringite. Indagini epidemiologiche hanno dimostrato che nel 70% dei casi queste sono causate da virus e di solito si risolvono in circa una settimana senza necessità di antibiotici. Quando invece il bambino soffre di tonsillo-faringite, essa è provocata da un batterio, di solito lo Streptococco Beta-emolitico di gruppo A (SBEGA), che se non trattato efficacemente, può provocare anche gravi complicazioni a medio e lungo termine, come la malattia reumatica. [caption id="attachment_5976" align="aligncenter" width="600"]mal di gola visita InesBazdar/shutterstock.com[/caption]

Come capire di che tipo di mal di gola si tratta?

In caso di mal di gola nei bambini, il dolore non deve allarmarci, è semplicemente il sintomo principale che segnala un’infiammazione in atto, a carico della faringe o delle tonsille, le quali possono arrossarsi, fino a ricoprirsi di essudato, dando luogo alle cosiddette "placche". Queste, a loro volta, sono causate dalla reazione del sistema immunitario del bambino che sta combattendo contro l’infezione e non sono necessariamente correlate a un batterio, infatti possono comparire anche in presenza di patologie virali. In generale, è possibile affermare che sintomi come tosse, raffreddore, raucedine e congiuntivite, se presenti tutti assieme, indicano un’infezione virale mentre l’assenza di questi sintomi in contemporanea e la presenza in gola di piccole chiazze rosse, oltre che di febbre alta, possono far pensare a un’infezione batterica. Tuttavia, l’unico criterio affidabile di diagnosi nel caso di mal di gola nei bambini, è il tampone faringeo o, per ottenere una risposta più veloce, il test rapido. A seguito di questi esami, infatti, il pediatra sceglierà la terapia più adeguata: per questo è utile ricordare che non bisogna mai iniziare la terapia antibiotica senza prima aver accertato la condizione batterica della patologia e dopo valutazione del pediatra. L’antibiotico, generalmente amoxicillina, prevede di norma una terapia di 10 giorni che deve aver inizio entro 9 giorni dal manifestarsi dei sintomi ma non prima, come detto, di aver effettuato l'esame microbiologico del cavo faringeo del bambino. [caption id="attachment_5975" align="aligncenter" width="600"]tampone faringeo bambini Zivica Kerkez/shutterstock.com[/caption]

Possibili complicanze causate da SBEGA

La malattia reumatica, una malattia infiammatoria acuta, ha una maggiore frequenza nella fascia d’età 5-15 anni ed è la complicanza più pericolosa che si può presentare successivamente a un'infezione mal trattata da streptococco SBEGA. Essa provoca febbre, dolori e gonfiori articolari e può riguardare anche le valvole cardiache e il sistema nervoso centrale. La diagnosi avviene sempre per mezzo di esami specifici, tra cui l’ecocardiografia, atti a individuare l’eventuale presenza dei cosiddetti “criteri diagnostici di Jones”, che evidenziano la presenza di malattia reumatica. Il trattamento prevede antibiotici, antinfiammatori non steroidei e cortisonici, se coinvolto il cuore.

Prima difesa dal mal di gola nei bambini

Nel caso in cui il mal di gola nei bambini sia lieve e passeggero, è possibile mettere in pratica alcuni consigli generali:
  • evitare di somministrare bevande calde che possono irritare gola e mucose
  • idratare molto
  • somministrare verdura e frutta fresca anche frullata se necessario
  • non ricorrere a spray, collutori e caramelle antisettiche (le prove sulla loro efficacia nel processo di guarigione sono scarse)
  • provare con risciacqui lenitivi a base di malva e camomilla per dare sollievo all'irritazione
  • evitare sbalzi di temperatura e coprire la gola con una sciarpa
  • ricorrere a lavaggi nasali con soluzione fisiologica.
[caption id="attachment_5977" align="aligncenter" width="600"]cause mal di gola bambini Africa Studio/shutterstock.com[/caption]

Come curare la faringo-tonsillite?

La terapia deve essere indicata dal pediatra: le cure generalmente prevedono la prescrizione di antinfiammatori, antibiotici e, in caso di febbre, antipiretici. In particolare:
  • gli antinfiammatori e gli antipiretici quali Paracetamolo ed Ibuprofene aiutano a ridurre l’infiammazione ed abbassare la febbre se alta;
  • gli antibiotici evitano la presenza di complicanze e riducono collateralmente i sintomi.

La prevenzione

Per prevenire la faringo-tonsillite è possibile attuare alcune azioni per ridurre al minimo l’insorgenza della malattia nei bambini:
  • non esporre il bambino al fumo di sigaretta
  • limitare per quanto possibile l’esposizione del bambino all’inquinamento
  • mantenere una buona percentuale di umidità in casa, poiché spesso i mal di gola possono essere dovuti alle condizioni errate dell’ambiente domestico
  • mantenere una temperatura domestica ideale, attorno ai 19-20°C
  • se necessario, ricorrere a una terapia preventiva a base di immunostimolanti come pappa reale o echinacea e supplementi vitaminici (A e C) in grado si stimolare e rafforzare il sistema immunitario (chiedere sempre consiglio al proprio medico pediatra)
  • introdurre nella dieta del bambino frutta e verdura con regolarità.

Mal di gola nei bambini e patologie correlate

Esistono delle possibili patologie correlate al mal di gola, ovvero complicanze infiammatorie che possono interessare l’orecchio medio e gli occhi. Il dolore d’orecchio, ad esempio, è un'infiammazione associata spesso alla faringite e legata al fatto che gola e l’orecchio comunicano tramite il condotto di Eustachio e da cui è possibile che vengano trasmessi virus e batteri. Altra spiacevole conseguenza del mal di gola può essere la congiuntivite, con conseguente copiosa lacrimazione di uno o di entrambi gli occhi. Essa è dovuta spesso agli adenovirus che causano febbre alta per circa una settimana, dolore e ingrossamento dei linfonodi sottomandibolari e nei pressi dell’orecchio. In ogni caso, non bisogna improvvisare trattamenti o rimedi casalinghi, bensì rivolgersi al pediatra che tratterà nel modo più adeguato la patologia associata al mal di gola nel bambino. Per monitorare la salute dei nostri figli, migliorare il loro stile di vita e proteggerli, UniSalute mette a disposizione Protezione Famiglia Ragazzi con cui è possibile usufruire del servizio "Il pediatra risponde", per avere informazioni in merito alla salute dei nostri figli. Perché non approfittarne? Fonti: Salute.gov.it Ansa.it Ospedalebambinogesu.it" target="_blank" rel="nofollow">sport invernali con tutta la famiglia.

Vacanze sulla neve: cosa non può mancare nella valigia dei bambini

[caption id="attachment_5632" align="aligncenter" width="600"]vacanze neve bambini lara-sh/shutterstock.com[/caption] Per trascorrere nel massimo relax la vacanza sulla neve con i bambini, occorre partire ben organizzati per quanto riguarda il vestiario: è infatti fondamentale che sia comodo, leggero e in grado di tenere al caldo e all’asciutto. Tutti i capi devono inoltre lasciare il bambino libero di muoversi, devono essere sia impermeabili che ignifughi e non devono presentare lacci lunghi o parti che possono impigliarsi e bloccarsi facilmente. L’abbigliamento a strati è quello ideale per i bambini che si dedicheranno allo sci, ma anche per quelli che intraprenderanno altre attività in montagna, come ad esempio il trekking con i genitori. Ecco gli indumenti che non devono mancare in valigia:
  • biancheria termica, che protegge dal freddo e mantiene il corpo asciutto
  • calze pesanti
  • berretto con paraorecchie
  • pile a collo alto o dolcevita in caldo cotone
  • tuta da sci (ed eventuale giacca impermeabile, se la tuta è a salopette)
  • scarponi da sci, che devono avere il marchio CE e un sistema di sicurezza che stacchi lo scarpone dallo sci, in caso di caduta.
  • guanti impermeabili (è consigliabile averne più di un paio).
È consigliabile portare sempre qualche cambio in più, per essere certi che il bambino abbia sempre a disposizione dei vestiti asciutti. Ma il freddo non è l’unico elemento a cui prestare attenzione in montagna: anche durante l’inverno, infatti, c’è bisogno di occhiali da sole fascianti con lenti scure e polarizzate, uno stick al burro cacao per le labbra e della crema solare ad alta schermatura, per riparare gli occhi e la pelle del bambino dai raggi UV-B. Sulla neve, infatti, il sole è molto più pericoloso che al mare, per questo è preferibile che gli occhiali proteggano gli occhi anche lateralmente. Infine, è utile acquistare anche un para schiena, una imbottitura da posizionare al di sotto della giacca che, in caso di caduta, attutisca gli urti e protegga il bambino da lesioni gravi alla colonna vertebrale. [caption id="attachment_5634" align="aligncenter" width="600"]cosa portare vacanze sulla neve trattieritratti/shuttertock.com[/caption]

Scegliere la tuta da sci

Uno dei dubbi più frequenti per le mamme che acquistano abbigliamento da montagna per i propri bambini, riguarda la tipologia della tuta da neve. Intera o a salopette? Con la prima, costituita da un solo pezzo, il bambino resterà sempre completamente coperto e asciutto, per cui è certamente da preferire quando i piccoli portano ancora il pannolino. La salopette ha le bretelle regolabili, quindi può essere utilizzata per più tempo, ed è più comoda da togliere. Nella scelta di una tuta da sci, tuttavia, bisogna tenere conto anche di altre sue caratteristiche. È importante che sia:
  • impermeabile: il grado di impermeabilità di un indumento è indicato sull’etichetta dalla colonna d’acqua, che si misura in millilitri.
  • traspirante: un indumento completamente impermeabile, infatti, protegge dall’umidità esterna, ma non permette al sudore di allontanarsi dal corpo. Una tuta da sci deve offrire un buon compromesso tra questi due valori.
  • per quanto riguarda l’imbottitura, bisogna evitare quella in piume d’oca e preferire un materiale alternativo, naturale o sintetico, facendo anche una scelta ecologica.

Accessori obbligatori

Non soltanto le strade, ma anche le piste da sci sono regolate da un codice normativo che impone degli obblighi a operatori e sciatori. Nella pratica dello sci alpino e dello snowboard, ad esempio, per i minori di 14 anni è obbligatorio l’uso del casco protettivo, che deve rispettare gli standard tecnici previsti dal Ministero della Salute e riportare la sigla Ce con il numero 1077:2008. Deve avere le seguenti caratteristiche:
  • essere di taglia adeguata all’età del bambino
  • resistere agli urti
  • non deve interferire con il campo visivo
  • essere indossato nel modo corretto, con gli appositi agganci allacciati sotto al mento.

Bambini sulla neve: non solo sci

[caption id="attachment_5633" align="aligncenter" width="600"]bambini corso di sci gorillaimages/shutterstock.com[/caption] Imparare a sciare da piccoli è meno complesso che farlo da adulti: per questo motivo, una vacanza in montagna può essere il momento ideale per frequentare lezioni individuali o di gruppo, che partono dai 4 anni in su (per il fondo bisogna attendere i 10 anni). Tuttavia, si tratta di uno sport impegnativo, in cui il rischio di cadute è alto: per questo motivo, è sempre meglio resistere alla tentazione di improvvisarsi insegnanti e affidare il bambino alla cura di un maestro. Il bambino potrà così apprendere le basi dello sci in maniera sicura, con la guida di un esperto e beneficiando dell’aspetto relazionale, nel caso di corsi di gruppo. Abbiamo già ricordato che sulle piste da sci bisogna sempre proteggere adeguatamente gli occhi e la pelle dai raggi solari. Un altro rischio da non sottovalutare è quello di infortuni muscolari, prima di scendere in pista è consigliabile fare stretching per alcuni minuti, ripetendo gli esercizi dopo una pausa prolungata. Anche l’alimentazione è importante: la colazione, in particolare, deve essere bilanciata ed energetica. Lo sci non è l’unica attività sportiva che i più piccoli possono praticare sulla neve, unendo i benefici del movimento a quelli della pratica all’aria aperta. Il bob, ad esempio, è molto amato dai più piccoli e nelle località turistiche ci sono molte piste adatte anche ai bambini. Anche lo snowboard è uno sport che piace ai ragazzi, e può essere praticato dagli 8 anni. Infine, una passeggiata nei boschi può diventare l’occasione per scoprire e seguire le tracce lasciate da alcuni animali, ammirare il panorama mozzafiato e respirare aria pura, magari terminando la mattinata o il pomeriggio giocando a palle di neve. [caption id="attachment_5635" align="aligncenter" width="600"]bambini snowboard Becky Wass/shutterstock.com[/caption]

I neonati e la montagna

Si può partire per la montagna con un neonato? Certo: fino ai 1.500 metri di altitudine, infatti, il piccolo non corre alcun rischio anche durante la stagione invernale, a patto che sia in ottima salute e che il pediatra non abbia posto obiezioni. Sarà sufficiente avere qualche attenzione particolare, ad esempio fare numerose pause durante il tragitto in auto, per far abituare il neonato al cambio di altitudine ed evitare che abbia male alle orecchie. Quando ci si sposta con il passeggino (ci sono molte località che offrono passeggiate totalmente accessibili), infine, bisogna coprire molto bene i neonati perché non prendano freddo, dal momento che sono più sensibili agli sbalzi climatici e, non muovendosi, potrebbero soffrire per la bassa temperatura. Una vacanza sulla neve può essere un’esperienza davvero unica per la famiglia; tuttavia, sebbene non si pratichi dell’attività agonistica, così come per gli adulti, anche per i bambini è sempre opportuno consultare il pediatra prima di fare sport, per verificare le condizioni di salute ed evitare spiacevoli infortuni. La polizza Protezione Famiglia Ragazzi di UniSalute, ad esempio, è una soluzione completa per le esigenze dei bambini dai 4 ai 17 anni, che integra la consueta assistenza pediatrica con consulti specialistici.   Siete mai stati in vacanza in montagna con i vostri bambini? Quali attività avete praticato?   Fonti: fisi.org viaggideirospi.com babytrekking.it    " target="_blank" rel="nofollow">bambini sulla neve I bambini fino ai 5 anni devono fare particolarmente attenzione alla malattia mani bocca piedi.[/caption] Sebbene sia meno nota di altre patologie tipiche dell’infanzia come, per esempio, morbillo, rosolia o varicella, anche la malattia mani bocca piedi colpisce i bambini, generalmente sotto ai 5 anni. Si tratta di un’infezione provocata da alcuni tipi di virus del genere degli Enterovirus (Coaxsackie A16 e Eneterovirus 71) e si manifesta, generalmente, secondo alcuni sintomi peculiari. Come suggerisce il nome, infatti, compaiono spesso eruzioni cutanee all’interno del cavo orale, sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi. Le lesioni hanno un tipico colore tendente al grigio e, con l’avanzare della malattia, possono comparire anche su glutei, genitali, gomiti e ginocchia. Ma non si tratta dell’unica indicazione della presenza della malattia. Altri sintomi, infatti, sono:
  • febbre,
  • mal di gola,
  • tosse,
  • mal di testa,
  • mal di pancia,
  • diarrea,
  • inappetenza,
  • irritabilità.
Dopo alcuni giorni dalla comparsa, le macchie possono trasformarsi anche in vescicole trasparenti e comportano spesso fastidio e prurito. Solitamente in circa 15 giorni tutti i sintomi rientrano, tuttavia è importante individuare prontamente la malattia e curarla perché tra le controindicazioni più frequenti, ci sono difficoltà ad alimentarsi correttamente, disidratazione ed ulteriori infezioni, conseguenza di un trattamento scorretto delle vescicole.

Come avviene il contagio?

La malattia compare, generalmente, dopo 3-5 giorni rispetto a quando il bambino è stato esposto al virus, e la trasmissione avviene per via via oro-fecale o aerea. Soprattutto in ambienti dove ci sono molti bambini, per esempio negli asili, è molto frequente che si diffonda, ragion per cui i pediatri suggeriscono ai genitori del bimbo malato di tenerlo isolato in casa fino a quando l’infezione non sia completamente scomparsa.

Terapia per la malattia mani bocca piedi

[caption id="attachment_5552" align="aligncenter" width="600"]Mani infette dalla malattia mani bocca piedi, I sintomi sono spesso evidenti e facilmente riconoscibili.[/caption] La mani bocca piedi si risolve autonomamente nel giro di un paio di settimane, tuttavia, una volta diagnosticata, è possibile che il pediatra prescriva anche delle terapie finalizzate ad arginare i sintomi e ad evitare complicazioni. Infatti, viene spesso consigliata l’assunzione di antipiretici contro la febbre, antinfiammatori per i dolori ed eventualmente anche di alcuni trattamenti specifici per il cavo orale. Proprio la presenza di lesioni in bocca può essere problematica, per cui i pediatri consigliano di seguire un’alimentazione prevalentemente liquida e fresca, per evitare di stimolare le vescicole, che provocano dolore nel bambino. È importante, infine, prestare particolare attenzione all’igiene: per la pulizia di denti e cavo orale, si suggerisce uno spazzolino morbido e risciacqui con acqua salata. Questo aspetto non va sottovalutato poiché un'infezione delle lesioni potrebbe innescare una reazione a catena che non giova alla salute del bambino. Da evitare lo scoppio delle vescicole, perché l’espansione del liquido interno può facilitare la comparsa di altre infezioni. In alcuni casi, è possibile che il medico suggerisca una terapia e un trattamento simile a quanto proposto per curare la stomatite, tema affrontato in un articolo precedente del nostro blog.

La giusta attenzione alla prevenzione

La malattia mani bocca piedi non comporta, nella maggior parte dei casi, conseguenze patologiche gravi e al contrario ha un decorso benigno, tuttavia agire per prevenire il contagio resta una buona pratica per scongiurare la maggior parte dei rischi. La prevenzione è fondamentale per ridurre il rischio di contrarre la malattia mani bocca piedi. Lavare frequentemente le mani con acqua e sapone, evitare il contatto con persone infette e mantenere una buona igiene personale sono misure efficaci. Per il trattamento, è importante gestire i sintomi, come la febbre e il dolore, con farmaci da banco e mantenere una buona idratazione. Inoltre, è essenziale consultare un medico per ottenere consigli personalizzati e assicurarsi che la malattia non si complica. Utilizzare prodotti per la cura della pelle può aiutare a lenire le eruzioni cutanee e migliorare il comfort generale durante la convalescenza. Frequentare spazi dove ci sono tanti altri bambini come gli asili o gli spazi per giocare è di per sé un fattore di rischio, che può essere attutito grazie ad alcuni accorgimenti come, per esempio, all’educazione in materia di igiene orale. Un bambino che si lava spesso le mani e il viso ha meno probabilità di prendere questa infezione. Allo stesso modo, è fondamentale l’igiene degli spaz: il consiglio è di pulire e sanificare con attenzione le superfici a “portata di bimbo” e, soprattutto, piatti, bicchieri e stoviglie che vengono a diretto contatto con la bocca. In questi casi, come in ogni passaggio della crescita dei bambini, è molto utile sapere di poter contare su un professionista di fiducia a cui sottoporre domande e dubbi, ma anche a cui rivolgersi in caso di necessità. Per garantirsi non solo la disponibilità di un pediatra, ma anche servizi aggiuntivi, come trattamenti fisioterapici in caso di infortunio, oppure un programma nutrizionale su misura per il bambino, è possibile stipulare una polizza assicurativa come Protezione Famiglia Ragazzi che è stata studiata da UniSalute proprio per rispondere alle esigenze dei bambini dai 4 ai 17 anni e dei loro genitori. Una garanzia in più per poter crescere in salute affrontando le insidie che malattie, anche molto comuni come la mani bocca piedi, possono nascondere. La conoscevate?

La malattia mani bocca piedi negli adulti

Sebbene sia più comune nei bambini, gli adulti possono contrarla. I sintomi negli adulti sono simili a quelli dei bambini, ma possono essere più lievi o più gravi. In alcuni casi, gli adulti possono essere asintomatici, il che significa che non presentano alcun sintomo. Tuttavia, possono comunque trasmettere il virus ad altri. Gli adulti che contraggono la malattia mani bocca piedi dovrebbero consultare un medico per ricevere un trattamento adeguato.

La malattia mani bocca piedi: contagio genitori

La malattia mani bocca piedi è un'infezione virale altamente contagiosa che colpisce soprattutto i bambini, ma può anche interessare gli adulti che entrano in contatto con loro. I genitori devono essere consapevoli delle modalità di trasmissione, che avvengono principalmente attraverso il contatto con la saliva e le feci di persone infette, nonché tramite superfici contaminate. La malattia si manifesta con la comparsa di vescicole sulle mani, sui piedi e nella bocca, accompagnate da febbre e malessere generale. Non esistendo una cura specifica, la gestione si concentra sul trattamento sintomatico, come l'uso di paracetamolo per alleviare il dolore e la febbre. È fondamentale adottare misure preventive, come il lavaggio frequente delle mani e l'evitare la condivisione di oggetti, per limitare il contagio. I bambini sono contagiosi per circa una settimana, ma possono eliminare il virus con le feci per oltre un mese dopo l'inizio dei sintomi. Pertanto, è cruciale che i genitori siano informati su come gestire la malattia e prevenire ulteriori infezioni.  

FAQ sulla malattia mani bocca piedi

  1. Cos'è la malattia mani bocca piedi?

    •  Si tratta di un'infezione virale altamente contagiosa che colpisce principalmente i bambini, ma può anche interessare gli adulti. I sintomi includono febbre, eruzioni cutanee sulle mani e sui piedi, e ulcere nella bocca.

  2. Quali sono i sintomi della malattia mani bocca piedi?

    • I sintomi principali includono febbre, ulcere dolorose nella bocca, e vesciche o eruzioni cutanee sulle mani e sui piedi. Altri sintomi possono essere mal di testa e perdita di appetito.

  3. Come si trasmette la malattia mani bocca piedi?

    • La malattia si trasmette principalmente attraverso il contatto diretto con le secrezioni di una persona infetta, come saliva, muco o feci. Può anche essere trasmessa indirettamente attraverso superfici contaminate.

  4. Come prevenire la malattia mani bocca piedi?

    • La prevenzione si basa su una buona igiene personale: lavare frequentemente le mani, evitare il contatto con persone infette e pulire regolarmente le superfici.

  5. Esiste un trattamento specifico per la malattia mani bocca piedi?

    • Non esiste un trattamento specifico. Il trattamento si concentra sul gestire i sintomi, come la febbre e il dolore, e su mantenere una buona idratazione.

  6. Quanto dura la malattia mani bocca piedi?

    • Di solito dura da 7 a 10 giorni, ma i sintomi possono persistere per un po' di tempo dopo la guarigione.

  7. Posso andare a scuola o al lavoro se ho la malattia mani bocca piedi? Posso mandare mio figlio a scuola?

    • È consigliabile rimanere a casa fino a quando i sintomi non migliorano e le eruzioni non si sono asciugate, per evitare di trasmettere l'infezione ad altri.

  8. Posso fare qualcosa per alleviare il dolore e il disagio?

    • Sì, puoi utilizzare farmaci da banco per ridurre la febbre e il dolore. Inoltre, bere molti liquidi e utilizzare prodotti per la cura della pelle possono aiutare ad alleviare il disagio.

  9. Come gestire la malattia mani bocca piedi nei bambini piccoli?
    • Per i bambini piccoli, è importante mantenere una buona idratazione e offrire alimenti morbidi che siano facili da mangiare. È anche utile applicare gel o pomate per alleviare il dolore alle vescicole.
  10. Possono gli adulti contrarre la malattia mani bocca piedi?
    • Sì, anche gli adulti possono contrarre la malattia mani bocca piedi, specialmente se entrano in contatto con bambini infetti. Tuttavia, i sintomi tendono ad essere meno gravi rispetto a quelli dei bambini.
  11. Ci sono vaccini disponibili?
    • Al momento non esistono vaccini specifici. La prevenzione si basa principalmente sulle misure igieniche e sul controllo dei contatti.
" target="_blank" rel="nofollow"> Eviart/shutterstock.com[/caption] L’Adhd è un disordine dello sviluppo neurale e psichico del bambino che causa principalmente disattenzione, impulsività e iperattività nel bambino affetto. Questa sindrome non permette di concentrarsi su un’attività specifica come seguire le istruzioni degli insegnanti o svolgere i compiti assegnati a scuola senza distrazioni e frequenti errori. L’Adhd non dipende da un ritardo mentale e può persistere anche da adulti, ha pesanti ricadute quindi sulle relazioni sociali, sullo sviluppo e sul rendimento scolastico.

Bambini iperattivi: come riconoscerli

I bambini iperattivi affetti da Adhd sono iperattivi per definizione. Il Diagnostic and statistical manual of mental disorder ne distingue tre forme tutte accomunate però da sintomi principali quali difficoltà di concentrazione e di controllo del comportamento:
  • inattentiva, meno frequente
  • operattiva o impulsiva, la forma classica
  • la forma combinata, ovvero l’unione delle due in diversi modi.
Accanto a queste forme ve ne possono essere delle altre determinate dall’unione di disturbi comportamentali secondari, dette forme comorbide.
Per poter definire la presenza di qualunque forma di Adhd, i sintomi devono sempre essere presenti da almeno 6 mesi, verificarsi prima dei 7 anni di età del bambino ed in almeno due contesti, a scuola e a casa, ad esempio.  Alcuni esempi esplicativi di sintomi classici possono essere:
  • difficoltà ad attendere il proprio turno;
  • difficoltà a pianificare e portare a termine un compito;
  • bisogno di muoversi continuamente;
  • difficoltà ad andare a dormire la sera;
  • bisogno di toccare tutto ciò che li circonda;
  • manifestazione di frustrazione quando le richieste non vengono esaudite;
  • necessità di interrompere l’altro durante una conversazione;
Naturalmente, si tratta di comportamenti manifestati dalla maggior parte dei bambini in molte occasioni ma che i bambini iperattivi affetti da Adhd mostrano con enorme frequenza e maggiore gravità. [caption id="attachment_5380" align="aligncenter" width="600"]bambini iperattivi come comportarsi Kamelia Ilieva/shutterstock.com[/caption]

Le cause dell’Ahdh

Ad oggi non sono note le cause dell’Adhd. Alcuni studi suggeriscono essere una sindrome multifattoriale  per la quale vengono coinvolti alcuni neurotrasmettitori, come la dopamina, che interagendo con alcuni fattori ambientali danno luogo al disturbo. Per nessuno di tali fattori però, esiste a oggi la conferma scientifica di un causa diretta.Tra questi, ancora oggetto di studi, annoveriamo:
  • il fumo di sigaretta
  • l’abuso di alcol in gravidanza
  • traumi ostetrici
  • traumi cranici
  • nascita prematura
  • l’uso di vernici e piombature negli impianti idraulici
  • alcuni additivi alimentari tra coloranti e conservanti
  • pesticidi
Non ci sono indicazioni certe su come prevenire l’Adhd, tuttavia, considerata la tipologia di cause ad oggi oggetto di indagini, è probabile che uno stile di vita sano in gravidanza sia in grado di ridurre il rischio di avere un figlio affetto da Adhd. [caption id="attachment_5384" align="aligncenter" width="600"]deficit attenzione test bambini Suzanne Tucker /shutterstock.com[/caption]

Come comportarsi con i bambini iperattivi e a chi rivolgersi?

Non esistono test specifici per diagnosticare la Adhd; per scoprire se un bambino è affetto dal disturbo vengono invece utilizzate interviste diagnostiche, scale di valutazione dei sintomi e questionari per genitori ed insegnanti. In genere è il pediatra che, in presenza di un sospetto, dopo aver  visitato il bambino richiede il consulto di un neuropsichiatra infantile, il quale, prima di diagnosticare l’Adhd, esclude alcune condizioni fonte di irrequietezza come:
  • problemi alla vista
  • problemi all’udito
  • epilessia
  • depressione
  • disturbo bipolare
  • sindrome di Tourette
  • disturbi nell’apprendimento
  • disturbo della condotta
  • disturbo oppositivo provocatorio
  • problemi socio-familiari
  • celiachia
  • malattie della tiroide.
Completata la diagnosi - che, come abbiamo detto, si basa sulla valutazione dei sintomi - al bambino viene somministrata una terapia, che consiste nella somministrazione di farmaci specifici e nell’impiego di terapie psico-comportamentali.   È bene sottolineare che alcuni problemi possono essere risolti migliorando l'ambiente in cui il bambino svolge la sua vita quotidiana: lo specialista quindi formulerà sempre un piano terapeutico che include lo psicologo, gli insegnanti e la famiglia, e solo se questo piano non porterà risultati si passerà alla  terapia farmacologica.

Come si cura l’Adhd

I farmaci utilizzati per curare l’Adhd sono il metilfenidato e l’atomoxetina. Il primo blocca la ricaptazione della dopamina da parte della sinapsi neuronale e interrompe il circuito cerebrale iperstimolato; il secondo, invece, agisce bloccando la ricaptazione della noradrenalina e della serotonina. Entrambi controllano i sintomi dell'Adhd ma non la curano, vanno ovviamente assunti solo se prescritti e sotto lo stretto controllo del medico curante, coadiuvato dallo specialista in neuropsichiatria infantile.

Il registro nazionale dell’Adhd

In seguito all'immissione in commercio del metilfenidato in Italia è stato attivato un Registro nazionale dell'ADHD per i soggetti affetti. Presso l'Istituto superiore di sanità è stata così creata una banca dati anonima, allo scopo di monitorarne l’uso e di gestire le terapie dei pazienti in maniera organizzata, attraverso la rete dei neuropsichiatri e dei centri di riferimento regionali.

Terapie psico-comportamentali

[caption id="attachment_5379" align="aligncenter" width="600"]bambini iperattivi cause Photographee.eu/shutterstock.com[/caption] Le terapie comunemente utilizzate per il trattamento del disturbo Adhd sono di tipo psico-comportamentale e sottintendono il parent training, il child training ed il counseling agli insegnanti. Ogni terapia viene adattata alle esigenze dei singoli bambini.

Parent training e child training

Ai genitori viene spiegato cos'è l'Adhd, come applicare strategie utili alla gestione della quotidianità e viene fornito loro supporto per affrontare lo stress e la frustrazione derivante dalla presenza di questa patologia nel figlio.

Counseling per gli insegnanti

La consulenza agli insegnanti è necessaria per aiutarli ad avere un atteggiamento costruttivo nei confronti del bambino con Adhd, creando così un ambiente idoneo a scuola.

Dieci consigli ai genitori di bambini iperattivi affetti da Adhd

  1. Tenete sotto controllo lo stress dormendo, mangiando bene e praticando esercizio fisico;
  2. non dimenticate che il comportamento di un figlio affetto da Adhd non è intenzionale ma è legato al disturbo;
  3. siate disposti a fare compromessi, mettete dei limiti senza essere repressivi;
  4. i bambini iperattivi hanno necessità di regole;
  5. i bambini con ADHD subiscono spesso critiche e rimproveri: premiate vostro figlio quando raggiunge risultati, anche se piccoli;
  6. non andate in cerca della perfezione creando aspettative impossibili;
  7. stilate un elenco di aspetti positivi e negativi di vostro figlio ed aiutatelo a sviluppare l’autosservazione ed il senso di responsabilità;
  8. create una routine e suddividete i compiti più grandi in tanti più piccoli: i bambini iperattivi con ADHD riescono a portare a termine un compito quando le attività vengono svolte seguendo uno schema;
  9. incoraggiate il movimento e il buon riposo;
  10. mantenete un atteggiamento positivo.
Come abbiamo visto, il percorso di diagnosi di undi un disturbo come l’ Adhd comincia grazie alle accortezze del proprio pediatra di fiducia, una figura di riferimento essenziale per le famiglie, di cui è importante potersi fidare. La preparazione e la professionalità del medico sono infatti determinanti per la crescita dei nostri figli e per la diagnosi di patologie su cui è importante intervenire in tenera età. Per questo, molte famiglie decidono di affidarsi a polizze sanitarie per bambini, come Protezione Famiglia Ragazzi, dedicata alla cura ed al benessere dei minori. Con Protezione Famiglia Ragazzi sarà possibile infatti beneficiare del servizio "Il pediatra risponde", grazie al quale sarà possibile chiedere ai pediatri UniSalute tutte le informazioni di cui si ha bisogno sulla salute del proprio figlio. Allora perché non approfittare di questo utile e semplice strumento di controllo per la salute dei bambini?   Fonti salute.gov.it protocollo diagnostico e terapeutico della sindrome da iperattività e deficit di attenzione per il registro nazionale adhd istruzione.lombardia.gov.it marionegri.it istitutobeck.com nimh.nih.gov medicoebambino.com aidaiassociazione.com aifa.it psicologo.bergamo.it  " target="_blank" rel="nofollow">bambini iperattivi“La salute si impara da piccoli”. Tra buone notizie, come la radicata abitudine di non saltare la colazione, e criticità, come la diffusione delle bevande gassate, emerge l’evidenza che lo stile di vita di bambini e ragazzi è profondamente legato a quello delle famiglie d’appartenenza. La prevenzione, dunque, è una questione che coinvolge anche le mamme e i papà, i nonni e gli educatori della generazione Z, ma ripercorriamo i risultati della ricerca di Nomisma grazie all’intervento della dottoressa Zucconi.

Bambini e ragazzi a tavola: lo studio di Nomisma

Nomisma, in collaborazione con UniSalute, ha recentemente dato avvio a GENZ Monitor, un osservatorio che ha l’obiettivo di studiare abitudini alimentari e motorie dei giovani italiani. I primi dati, presentati a Bologna, sono frutto del coinvolgimento di più di 4.000 bambini e ragazzi tra i 6 e i 19 anni in tutta Italia. Indagare le abitudini alimentari e quelle del tempo libero è urgente perché sono leve fondamentali per preservare la salute e il benessere della popolazione nel presente, ma anche guardando al futuro. I dati, raccolti direttamente dai protagonisti, servono infatti a pianificare le politiche e le azioni di sensibilizzazione necessarie. Per l’analisi, sono stati utilizzati questionari online per i più grandi e altri a immagini per i più piccoli, cercando di conseguenza di eludere l’influenza dei genitori e analizzando direttamente i comportamenti e le percezioni dei giovani. [caption id="attachment_5348" align="aligncenter" width="600"]ricerca abitudini alimentari bambini Romrodphoto/shutterstock.com[/caption]

Generazione Z: dove, quando e cosa mangiano bambini e ragazzi

Il momento della colazione si conferma importante, soprattutto per i bambini della scuola primaria: il 96% dichiara infatti di farla tutti i giorni. La percentuale cala al 76% tra gli studenti delle scuole secondarie: l’ipotesi, secondo Silvia Zucconi, è che ci si alzi in fretta, andando dritti a scuola e saltando questo momento che però è fondamentale per fornire l’energia necessaria all’organismo. Questo è, secondo la ricerca di Nomisma, un primo fattore che differenzia i più piccoli dai più grandi, potenzialmente determinato da due motivazioni: da un lato, c'è un allentamento nel presidio delle corrette abitudini da parte di famiglie ed educatori, dall’altro, invece, nelle nuove generazioni si riscontra una maggiore attenzione, dovuta anche all’efficacia delle campagne di sensibilizzazione su questi temi realizzate negli ultimi anni. Ma vediamo in maniera più puntuale ed analitica quali sono le abitudini alimentari della generazione Z.

Colazione: per tutti in casa, ma non sempre sana

[caption id="attachment_5346" align="aligncenter" width="600"]bambini colazione casa Liderina/shutterstock.com[/caption] Il 96% dei bambini e il 92% degli adolescenti fa colazione in casa, segnale positivo secondo l’analisi di Nomisma, che evidenzia come il ricorso al bar o alle macchinette sia molto marginale. Secondo la ricerca di Nomisma tra i bambini della scuola primaria, la colazione trascura il consumo di frutta e cereali integrali, mentre si prediligono latte e yogurt, abbinati a carboidrati come pane con la cioccolata, oppure dolci e biscotti. Meno diffusa l’abitudine a fare colazione con le merendine: sono l’alimento più frequente solo per il 14% dei bambini intervistati. Colpisce, inoltre, come il consumo di latte cali tra scuola primaria e scuola secondaria, mentre resta costante, senza differenze di età, la preferenza per la colazione dolce. Il pranzo dei più piccoli, invece, vede una divisione equilibrata tra coloro che mangiano a casa e chi, invece, consuma il pasto a scuola usufruendo del servizio di mensa scolastica. Inoltre, resiste, nelle case, una certa ritualità del cibo, come momento di condivisione e dialogo, tant’è che l’83% dei bambini alla scuola primaria si siede accanto i suoi genitori, elemento che ha conseguenze positive non soltanto dal punto di vista della salute, ma anche da quello psicologico.

Frutta e verdura non conquistano bambini e ragazzi

Le raccomandazioni della comunità scientifica a proposito del consumo di frutta e verdura sono molto chiare e indicano 5 dosi giornaliere, estese a 10 secondo alcuni recenti studi. Una quota quasi utopica, alla luce di quanto rilevato dall’indagine sugli studenti italiani: infatti, una parte rilevante di bambini (14% niente frutta, 32% niente verdura) e di adolescenti (2 su 10) non consuma mai questi alimenti. La ricerca, tuttavia, evidenzia anche come, sul fronte opposto, il 30% degli studenti delle scuole secondarie mangi frutta tre volte al giorno e il 20% vi abbini anche la verdura. Un segnale positivo che rassicura, secondo i ricercatori, anche a proposito dell’efficacia delle campagne di sensibilizzazione che, lentamente, stanno influenzando le abitudini alimentari.

Metà dei bambini e dei ragazzi consuma bevande gassate tutti i giorni

[caption id="attachment_5345" align="aligncenter" width="600"]bambini consumo bevande gassate Dundanim/shutterstock.com[/caption] GENZ Monitor indaga anche la presenza di cibi “sentinella” di uno stile di vita non sano, di cui l’esempio più emblematico è quello delle bibite gassate. Se è vero che il 60% dei ragazzi della scuola secondaria e il 48% dei bambini delle scuole primarie dice di non consumarle mai, la restante metà degli intervistati le beve con un’alta frequenza: in particolare, il 20% dei bambini della scuola primaria ha dichiarato di consumare bevande gassate almeno tre volte al giorno. Per di più, dall’analisi del pranzo tipico della generazione Z si evince come il 17% pasteggi regolarmente con bibite e aranciate gassate, o tè. 

Lo stile di vita dei bambini specchio di quello dei genitori

Commentando i dati di GENZ Monitor, Silvia Zucconi ha evidenziato due elementi interessanti a proposito della correlazione tra uno stile di vita sano e le abitudini dell’intera famiglia. In primo luogo, infatti, è stato osservato come esista una forte differenza tra famiglie italiane e famiglie straniere. Nei nuclei familiari con genitori stranieri c'è una minore sensibilità legata all'importanza dello stile alimentare, quindi in una società multietnica bisogna lavorare in maniera integrata considerando che la popolazione di domani sarà rappresentata da abitudini e culture differenti. Secondo Nomisma, dunque, se si vuole preservare la salute delle future generazioni, bisogna anche non trascurare questo importante aspetto di natura sociale. In secondo luogo, emerge chiaramente come le abitudini dei bambini siano specchio di quelle dei genitori: la famiglia, infatti, è, ancora prima della scuola, l’ambiente privilegiato di apprendimento, trasmesso attraverso l’esempio. Quando mamma e papà sono attenti al cibo e praticano sport, i figli sono più propensi a fare altrettanto in maniera naturale, adottando sane abitudini. I genitori, dunque, sono l'esempio fondamentale da cui i bambini acquisiscono regole e sane abitudini utili anche per il futuro e l’Osservatorio GENZ Monitor lo conferma. Per ottenere questo obiettivo le famiglie possono contare anche sul supporto della sanità integrativa: una polizza come Protezione Famiglia Ragazzi di UniSalute, per esempio, mette al primo posto la prevenzione di sovrappeso e obesità, attraverso un piano alimentare e di attività motoria su misura per bambini e ragazzi tra i 4 e i 18 anni. La conoscevate?" target="_blank" rel="nofollow">abitudini alimentari bambini e ragazzi“La salute si impara da piccoli” promosso da UniSalute. L’incontro è stata l’occasione anche per presentare il progetto 1000 giorni, curato dal professor Pecorelli e dalla Giovanni Lorenzini Medical Foundation, basato proprio sull’importanza di questa primissima fase di vita di un bambino per prevenire sovrappeso e obesità, patologie gravi di per sé, ma che possono facilitare l’insorgenza di altre malattie croniche anche molto invalidanti.

I primi 1000 giorni, il progetto del Prof. Pecorelli

[caption id="attachment_5254" align="aligncenter" width="600"]primi 1000 giorni di vita FamVeld/shutterstock.com[/caption] Il professor Pecorelli ha curato, in partnership con altri enti in Italia e all’estero, un progetto dedicato all’analisi delle caratteristiche biologiche, delle condizioni ambientali e delle abitudini comportamentali della popolazione bresciana per un periodo di 36 mesi, focalizzandosi sul benessere dei bambini e del contesto ambientale e sociale che li circondavano nei primi 1.000 giorni di vita. L’obiettivo era lo sviluppo di un modello di cura olistico e integrato che potesse contribuire a prevenire le malattie, preservando il benessere psico-fisico degli individui nelle diverse fasi della vita. Secondo questo modello, la prima fase di analisi si svolge durante la gravidanza: in questo periodo, si vanno a monitorare diversi comportamenti e condizioni sia delle madri che dei padri come, per esempio, le abitudini legate alla dieta, al movimento, oltre che il livello di  stress, per poter trarre da questi dati preziose informazioni su quali siano le possibili conseguenze di ciascuna variabile e come queste diventino fondamentali non solo durante la gestazione, ma anche entro il secondo compleanno del bambino. Il progetto, primo nel suo genere, può, nelle intenzioni dei curatori, rappresentare uno spunto da cui partire per impostare una nuova strategia di prevenzione, più efficace e sostenibile. Comprendere, infatti, quali sono i fattori che dal pre-concepimento, durante la gravidanza e nei primi due anni del bambino possono favorire o evitare l’adozione di uno stile di vita scorretto, con tutto ciò che ne consegue, può fare concretamente la differenza.

Prima del concepimento, l’importanza di uno stile di vita sano

[caption id="attachment_5252" align="aligncenter" width="600"]esercizio fisico coppia gpointstudio/shutterstock.com[/caption] La nutrizione pre-concepimento, dunque, insieme all'attività fisica, gioca un ruolo determinante sulle cellule germinali, ragion per cui gli esperti hanno individuato in 180 giorni il tempo necessario per poter preparare l’organismo al concepimento nel modo migliore possibile. In questo periodo di tempo, che corrisponde circa a 6 mesi, gli studiosi suggeriscono a entrambi i genitori di seguire alcuni consigli:
  • fare esercizio fisico con costanza
  • seguire una nutrizione sana e astenersi da alcol, fumo e droghe
  • controllare e ridurre lo stress
  • evitare l’esposizione all’inquinamento atmosferico
  • dare spazio a pratiche di benessere come, per esempio, massaggi, musica, meditazione, senza dimenticare l’importanza del riposo.

Perché seguire uno stile di vita sano?

Curare l’alimentazione e svolgere regolare attività fisica, rappresentano best practice valide per chiunque voglia prevenire le malattie croniche e salvaguardare la propria salute, ma diventano ancora più importanti per chi decida di avere un figlio. Muoversi, infatti, va a stimolare una specifica sezione del cervello, l’ippocampo, che è responsabile della neuro-genesi, ovvero della produzione e della sintesi di nuove cellule nervose. Fare attività fisica, già prima del concepimento, dunque, è un modo per mantenere giovane il cervello e, contemporaneamente, per stimolare il futuro neuro-sviluppo del feto durante la gravidanza, perché le sostanze attivate con il movimento passano attraverso la placenta.

Prevenzione 2.0

[caption id="attachment_5253" align="aligncenter" width="600"]yoga gravidanza Pressmaster/shutterstock.com[/caption] In conclusione, gli studi e le ricerche focalizzate sul rapporto tra stile di vita, gravidanza e prevenzione, portano ad un approccio innovativo alla salute dei bambini che diviene centrale ancor prima del concepimento. Infatti, gli effetti paterni e materni pre-concezionali (e materni post concezionali) sul rischio di sviluppo di una malattia metabolica da parte della prole, sono ormai evidenze scientifiche, evidenziate anche dal Ministero della Salute. In secondo luogo emerge chiaramente come lo stile alimentare dei genitori influenzi la risposta dei figli a sfide successive: per esempio una dieta obeso-genica, consumare i pasti davanti alla televisione, prediligere cibi industriali o ricorrere spesso al “junk food” aumentano il rischio di malattia nei bambini. Infine, l'adozione di stili di vita che tengano conto degli effetti intergenerazionali (ovvero delle conseguenze che i comportamenti dei genitori hanno sui figli), ha importanti implicazioni per la prevenzione di sovrappeso, obesità, ma anche sindrome metabolica e altre patologie cardiovascolari che sono, attualmente, diffuse in maniera trasversale in Italia. Una volta presa consapevolezza di queste considerazioni, presentate chiaramente dal professor Pecorelli in occasione del convegno UniSalute, è più semplice comprendere il perché una vita sana non sia soltanto un’alternativa, ma una vera e propria necessità e un investimento in termini di salute, sia nel presente che in futuro.  " target="_blank" rel="nofollow">i primi 1000 giorni anastasiya parfenyuk/shutterstock.com[/caption] La scarlattina provoca eruzioni cutanee e febbre alta, mal di gola, mal di testa, nausea e vomito; inoltre, nel caso in cui il ceppo produca esotossine si ha la comparsa dell'esantema. I segni più evidenti, si manifestano sulla cute, soprattutto su viso, collo ed area inguinale, ginocchia ed area ascellare, che presentano macchie rosse, che vanno via via a desquamarsie ad espandersi sino ad interessare tutto il resto del corpo. Se la scarlattina viene curata nella maniera idonea e con tempestività la guarigione è certa, anche se in taluni casi possono presentarsi delle complicazioni come ascessi, otiti, febbre reumatica, situazioni per cui è sempre bene fare riferimento al proprio medico o al pediatra per un trattamento adeguato.

Come avviene il contagio

Purtroppo non esiste un vaccino in grado di fornire un’immunità nei confronti di questa malattia, pertanto l’unica arma per non ammalarsi di scarlattina è ridurre al minimo i contatti con chi ne è affetto e ricorrere a quegli accorgimenti dati dalla buona educazione per preservare un alto livello igienico come:
  • coprirsi la bocca in caso di starnuto o tosse
  • lavarsi regolarmente le mani prima di mangiare e dopo essere andati in bagno.
Il batterio infatti si diffonde per via aerea, per mezzo delle secrezioni corporee quali muco e saliva di chi è malato. Generalmente, la scarlattina colpisce i bambini tra i 3 ed i 10 anni e solo in casi rari può infettare gli adulti, ed ha un periodo di incubazione che può durare dai 2 ai 5 giorni. [caption id="attachment_5326" align="alignnone" width="600"]scarlattina sintomi Aleksandra Suzi/shutterstock.com[/caption]

Come viene diagnosticata e curata la scarlattina?

Per la diagnosi, oltre alla valutazione dei sintomi del paziente, i medici si affidano all’esame del tampone della faringe, che aiuta a verificare la presenza del batterio che provoca la scarlattina. Una volta accertata la presenza di questa malattia, la cura consiste nell’assunzione di antibiotici come l’amoxicillina, che rende il bambino affetto non più infettivo dopo 48 ore. La completa guarigione, invece, avviene di norma in due settimane. Infine, affiancare la terapia farmacologica a una buona idratazione, un sano riposo e ad una dieta a base di liquidi, rappresenta una buona pratica collaterale rappresentano buone pratiche collaterali alla terapia. La scarlattina e i suoi disturbi è uno dei tanti piccoli-grandi ostacoli che si cinontrano durante il percorso di crescita di un figlio: essere genitori infatti è un compito emozionante e delicato, per questo è molto importante poter contare su figure di fiducia, capaci di rassicurarci e supportarci al momento giusto. In questo senso, una polizza sanitaria per bambini, come Protezione Famiglia Ragazzi di UniSalute, può essere un valido supporto: grazie a "Il pediatra risponde", un servizio di consulenza dedicato a informazioni o chiarimenti sulla salute del bambino, che coinvolge un team di medici sempre al servizio dei suoi assicurati. Fonti: Angelini.it salute.gov.it" target="_blank" rel="nofollow">scarlattina L'epidurale viene somministrata da un medico anestesista esperto per garantire la sicurezza della mamma e del bambino.[/caption] L’anestesia epidurale è un tipo di anestesia loco-regionale centrale, che prevede l’iniezione di anestetico locale in diverse concentrazioni, tra il periostio e la meninge dura madre. Per comprendere l’azione di questa tipologia anestetica è bene ricordare che il parto viene comunemente suddiviso in tre fasi:
  • la fase dilatativa, con dolore intermittente ed in sincrono con le contrazioni;
  • la fase espulsiva, con dolore che si localizza ed aumenta al contempo di intensità;
  • infine, l’ultima fase, quella di secondamento.
L’anestesia epidurale viene somministrata durante la prima fase, all’inizio del travaglio, quando la partoriente raggiunge una dilazione di 3-4 centimetri. Per mezzo di un ago, viene  introdotto nella zona sottocutanea nella regione lombare un sottilissimo, viene catetere, che poi viene fissato tramite un piccolo nastro adesivo, in modo da permettere alla partoriente di muoversi in completa libertà. Attraverso il catetere è così possibile dosare nel tempo la somministrazione del farmaco. Chi desidera usufruire di questo tipo di anestesia, dopo aver consultato il proprio ginecologo, deve sottoporsi generalmente a una visita anestesiologica nei mesi che precedono il parto.

Epidurale: quando non può essere eseguita e i possibili rischi

[caption id="attachment_5014" align="aligncenter" width="600"]epidurale effetti collaterali a lungo termine L'epidurale permette di vivere il parto in modo più sereno e consapevole, ma potrebbe avere effetti collaterali. Parlane con il tuo medico.[/caption] Se correttamente eseguita, l’anestesia epidurale è efficace e sicura. Tuttavia, esistono alcuni casi in cui non può essere eseguita, ad esempio:
  • in pazienti con disturbi della coagulazione o piastrinopenici;
  • in presenza di lesioni settiche della cute in zona d’iniezione;
  • in caso di lesioni delle membrane che avvolgono l'encefalo e il midollo spinale;
  • in presenza di allergie agli anestetici;
  • in pazienti affetti da patologie del sistema nervoso centrale. 
Altro elemento da non sottovalutare è la preparazione del personale medico sanitario. Come detto infatti, per poter praticare epidurale in sicurezza servono anestesisti con una buona dimestichezza con la procedura, la presenza del materiale necessario in loco ed un periodo di formazione specifico. [caption id="attachment_6175" align="alignnone" width="5500"]
Vuoi sapere come convincere i nostri ragazzi a mangiare sano in maniera divertente e prevenire l'obesità infantile? Scopri i consigli degli esperti per insegnare le buoni abitudini a tavola![/caption]

Rischi e possibili effetti collaterali dell’epidurale

Come qualunque pratica medica, anche l’anestesia epidurale non è esente da possibili rischi quali lesioni nervose o ematomi.  Tra gli effetti collaterali più frequenti, troviamo la comparsa di una forte cefalea, causata dalla perdita di fluido cerebrospinale attraverso il foro dell’epidurale. L’incidenza è direttamente proporzionale al diametro ed alla tipologia di ago utilizzato: aghi smussati a ‘punta a matita’ si sono dimostrati migliori rispetto a quelli 'a punta Quincke’. Questa cefalea si manifesta entro due giorni dall’anestesia, con un mal di testa che tende ad intensificarsi con il movimento e la posizione seduta, e che si allevia quando ci si distende.  Per alleviare il disturbo e diminuire l’intensità del dolore è consigliabile assumere molti liquidi e favorire una corretta idratazione. Nel caso in cui la perdita di fluido cerebrospinale sia maggiore del normale e nel caso in cui il medico lo ritenga opportuno, si ricorre generalmente al Blood-patch epidurale, una tecnica che prevede l’iniezione di sangue dello stesso soggetto, a ridosso del foro fatto per la somministrazione dell’epidurale: il coagulo che si formerà creerà in questo modo una sorta di “cerotto” che impedirà la perdita di liquor. La procedura comporta i rischi tipici della puntura epidurale stessa, ma risulta altamente efficace in casi particolari e più gravi.

Luci e ombre di una tecnica in continua diffusione

[caption id="attachment_5015" align="aligncenter" width="600"]epidurale rischi Capire come funziona l'anestesia epidurale e dove viene posizionato il catetere è fondamentale per una prima comprensione dei possibili rischi associati. Parlane con il tuo medico per approfondire.[/caption] Questo tipo di anestesia, nel nostro Paese, è disponibile in tutti gli ospedali pubblici, lo ha stabilito infatti il governo Monti in un atto legislativo attuando di fatto una svolta in ambito della salute della donna e del parto. Tuttavia ancora oggi, sebbene l’Organizzazione mondiale della sanità abbia ormai definito il parto con epidurale un diritto di ogni donna, è poco praticata e consigliata. Stando ai dato dell’Osservatorio Onda (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna), a richiederne l’esecuzione è una partoriente su cinque, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord. La mancanza di mezzi e personale ha certamente influito, ed influisce anche oggi, sulla sua scarsa diffusione, a ciò si aggiunge il fatto che per praticarla è necessaria la presenza stabile di un anestesista nella sala parto. Ma non solo in queste ragioni possono essere ricercate le cause di numeri tanto bassi: credenze religiose, ignoranza, paure, impreparazione medica contribuiscono senza dubbio al suo scarso utilizzo. La bassa diffusione di questa tipologia analgesica  in effetti è anche da ricercare nei rischi spesso sovrastimati. A rassicurarci, su questo punto, è uno studio el Bath`s Royal United Hospital (GB, anestesia epidurale: «Rischi sovrastimati»), secondo il quale l’epidurale comporta delle complicazioni solo per 1 paziente ogni 23 mila. Stando al documento, infatti, in Inghilterra, sono 700 mila ogni anno le donne che ricorrono al parto con epidurale, ed i casi di danni permanenti sono identificabili tra i 14 e i 30 l’anno. L’attesa di un figlio è un’esperienza intensa ed emozionante, durante la quale una donna si prepara ad un grande cambiamento. Diventare genitore, infatti, è una gioia immensa ma anche una grande responsabilità: le decisioni che prendiamo dal momento del concepimento sono infatti determinanti per la salute futura di un bambino. Per questo motivo, è importante effettuare gli esami necessari a controllare lo stato della gestazione, ed adottare le pratiche di prevenzione che ci aiutano a tutelare nostro figlio, sia prima che dopo la sua nascita, quando sarà necessario affidarsi ai consigli di un bravo pediatra. Un percorso importante e impegnativo, che molti genitori decidono di condividere con un team di medici preparati, affidandosi ad una polizza sanitaria per bambini, come Protezione Famiglia Ragazzi. Ne avete mai sentito parlare?

Epidurale e Allattamento al Seno: Cosa Sapere

Una delle preoccupazioni più comuni tra le future mamme riguarda l'impatto dell'epidurale sull'allattamento al seno. Numerosi studi hanno indagato questa correlazione, cercando di chiarire se l'anestesia epidurale possa influenzare negativamente l'avvio e la prosecuzione dell'allattamento. Contrariamente a quanto si credeva in passato, le ricerche più recenti suggeriscono che l'epidurale non compromette significativamente la montata lattea né la capacità del neonato di attaccarsi al seno.

Tuttavia, è fondamentale che, dopo il parto, il personale sanitario supporti attivamente la madre nell'avvio dell'allattamento, fornendo indicazioni precise sul corretto posizionamento del bambino e sulla gestione delle prime poppate. In alcuni casi, l'epidurale potrebbe causare sonnolenza nella madre o nel neonato, rendendo più difficile l'inizio dell'allattamento; in queste situazioni, un supporto aggiuntivo da parte di ostetriche e consulenti per l'allattamento può fare la differenza. Pertanto, se stai considerando l'epidurale, parlane apertamente con il tuo medico o ostetrica per discutere eventuali preoccupazioni e assicurarti un supporto adeguato per un'esperienza di allattamento serena e soddisfacente.

FAQ sull'Epidurale Durante il Parto: Tutto Ciò che Devi Sapere

1. Cos'è l'epidurale e come funziona durante il parto?

L'epidurale è un tipo di anestesia loco-regionale che permette di eliminare o ridurre significativamente il dolore delle contrazioni durante il travaglio. Viene somministrata tramite l'iniezione di un anestetico locale nella regione lombare, tramite un catetere sottile, lasciando la donna cosciente e lucida.

2. Quando viene somministrata l'epidurale durante il travaglio?

Generalmente, l'epidurale viene somministrata nella prima fase del travaglio, quando la dilatazione cervicale raggiunge i 3-4 centimetri. Un catetere sottile viene inserito nella regione lombare per permettere la somministrazione continua del farmaco.

3. Ci sono rischi o effetti collaterali associati all'epidurale?

Come ogni procedura medica, l'epidurale può comportare alcuni rischi, come lesioni nervose o ematomi, sebbene siano rari. Gli effetti collaterali più comuni includono cefalea (mal di testa) dovuta a perdita di liquido cerebrospinale, che può essere alleviata con idratazione o, in rari casi, con un "blood patch epidurale".

4. In quali casi l'epidurale non può essere eseguita?

L'epidurale non è raccomandata in pazienti con disturbi della coagulazione, infezioni cutanee nella zona di iniezione, lesioni delle membrane spinali, allergie agli anestetici o patologie del sistema nervoso centrale.

5. L'epidurale è disponibile in tutti gli ospedali pubblici in Italia?

Sì, l'epidurale è disponibile in tutti gli ospedali pubblici italiani, come stabilito da un atto legislativo. Tuttavia, la sua diffusione e pratica variano a seconda della regione e della disponibilità di personale specializzato, come gli anestesisti.

6. Quanto è diffusa la pratica dell'epidurale in Italia?

Nonostante sia un diritto riconosciuto, l'epidurale è meno diffusa di quanto si pensi. Circa una partoriente su cinque richiede l'epidurale, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord Italia. Fattori come mancanza di personale, credenze personali e paure possono contribuire alla sua scarsa diffusione.

7. Quanto è sicura l'epidurale? Le complicazioni sono frequenti?

Studi recenti suggeriscono che i rischi associati all'epidurale sono spesso sovrastimati. Le complicazioni gravi sono rare, con un'incidenza di circa 1 caso ogni 23.000. In Inghilterra, ad esempio, su 700.000 parti con epidurale all'anno, i casi di danni permanenti variano tra 14 e 30.

  Fonti salute.gov.it istitutobioetica.it valduce.it SIAARTI - Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva hsr.it fondazioneveronesi.it bbraun.it ospedaleniguarda.it" target="_blank" rel="nofollow">epidurale partoCosa vuol dire realmente prendersi cura della salute dei bambini? E soprattutto, in che modo gli stili di vita dei genitori influenzano, nel bene e nel male, le abitudini, anche alimentari, dei figli? Queste le principali tematiche al centro del convegno pubblico promosso da UniSalute “La salute si impara da piccoli. Corretti stili di vita per crescere in salute”, che sabato 8 settembre ha richiamato oltre 150 persone da tutta Italia nella sala dell’Oratorio S. Filippo Neri a Bologna. Al centro dell’interesse degli interventi di professori e esperti, l’obesità infantile, una malattia nella maggior parte dei casi prevenibile, per la quale l’Italia detiene la maglia nera in Europa (dopo Spagna e Grecia), come ha confermato l’A.D. di UniSalute Fiammetta Fabris in apertura dell’incontro. Infatti, nel Paese natale della dieta mediterranea patrimonio dell’umanità, un bambino su tre soffre di sovrappeso o obesità, disturbi che si porterà dietro anche da adulto, aumentando il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari, diabete e alcuni tipi di cancro.

Salute dei bambini: in che modo la famiglia influenza gli stili di vita?

La ricerca Nomisma

zucconi nomisma

La sfida per #CrescereInSalute, hashtag ufficiale dell’evento, è quindi puntare sulla prevenzione, dal momento che in Italia è ancora radicata l’idea secondo cui “l’importante è che i ragazzi mangino”, come ha sottolineato la Vicesindaco del Comune di Bologna, Marilena Pillati, ricordando che c’è ancora molta strada da fare per sensibilizzare e coinvolgere le famiglie. Senza dimenticare che occorre anche attenzione affinché le buone abitudini non si perdano per strada. Infatti, nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria, gli stili di vita dei giovani peggiorano: si salta più spesso la colazione, non si fa merenda, si dedica poco tempo allo sport. Questo quanto emerso dai dati che Silvia Zucconi di Nomisma ha presentato in anteprima in S. Filippo Neri raccontando GENZ Monitor, l’Osservatorio commissionato da UniSalute per conoscere gli stili di vita degli studenti italiani dai 6 ai 19 anni. Anche quando riguarda la salute dei bambini, la “scalata di classe” nel nostro Paese sembra difficile da realizzare: infatti, la ricerca ha mostrato come i piccoli che svolgono poca attività fisica e che hanno uno stile alimentare non sano, provengono nella maggior parte dei casi, da famiglie in cui entrambi i genitori sono in sovrappeso, non fanno sport e hanno un basso livello di istruzione.

Le evidenze scientifiche

pecorelli unisalute

La famiglia, del resto, è stata la vera protagonista del convegno bolognese, osservata da diverse angolazioni negli interventi dei tre accademici che hanno preso parte al dibattito. Tra questi, il prof. Sergio Pecorelli dell’Università di Brescia, che ha lanciato un messaggio forte ai tanti presenti in sala e agli utenti collegati in diretta streaming: gli stili di vita dei genitori, sono talmente influenti per la salute dei bambini, da agire già prima del concepimento, poiché, ad esempio, “l’obesità stessa viene trasmessa alle cellule germinali, quindi spermatozoi o cellule uovo”. Stili di vita sani, in particolare nei primi 1000 giorni, ovvero da prima del concepimento, fino ai due anni del bambino, sono dunque fondamentali per la sua salute psico-fisica futura e per prevenire lo sviluppo delle principali malattie croniche. Nelle settimane precedenti il convegno, il sito dedicato all’evento, ha raccolto molte domande arrivate dagli utenti, che si sono sommate a quelle del pubblico in sala, estremamente curioso rispetto agli aspetti psicologici dell’obesità infantile e delle dinamiche familiari. È stato il prof. Emilio Franzoni, Direttore Responsabile Neuropsichiatria infantile del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna, a fare chiarezza su questi aspetti, introducendo la tematica dei disturbi del comportamento alimentare alla base dei quali c’è un problema di relazione in famiglia, dovuta alla mancanza di ascolto, alla scarsa comunicazione e al poco tempo condiviso, spesso sprecato davanti allo smartphone, o interrotto dalle voci della televisione in sottofondo.

franzoni unisalute

Si tratta di disturbi che nascono e si risolvono in famiglia, ha sottolineato il professore, ricordando che se non trattati in tempo, possono compromettere la qualità di vita e le relazioni sociali, cronicizzandosi. Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento a sovrappeso e obesità infantile? E quali sono le cause e le conseguenze di questi disturbi per la salute dei bambini? La premessa del convegno è stata affidata al prof. Andrea Pession - direttore responsabile della Pediatria del Sant’Orsola-Malpighi di Bologna - e non è certo stata rassicurante: un bambino obeso presenta spesso complicanze a livello ortopedico, renale, respiratorio e gastroenterologico e, nel 50% dei casi, sarà un adulto obeso. Per questo, sia in fase di prevenzione, sia in quella di cura, è fondamentale modificare gli stili di vita, rappresentati dal mix di esercizio fisica e dieta, per raggiungere un equilibrio tra spesa energetica e apporto calorico e ottenere una riduzione graduale dell’indice di massa corporea.

Tra gusto e scienza

marco bianchi

Prevenire, quindi, ed educare. Due impegni che conosce molto bene Marco Bianchi, divulgatore scientifico per la Fondazione Umberto Veronesi e food mentor amato e conosciuto per i suoi libri e per le trasmissioni televisive in cui insegna come cucinare in modo sano, divertendosi e coinvolgendo anche i più piccoli di casa. È stato lui il trait d'union tra mondo scientifico e pubblico in occasione del convegno UniSalute, dove ha raccontato quali sono gli alimenti più salutari e cosa non dovrebbe mai mancare nel carrello della spesa: non solo frutta e verdura, ma anche legumi, farine e cereali integrali, pesce, olio evo. A Bianchi sono state rivolte molte domande su come fare a convincere i bambini a mangiare frutta e verdura. Il suo consiglio? Sperimentare nuovi abbinamenti e diverse presentazioni dei piatti, giocando sulle consistenze e coinvolgendo i bambini nella preparazione del cibo, anche a partire dalla coltivazione delle piantine. Questa è anche la sua esperienza di padre che fin dallo svezzamento ha insegnato alla figlia a conoscere e apprezzare frutta e verdura, fondamentali fin dall’infanzia per le loro proprietà benefiche.

fiammetta fabris

  Se prevenire è la parola d’ordine emersa dal convegno “La salute si impara da piccoli”, per promuovere corretti stili di vita fin dall’infanzia, UniSalute e il suo comitato scientifico hanno deciso di fare la propria parte, “sia promuovendo incontri di sensibilizzazione e divulgazione come l’occasione di oggi ha rappresentato, sia attraverso coperture sanitarie ad hoc per la famiglia e i bambini”, ha concluso Fiammetta Fabris. Per questo motivo è stata creata una nuova polizza sanitaria, Protezione Famiglia Ragazzi, che prevede servizi di consulenza come "Il pediatra risponde", ma anche un programma di miglioramento dello stile di vita che include l'attività motoria e l'alimentazione. Tra le proposte UniSalute per i più piccoli, anche la app UniSalute Junior, disponibile gratuitamente sull’App Store di iOS e Android: scaricandola, potrete scoprire quiz, informazioni e giochi insieme ai personaggi Disney più amati. Perché crescere in salute significa anche imparare divertendosi, cosa ne pensate?   Photo Credit Francesco Lombardo" target="_blank" rel="nofollow">salute bambini Nei neonati, il latte materno ha innumerevoli proprietà benefiche: riduce l’incidenza delle gastroenteriti, protegge dalle infezioni, riduce il rischio di allergie, migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio e neurocomportamentale, migliora lo sviluppo intestinale e protegge dall’insorgenza di condizioni croniche. Nella neomamma, allo stesso modo, accelera la ripresa dal parto, favorisce il recupero del peso forma, riduce il rischio di cancro della mammella e dell’ovaio e il rischio di osteoporosi in futuro. Essendo un alimento specie-specifico, è adatto naturalmente per l’essere umano e non resta immutato nel tempo, si modifica infatti per meglio soddisfare le esigenze del bambino, in costante e dinamico sviluppo. Naturalmente esistono dei particolari casi in cui l’allattamento è sconsigliato come nel caso in cui il neonato sia affetto da errori del metabolismo (galattosemia, fenilchetonuria) o in caso di sieropositività della madre al virus HIV/AIDS. Casi in cui è invece temporaneamente controindicato possono essere la presenza di una lesione attiva da Herpes simplex sul capezzolo o lesioni attive da Herpes zoster, madri con tubercolosi attiva, madri che ricevono radio-isotopi per diagnosi o terapia, antimetaboliti o chemioterapici. Quasi tutti i più comuni problemi di salute possono essere trattati, se necessario, con farmaci compatibili con l’allattamento al seno e a tal proposito l’Oms e l’Unicef pubblicano periodicamente la lista dei farmaci che rendono l’allattamento al seno temporaneamente controindicato; in questi casi è bene fare affidamento al proprio medico e ricorrere al latte artificiale secondo le indicazioni del pediatra. Per favorire l’allattamento, pediatri e neonatologi consigliano di attaccare il bambino al seno subito dopo il parto: favorendo così il contatto “pelle a pelle”, in modo che il bambino sia libero di poppare nel momento in cui ne ha bisogno. L'allattamento al seno è quindi istintivo tanto per il bimbo quanto per la mamma, ma se molte sono le informazioni in merito all’allattamento, ancora poche sono quelle su quando e come è bene smettere di allattare. Secondo le indicazioni dell’Oms, dell’Unicef e dell’Unione Europea, recepite anche dal Ministero della Salute del nostro Paese, l’allattamento al seno dovrebbero durare dai sei mesi sino ai due anni e oltre, a seconda del desiderio e della volontà di bimbo e mamma.

Smettere di allattare: come abbandonare il latte materno per proporre altri alimenti?

quando iniziare lo svezzamento Decidere di smettere di allattare deve essere un processo graduale tanto per la mamma quanto per il bambino: all’inizio il cibo che il bambino mangerà, infatti, non sarà sufficiente alla sua completa nutrizione, ecco perché il suo pasto dovrà essere sempre coadiuvato dal latte materno. La seconda regola generale che permetterà di rendere il passaggio dal latte materno esclusivo allo svezzamento, terminando così il periodo di allattamento in serenità e armonia, sarà quella di introdurre alimenti nella dieta in modo omeopatico. Dal sesto mese di vita del bambino infatti sarà bene inserire i diversi alimenti in piccolissime dosi, permettendo così alla mamma di comprenderne la tollerabilità da parte del bambino, quanto di valutare i suoi gusti che, seppur si modificheranno nel tempo, almeno all’inizio dovranno essere tenuti in considerazione, in modo da non forzarlo, così da evitare traumi e fastidi al bimbo. Infine, terza e ultima regola per smettere di allattare: non escludere alcun alimento. Questo eviterà di promuovere l’insorgenza di eventuali allergie alimentari durante il corso dello sviluppo e lascerà campo libero alla formazione dei primi piaceri e delle scoperte legate al gusto nel bambino.

Gli alimenti più adatti per iniziare lo svezzamento

pappa svezzamento Gli alimenti apripista potranno essere patate e carote cotte, crema di riso, banana e mela, per poi introdurre tutte le verdure di stagione, i cereali e infine tutti gli altri alimenti. Sempre secondo il Ministero della salute, “Il bambino mostrerà il suo desiderio di scoperta osservando i genitori mentre mangiano, allungando le manine verso il piatto e alle volte richiedendo in modo chiaro di voler partecipare al pasto dei grandi. In questa fase, il bambino è sufficientemente cresciuto da accettare il cucchiaino e gestire la deglutizione di cibi densi.” La dottoressa Alessandra Bortolotti, Psicologa perinatale e Membro del direttivo del MAMI (Movimento Allattamento Materno Italiano), parlando di allattamento e maternità, sul suo sito internet,  asserisce poi:  “ Il valore nutrizionale e affettivo del latte materno cambia e si adatta all’età del bambino e con essa cambia anche la modalità di allattare. L’allattamento è a tutti gli effetti un atto relazionale che attraversa tappe evolutive lungo tutto il tempo della sua durata, che siano mesi o anni…. Affermare che una mamma che allatta oltre i primi mesi non fa crescere il suo bambino è a mio avviso un atto di violenza contro le donne e contro i bambini, che crea e alimenta il senso di colpa che ogni madre prima o poi avverte, qualunque sia la scelta di allattamento che effettua. Si sentono in colpa le madri che allattano oltre l’anno come quelle che non allattano affatto.” 

Allattamento: numeri utili e associazioni 

benefici latte materno Ecco infine alcuni link e numeri utili:
  • Numero verde allattamento e farmaci: 800 883 300
  • Movimento allattamento materno italiano: www.mami.org
  • La Leche League Italia: www.lllitalia.org
  • Associazione Italiana dei Consulenti Professionali in Allattamento Materno, IBCLC (International Board Certified Lactation Consultants): www.aicpam.org
Come genitori si ha la grande responsabilità di tutelare la salute dei propri figli, per farlo è bene iniziare da subito adottando corretti stili di vita fin dai primissimi anni d'età del bambino. Il consiglio è dunque quello di effettuare regolarmente i controlli pediatrici e, perché no, a partire dai 3 anni, pensare a un piano sanitario per bambini. A riguardo, UniSalute propone Protezione Famiglia Ragazzi, la polizza che protegge i ragazzi sino ai 18 anni con un programma personalizzato per l’alimentazione e lo stile di vita.   Fonti: salute.gov.it ospedalebambinogesu.it fondazioneveronesi.it epicentro.iss.it poliambulatorioes.it alessandrabortolotti.it dossier Allattamento al seno prima di tutto unicef.it saperidoc.it burlo.trieste.it  " target="_blank" rel="nofollow">smettere di allattareLa salute si impara da piccoli”, che si è tenuto a Bologna sabato 8 settembre, ho voluto intitolare il mio intervento “La dieta psicologica: l’importanza della relazione in famiglia”.

La dieta psicologica, tra mancanza di ascolto e dipendenza

adolescenti disturbi alimentari L’anoressia, la più diffusa tra i dca, è una malattia che appartiene, prevalentemente, al mondo occidentale. La definisco “la patologia della comunicazione”, della relazione. In realtà alla base di questo dca c’è la mancanza di comunicazione e una volontà di controllo e perfezionismo. Le persone anoressiche appartengono spesso a famiglie in cui non si parla, pur esistendo tra le cause anche una componente genetica. Nell’ambiente delle ragazze anoressiche, manca l’ascolto, anche perché molte famiglie oggi si ritrovano insieme solo la sera e invece di condividere i momenti belli e brutti della giornata, le impressioni e anche le preoccupazioni, cenano guardando la televisione. L’anoressia, quindi, è un modo per dire “io esisto”, per cui più il corpo diventa magro, più riesco a farmi notare dagli altri. Anche il cervello, però, dimagrisce. Infatti, noi vediamo solo il dimagrimento fisico, ma l’atrofia cerebrale che si viene ad instaurare determina fissazioni e rigidità del pensiero, che aggravano la condizione di salute e necessitano di un intervento psicologico. anoressia adolescenti La bulimia, invece, è una vera e propria dipendenza dal cibo, più facile da nascondere, perché è una malattia che può non mostrare i segni del dimagrimento. Anzi, a volte si aumenta di peso con la paradossale determinazione di voler dimagrire (in assenza di eliminazione attraverso il vomito). Oggi è inoltre possibile individuare alcuni nuovi disturbi del comportamento alimentare, legati al mutare della società e dei suoi canoni estetici: è il caso dell’ortoressia, che porta a consumare solo pochi selezionati alimenti, considerati sani, o del binge eating, un tipo di alimentazione compulsiva che può portare  all’obesità nel 30% dei casi. Qui si apre un grosso dibattito, nel mondo scientifico, su dove porre e come interpretare l’obesità. Perché si aumenta di peso senza curarsi della propria immagine? Se ci si pensa lo stress può facilmente indurre a mangiare continuamente senza quasi rendersene conto, quasi a riempire un vuoto della propria vita che non si riempie con il cibo. Pertanto la task force contro l’obesità non può che essere multidisciplinare: pediatra, neuropsichiatra infantile, psicologo e nutrizionista devono collaborare insieme. Molti e molteplici sono i rapporti tra anoressia e obesità e noi sappiamo molto poco di queste interazioni.

I segnali cui prestare attenzione

C’è una caratteristica che accomuna, in particolare, la ragazza anoressica e quella bulimica: il volersi far del male, non trovando altra strada per risolvere un problema profondo. Queste ragazze lottano prima di tutto con se stesse perché si colpevolizzano tantissimo e invece di affrontare un problema, si rinchiudono in se stesse. Ecco perché uno dei campanelli di allarme che un genitore può osservare, è l’isolamento del figlio, il cambiamento di umore, l’allontanamento dai coetanei. Nel caso specifico di anoressia e bulimia, inoltre, un genitore deve preoccuparsi quando la ragazza è ossessionata dall’obiettivo di perdere peso (se già normopeso) o se va sempre in bagno dopo la conclusione del pasto.

Accettare la malattia per poter guarire

aiuto psicologico Spesso le persone affette da questi disturbi esprimono due evidenti personalità in conflitto fra loro, quasi come una sorta di schizofrenia, pur non trattandosi di questo. Sul piano psichiatrico o scientifico, certamente molte di loro ci raccontano che sono combattute e lottano non riuscendo più a capire qual è la persona reale e questo perché il senso della realtà lentamente viene perduto. Il primo obiettivo della cura è, quindi, rendere la persona consapevole del fatto di essere malata, attraverso la cosiddetta motivazione alla malattia che, naturalmente, deve coinvolgere anche la famiglia. A volte i genitori ci impiegano molto tempo, perché non riescono subito a percepire la gravità della situazione e, soprattutto, perché le ragazze con dca fanno tante promesse che poi, chiaramente, non riescono a mantenere facendo precipitare la situazione. Un primo passo, come Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Sant’Orsola di Bologna e come Fa.Ne.P., la Onlus che da oltre 30 anni sostiene bambini e ragazzi affetti da dca e da malattie neuropsichiatriche, è aiutare a ricostruire il legame con la famiglia, spezzato a causa della malattia. Sappiamo infatti che per un genitore non è semplice vivere e convivere con un figlio che presenta un disturbo del comportamento alimentare: alcuni si mettono subito in discussione, altri, invece, non riescono a capire il perché e molti ancora pensano sia solo un capriccio. Una delle garanzie che abbiamo, (ricordiamo che non esiste una terapia sicura e standard per l’anoressia e la bulimia) ci conferma che prima si riesce ad intervenire più probabilità ci sono di guarire. Infatti, per fortuna si può guarire completamente. " target="_blank" rel="nofollow">disturbi del comportamento alimentareSecondo i dati della Childhood Obesity Surveillance initiative dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, obesità e sovrappeso sono più diffusi tra bambini e bambine italiani, soprattutto al Meridione, che tra i coetanei europei. Per i maschi, infatti, la percentuale di sovrappeso è del 21%, mentre i bambini obesi arrivano addirittura al 42%; per le bambine, invece, le percentuali sono, rispettivamente, del 14% e del 38%. Dopo esserci occupati delle possibili cause, in questo articolo vedremo quali sono le conseguenze dell’obesità infantile a livello ortopedico e come prevenirne l’insorgenza, insieme al dottor Leonardo Marchesini Reggiani, che si occupa di ortopedia e traumatologia pediatrica all’Istituto Rizzoli di Bologna.

Conseguenze ortopediche dell’obesità infantile a carico dei diversi distretti anatomici

Il carico eccessivo al quale articolazioni e ossa, in un soggetto in sovrappeso, sono sottoposte, comporta spesso alcune complicazioni a livello ortopedico. “L’obesità è una sindrome, non una semplice malattia - spiega infatti l’intervistato -, perché interessa diversi organi, quindi anche l’intero sistema muscolo-scheletrico risulta coinvolto. I genitori - spiega il dottor Marchesini - spesso sottovalutano le problematiche che il bambino obeso può sviluppare, magari perché non si lamenta o non ha ancora manifestato i sintomi, ma le conseguenze di questa “disattenzione” sono numerose e possono richiedere un intervento chirurgico”. Ma quali sono le patologie associate all’obesità pediatrica? Ecco le principali, divise per distretti anatomici.

Patologie a carico dell’anca

Nei bambini in sovrappeso e obesi, uno dei rischi maggiori a carico dell’articolazione dell’anca è l’epifisiolisi, una lesione osseo-cartilaginea dovuta allo scivolamento della testa femorale rispetto al collo, che va trattata chirurgicamente. “Il bambino in questo caso manifesta difficoltà nella deambulazione, zoppia, dolore alla coscia e all’inguine - spiega il dottor Marchesini -, sintomi chespesso, purtroppo, vengono trascurati, con il rischio che il problema peggiori e che anche l’articolazione dell’altra gamba subisca dei danni”.

Patologie a carico del ginocchio

  • Tibia vara (detta anche morbo di Blount): è un “ritardo di crescita della porzione mediale della cartilagine tibiale - spiega l’ortopedico - che comporta la deformità in varismo della gamba in progressivo peggioramento”. Le gambe risultano arcuate e spesso di lunghezza diversa, e se non trattata questa patologia può portare a grave deformità, oltre a risultare molto dolorosa. “I fattori di rischio sono diversi (meccanici, endocrini, componente genetica), - spiega Marchesini, - ma l’obesità è presente in oltre 50% dei casi. Si manifesta dai 2 anni in poi e anche in questo caso il trattamento è sempre chirurgico”.
  • Ginocchio valgo: questo disturbo è comunemente chiamato “ginocchia a X”, perché comporta la deformazione del ginocchio verso l’esterno, con uno spostamento dell’asse di femore e tibia. Le ginocchia si avvicinano l’una all’altra, causando rigidità e rigonfiamento dell’articolazione. “Il ginocchio valgo si riscontra in molti bambini durante l’infanzia ma, se dopo gli 8 anni questa situazione persiste, diventa patologica, e l’obesità è un fattore di rischio importante, perché il peso in eccesso sovraccarica l’articolazione. Anche in questo caso è importante intervenire al più presto, perché il ginocchio valgo grave porta precocemente all’artrosi giovanile”.

Patologie a carico del piede

piede piatto L’obesità infantile espone il bambino a un maggiore rischio di insorgenza del piede piatto, “una riduzione della volta plantare con deformità in valgo del retropiede. Anche in questo caso sono chiamati in causa vari fattori: meccanici, componente genetica e tutti i lavori sull’incidenza del piede piatto nella popolazione pediatrica mostrano una correlazione significativa con l’obesità, con un aumento dal 48% al 75%. L’età più critica - spiega l’ortopedico - è quella sopra i 7/8 anni”.

Fratture ossee nei bambini obesi o in sovrappeso

“L’obesità in età pediatrica - spiega l’ortopedico - è un importante fattore di rischio di frattura, perché causa delle alterazioni morfostrutturali: la struttura ossea dei bambini in sovrappeso è più debole di quella dei bambini normopeso. Inoltre i bambini obesi hanno maggiore difficoltà di equilibrio e coordinazione”. Il trattamento della frattura può essere di tipo conservativo (l’arto viene immobilizzato con un gesso), oppure chirurgico, e può avvenire con strumenti e mezzi di sintesi specifici per i pazienti pediatrici obesi.

Sport e obesità infantile

sport bambini sovrappeso L’obesità infantile è spesso dovuta a una serie di abitudini sbagliate apprese in famiglia, come una scarsa educazione alimentare o l’eccessiva sedentarietà. Lo sport è fondamentale e lo è ancor più in questi casi, perché permette di perdere il peso in eccesso. “Un bambino obeso può praticare qualsiasi sport - spiega il dottor Marchesini, - a meno che non abbia già dolore per una patologia articolare specifica. Consiglio di sceglierne uno che piaccia al bambino e se possibile di farne provare diversi fin da piccoli, proprio per rompere la monotonia, ma anche per evitare gesti ripetuti, quindi potenzialmente nocivi perché sovraccaricano sempre le stesse articolazioni. Il bambino, inoltre, praticherà con più costanza un’attività che lo coinvolge. Per chi ha una limitazione deambulatoria o dolore articolare - continua l’intervistato - sport come il nuoto o la bici sovraccaricano sicuramente meno le articolazioni. Il nuoto, inoltre, dà una buona coordinazione motoria e la bici aiuta a sviluppare un equilibrio spaziale. Qualsiasi tipo di sport, infine, andrebbe praticato 2 volte alla settimana, perché sortisca degli effetti, e abbinato ad una corretta alimentazione”.

Visita ortopedica pediatrica, a che età farla?

visita ortopedica bambini Sebbene a volte sia difficile per i genitori individuare i primi sintomi di un problema ortopedico, ci sono due campanelli d’allarme da non sottovalutare: la zoppia e il dolore. In questi casi è necessario rivolgersi a uno specialista, ma normalmente “è comunque consigliata una visita ortopedica pediatrica verso i 3 anni (per valutare piedi e ginocchia) e verso i 9-10 anni (prima dello sviluppo, per valutare la schiena)”, afferma l’intervistato. “Inoltre lo stesso pediatra dovrebbe sapere indirizzare anche i genitori per un percorso di cura dell’obesità”. Tenere sotto controllo la salute del bambino è di fondamentale importanza per evitare conseguenze anche gravi per la sua salute, che possono pregiudicare la qualità della vita futura e il suo benessere. Educare i figli a un corretto stile di vita significa anche conoscere il valore della prevenzione: la polizza Protezione Famiglia Ragazzi di UniSalute, per esempio, è un piano specifico per le esigenze di bambini e ragazzi. Altre fonti: eufic.org/it salute.gov  " target="_blank" rel="nofollow">giochi all’aria aperta, vacanze ed esplorazioni. Gli esperti suggeriscono ai genitori di incoraggiare lo sport e il movimento, stimolando i figli a dedicarsi ad attività diverse rispetto al resto dell’anno. Tuttavia è necessario prestare attenzione ad alimentazione e idratazione, poiché le temperature più alte e la maggior intensità motoria richiedono alcune modifiche nella dieta, che bisogna adattare alla stagione. In particolare, molto importante è l’assunzione di sali minerali, importante per i bambini quanto per gli adulti. Per approfondire l’argomento abbiamo intervistato il professor Giuseppe Banderali, associato della Società Italiana Pediatria.

Sali minerali per bambini: perché sono importanti?

importanza sali minerali bambini Partendo da una definizione, il pediatra spiega che i sali minerali sono, in generale, una categoria di micronutrienti essenziali presenti negli alimenti d’origine vegetale, ma anche di origine animale nonché nell’acqua. “Si definiscono essenziali - aggiunge - perché nessun organismo è in grado di sintetizzare alcun minerale. Debbono, quindi, essere introdotti attraverso l’alimentazione.” Ciò è vero per gli adulti così come per i bambini: in generale la quantità di sali minerali presenti nell’organismo rappresenta circa il 5% del peso corporeo, ma contribuisce al buon espletamento di una vasta gamma di funzioni. “Basti pensare - spiega il dottor Banderali - che non c’è produzione di ormone tiroideo senza iodio, non c’è emoglobina senza ferro, nessuna contrazione muscolare senza calcio, potassio e magnesio.” Per i bambini nello specifico, è fondamentale monitorare l’assunzione di sali minerali attraverso la dieta, poiché l’eventuale carenza può alterare il percorso di crescita. “Si pensi - specifica l’intervistato - al calcio e al fosforo, cruciali per la formazione delle ossa e dei denti, oppure al ferro, componente dell’emoglobina che trasporta ossigeno e anidride carbonica nel sangue.”

Fabbisogno giornaliero per i bambini

Il  fabbisogno giornaliero secondo i larn 2014, suddivide i livelli di assunzione raccomandata per la popolazione (PRI), il livello di assunzione sufficiente al 97.5% della popolazione sana e livelli di assunzione assunzione adeguata (AI): valore supposto come adeguato per soddisfare i fabbisogni della popolazione. Riportiamo, a tal proposito, una tabella realizzata dalla Società Italiana Nutrizione Umana che riassume i LARN per la popolazione italiana: tabella sali minerali

Sali minerali per i bambini in estate: come garantire il corretto apporto?

La quantità di sali minerali e l’equilibrio degli stessi può variare durante l’anno: “d’estate - spiega il pediatra - i bambini tendono a sudare di più, per cui una corretta idratazione dovrebbe essere una priorità.” Il dottor Banderali suggerisce dunque ai genitori di prestare attenzione al fatto che i bambini bevano acqua a sufficienza. acqua sali minerali Non c'è un alimento o solo un gruppo di alimenti specifico che non può assolutamente mancare nella dieta dei bambini estiva per poter garantire il corretto apporto di sali minerali. “Ogni alimento - precisa il pediatra - ne contiene una minima parte, pertanto per raggiungere i livelli raccomandati e i livelli adeguati è necessario avere un'alimentazione più varia possibile che includa cereali, latte e i suoi derivati, frutta, verdura, carne e pesce e, non meno importante, l'acqua di cui spesso ci si dimentica nel contributo dei Sali Minerali.” Il consiglio per i genitori è quello di controllare non solo l’apporto di alimenti, ma anche dell’acqua specie in condizioni di sforzo fisico intenso o di ambienti molto caldi. “La natura - riflette il dottor Banderali - ha fatto in modo che una dieta completa ed equilibrata, nel rispetto dell’ambiente, delle tradizioni, delle religioni e delle etnie possa sicuramente essere il primo pilastro fondamentale per la salute futura del bambino.” Sin dall’infanzia è, appunto, fondamentale occuparsi con cura, attenzione e competenza dell’alimentazione dei propri figli. Guidare i propri figli verso uno stile di vita sano sin dall’infanzia, infatti, non è un semplice accorgimento, ma un atto d’amore che pone le basi al loro benessere presente e futuro, per questo UniSalute ha deciso di dedicare ai bambini una polizza sanitaria, Protezione Famiglia Ragazzi, che prevede servizi di consulenza come "Il pediatra risponde", ma anche un programma di miglioramento dello stile di vita che include l'attività motoria e l'alimentazione. Ne avevate già sentito parlare?  " target="_blank" rel="nofollow">sali minerali per bambini Il tema dei compiti delle vacanze è, ogni anno, dibattuto in maniera accesa e sono molti gli insegnanti, i pedagogisti e gli psicologi che vi prendono parte schierandosi pro o contro. La dottoressa Simonetta evidenzia che esercizi, temi e letture aiutano i bambini a rientrare a scuola, a settembre, dopo aver già ripreso un qualche contatto con l’attività scolastica. “Per questo, mi sento di consigliare i compiti delle vacanze nei 15 giorni immediatamente precedenti alla ripresa delle lezioni, mentre nel periodo precedente la cosa più importante è far riposare i bambini, consentire loro di avere dei ritmi di vita meno impegnativi e farli giocare.” Vanno bene, dunque, i compiti delle vacanze, ma è fondamentale dar loro il giusto spazio e il corretto ruolo pedagogico. Meglio evitare, per esempio, di farli subito per “togliersi il pensiero” sia perché i bambini sono stanchi, sia perché così viene meno la loro funzione principale. “L’estate è una stagione di esplorazione - continua la psicologa - non rinunciamo a far sì che i nostri figli entrino in contatto con esperienze nuove.”

Estate e bambini: l’importanza di imparare esplorando

imparare esplorando Ecco allora che, secondo la dottoressa Simonetta, le vacanze estive diventano una preziosa occasione per permettere ai bambini ad imparare cose nuove e con strategie diverse. “Il miglior compito per le vacanze che si può sviluppare in vacanza è giocare, esplorare e scoprire”, da soli o stimolati dai genitori che, in questo senso, possono fare molto affinché questi mesi siano tempo di apprendimento complementare a quello scolastico. Incoraggiare i figli a giocare all’aria aperta è una prima attività che non può proprio mancare, soprattutto d’estate e che, oltre a far bene dal punto di vista psicologico, è anche un impegno molto salutare. Che siano al mare, in montagna o in collina, anche le vacanze estive sono un’occasione perfetta per consentire ai più piccoli di arricchire il loro bagaglio. La spiaggia, per esempio, consente di correre e muoversi liberamente, nonché di socializzare con gli altri bambini migliorando capacità molto preziose. Più rilassante la montagna, dove lunghe camminate all’aria aperta consentono di beneficiare delle temperature fresche che agevolano il sonno, e dell’altitudine. Perché poi non approfittare di qualche giorno di ferie per sperimentare insieme in cucina: anche questa attività, se condivisa, ha effetti positivi sulla salute dei bambini confermati da alcuni studi scientifici. Partire da ricette semplici e fresche, meglio se con la frutta ed impiattate in maniera giocosa può essere una efficace strategia anche per convincere i bambini più reticenti ad introdurre frutta e verdura nella dieta.

I consigli della psicologa

Dal punto di vista pratico, la dottoressa Simonetta incoraggia i genitori ad essere creativi e aperti, a stimolare i bambini e ad approfittare dei mesi estivi per lasciare la scuola parzialmente in disparte e provare strade nuove, e ci lascia alcuni preziosi consigli:
  1. concentrare i compiti negli ultimi 15 giorni prima dell’inizio della scuola per permettere ai bambini di riprendere il ritmo prima del rientro sui banchi;
  2. creare occasioni per fare delle esperienze nuove, visitando posti e luoghi sia in ambito naturalistico che culturale;
  3. far parlare i propri figli di quanto accade loro intorno, valorizzando emozioni e impressioni;
  4. stimolare collegamenti tra ciò che hanno visto e qualcosa di simile già noto.
In sintesi, la priorità, secondo l’intervistata, dev’essere lasciare i figli liberi di esplorare e stimolarli a raccontare quanto vissuto: “Se un genitore vuole veramente stimolare i bambini, allora li incoraggi a parlare.” bambini e compiti per le vacanze

Raccontare e contare per ripassare italiano e matematica

In particolar modo, quando i bimbi si allontanano dai genitori per svolgere qualche attività, è importante che mamma e papà li stimolino a raccontare quanto fatto: “la narrazione e il dialogo a proposito di ciò che si è vissuto è già un perfetto ripasso del programma di italiano! Così come si può chiedere ai figli, per esempio, di contare, raggruppare, fare somme, sottrazioni, calcoli su ciò che si vede, rafforzando e realizzando così una forma di apprendimento alternativa, certo, ma anche efficace.” Si tratta, inoltre, di una strategia efficace anche per sostenere l’autostima dei bambini, tema che abbiamo affrontato in passato sempre confrontandoci con la dottoressa Simonetta. Senza dimenticare che alcuni elementi di disagio psicologico possono, in alcuni casi, avere un impatto negativo sullo stile di vita, trasformando il cibo in una valvola di sfogo con tutto ciò che questa abitudine comporta in termini di rischio sovrappeso. Tutelare la salute dei propri figli è anche questo, non perdere di vista la loro salute a 360°. Perché, vista l’importanza del tema, non farsi supportare anche da un’equipe di esperti? UniSalute ha recentemente lanciato una nuova polizza sanitaria, Protezione Famiglia Ragazzi, pensata proprio per bambini e ragazzi dai 4 ai 17 anni che ha l’obiettivo di garantire loro una crescita in salute, spensierata e senza intoppi. Include un programma di miglioramento dello stile di vita, dall’alimentazione all’attività motoria, e uno sconto sui prodotti Wellness della Garmin. Che sia l’occasione di acquistare qualche accessorio per l’attività all’aria aperta? In fondo anche imparare ad utilizzare un nuovo orologio ad alto tasso tecnologico è una modo di fare i compiti delle vacanze. " target="_blank" rel="nofollow">compiti per le vacanzedieta per bambini e di come la sana alimentazione, fin da piccoli, ricopra un ruolo fondamentale in termini di salute e, soprattutto, di prevenzione. Sappiamo, infatti, che sovrappeso e obesità sono sempre più diffusi a livello globale, tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) le ha definite “epidemia del nuovo millennio”, che coinvolge anche i giovanissimi: secondo i dati più recenti dell’Oms, infatti, il numero di bambini e adolescenti obesi è passato da 11 milioni nel 1975 a 124 milioni nel 2016. Con buona probabilità (2 casi su 3), un bambino obeso diventerà un adulto obeso, con il rischio di sviluppare numerose patologie, in particolare diabete di tipo II, malattie a carico del sistema osteo-articolare, disturbi circolatori e respiratori, oltre a una maggiore incidenza del cancro. Le principali cause del fenomeno sono da ricercare nella dieta e nella sedentarietà, stili di vita modificabili, per cui diventa imprescindibile puntare sulla prevenzione. Infatti, se nel dibattito globale molti osservatori e organismi istituzionali propongono misure di controllo e tassazione del marketing e delle pubblicità che riguardano i cosiddetti junk food, ovvero alimenti ricchi di zuccheri e grassi, non c’è dubbio che il primo e fondamentale passo nel contrasto delle cattive abitudini alimentari e della vita troppo sedentaria dei ragazzi, deve essere fatto all’interno delle famiglie, che hanno un ruolo prezioso, di esempio e insegnamento. UniSalute, grazie alla propria specializzazione sanitaria, si occupa da tempo di prevenzione primaria e corretti stili di vita, attraverso coperture sanitarie ad hoc per la famiglia, come l’ultima nata, “UniSalute Protezione Famiglia”, polizza a misura di bambino che integra l’assistenza pediatrica con consulti specialistici e con un percorso di rieducazione al benessere divertente e semplice da seguire. Inoltre, siamo promotori di iniziative e incontri di divulgazione e sensibilizzazione. Tra questi, la conferenza gratuita e aperta al pubblico “La salute si impara da piccoli. Corretti stili di vita per #CrescereInSalute”, in programma sabato 8 settembre 2018 presso l’Oratorio di San Filippo Neri a Bologna, dalle ore 16.00 alle ore 18.00, nel consolidato appuntamento che precede la Run Tune Up, la famosa mezza maratona di Bologna di cui UniSalute è sponsor (prevista domenica 9 settembre 2018). alimentazione sana bambini

#CrescereInSalute: gli ultimi studi di settore alla presenza degli esperti

Il convegno “La salute si impara da piccoli”, organizzato da UniSalute l’8 settembre con la partecipazione dell’Amministratore Delegato di UniSalute, Fiammetta Fabris, è un appuntamento unico, in particolare per mamme e papà, poiché sarà possibile ascoltare alcuni dei più autorevoli esperti sulle tematiche obesità infantile e sana alimentazione dei bambini. Tre bambini italiani su 10 hanno problemi di sovrappeso o di obesità e circa il 50% degli adolescenti obesi rischia di esserlo anche da adulto; quali sono, dunque, le cause e le conseguenze di queste condizioni in età pediatrica? Sarà il Prof. Andrea Pession -  Direttore Responsabile Pediatria del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna - a raccontarlo, soffermandosi su quali sono i nutrienti essenziali e quali le sane abitudini da non trascurare. Insieme a lui, il Prof. Emilio Franzoni - Direttore Responsabile Neuropsichiatria infantile del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna e massimo esperto dei disturbi del comportamento alimentare - il quale aiuterà ad indagare anche le cause psicologiche dell’obesità infantile e la difficoltà di molti genitori ad osservare con obiettività la situazione dei figli, tendendo a scambiare attraverso il cibo sentimenti quali amore, rabbia o dipendenza. Infine, tra i relatori medici, il Prof. Sergio Pecorelli - Professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università degli Studi di Brescia - il quale racconterà l’importanza dei primi 1000 giorni di vita, dalla gravidanza, quindi, ai due anni del bambino, periodo fondamentale per il suo sviluppo psico-fisico futuro. crescere in salute

Invia le tue domande ai relatori e incontra Marco Bianchi

Nella splendida cornice dell’Oratorio di San Filippo Neri a Bologna, il convegno gratuito “La salute si impara da piccoli. Corretti stili di vita per #CrescereInSalute”, sarà anche un’occasione speciale per conoscere in anteprima i dati della ricerca Nomisma sulle mense scolastiche e l’alimentazione dei giovani in Italia, grazie all’intervento di Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence della storica società di consulenza. Non mancherà anche l’intervento di un ospite d’eccezione, il Food Mentor Marco Bianchi, divulgatore scientifico per Fondazione Veronesi, papà, volto televisivo e chef da sempre attento alla promozione di corretti stili di vita, il quale per l’occasione si tratterrà anche a fine convegno per firmare il suo nuovo libro “La mia cucina delle emozioni”, in uscita il 6 Settembre. A Marco Bianchi, come a tutti gli altri relatori, sarà possibile porre delle domande sulla salute dei propri figli, in diretta, oppure anticipandole attraverso la pagina dedicata convegnounisalute.it, dove troverete anche tutte le informazioni per iscriversi e partecipare all’incontro gratuito dell’8 settembre 2018. “Invito tutte le famiglie a partecipare a questo momento di incontro e confronto, perché ci consente di poter diffondere con grande forza, anche tra i giovanissimi, la cultura di un corretto stile di vita, fatto di alimentazione sana e movimento”, ha dichiarato Fiammetta Fabris, amministratore delegato di UniSalute. “Questo momento di riflessione si inserisce tra le tante azioni che da anni sviluppiamo per favorire buone abitudini di vita per le famiglie. Educare ed informare alla prevenzione significa sensibilizzare al fatto che le scelte che caratterizzano le nostre abitudini quotidiane, fin dall’infanzia, incidono sullo sviluppo di numerose malattie nel futuro.” L’8 settembre, a Bologna, esperti di nutrizione infantile e pediatri riporteranno i risultati degli ultimi e più innovativi studi di settore, che ci aiuteranno a comprendere quali sono i corretti stili di vita nell’infanzia. Se non potete partecipare, potrete seguire la diretta streaming sulla pagina Facebook dell’evento. Quali sono i vostri dubbi sulla sana alimentazione dei bambini? Parteciperete al convegno?" target="_blank" rel="nofollow">la salute si impara da piccoli “È importante partire da una considerazione - spiega la professoressa Staiano - non esiste un peso ideale del bambino tout court, poiché ciò che leggiamo sulla bilancia va sempre messo in relazione con l’altezza”. Ciò è valido anche per gli adulti, ma è particolarmente importante considerarlo per i bambini dalla nascita fino ai 20 anni. La crescita è continua ed è normale, quindi, che non esista un peso “giusto” per ogni età, fase o altezza, “esiste piuttosto un range di peso normale, definito appunto normopeso, che consente al bambino di crescere in buona salute.”

Come si calcola il peso ideale dei bambini

“Per effettuare una valutazione opportuna - aggiunge la pediatra - bisogna prendere in considerazione vari parametri antropometrici che comprendono peso, altezza e il calcolo della massa corporea, ma solo a partire dal secondo anno di vita del bambino.” Prima, infatti, è sufficiente prendere in considerazione soltanto il peso corporeo, la statura e il rapporto tra i due.” A partire dal compimento dei due anni, invece, si inizia a calcolare l’indice di massa corporea, o Body Mass Index abbreviato spesso in BMI. “Questo valore è dato dal rapporto tra il peso in kg del bambino diviso l’altezza in metri quadrati.”
Di qui, come spiega l’intervistata, si può calcolare il percentile, ovvero la scala di riferimento dei parametri normali basati su delle curve di crescita generate dall’osservazione della popolazione sana dalla nascita ai 20 anni. In questo modo, il pediatra può rilevare se il bambino è normopeso oppure no: “Se il BMI è inferiore al quinto percentile della scala dei valori allora è tutto a posto. La condizione di sovrappeso, invece, subentra quando il valore è compreso tra l’85° e il 95° percentile, mentre l’obesità si ha quando il dato supera anche il 95° percentile.” Sebbene questo sia il metodo più attendibile dal punto di vista medico e scientifico, nella quotidianità si può calcolare il peso ideale anche seguendo una scorciatoia: “Si parte sempre dal rapporto tra peso e altezza, ma anziché calcolare il BMI, si utilizza il dato del 50esimo percentile per l’età staturale. In pratica, se il bimbo ha 3 anni ed è alto 80 cm, andremo a guardare (con il pediatra, ndr) qual è il peso che corrisponde al 50esimo percentile per quell’altezza a quell’età.” Si tratta, come sottolinea la pediatra, di un metodo più approssimativo rispetto al calcolo dell’indice di massa corporea, ma che può risultare utile per tenere costantemente sotto controllo il peso di un bambino o di una bambino. Utile ugualmente per provare a capire se è sottopeso, normopeso, sovrappeso o addirittura obeso. peso e altezza bambini

Cosa fare? I consigli della pediatra

Confrontarsi in maniera costante con il medico fa sì che, qualsiasi sia il peso del bambino o della bambina, sia possibile agire per riportarlo nel range normale. “Prima di tutto, però, bisogna capire quali sono le cause del sottopeso o del sovrappeso: nel primo caso potrebbe essere uno scarso introito calorico, o forse una perdita determinata da un malassorbimento. Le ragioni possono essere diverse, e vanno indagate per poter agire di conseguenza. Ciò è importante naturalmente anche in caso di sovrappeso perché molto spesso con una dieta idonea si può concretamente prevenire l’obesità che, al contrario, è molto complessa da controllare e curare quando conclamata.”

Primi anni e adolescenza: i momenti cruciali per il peso

Monitorare il peso dei figli è un’attività da seguire con cura poiché le conseguenze di un’alterazione, spesso, emergono soltanto più tardi. Ci sono due momenti cruciali durante i quali la soglia di attenzione non deve calare: “nel primo anno di vita, normalmente il peso può triplicare, mentre tra il primo e il secondo anno il bambino tendenzialmente cresce molto in lunghezza. Questi passaggi sono fondamentali.” peso bambini primo anno Altrettanto rilevante è la fase di passaggio dalla pre pubere all’adolescenza che si può individuare prontamente osservando come l’altezza inizi a crescere in maniera più veloce. “È importante continuare a fare i bilanci di salute - riflette l’intervistata - senza abbandonare i ragazzi che hanno compiuto 12 o 14 anni.” In questa fase, solitamente si presta più attenzione all’altezza, sottovalutando il peso, ma questa leggerezza potrebbe costare caro. “L’eccesso ponderale, infatti, può essere precursore di malattie nell’adulto, mentre il deficit può essere spia di problemi di tipo alimentare.” Imprescindibile, dunque, il confronto costante con il pediatra che può seguire i bambini dalla nascita fino ai 20 anni. Proprio ai più giovani ha pensato anche UniSalute che ha recentemente lanciato una nuova polizza assicurativa chiamata Protezione Famiglia che, per i minori di 18 anni, prevede l’opportunità di realizzare un programma alimentare e sportivo personalizzato con l’obiettivo di prevenire l’obesità e le patologie che ne conseguono. Conoscevate questa opportunità e come calcolare il peso ideale dei bambini?" target="_blank" rel="nofollow">colazione, ci siamo già occupati, grazie al contributo del dietista Francesco Arcidiacono, oggi ci dedichiamo alle merende estive. Come scegliere le soluzioni più sane per i bimbi? È meno complicato di quello che sembra, anche grazie alle ricette che ci suggerisce.

Merende estive: i consigli per i genitori

merenda estiva bambini frutta Gli spuntini di metà mattina e metà pomeriggio sono appuntamenti fondamentali per assicurare ai bambini, ma anche agli adulti, una dieta sana e bilanciata. “Consideriamo - spiega Arcidiacono - che le merende rappresentano in media il 5/10% del fabbisogno energetico giornaliero: non ci sono nutrienti o ingredienti che debbono esserci in maniera tassativa, è forse più importante sottolineare cosa evitare.” Preparare le merende estive in casa, scegliere ingredienti semplici e sani, prestare attenzione alle etichette di quanto acquistiamo al supermercato e, soprattutto, non dimenticare mai l’acqua: questi, in sintesi, i consigli del dietista che, sottolinea, “meglio evitare prodotti con liste di ingredienti lunghissime. Più un cibo è semplice, più possiamo controllare gli ingredienti e più è probabile che il risultato sia effettivamente uno spuntino sano.” Da escludere, se possibile, anche gli alimenti industriali ricchi di zuccheri semplici e grassi saturi. “Senza dimenticare che la merenda va inserita in un contesto giornaliero che dev’essere equilibrato, motivo per cui suggerisco di puntare sulla frutta che spesso viene dimenticata e che, invece, è fondamentale.”

A tutta frutta e attenzione alla corretta idratazione

La frutta, dunque, dovrebbe essere l’alimento principale degli spuntini, soprattutto d’estate quando, per ragioni climatiche, è importante assicurarsi che il bambino sia idratato correttamente. “Da un lato quindi - continua Arcidiacono - potete sbizzarrirvi con la frutta di stagione, dall’altro ricordate di non dimenticare mai l’acqua. Spesso i bambini quando giocano o fanno sport si dimenticano di bere, ragion per cui una bottiglietta o una borraccia da mezzo litro non deve mai mancare nelle merende estive.”

Ricette sane per merende estive gustose

yogurt e frutta merenda “In termini di fabbisogno nutrizionale, non ci sono differenze significative tra l’estate. Però, visto il caldo, è consigliato di proporre ai bambini spuntini freschi a base di frutta fresca, frutta secca e yogurt.” Tra le soluzioni che propone il dietista c’è la classica macedonia, un frutto fresco facile da trasportare e che non ha bisogno di strumenti per essere mangiato come la banana o la pesca, o anche alcune preparazioni a base di yogurt. Tra le merende estive che si possono preparare in casa, alternative sane e gustose sono:
  • Yogurt magro addizionato con frutta fresca di stagione tagliata a tocchetti
  • “Gelato” fatto in casa con frutta fresca congelata e poi frullata, aggiunta allo yogurt magro
  • Una o due fettine di pane integrale con la marmellata
  • “Budino” a base di ricotta a cui si può aggiungere un cucchiaino di zucchero, meglio se integrale di canna, e cacao amaro, mescolando tutto bene e servendo al cucchiaio. La stessa ricetta si può replicare anche con la marmellata
  • Panino integrale con il miele
  • Pezzo di parmigiano reggiano al naturale
  • Spremuta di frutta addizionata con ghiaccio.
“Per non annoiare i bambini - aggiunge il dietista - è una buona idea quella di alternare proposte diverse, provando anche soluzioni salate come una semplice bruschetta di pane integrale con pomodorini, origano e olio EVO.” L’importante è, per quanto possibile, prediligere spuntini preparati in casa piuttosto che acquistati. “Se non c’è alternativa, possiamo ricorrere anche alla frutta secca, più comoda anche da trasportare, oppure alle chips di frutta, prestando attenzione agli ingredienti: l’alimento disidratato va bene, ma se dovessimo accorgerci che ci sono molti zuccheri aggiunti, allora è meglio evitare.”

Prepararle insieme per gustarle meglio

preparare la merenda coi bambini D’estate, dunque, la frutta rappresenta l’alimento principale per delle merende estive sane e fresche, ma - come molti genitori sanno bene - non sempre i più piccoli gradiscono. Preparare queste semplici ricette insieme, però, può essere una buona strategia per far mangiare la frutta ai bambini: “inoltre possiamo anche camuffarla in frullati e gelati artigianali. Spesso il rifiuto nei confronti di questi alimenti è aprioristico di fronte alla forma della frutta, nasconderla può essere un primo tentativo da fare che, se dovesse funzionare, potrebbe aiutarci ad abituare i figli a alimenti fondamentali.” Da non sottovalutare anche l’importanza del buon esempio: come spiega Arcidiacono, infatti, i primi a gradire questo tipo di merende estive sane dovrebbero essere i genitori. “Abituarsi a questo tipo di spuntini e a bere molta acqua è come mettere un’ipoteca sul futuro sano dei figli.” merenda pane e marmellata

Quali rischi?

Infatti, inserire almeno 2 / 3 porzioni di frutta al giorno dovrebbe diventare la normalità per tutti, visti i concreti benefici che una dieta bilanciata, abbinata al movimento costante, ha sull’organismo. Trascurare la qualità degli spuntini può comportare anche delle conseguenze sulla salute. “In primo luogo - riflette il dietista - dobbiamo tenere in considerazione il fatto che le abitudini alimentari scorrette sono molto difficili da modificare in seguito e più si insinuano nel bambino, peggio è.” Mano a mano che diventa “normale” il sapore delle merendine o delle bevande zuccherate, ci si abitua a sapori molto forti e difficili da trovare negli alimenti al naturale: “inoltre ci si adatta ad un senso di sazietà basso che tende a portare a mangiare di più, eccedendo con le calorie e aumentando il rischio di sovrappeso.” Problematica da non sottovalutare poiché al sovrappeso e all’obesità sono connesse patologie, anche gravi, per cui la prevenzione è un’arma imprescindibile. Per questa ragione UniSalute ha scelto di includere nella polizza assicurativa Protezione Famiglia Ragazzi un programma di prevenzione dell’obesità infantile che prevede un programma personalizzato dedicato inclusivo di una dieta bilanciata e sana. Quali sono le vostre merende estive salutari preferite?" target="_blank" rel="nofollow">merende estive L’asma è una delle malattie più diffuse nell’infanzia, ma nonostante questo sono ancora frequenti i casi nei quali non viene riconosciuta dai primi segnali. Tra di essi, i più frequenti sono tosse e respiro sibilante, disturbi spesso presenti già nei primi anni di vita, talvolta associati ad una semplice infezione delle vie respiratorie e, dunque, curati come tali, senza ottenere i risultati sperati. Dal punto di vista anatomico, ciò che accade in un soggetto asmatico è che le vie respiratorie di restringono transitoriamente, rendendo difficile l’espirazione. Questo stato può essere occasionale o duraturo nel tempo. In generale, si sottolinea come chi soffre di questa patologia abbia un apparato bronchiale particolarmente sensibile agli agenti presenti nell’aria. Si manifesta sotto forma di “attacchi” che possono essere scatenati da infezioni delle vie respiratorie, da una situazione di stress fisico, ma anche da uno stato di instabilità psicologica. Solitamente si risolvono in breve tempo, ma possono essere anche molto violenti, ragion per cui è sempre necessario intervenire con un farmaco, solitamente un broncodilatatore, e supportando il bambino nell’azione di regolazione del respiro, seguendo le indicazioni di un medico. Il fatto che sia fondamentale non sottovalutare gli attacchi d’asma evidenzia come sia altrettanto imprescindibile riconoscere la malattia e, con il supporto di uno specialista, valutarne la gravità e individuare la terapia più corretta.

Diagnosi e cura dell’asma infantile: 1 caso su 2 è fuori controllo

asma infantile Proprio questo è ciò che, secondo la Siaip non accade: lo studio evidenzia come nel 55% dei casi, l’asma nei bambini non viene controllata in assoluto o solo parzialmente. Le ragioni individuate sono diverse: da un lato, ci sono i timori riguardo agli effetti collaterali dei farmaci impiegati per contrastare gli attacchi, dall’altro il mancato riconoscimento dei sintomi. I ricercatori hanno osservato, con preoccupazione, come questo mancato controllo sia legato anche ad un rapporto di sfiducia tra genitori e pediatri: ci sono spesso casi di interruzione del trattamento senza far riferimento al proprio medico curante, così come errori nella somministrazione della terapia determinati da una comunicazione inefficace. Infine, sempre secondo le anticipazioni del report “ControL’Asma”, nei bambini di età compresa tra 0 e 4 anni, l’asma viene sotto-diagnosticata: spesso si attribuiscono i sintomi a delle semplici infezioni respiratorie, effettivamente molto frequenti in questa fascia.

Quali sono fattori di rischio?

allergie pollini Evitare di sottovalutare il problema è, dunque, una priorità. Per questa ragione, è importante in primo luogo considerare quali possono essere i fattori di rischio che possono portare allo sviluppo dell’asma nei bambini. Molto spesso una componente determinante è quella genetica: se un genitore o un fratello soffre di un qualche tipo di allergia, aumenta la probabilità per il bambino di soffrire di asma. Inoltre, anche l’esposizione ad allergeni come acari, polvere o pelo di animale, oppure al fumo può rappresentare un fattore di rischio. La combinazione di fattori individuali e ambientali può facilitare la comparsa della malattia nel bambino, ma i pediatri sottolineano come ciò non debba portare il genitore a evitare che abbia una vita normale. Al contrario, è importante non ritardare l’ingresso a scuola né eliminare occasioni di confronto e gioco con i coetanei: piuttosto il consiglio è quello di spiegare sempre agli insegnanti, agli educatori o a qualsiasi adulto che sia responsabile dei bambini, qual è la situazione di quello asmatico, quali sono i farmaci da utilizzare e che strategie attuare nel caso di un attacco.

L’asma come conseguenza dell’obesità

L’asma non trattata in maniera corretta quando il bambino è piccolo, soprattutto se presenta già sintomi gravi, ha una alta probabilità di continuare anche durante l’adolescenza, provocando anche alcuni disagi di tipo psicologico poiché il bimbo cresce sentendosi “diverso”. Tra i fattori di rischio per l’asma negli adolescenti, oltre a quelli già elencati, si aggiungono la precocità dello sviluppo sessuale, le frequenti sinusiti e l’obesità. [caption id="attachment_9944" align="aligncenter" width="600"]Obesità infantile asma Dmitriy Protsenko/gettyimages.it[/caption] Come accade anche nel caso di BPCO cronica, questa patologia alimentare può peggiorare la capacità respiratoria dell’organismo a causa dell’accumulo di grasso addominale, ma non soltanto. Infatti, l’obesità rappresenta uno stato di infiammazione cronica dell’organismo che, di conseguenza, è meno pronto a reagire efficacemente a stimoli esterni come possono essere, tra gli altri, gli allergeni.

Come controllare e riconoscere l’asma nei bambini: il decalogo dei pediatri

Per evitare che la malattia peggiori nel corso degli anni e che venga sottovalutata, la Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili ha redatto un decalogo per i genitori. In dieci punti, infatti, vengono riassunte le regole d’oro che tutti dovrebbero tenere a mente nell’osservare la salute dei propri figli, attivandosi ai primissimi sintomi che potrebbero far riferimento all’asma.
  1. Conoscere e riconoscere i sintomi asmatici.
  2. Informarsi per sapere cosa fare nel caso si manifestino: intervenire prontamente in caso di attacco e consultarsi con il proprio pediatra per valutare l’efficacia della terapia.
  3. Essere consapevoli della “terapia del bisogno”, ovvero degli step da seguire in caso di attacco d’asma, concordati con il medico curante.
  4. Adattare lo stile di vita familiare idoneo alle esigenze del bambino che soffre di asma, evitando la sedentarietà, un’alimentazione scorretta e l’esposizione al fumo.
  5. Imparare ad utilizzare gli aerosol dosati per somministrare la terapia al bambino.
  6. Sapere quando è necessario rivolgersi al Pronto Soccorso: in generale, ciò è fondamentale quando i sintomi sono presenti sempre, notte e giorno, e accompagnati da difficoltà a parlare e inefficacia delle terapie prescritte dal medico.
  7. Prevenire ed evitare i fattori scatenanti.
  8. Seguire con costanza la terapia: lo scopo, infatti, è quello di contrastare e controllare l’asma che si configura come una malattia infiammatoria cronica, ragion per cui non bisogna mai abbassare la guardia.
  9. Conoscere l’effetto e lo scopo dei singoli farmaci prescritti dal pediatra.
  10. Rivolgersi regolarmente al medico per monitorare le funzionalità respiratorie del bambino.
Monitorare la salute dei propri figli è ancora più facile e sicuro, se scegliamo di affidarci alla sanità integrativa. UniSalute ha recentemente lanciato Protezione Famiglia Ragazzi, una nuova polizza assicurativa pensata per bambini e adolescenti dai 4 ai 18 anni che dedica una particolare attenzione allo stile di vita, all’alimentazione sana, allo sport e ad un adeguato supporto psicologico nelle fasi della crescita. Grazie al programma di prevenzione dell’obesità infantile che, come abbiamo visto, rappresenta un fattore di rischio anche per l’asma nei bambini e negli adolescenti, gli specialisti convenzionati seguiranno lo sviluppo dei figli proponendo un programma personalizzato, utile anche dal punto di vista della prevenzione. Uno strumento in più per evitare di perdere il controllo dell’asma, conoscevate i fattori di rischio?   Fonti: - salute.gov.it - siaip.it - simri.it" target="_blank" rel="nofollow">Okkio alla Salute, iniziativa del Ministero della Salute che prevede la sorveglianza e la raccolta di informazioni sugli stili di vita dei bambini della scuola primaria, sul loro stato ponderale e sui progetti scolastici che favoriscono una nutrizione sana e uno stile di vita attivo. I dati raccolti evidenziano un trend positivo: sovrappeso e obesità infantile stanno lentamente, ma costantemente diminuendo, merito di una rinnovata e costante attenzione sul tema. Anche la dimensione psicologica gioca un ruolo poco indagato, ma cruciale e per questa ragione abbiamo intervistato le dottoresse Chiara Casalini e Giulia Salardini dei Centri Medici UniSalute.

Esistono delle cause psicologiche del sovrappeso?

sovrappeso cause Il sovrappeso rappresenta un problema associato a uno stile di vita sedentario e a una dieta poco sana, ma esistono anche conseguenze e concause di tipo psicologico. I paradigmi attuali in tema di prevenzione dell’obesità infantile sembrano indicare come sia opportuno e cruciale considerare anche le variabili emotive e relazionali implicate nella regolamentazione dei comportamenti alimentari e del peso. “Ciò che sembra importante sottolineare - spiegano le dottoresse - è che il sovrappeso e l’obesità affondano le loro radici all’interno una difficoltà dei bambini a riconoscere e gestire le proprie emozioni che talvolta placano attraverso il cibo.” Proprio la famiglia è il primo nucleo dove un’attenzione particolare alla dimensione psicologica può fare la differenza, come abbiamo visto parlando anche di quanto sia importante mangiare con i bambini proprio per innescare alcuni meccanismi positivi, utili sia dal punto di vista della salute che dal punto di vista sociale. In altre parole le dottoresse spiegano come possono essere particolarmente dannosi quei modelli familiari in cui gli impegni quotidiani fanno sì che le reazioni emotive dei figli vengano “spente” attraverso il cibo. Mangiare, e far mangiare i bambini, diventa una specie di “coperta sul fuoco”, uno stratagemma per rispondere in maniera immediata a dei bisogni che andrebbero affrontati in maniera più efficace. “Capita che i genitori stessi - precisano le intervistate - siano in difficoltà nel riconoscere e gestire le proprie emozioni.” Il rischio è che questa tendenza si evolva causando conseguenze come, per esempio, il sovrappeso nei bambini: “nel lungo termine, infatti, questi bambini non riescono ad apprendere modalità diverse e più funzionali di regolazione emozionale e tendono a ricercare il cibo per placare le loro emozioni.”

Come prevenire il sovrappeso dal punto di vista psicologico

obesità infantile Proprio perché la questione è molto delicata e non semplice da individuare, è fondamentale prestare attenzione ad una serie di commenti e atteggiamenti che potrebbero essere dannosi. In particolare, dovremmo osservare l’attitudine “sociale” dei figli: “In bambini tendenti al sovrappeso dovrebbero metterci in guardia tutte le difficoltà ad intrattenere relazioni con i pari che può portare il bambino a trascorrere il suo tempo libero da solo, magari davanti alla televisione o al PC.” Attenzione anche ai bambini “troppo bravi”, sottolineano le psicologhe e psicoteapeute, definendo così quei bambini che sono spesso silenziosi, che sembrano adattarsi ai cambiamenti senza particolare disagio e soprattutto senza richiedere l’aiuto degli adulti di riferimento. “I bambini, come gli adulti, si trovano infatti a dover affrontare quotidianamente situazioni stressanti: piccoli o grandi cambiamenti, il confronto con i coetanei, le prove scolastiche o sportive, i cambiamenti del corpo. Tutto ciò determina reazioni emotive fisiologiche utili a fronteggiare gli eventi.” Se i genitori e, più in generale, tutti gli adulti intorno ai bambini non riescono ad individuare e dare valore all’emozione che essi provano, il risultato è che impareranno a evitarle con qualsiasi mezzo abbiano a disposizione. “In questo senso uno di quelli che ricorrono più spesso, proprio perché più naturale, è il cibo.”

Sostenere i figli, i consigli delle psicologhe

Come abbiamo visto riflettendo su come aumentare l’autostima nei bambini, l’ascolto e un dialogo attivo e costruttivo tra genitori e figli è un elemento imprescindibile per consentire a tutti di esprimere in maniera “sana” le proprie emozioni, riducendo quindi il rischio di proiettarle e sublimarle altrove o attraverso il cibo. In secondo luogo, “è importante - spiegano le dottoresse Casalini e Salardini - offrire un modello sano pranzando insieme, mangiando porzioni adeguate di frutta e verdura ed esplorando la grande varietà di alimenti.” Ma non soltanto: i genitori non dovrebbero dare ai figli solo i cibi che preferiscono per evitare possibili discussioni, ma permettere ai ragazzi di comprendere quando sono affamati e quando sono sazi. Dal punto di vista psicologico le protagoniste sono ancora le emozioni, che andrebbero incoraggiate ed espresse senza averne paura. “Per questo non è consigliabile impiegare il cibo come conforto nel momento in cui il bambino mostra un’emozione che lo fa soffrire, bensì in questi casi è più utile ascoltarlo, facendoci raccontare cosa sia successo prima di questa attivazione per aiutarlo a contestualizzare, e a darle un nome.” Capire, dunque, da dove arrivi un’emozione e definirla è già di per sé rassicurante.

prevenzione obesità infantile Come modulare l’atteggiamento secondo l’età

Mano a mano che crescono i bambini raggiungono poi fasi di maturazione, consapevolezza ed emozioni molto differenti e, per questo motivo, i genitori possono adottare degli atteggiamenti leggermente differenti per rispondere a questi cambiamenti in maniera efficace. Con i bambini più piccoli, per esempio, è certamente utile coinvolgerli nell’acquisto o nella preparazione dei cibo, in modo che apprendano un corretto stile alimentare attraverso l’esperienza del gioco. Per i più grandi, invece, le psicologhe consigliano di cercare insieme informazioni scientificamente attendibili a sostegno di una dieta sana e di una pratica sportiva regolare. “L’arma più potente che hanno i genitori è l’esempio - sottolineano le intervistate - e questo è valido per tutte le età e si applica sia nella scelta di un’alimentazione sana, sia nella conduzione di uno stile di vita caratterizzato da un’attività fisica regolare, sia per ciò che concerne la regolazione emotiva.” Come spiegano molto chiaramente le psicologhe, vedere un genitore che prova un’emozione e che riesce a gestirla, risollevandosi dopo il tempo necessario, è un’esperienza fondamentale per i bambini. Questo dà loro l’occasione preziosa di costruire dentro di sé l’idea che provare emozioni può essere doloroso, ma è normale ed è possibile non esserne sopraffatti. Stile di vita, alimentazione sana, sport e un adeguato supporto psicologico sono, dunque, gli elementi chiavi affinché i bambini crescano in salute. Talvolta può essere utile in questo tutt’altro che semplice impegno un sostegno esterno da parte di esperti e specialisti: la nuova polizza assicurativa di UniSalute, Protezione Famiglia Ragazzi, pensa proprio a questo. Offre, infatti, un programma personalizzato curato dai medici convenzionati che include un percorso per migliorare l’alimentazione e l’attività motoria in ottica preventiva. Pensate che potrebbe essere utile?  " target="_blank" rel="nofollow">Obesità bambini cause psicologiche Sempre più al centro dell’interesse dei genitori è anche la cosiddetta sana e robusta costituzione dei ragazzi: come abbiamo visto in un altro articolo del nostro blog, è sempre più diffusa l’abitudine di rivolgersi a pediatri e dietologi per controllare le variazioni di peso e di statura dei ragazzi, e sottoporli agli accertamenti clinici necessari prima dell’avvio di una qualsiasi attività sportiva, a scuola o fuori casa. Soprattutto in fase pre-adolescenziale, è infatti fondamentale monitorare attentamente i cambiamenti psicofisici: si tratta di un periodo in cui la composizione corporea e le abitudini di vita si modificano repentinamente, al punto da essere indicata come l’età migliore per cominciare un percorso di prevenzione nei confronti di patologie invalidanti come l’obesità e il diabete.

Combattere l’obesità infantile per prevenire le malattie cardiovascolari

disordine alimentare bambini È quindi utile affidarsi a una consulenza specifica non soltanto in presenza di un evidente disordine alimentare; solo uno specialista potrà infatti rilevare un’eventuale tendenza all’obesità nel bambino o nel ragazzo e, di seguito, suggerire una strategia alimentare per approvvigionare il fisico di tutti i nutrienti essenziali che gli consentiranno di svolgere le attività quotidiane in sicurezza. Un monitoraggio del sovrappeso in fase pre-puberale appare cruciale soprattutto alla luce degli ultimi risultati del Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie del nostro Istituto Superiore di Sanità, che nel 2017 ha ribadito come l’obesità infantile sia correlata con un maggior rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari in età adulta.

La formula perfetta per la salute dei più piccoli

Da sempre, UniSalute è vicina ai genitori con agevolazioni studiate per aiutarli a crescere i propri figli in salute (pensiamo, per esempio, a UniSalute Dentista Junior, che rende più sostenibili i costi del dentista dando accesso a tariffe agevolate in molti studi convenzionati). Inoltre, grazie alla tecnologia, diventa più semplice per le famiglie proporre ai più piccoli dei veri e propri percorsi di benessere: da questa intuizione sono nate l’app UniSalute Junior e Protezione Famiglia Ragazzi, il nuovo piano assicurativo che integra la consueta assistenza pediatrica con consulti specialistici e con un percorso di rieducazione al benessere divertente e semplice da seguire. Tra i servizi compresi nella sottoscrizione troviamo: unisalute dentista junior
  • la prima visita pediatrica
  • un consulto dietologico preliminare
  • un questionario ad hoc per valutare lo stile di vita del bambino
  • un rimborso fino a 20€ della visita medica per attività sportiva
  • Il Pediatra Risponde, un servizio di consulenza dedicato a informazioni o chiarimenti sulla salute del bambino.
Non è tutto: sia all’interno che fuori dalle strutture convenzionate, Protezione Famiglia Ragazzi garantisce un indennizzo per le spese sanitari in caso di ricovero e uno sconto del 10% sulla sottoscrizione, se si decide di assicurare più minori nella stessa famiglia. Fare le scelte giuste per la salute dei nostri figli non è sempre semplice; per questo motivo è necessario il supporto di specialisti che ci aiutino a farli crescere in salute." target="_blank" rel="nofollow">assicurazione bambiniDurante l’età evolutiva, l’attenzione di genitori e pediatri è concentrata sulla delicata fase in cui il bambino acquisisce e perfeziona le abilità psicomotorie che lo accompagneranno nella sua vita adulta. Se nostro figlio incontra qualche difficoltà nell’affrontare una o più sfide di questo periodo complesso, tendiamo quindi a ricercare il supporto di specialisti: è più che giustificabile, dal momento che la crescita impone al corpo e alla mente ritmi di sviluppo molto serrati. Del resto, le neuroscienze indicano nella coordinazione motoria il perfetto equilibrio tra benessere fisico e psichico. Per questi motivi, vogliamo dedicare questo articolo alle connessioni tra movimento e sviluppo sensoriale durante la crescita; vedremo insieme anche gli esercizi di coordinazione motoria per bambini più indicati e più utili a rafforzare in loro la consapevolezza del proprio corpo.

Allenare il corpo rende più intelligenti?

esercizi bambini   Sebbene l’ultimo decennio abbia fatto registrare valori positivi rispetto alla pratica sportiva tra i bambini nel nostro paese, un’indagine condotta nel 2016 in alcune scuole primarie e secondarie dall'
Istituto Superiore di Sanità ha rilevato che il 14% dei bambini non pratica sport e che soltanto il 24% di essi partecipa attivamente all’ora di educazione fisica. Sappiamo come questo, insieme ad un'alimentazione inadeguata, possa costituire un fattore di rischio per patologie come l’obesità e il diabete; ma quanto incide l’inattività fisica sul corretto sviluppo della coordinazione motoria? Nella misura in cui il movimento fisico è direttamente connesso all’incremento della motricità nel bambino, ne consegue che l’intero piano neurofiosiologico è interessato dagli effetti benefici del movimento abituale. In altre parole, l’età evolutiva è il periodo in cui la nostra mente integra l’automatismo degli schemi motori che si autorappresenterà, inconsciamente, per tutta la vita. È quindi importante non scindere lo sviluppo corporeo da quello mentale ma, anzi, incentivare il bambino a praticare sia l’attività sportiva strutturata che quella libera, così da favorire l’elaborazione corretta degli stimoli sensoriali provenienti contemporaneamente dall’ambiente esterno e dal proprio corpo. Lo sport e il gioco all’aperto contribuiscono direttamente, infatti, a perfezionare il controllo corporeo e la coordinazione motoria, migliorando:
  • la tenuta del tessuto muscolo-scheletrico e la postura;
  • le funzionalità endocrina e cardiovascolare;
  • la qualità del sonno;
  • le percezioni uditive, tattili e visive;
  • l’autostima e l’emotività.
Il compimento dello sviluppo psico-motorio di base avviene infatti diversi anni dopo i primi passi: si stima che soltanto tra i 6 e i 10 anni il bambino acquisisca definitivamente il pieno controllo delle proprie abilità motorie e psichiche. Grazie allo sport, i più piccoli hanno quindi la possibilità di esplorare ampiamente le proprie possibilità fisiche, condividendo successi e sconfitte e provando a superare i propri limiti sul campo, insieme a compagni di giochi, familiari e animali domestici. Ma esistono esercizi specifici per migliorare la coordinazione motoria? Naturalmente sì: scopriamo in cosa consistono.

Esercizi per coordinazione motoria bambini: come intervenire

esercizi coordinazione bambini Se ci accorgiamo che il nostro bambino presenta difficoltà evidenti a programmare alcuni movimenti corporei o a prolungare una comune attività fisica, è opportuno prevedere un consulto che esamini innanzitutto il quadro di salute generale: in quanto carenza di tipo neuropsicomotorio, il disturbo della coordinazione motoria necessita di una diagnosi che tenga conto dell’intera storia evolutiva del piccolo paziente. In molti casi, la disprassia (un incedere scoordinato o una lentezza nei movimenti) si associa ad altri disturbi specifici dell’apprendimento, come la dislessia e la disgrafia: tra le conseguenze, si registra un deficit di autostima che spinge il bambino a inibire ulteriormente azioni fisiche e iniziative personali. Un percorso di osservazione e terapia è quindi consigliabile al fine di monitorare la fluidità dei movimenti del corpo e la velocità di reazione agli stimoli esterni: il trattamento neuropsicomotorio ha infatti elevate possibilità di successo se intrapreso in età evolutiva. Generalmente, gli esercizi di coordinazione motoria che il terapista propone al bambino contemplano l’utilizzo di tutti i distretti muscolo-scheletrici (cranio, tronco, arti superiori e inferiori) al fine di individuare con precisione le aree di intervento terapeutico. Affinché il bambino reintegri gli schemi di movimento nella vita quotidiana, sono considerati particolarmente efficaci alcuni esercizi e pratiche di gioco.

Giochi con la palla

sport per bambini Ideali per migliorare sia la coordinazione che il senso dell’equilibrio, i giochi con la palla sono innumerevoli, versatili e adatti a ogni fase dell’infanzia. Oltre ad affinare le capacità oculari e manuali, l’esercizio del lancio e quello della presa consentono di perfezionare sia la mira che la rapidità del movimento; i giochi di squadra, poi, insegnano a misurare l’intensità attraverso il rispetto degli spazi e dei tempi e a bilanciare le azioni fisiche in base al proprio ruolo.

Costruire e modellare

sviluppo coordinazione bambini   Aiuto fondamentale nei casi di disprassia, le costruzioni sono un modo creativo e istruttivo per stimolare la coordinazione occhio-mano. Alle prese con miniature, mattoncini e materiali auto-modellanti, i bambini imparano ad associare azioni e movimenti alle forme e agli spazi, con in più l’opportunità di migliorare la capacità di affrontare piccoli ostacoli affinando le tecniche manuali.

 Il canto e la danza

psicomotricità esercizi bambini Tra le varie funzioni della musicoterapia, sono noti i suoi effetti positivi sui disturbi psicomotori. Oltre a favorire la partecipazione, attività come i balli di gruppo e il karaoke sono infatti particolarmente indicate per il trattamento dei problemi di coordinazione gestuale e vocale, favorendo l’auto-percezione fisica e la capacità espressiva.

E se mio figlio è pigro?

sviluppo coordinazione motoria bambini Esattamente come gli adulti, anche i più piccoli vanno incontro a periodi di stress o di leggera apatia che possono indurli a voler trascorrere più tempo tra le mura domestiche, magari impegnati in attività che non comportino uno sforzo fisico eccessivo. Se tale periodo non si prolunga, allarmarsi non è necessario; qualora uno stile di vita scorretto diventi invece l’abitudine, è fondamentale correggere il tiro sforzandosi di rendere appetibili tanto l’attività fisica in generale quanto eventuali esercizi di miglioramento della coordinazione motoria. Ma è possibile giocare, imparare e al contempo stare in movimento, il tutto senza troppo sforzo? La risposta è sì, con un po’ di tempo a disposizione e gli strumenti giusti, naturalmente. Si può cominciare da UniSalute Junior, la app gratuita firmata UniSalute e Disney che invita i bimbi al movimento attraverso quiz interattivi, curiosità e sfide graduali. Grazie ai loro beniamini del grande schermo, i più piccoli avranno a disposizione (sul loro smartphone o su quello di mamma e papà) un vero e proprio percorso di crescita in salute, che renderà il movimento e l’alimentazione equilibrata avvincenti come un film d’animazione. Un ulteriore supporto ai genitori è quello di Protezione Famiglia Ragazzi, la polizza sanitaria di UniSalute pensata su misura per i più piccoli: prevede, infatti,  la possibilità di far studiare un programma personalizzato di alimentazione ed attività motoria per bambini e adolescenti, mirato alla prevenzione di sovrappeso e obesità, ma anche alla promozione di uno stile di vita sano e salutare. P.S.: al termine della sfida, non dimenticate di scaricare le prime pagine del manuale “Divertiamoci a Stare Bene”, a cura di Disney e UniSalute: vivere bene è una lezione che non è mai troppo presto per imparare!   Fonti salute.gov.it epicentro.iss.it issuu.com" target="_blank" rel="nofollow">esercizi coordinazione motoria bambini Conquista della pediatria neonatale e, insieme, cruciale applicazione di medicina preventiva, lo screening neonatale deve il suo successo all’insieme di pratiche di alta diagnostica che lo compongono, e che consentono di individuare precocemente i neonati portatori di alcune malattie congenite ben prima che se ne manifestino i segni. Il vantaggio di questo esame, che si effettua nei primi tre giorni di vita del bambino, è compreso nella possibilità di intervenire tempestivamente in caso di manifestazione di determinate evidenze cliniche in fase presintomatica, ovvero quando la patologia è ai suoi esordi e risulta ancora silente. In questi casi, una diagnosi precoce è l’unica strada verso il trattamento di malattie che, se affrontate più tardi, influenzerebbero negativamente la qualità della vita dell’individuo. Ad oggi, infatti, anche per la cura di malattie rare esistono terapie specifiche in grado di modificarne il corso; ma non è tutto. Su larga scala, lo screening neonatale consente di evidenziare dati di importanza sostanziale sull’incidenza diffusa di precise patologie e sull’efficacia delle cure; inoltre, vedremo come esso risulti di estrema utilità per tracciare la storia clinica familiare, soprattutto in vista di eventuali successive gravidanze.

Screening neonatale: in cosa consiste

Nell’ambito della prevenzione prenatale, a partire dagli anni ‘60 i paesi occidentali hanno progressivamente aumentato i fondi pubblici e privati dedicati ai programmi di prevenzione. dottore screening neonatale Proprio in virtù della loro efficacia nell’individuare la presenza di malattie metaboliche, anche in Italia l’applicazione delle tecniche di diagnostica neonatale hanno conosciuto un’evoluzione costante fino all’entrata in vigore del Decreto del Ministero della Salute del 13 novembre 2016, che ha reso lo screening neonatale obbligatorio, lo ha ampliato e ha previsto che i costi regionali del servizio fossero coperti e garantiti dai fondi dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). L’esame in sé consiste in una pratica semplice  e consolidata: entro i primi 3 giorni di vita del bambino si prelevano dal suo tallone poche gocce di sangue che vengono raccolte su una speciale carta assorbente. Il sangue trattenuto su questo supporto rimane invariato nelle sue caratteristiche, facilitando così il successivo esame del campione e la sua conservazione. Il reparto che ha effettuato il rilievo procede quindi con l’invio del referto ai laboratori del Centro di Screening Neonatale di riferimento, il quale effettua precisi dosaggi ormonali per indagare la presenza di i numerose patologie endocrine e metaboliche. Vediamo quali.

Quali malattie è possibile indagare?

neonato Tra queste patologie, assumono particolare rilevanza quelle causate da mutazioni genetiche. La fenilchetonuria, ad esempio, è all’origine di importanti deficit molecolari e, se diagnosticata tardi, può inibire l’azione di neurotrasmettitori essenziali allo sviluppo del sistema nervoso. Dal momento che la fenilchetonuria è determinata da una carenza congenita dell’amminoacido responsabile della sintesi proteica (la fenilalanina, appunto), l’identificazione precoce della malattia consente di abbinare alla terapia un regime dietetico ipoproteico, concorrendo così a scongiurare il rischio di un ritardo mentale. Anche l’ipotiroidismo congenito è connesso a numerose disfunzioni in fase di crescita. Che sia dovuto a un rilascio ormonale anomalo o a una malformazione della ghiandola tiroidea, la sua diagnosi tempestiva grazie allo screening neonatale permette di avviare una terapia sostitutiva già nei primi quindici giorni di vita del bambino. Anche la fibrosi cistica, anch’essa causata da un’alterazione genetica, viene individuata già in fase di analisi del campione ematico del neonato, ed è eventualmente confermata da livelli anomali di cloro nel sudore. Grazie alla rapidità di analisi biochimica consentita dal campione di sangue pervenuto in laboratorio, nell’eventualità di un parametro anormale, il Centro di Screening Neonatale cercherà un confronto con il reparto quanto prima, per suggerire un percorso di verifica clinica, prescrivere eventuali ulteriori rilievi ecografici e scintigrafici (il cosiddetto follow-up) e fornire i dati utili a formulare una diagnosi precoce.

Un monitoraggio ad hoc, prima e dopo il parto

bambino visita medica Abbiamo visto come, nel corso del follow-up successivo allo screening neonatale, possano emergere aspetti clinici meritevoli di approfondimento specialistico e di laboratorio, finalizzati a escludere le patologie oggetto di screening. In Italia, solo alcune regioni integrano nel servizio di screening anche l’iter diagnostico a carico del bambino; laddove tale integrazione è parziale o assente, è necessario procedere in autonomia a effettuare esami clinici ulteriori. Soprattutto nel caso in cui, oltre al bambino, anche i genitori debbano sottoporsi a esami di controllo specifici, potrebbe essere d’aiuto sottoscrivere una polizza assicurativa  personalizzabile. Esiste, a tal proposito, anche una soluzione flessibile, pensata proprio per la famiglia: si tratta di Protezione Famiglia che si declina in due versioni, quella base per gli adulti e quella per i bambini e i ragazzi dai 4 ai 18 anni. Raccontateci della vostra esperienza post-partum nei commenti.   SITOGRAFIA e FONTI: aismme.org/infoscreening salute.gov.it aosp.bo.it    " target="_blank" rel="nofollow">screening neonataleIn occasione di una passeggiata al parco o attraversando un cortile dove giocano dei bambini, di solito notiamo un coinvolgimento diverso da quello che dimostrano durante le attività ricreative svolte al chiuso. Abituati come siamo a relazionarci con i più piccoli quasi unicamente tra le pareti domestiche, ci sorprendiamo della maggiore curiosità e della prontezza con cui reagiscono agli stimoli esterni, soprattutto da parte di quei bambini che a scuola o in casa tendono ad essere maggiormente irritabili o insofferenti. Il motivo? Sebbene il clima tipico delle città italiane sia per lo più temperato, i nostri ritmi di vita riservano un tempo sempre più ridotto alle attività all’aria aperta, sia motorie che ludiche. Nel bel mezzo di una settimana frenetica fatichiamo persino a ritagliarci lo spazio per una passeggiata nel centro cittadino, quindi rimandiamo al fine settimana ogni momento di contatto diretto con con la natura del circondario. Di conseguenza i bambini, adeguandosi alle scelte dei genitori e del sistema scolastico, finiscono per prediligere attività statiche e individuali: queste ultime, sebbene spesso influiscano positivamente sullo sviluppo psichico, non favoriscono quello motorio e di fatto riducono la partecipazione fisica del bambino alla propria crescita. L’ambiente esterno (in particolare quello naturale) rappresenta invece una fonte potenzialmente infinita di stimoli che innescano reazioni comportamentali e sociali rilevanti nel percorso di crescita dei più giovani. Fortunatamente, nell’ambito di una sempre maggiore consapevolezza degli stili di vita virtuosi, oggi si contano sempre più istituti scolastici e associazioni para-scolastiche che integrano nella propria offerta formativa visite guidate o sessioni sportive all’aperto. Far trascorrere ai bambini parte della loro giornata a contatto con l’ambiente esterno è dunque una scelta sempre più condivisa: scopriamo insieme il perché.

In salute: i benefici delle attività all’aperto

bambini altalena I genitori apprensivi lo sanno: spesso è difficile rimanere sereni mentre i bambini si lasciano andare a una breve corsa su un prato o tentano di arrampicarsi su un albero. Soprattutto in città, gli scenari riservati ai giochi possono nascondere alcuni pericoli; tuttavia sarebbe sbagliato privare il bambino di un’attività motoria all’aperto solo per paura di eventuali rischi. Vediamo perché. L’esperienza di gioco a diretto contatto con l’ambiente esterno rappresenta in primo luogo una forma di relazione diretta con la realtà fondamentale per lo sviluppo cognitivo, che tuttavia oggi è sempre meno frequentata rispetto alle modalità di intrattenimento interattive (più controllabili e, quindi, più comode). Ma, sebbene il progresso della tecnologia garantisca una notevole precocità informatica nei bambini, i giochi virtuali sono di fatto statici e privati della dimensione del confronto verbale; in più, abbiamo già visto in queste pagine come l’eccesso tecnologico sia deleterio a più livelli per la salute dei più piccoli. All’aperto, invece, è possibile esprimersi anche con il corpo, integrando così il processo di elaborazione degli stimoli e delle informazioni che provengono dall’esterno. A tal proposito si parla spesso di educazione all’aperto per indicare che lo sviluppo psicofisico infantile è strettamente connesso alla componente motoria. Nei bambini abituati a trascorrere del tempo libero all’aperto, infatti, è più facile riscontrare:
  • uno spiccato senso di iniziativa personale;
  • una sana curiosità per zone e quartieri diversi da quello di residenza;
  • una maggiore abilità nella comprensione linguistica;
  • la capacità di socializzare spontaneamente;
  • un ricorso ridotto a terapie anti-influenzali;
  • la possibilità di non sviluppare, negli anni, una condizione di miopia;
  • una minore incidenza dell’obesità infantile.
Ma non è finita qui: poiché i bambini tendono a imitarci, è nostro dovere di adulti acquisire abitudini salutari che i nostri figli possano apprendere come esempi di vita. Il benessere, infatti, non è la risultante di 5 pasti al giorno e di 2 ore di palestra settimanali, ma è un obiettivo da perseguire tutti i giorni attraverso sana alimentazione e stile di vita attivo. bambini montagna

Al parco e in cortile: svaghi per ogni stagione

Tra le innumerevoli attività da praticare all’aperto alcune sembrano più adatte a sviluppare le abilità neuromotorie e cognitive del bambino, proprio perché lo stimolano a trarre conforto o divertimento dal contatto diretto con la natura. Pallavolo, calcio e ciclismo sono quindi  tra gli sport più gettonati, ma la teoria dell’educazione all’aperto propone di trasformare il tempo lontano dalla scuola e dalla palestra in un momento di qualità per i più piccoli. Ecco quindi che, soprattutto nella fascia d’età tra i 5 e gli 11 anni, si parla molto dell’utilità della pet therapy come amplificatore delle emozioni tattili e olfattive del bambino. Per gli stessi motivi, anche coltivare un piccolo orto urbano consente di ridurre lo stress e di svolgere un compito insieme ai bambini per coinvolgerli nella cura di una forma di vita, organizzandosi e rispettando gli impegni,  e per abituarli a sentirsi parte di un tutto. bambino cane

Pochi clic per restare in forma divertendosi

Se giocare all’aria aperta apporta numerosi benefici psicofisici nel lungo periodo, alcuni effetti positivi sono visibili da subito: in particolare, colpisce immediatamente la reazione del bambino agli stimoli provenienti dalla natura. Giocare all’aperto fa bene, infatti,  perché i bambini non sono soltanto più vivaci ma diventano anche più consapevoli, attenti alle proprie emozioni, sensibili nei confronti della propria fisicità e di quella altrui. In più, grazie alla loro fantasia, assimilano l’esperienza di gioco alle avventure dei loro personaggi letterari preferiti, con quello spirito di emulazione tipicamente infantile e pre-adolescenziale. È proprio pensando a queste dinamiche che UniSalute ha ideato una app per seguire i più piccoli nei loro progressi sotto la guida dei celebri personaggi Disney: parliamo di UniSalute Junior, scaricabile gratuitamente su telefoni e tablet, che propone ai bambini quiz e consigli in materia di alimentazione sana, attività fisica e buone abitudini. Si tratta di una novità in un panorama dove il benessere è un tema spesso confezionato a uso e consumo dei soli adulti; per invertire la rotta UniSalute ha anche studiato una polizza sanitaria pensata proprio per i bambini tra i 4 e i 18 anni: Protezione Famiglia Ragazzi. I  ragazzi già in possesso di  un dispositivo Android o iOS possono scaricare UniSalute Junior e usarne i contenuti in libertà; lo stesso vale per i genitori che vogliano tenerla sul proprio smartphone per condividere con tutta la famiglia pratici consigli di benessere e vita sana. A volte la tecnologia migliora la vita, no?   SITOGRAFIA e FONTI: researchgate.net fondazioneveronesi.it  " target="_blank" rel="nofollow">giocare all'aperto fa benemangiare insieme ai genitori crescono più sani e più socievoli. Il benessere dei bambini, dunque, si costruisce prima di tutto a tavola partendo da cucinare insieme i pasti fino alla vera e propria educazione alimentare a tavola. Una questione che sta molto a cuore ai genitori italiani. Una ricerca dell’Osservatorio UniSalute, infatti, ha evidenziato che ben il 73% dei genitori è molto attento all’alimentazione dei figli e sceglie per i propri bambini solo cibi sani e leggeri, mentre il 20% sceglie il biologico, la frutta e la verdura come nutrienti irrinunciabili della dieta. Per capire come mai cucinare con i bambini rappresenta una sana abitudine abbiamo intervistato il dottor Stefano Restani, Medico Chirurgo, Master Universitario in Alimentazione ed Educazione alla Salute, che ci suggerisce anche alcuni spunti e indicazioni utili per passare dalla teoria alla pratica, comprese due ricette da classiche e sane da preparare con i bimbi!

Cucinare con i bambini: perché fa bene?

“Recuperare la capacità di preparare ciò che si mangia (ovvero ciò che ci dà sostegno e ci fa crescere) - riflette il dottor Restani - è veramente molto importante.”  Cucinare insieme, dunque, si trasforma facilmente in un momento di condivisione, ma non soltanto: in questo modo, infatti, i bambini possono accedere direttamente ad una forma di cultura gastronomica che ci appartiene e riscoprire la manualità. papà figlia fornelli Maneggiare il cibo, toccarlo, percepirne la consistenza ci aiuta ad insegnare ai bambini una semplice lezione che per le generazioni precedenti era naturale: “constatare che partendo da ingredienti base (farina, uova, verdure, frutta, ecc.) si possono creare prodotti veramente gustosi e sani assume una finalità educativa che va oltre il semplice mangiare”.

Trasmettere la conoscenza in cucina: come fare

Durante il tempo che si trascorre a cucinare insieme ai bambini è importante raccontare i passaggi che vengono fatti e, soprattutto, le caratteristiche degli alimenti che vengono utilizzati: “in questo modo -  spiega Restani - possiamo spiegare quali alimenti possono essere considerati sani, senza negare totalmente l’utilizzo saltuario di quelli meno salutari. Credo che l’idea di fondo debba essere non il proibizionismo totale dei confronti di certi alimenti, bensì la consapevolezza che talvolta ci si può concedere qualche sfizio.” Proprio il fatto di sapere quali cibi fanno bene e quali sono “sbagliati” ci consente, secondo l’intervistato, di far sì che i bambini crescano sapendo con certezza cosa è giusto mangiare e cosa no.  Al contrario, proibire e basta non fa altro che aumentare il desiderio del bambino per quello specifico alimento del quale non capisce perché non si può mangiare.

Dieta mediterranea: sì alla valorizzazione delle eccellenze

dieta mediterranea ingredienti Per cominciare un percorso di educazione alimentare, secondo il dottor Restani, bisogna partire dai dettami della dieta mediterranea che, ricordiamo, è una delle diete più sane al mondo. Meglio quindi utilizzare cereali diversi e le farine da essi derivati, soprattutto se integrali; riscoprire i legumi, i semi, la frutta a guscio, le spezie; seguire, per quanto possibile la stagionalità delle verdure e della frutta. Vanno bene anche carne e pesce, ma il consiglio è quello di scegliere prodotti di qualità: “non penso, infatti, che la carne faccia male a prescindere, ma il modo in cui vivono e vengono nutriti gli animali in alcuni allevamenti intensivi può rendere la carne meno salutare.” Inoltre, pensando alla necessità di seguire una dieta adatta ai bambini della selezione dei cibi da preparare insieme, è importante non demonizzare i lipidi: “il punto è scegliere quelli giusti. Abbiamo la fortuna - sottolinea l’intervistato - di vivere in un paese che ha decine e decine di oli di oliva extravergine fantastici, per fare un esempio.” Il dottor Restani, inoltre, insiste molto sul fatto che i genitori insegnino ai figli l’importanza della colazione che dovrebbe essere il pasto più importante della giornata in termini di quantità, così come è durante l’infanzia che si può far passare l’idea che la cena, al contrario, debba essere quello meno significativo. “Il vecchio proverbio Colazione da re, pranzo da regina e cena da povero oggi ha basi scientifiche che ne dimostrano la veridicità.”

Come coinvolgere i bambini?

padre figlio torta Come tutti i genitori sanno far sì che i bambini partecipino volentieri a queste attività “da grandi” non è sempre semplice. L’ideale, secondo il dottor Restani, è portare tutto sul piano del gioco didattico, consentendo ai bambini di essere attivi e non solo osservatori passivi. “Accettate e mettete in conto che le prime volte ci sarà un po’ di spreco di cibo, oppure che i tempi di preparazione saranno un po’ più lunghi e la cucina un po’ più di disordine.” Oltre agli ingredienti alimentari non possono mancare pazienza, voglia di divertirsi e massima disponibilità da parte dei genitori. Con il tempo, assicura l’intervistato, le cose andranno meglio. Un’altra preziosa carta da giocarsi per coinvolgere i bambini è evidenziare il sapore “speciale” che assume ciò che si è preparato con le proprie mani e manine: “il valore aggiunto - riflette lo specialista - è insito in tutto ciò che si riesce a costruire da soli: una piccola opera in argilla, un collage con vari materiali, solo per citare due esempi.”

Sperimentare con lo “slow tasting”

Proprio perché il gusto è centrale in cucina, sia durante la preparazione che nei pasti, il dottor Restani suggerisce di insegnare sin da subito ai bambini a gustare i cibi e non divorarli. “Si  comincia a “mangiare” il cibo con gli occhi (il colore, l’aspetto di ciò che stiamo per introdurre nella nostra bocca), col tatto (la consistenza), con l’udito (lo scrocchiare del pane, per esempio) con l'olfatto, infine col gusto”: ragion per cui si consiglia di trasmettere anche il piacere della lentezza nel gustare un boccone di cibo, quello che potremmo definire “slow tasting”. Può sembrare un obiettivo ambizioso, ma secondo il dottor Restani il passaggio da cucinare con i bambini a provare a diventare “sommelier del cibo” non è troppo ampio: “bisogna insegnare che mangiare non è una gara dove vince chi mangia di più e finisce prima.” Oltre al beneficio in termini di sapore, in questo modo facilitiamo sin da subito anche la digestione. assaggiare cibi

Assaggiare i cibi al naturale

“Un'altro consiglio che mi sento di dare ai genitori è quello di insegnare ai bimbi ad assaggiare alcuni cibi al naturale.” L’idea è quella di aiutare i bambini a scoprire il vero sapore degli alimenti: per esempio, pochi sanno quale sia il vero giusto della patata, per cui il dottore suggerisce, per esempio, di lessarla, tagliarla a pezzi e farla assaggiare così, scondita e senza le salse che vengono abitualmente utilizzare. La questione è più seria di quel che può sembrare: “mi capita di visitare bambini in ambulatorio - spiega l’intervistato - che non riescono più a mangiare se manca quella tal salsa o se il sapore del cibo di base non è mascherato perché non sa di nulla.” Esistono addirittura bimbi che non bevono l’acqua “perché non sa di nulla”. Il punto è che “non nasciamo così: diventiamo così, per imitazione del comportamento di altri”. Quindi, a maggior ragione, questi “altri” possono diventarlo i genitori promuovendo pratiche salutari.

Dalla teoria alla pratica: consigli per cucinare con i bambini

bambina pizza Premessa necessaria per poter trasmettere buone pratiche ai bambini è che i genitori per primi siano informati su che alimenti scegliere, che caratteristiche hanno, eccetera. “Per cominciare - suggerisce Restani - si può scegliere la domenica come giorno ideale per fare i primi esperimenti in cucina: c’è più tempo, dato che non c’è scuola e lavoro.” Scegliere le ricette e fare la spesa, poi, dovrebbero essere attività fatte insieme, partendo, almeno per le prime esperienze, da piatti scelti dai bambini e che si possono gustare in fretta in modo che non si stanchino e possano godere presto del frutto del lavoro. “Consiglio anche di lasciare che il bambino proponga delle modifiche alla ricetta scelta, anche se possono sembrare non azzeccate: concedere la sperimentazione per poi dare insieme una valutazione al piatto al momento dell’assaggio E poi chissà…come dice il personaggio Ego del delizioso film d’animazione “Ratatouille”: “Non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque”!”

Quali ingredienti preferire?

Se, come detto, la scelta della ricetta è personale e personalizzabile: “In linea di massima si può iniziare da qualcosa che il bambino già gradisce ma che ha sempre visto arrivare già scodellato nel piatto. Portarlo in cucina e renderlo “cuoco” di quello stesso cibo, come già detto sopra, renderà quel piatto incredibilmente più importante e buono.” La scelta degli ingredienti, invece, va fatta con consapevolezza: per esempio, scegliere la farina di tipo 1 o di tipo 2, lo zucchero grezzo integrale di canna, il miele, le uova biologiche, “c’è un enorme spazio per puntare alla realizzazione di ricette qualitativamente migliori rispetto a quelle di partenza.” Proprio a partire da questi alimenti, possiamo preparare una gustosa ciambella per la colazione, oppure una deliziosa pizza per cena: “mescolare gli ingredienti nella terrina e mettere le mani in pasta sono sicuramente momenti di grande divertimento e dove la manualità viene attivata.”

Ciambella allo yogurt della colazione

Partiamo con una deliziosa ricetta che vi farà divertire durante la preparazione e vi offrirà una sana colazione da consumare insieme prima di andare a scuola. ciambella integrale colazioneIngredienti:
  • 1 vasetto yogurt magro,
  • 180 g di zucchero grezzo integrale di canna
  • 220 g di farina integrale non raffinata
  • 3 uova biologiche
  • 1 bustina lievito per dolci
  • q.b. olio extravergine d’oliva
Procedimento:
  1. In una ciotola capiente, versate lo yogurt e lo zucchero, mescolando bene.
  2. Aggiungete un uovo e una parte di farina, alternando e facendo attenzione a mescolare sempre con cura. Amalgamate, infatti, tutto bene e controllare che non ci siano grumi.
  3. Unite la bustina di lievito e un filo di olio extravergine d’oliva: continuate a mescolare ed amalgamare il tutto.
  4. Versate il composto in uno stampo a forma di ciambella e infornate a 180°C per 30 minuti.

Pizza margherita con farina integrale

La regina della cucina italiana in una versione sana e giocosa da preparare insieme. Il segreto del successo di questa pizza da fare in compagnia? Il fatto che è obbligatorio sporcarsi! pizza margherita fatta in casa Ingredienti:
  • 7 g di lievito secco
  • 500 g di farina integrale
  • 30 g di sale rosa
  • 1 cucchiaio di malto in polvere
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
  • 300 ml circa di acqua
  • 1 l di passata di pomodoro biologico
  • 1 mozzarella
  • b. basilico
Procedimento:
  1. Su un piano unite il lievito, la farina, l’olio extravergine d’oliva, il cucchiaio di malto, l’acqua e il sale: impastate fino ad ottenere un composto morbido ed elastico.
  2. Copritelo con una pellicola e fatelo riposare per un’ora in frigorifero.
  3. Stendete, allora, l’impasto con le mani. Se volete, aiutatevi con un mattarello facendo attenzione a non lasciarlo in mano ai bambini senza supervisione.
  4. A questo punto, farcite la pizza con la passata di pomodoro, la mozzarella tagliata a tocchetti e qualche foglia di basilico.
  5. Infornate a 250°C per circa 20 minuti, o comunque finché la crosta non risulterà dorata.
Questi sono solo due golosi esempi: qualsiasi ricetta è adatta, l’importante, come sottolinea il dottor Restani, è divertirsi sempre con i figli, condividere le scelte e sperimentare sempre. È possibile farsi supportare anche da un professionista, come quelli parte della rete di UniSalute, a disposizione per chi ha stipulato la polizza Protezione Famiglia Ragazzi. E quando il pasto è finito perché non approfittare della nuova app UniSalute Junior dove saranno i personaggi della Disney, attraverso quiz e attività, a rafforzare le informazioni apprese a proposito di alimentazione sana?" target="_blank" rel="nofollow">cucinare con i bambini Un recente studio dell’Università di Montreal pubblicato sul Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics evidenzia come i bambini che condividono più spesso i pasti, dalla colazione alla cena, con mamma e papà sono più sani dei coetanei, ma non soltanto. Infatti dalla ricerca emerge anche il fatto che questi bimbi e ragazzini hanno meno problemi comportamentali dei coetanei. Un gesto semplice, dunque, come del tempo trascorso a tavola insieme, ha benefici concreti sia a livello fisico che psicologico: i partecipanti alla ricerca, infatti, a 10 anni risultano più in forma, meno dipendenti dalle bibite gassate, più socievoli, meno aggressivi ed impulsivi. La domanda nasce spontanea: in che modo un pranzo condiviso può avere questi effetti sull’educazione dei figli?

Perché mangiare insieme fa bene?

Dai genitori alla società: imparare come comportarsi

Il primo elemento che ci spiega perché questa abitudine fa così bene viene illustrato sempre dai ricercatori di Montreal. Infatti, la presenza stessa di almeno un genitore durante i pasti facilita il dialogo su questioni quotidiane, ma anche di attualità, e stimola i bambini a raccontare dei problemi che possono avere a scuola e con i coetanei. Il confronto mentre ci si trova a mangiare con i genitori è prezioso perché possono offrire dei buoni consigli oppure delle soluzioni per reagire autonomamente alle situazioni di difficoltà. I ricercatori fanno riferimento ad un “insegnamento indiretto delle interazioni prosociali”, che avvengono però in un ambiente protetto dove il bambino è libero di esprimersi e ad individuare strategie positive di comunicazione che poi potrà usare anche con attori esterni.

Mangiare insieme e conquistare la propria autonomia

famiglia dieta sana Gli psicologi, inoltre, raccomandano di consumare i pasti insieme perché questa attività, se condivisa appunto, aiuta i bambini a sviluppare in maniera autonoma alcune azioni quotidiane rilevanti. Fare la colazione, il pranzo, la merenda, la cena insieme consente al bambino di mettere in atto, più volte anche in un solo giorno, tutte le attività basiche dell’alimentarsi come, per esempio, utilizzare da solo un cucchiaio o pulirsi la bocca con un tovagliolo. Abituarsi a mangiare insieme fa sì che l’apprendimento possa essere graduale e procedere per tentativi, attraverso l’osservazione di quanto accade intorno. Giorno dopo giorno, il bambino impara a conquistare la propria autonomia a tavola in un ambiente protetto, dove sa che trova la mamma o il papà, a cui gli psicologi consigliano di non lesinare consigli pratici e spiegazioni rassicuranti.

Una questione di salute

bambini sani Come anticipato, mangiare insieme ai genitori ha molteplici effetti positivi sull’educazione dei bambini. Il fatto, per esempio, che i bambini che mangiano più spesso con i genitori siano più sani dei coetanei è un trend confermato anche da un’indagine condotta da Altroconsumo su 20.000 famiglie italiane. Le attività di sensibilizzazione, infatti, sembrano aver avuto i primi effetti positivi: il 79% delle persone intervistate, per esempio, assicura di avere in casa cibi salutari, mentre il 67% vieta ai bambini di portare il cibo in camera, il 79% di mangiare davanti alla tv e il 35% sceglie di coinvolgere i figli nella preparazione dei cibi. Proprio questo elemento, unito ad una consapevolezza nella scelta e nell’abbinamento degli ingredienti da portare in tavola, sembra celare il segreto per assicurare i bambini una crescita in salute e rappresenta una valida strategia per contrastare l’obesità infantile, problema che tocca da vicino un numero sempre maggiore di famiglie. Cucinare e mangiare insieme, mescolando gioco e lezioni, permette ai genitori di trasmettere ai piccoli di casa tante piccole nozioni utili che difficilmente dimenticheranno. Imparare giocando è anche il principio che ha portato UniSalute a collaborare con Disney per la creazione di “UniSalute Junior”, un’app gratuita che, attraverso quiz, domande e la compagnia di Topolino, Paperino, Pippo e gli altri personaggi dei cartoni, permette ai bambini di imparare come alimentarsi in maniera sana e muoversi in salute. Un'alternativa, per chi desiderasse farsi supportare anche da un equipe di professionisti, è scegliere Protezione Famiglia Ragazzi, la polizza assicurativa sanitaria di UniSalute pensata per i più piccoli. Include servizi di consulenza come "Il pediatra risponde", ma anche un programma di miglioramento dello stile di vita che include l'attività motoria e l'alimentazione; il tutto per garantire ai proprio figli un futuro in salute, meglio ancora se giocando anche con l'app. L’avete già provata?  " target="_blank" rel="nofollow">mangiare con i genitori Fortunatamente non ci troviamo da soli a dover portare a termine questa missione: al contrario, UniSalute, compagnia del Gruppo Unipol specializzata in assicurazione salute, insieme a Topolino, Paperino, Pippo, Pluto e gli altri personaggi Disney ci aiuta ad insegnare ai bambini dai 4 ai 17 anni alcune buone pratiche quotidiane, giocando. Come? Con la nuova app UniSalute Junior, disponibile gratuitamente sull'App Store di iOS e Android. Vediamo, dunque, come funziona questa app, quali servizi offre e perché è importante non sottovalutare l’importanza di uno stile di vita sano per tutta la famiglia.

Perché UniSalute e Disney insieme? La prevenzione anche per i più piccoli

unisalute topolino app Secondo quanto diffuso dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) e dalla Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), infatti, un bambino di 9 anni su 10 è obeso, 2 su 10 in sovrappeso, 1 su 20 ha la glicemia elevata. Questo dato è particolarmente allarmante se consideriamo che malattie cardiovascolari, tumori e malattie croniche che compaiono anche in età adulta possono essere prevenute se, durante l’infanzia e l’adolescenza, il bambino assimila delle abitudini alimentari sane e si appassiona all’attività fisica al punto da renderla un appuntamento costante. È altrettanto vero che, molto spesso, convincere i bimbi a mangiare frutta e verdura, oppure a fare sport non è semplice. Per questa ragione è importante trovare un linguaggio e una strategia che li possa coinvolgere, permettendo loro di comprendere che queste attività possono essere anche molto divertenti. Un obiettivo che si può raggiungere grazie alla “collaborazione” dei personaggi dei cartoni Disney, amatissimi dai bambini di tutte le età. Salute e divertimento possono, attraverso l’app UniSalute Junior, andare a braccetto. Vediamo come.

UniSalute Junior: gioca e impara con Topolino

Quiz stimolanti, domande inaspettate, risposte sorprendenti: queste sono solo alcune delle attività che i bambini possono sperimentare giocando con l’applicazione UniSalute Junior. Infatti, il percorso di gioco permette di muoversi tra curiosità sul cibo e sul movimento e, una volta terminato, c’è la possibilità di scoprire a quale personaggio Disney corrisponde il proprio profilo. Inoltre, utilizzando l’app c’è anche l’opportunità di vincere alcune pagine dei booklet di Topolino e Paperino con tanti contenuti esclusivi dedicati proprio a crescere bene divertendosi. unisalute junior app topolino L’applicazione presenta tre sezioni:
  • Disney Quiz
  • Disney Shake
  • UniSalute, dove i genitori potranno, iscrivendosi alla newsletter InSalute, approfondire tematiche relative ai corretti stili di vita quali alimentazione e attività fisica per tutta la famiglia.

Disney Quiz

topolino gioco app Questa prima sezione è quella che consente ai bambini di sbizzarrirsi con il divertimento: dovranno infatti rispondere ad alcune domande a proposito dell’alimentazione sana, delle corrette abitudini quotidiane, del modo migliore per fare movimento. Una volta completate tutte le domande è possibile sbloccare, passo dopo passo, le pagine del booklet “Divertiamoci a Stare Bene” e, a sorpresa, scoprire a quale personaggio Disney il bambino corrisponde e perché.

Disney Shake

minnie tennis unisalute junior Se accediamo, invece, alla sezione Disney Shake avremo l’opportunità di scuotere il telefono sul quale abbiamo scaricato l’app: ad ogni “shake” sarà uno dei personaggi Disney a comparire sullo schermo per darci alcuni preziosi consigli a proposito dello stile di vita corretto. Ogni quattro shake, e di conseguenza ogni quattro suggerimenti di salute, il premio è un disegno Disney tutto da colorare. pippo unisalute app L’app UniSalute Junior, che si trova a questo link, è scaricabile gratuitamente e può essere utilizzata liberamente da tutti. Così come tutte le aree di gioco e i premi sono a disposizione di tutti i bambini che vorranno giocare e partecipare alle sfide di Topolino, Paperino, Pippo e degli altri personaggi. Imparare e scoprire tanti consigli utili per tutta la famiglia non è mai stato così divertente e a portata di mano. Avete già provato l’applicazione? Raccontateci qual è il personaggio che vi rappresenta e le vostre attività preferite nei commenti!" target="_blank" rel="nofollow">unisalute junior app corrisponde a un periodo della vita complesso e ricco di cambiamenti, a cominciare da quelli che interessano la futura mamma e il suo stato di salute. La società attuale pone sfide sempre nuove e gli impegni personali e professionali rendono non sempre facile gestire questo momento. Tanti infatti sono i dubbi, le domande e le preoccupazioni, soprattutto relative agli esami in gravidanza, tra quelli obbligatori e quelli consigliati Partiamo proprio da qui, provando ad evidenziare le tappe di questo percorso e le opzioni terapeutiche su cui possiamo contare lungo i nove mesi di dolce attesa.

Esami obbligatori durante la gravidanza

Ecografia gravidanza Quello in cui ci si accorge di essere incinta è probabilmente uno dei momenti più emozionanti nella vita di una donna, anche se non privo di qualche preoccupazione. La futura mamma, infatti, da questo momento in poi, dovrà prendere decisioni che condizioneranno in parte la sua vita, quella del nascituro e quella di chiunque condivida con lei questo percorso. La prima riguarda la scelta del ginecologo, che provvederà non solo a monitorare costantemente la crescita del bambino, ma anche a valutare lo stato di salute della madre.
Durante i nove mesi di gravidanza, infatti, molti cambiamenti psicofisici sono pressoché consueti e considerati normali, mentre altri possono rappresentare un campanello d’allarme e sono quindi da tenere in grande considerazione. L’iter clinico che interessa una donna in attesa si snoda lungo tutti i nove mesi della gravidanza, con esami obbligatori che devono essere effettuati a cadenza regolare. Anche nel contesto di una gestazione fisiologica, ossia priva di complicanze, è infatti importante analizzare costantemente alcuni livelli ematici e ormonali, al fine di monitorare sia la crescita del feto che lo stato di salute della gestante. Vediamoli nel dettaglio.

Ecografie

Esami obbligatori in gravidanza Sono due quelle che il SSN offre alla futura mamma, a patto che le esegua nelle tempistiche in cui sono ritenute obbligatorie e a condizione che vengano erogate in una struttura pubblica o convenzionata. La prima ecografia si può eseguire a partire dalla sesta e fino alla tredicesima settimana e serve a datare con precisione il concepimento, oltreché a determinare se la gravidanza è singola o multipla. La seconda ecografia, effettuabile a partire dalla diciannovesima settimana, è incentrata sulla morfologia anatomica del bambino e sui suoi livelli di crescita.

Controllo della pressione arteriosa

Controllo pressione in gravidanza La misurazione della pressione arteriosa è una pratica semplice e tutt’altro che invasiva, ed è bene che si provveda a controllarla mensilmente, almeno nei primi sei mesi della gestazione, un accorgimento ancor più importante per le donne in gravidanza che soffrono di malattie cardiache. Poiché la pressione arteriosa è la risultante della resistenza dei vasi sanguigni alle contrazioni del nostro cuore, è comprensibile che un improvviso rialzo desti preoccupazione, mentre un ribasso dei valori rispetto al normale è generalmente considerato non preoccupante in questa condizione. Quando aspettiamo un bambino, infatti, il nostro cuore lavora anche per condurre ossigeno al feto e al sistema placentare; è per questo motivo che i nostri battiti tendono ad aumentare di frequenza nei primi due trimestri. In seguito, grazie all’azione distensiva del progesterone, i tessuti si adattano progressivamente al maggiorato sforzo cardiaco; i battiti si normalizzano e addirittura la tendenza della pressione arteriosa è quella di abbassarsi. In generale, si stima che valori al di sopra di 100 mmHg per la massima e 70 mmHg per la minima siano ottimali in gravidanza, fatto salvo che è importante effettuare controlli ulteriori in caso di vertigini, palpitazioni.

Esame urine

Tra gli esami obbligatori in gravidanza, quelli delle urine sono tra i più indicativi e per questo motivo si eseguono almeno due volte a trimestre. L’analisi dell’equilibrio chimico-fisico delle urine e l’urinocoltura sono le uniche indagini che consentono di scongiurare il rischio di:
  • diabete gestazionale, una forma di diabete che consiste in un’alterazione dei valori dell’insulina e del glucosio riscontrabile nel 4% delle gravidanze fisiologiche
  • preeclampsia, ossia l’ipertensione associata a edema, conseguente a una concentrazione eccessiva di proteine nelle urine
  • pielonefrite, un’infezione renale di origine batterica.
In presenza di una di queste patologie, sarà il nostro medico a prendere le decisioni farmacologiche ottimali per noi, tanto più delicate in considerazione della presenza del bambino.

Esami del sangue

Analisi sangue gravidanza Rispetto alla produzione di ormoni in gravidanza, gli esami del sangue assumono un valore cruciale sin dal concepimento: nel corso del primo periodo servono infatti a controllare i livelli dell’ormone Beta-hCG, che deve essere presente in quantità elevate fino alla fine del terzo mese di gravidanza. Non solo: le analisi del sangue forniscono informazioni essenziali circa la compatibilità tra i gruppi sanguigni della mamma e del bambino e determinano, eventualmente, la presenza della toxoplasmosi, una malattia di origine parassitaria.

Bi-test e traslucenza nucale

Poiché i controlli clinici sono finalizzati anche a diagnosticare con anticipo eventuali malformazioni del feto, grande importanza assume la combinazione tra il bi-test (cioè il controllo del dosaggio di due ormoni placentari) e l’esame della traslucenza nucale, ovvero lo spazio compreso tra la cute e la colonna vertebrale del feto. Entrambi effettuati all’inizio del secondo trimestre, tali esami obbligatori in gravidanza sono di norma gratuiti, ma la loro erogazione potrebbe essere a pagamento a seconda delle normative regionali o della fascia di reddito della madre.

Esami opzionali quando si aspetta un bambino

Nel corso della gestazione può succedere che il ginecologo valuti necessari alcuni approfondimenti clinici. É il caso del rischio di trombofilia in gravidanza, che deve essere scongiurato attraverso esami come l’ecocolordoppler al fine di localizzare la posizione di eventuali trombi lungo il sistema cardio-circolatorio. Qualora il bitest e/o il test della translucenza nucale siano risultati fuori norma, molto probabilmente il medico inviterà la paziente a eseguire esami ulteriori. Ecco quali sono:

Amniocentesi

Amniocentesi Si tratta un prelievo di liquido amniotico che ha principalmente lo scopo di analizzare il materiale biologico utile a una diagnosi prenatale di eventuali malformazioni del feto. Generalmente consigliata alle donne che hanno superato i 35 anni d’età, si esegue unicamente dietro prescrizione del ginecologo.

Villocentesi e cordocentesi

Al fine di valutare la normalità del corredo genetico del bambino, è possibile prelevare del materiale ematico dai villi intestinali o dal cordone ombelicale. I risultati delle analisi forniranno una sorta di carta d’identità cromosomica del feto e tutte le informazioni genetiche utili a escludere eventuali patologie.

Ecografia aggiuntiva

Rispetto alle due ecografie offerte gratuitamente dal SSN, il ginecologo potrà prescriverne di ulteriori utili nel caso in cui voglia avere notizie approfondite sulla struttura del corpo del bambino e misurare i suoi livelli di accrescimento fetale anche nell’ultimo trimestre di gravidanza. Questo tipo di esami opzionali sono soggetti al pagamento del ticket, e devono inoltre essere prenotati con largo anticipo qualora si scelga di rivolgersi a strutture pubbliche.

Il welfare aziendale: un supporto concreto alle madri che lavorano

Assistenza sanitaria gravidanza Anche rispetto alla vita privata e lavorativa la futura mamma è chiamata a fare delle scelte importanti. Il periodo di pausa dal lavoro in vista della maternità, per esempio, è soggetto a scadenze diverse a seconda dell’azienda e del tipo di contratto di lavoro; numerose sono le variabili in gioco, che investono aspetti quali le sovvenzioni assicurative e il welfare aziendale. Tra le prestazioni selezionate dalle aziende che decidono di offrire copertura sanitaria alle proprie risorse umane, quelle inerenti alla gravidanza sono tra le più apprezzate dai dipendenti. Poter contare su coperture del genere è utile soprattutto se il ginecologo ci ha prescritto controlli più approfonditi rispetto a quelli obbligatori, finalizzati magari a escludere il rischio di eventuali malformazioni del feto. In Italia questa possibilità viene offerta, ad esempio, da Ducati, che attraverso il proprio piano di welfare offre sia copertura sanitaria per la prevenzione delle più comuni patologie associate alla gravidanza sia incentivi post-partum, come per esempio la possibilità del telelavoro o servizi di babysitting. L’azienda che decide di introdurre tali incentivi può contare su alcuni servizi integrativi offerti da enti assicurativi privati che agevolano l’inserimento di piani di welfare nei contratti di lavoro: tra questi, SiSalute di UniSalute consente ad esempio di includere le agevolazioni aziendali nei contratti sia sotto forma di pacchetti benefit che di card dedicate alle visite specialistiche. Una lavoratrice incinta potrà quindi contare sulla card “Esami e visite”, acquistabile online, che offre ecografie e prestazioni di alta diagnostica con sconti fino al 25% sia durante che dopo la gestazione. Si tratta di un doppio vantaggio: da un lato, l’azienda contribuisce a preservare lo stato di salute dei propri dipendenti; dall’altro, il lavoratore può contare su una tutela ad hoc in uno dei periodi più delicati e complessi della propria vita. Pensando al futuro dei propri figli, invece, perché non considerare l'opzione di stipulare una polizza assicurativa per bambini? Protezione Famiglia Ragazzi, per esempio, parte dai 4 anni di età fino ai 18 e prevede un pacchetto di servizi finalizzati alla crescita in salute dei propri figli, con particolare attenzione all'aspetto dell'alimentazione e dello sport.   E voi, avete mai usufruito di incentivi aziendali in gravidanza?  " target="_blank" rel="nofollow">Esami- n gravidanzarientro a scuola, di cui abbiamo già parlato insieme alla dottoressa Maria Giulia Minichetti. È bene ribadire che il problema dei pidocchi non è connesso a problemi di igiene, al contrario, è proprio sui capelli puliti che il parassita si attacca con più facilità. Vediamo, dunque, come riconoscere i pidocchi e, soprattutto, come debellarli in maniera semplice ed efficace.

Pidocchi: cosa sono e come riconoscerli?

Oltre ad essere fastidiosi, i pidocchi nei bambini provocano una costante sensazione di prurito causata proprio dalle punture del parassita. Nello specifico, si tratta di “parassiti obbligati”, ovvero capaci di sopravvivere solo su un essere umano: la loro unica fonte di nutrimento è infatti proprio il nostro sangue, di cui si alimentano mediante piccoli morsi, dei “pizzichi” sulla testa particolarmente fastidiosi. In generale, il ciclo vitale del pidocchio dura circa un mese:
  • Nella prima fase vi è l’uovo che, schiudendosi, dà vita ad una forma embrionale del parassita, chiamata “ninfa”;
  • Nella seconda fase, le “ninfe” crescono fino a raggiungere i 2/4 millimetri di lunghezza e un colore scuro;
  • Infine, prima di morire, il pidocchio adulto depone le uova, che dopo circa 10 giorni si schiudono dando nuovamente avvio al ciclo.
pidocchi come riconoscerli Un pidocchio, dunque, può vivere fino ad un mese sulla testa di una persona, ma se non viene debellato in tempo può rinnovare il suo percorso di vita, aumentando la diffusione del problema che può provocare prurito e lesioni connesse al grattarsi. È importante, sottolineano gli esperti, ribadire che questi sono i principali effetti dell’infestazione dei pidocchi che, invece, non comportano la trasmissione di malattie.

I sintomi dei pidocchi nei bambini

pidocchi bambini cause Come riconoscere, dunque, la presenza di pidocchi sulla testa di nostro figlio? È molto raro notare il parassita nella sua forma sviluppata, più facile è individuare le uova che vengono spesso deposte alla radice dei capelli e, in particolare, dietro alla nuca. Il rischio è quello di confondere le uova del parassita con forfora, per questa ragione è fondamentale prestare attenzione anche ad altri segnali che possono aiutarci a fare la corretta diagnosi del problema. In primo luogo, infatti, se il bambino tende a grattarsi in testa è un primo possibile sintomo della presenza di pidocchi. In secondo luogo, gli esperti consigliano di tenere sotto controllo anche la presenza di eventuali escoriazioni, arrossamenti e graffi nelle zone più critiche. Una volta che emerge il sospetto che nostro figlio abbia i pidocchi possiamo verificarne la presenza in prima battuta in casa. Infatti, le uova, pur assomigliando alla forfora, a sua differenza non cadranno se si scuote la testa. Per un’analisi più accurata, ci si può dotare di una lente di ingrandimento, un pettine a denti fini e un foglio bianco: a quel punto, in un luogo ben illuminato naturalmente, possiamo procedere pettinando il bambino con l’obiettivo di far cadere sul foglio eventuali corpuscoli estranei.

Pidocchi nei bambini: come debellarli?

come vedere i pidocchi nei bambini Tutti i bambini con pidocchi devono essere trattati affinché l’infestazione venga interrotta e si eviti che dilaghi. È utile un trattamento anti-pediculosi anche a chiunque venga in contatto con il bambino contagiato, compreso chi condivide il letto o, in generale, un cuscino, compresi quelli dei divani o delle auto. È fondamentale, inoltre, eseguire il trattamento anti-pidocchi su tutti i soggetti coinvolti contemporaneamente: più passa il tempo, più aumenta il rischio che non sia efficace e che i parassiti passino, semplicemente, da una testa all’altra, sopravvivendo. Gli esperti raccomandano, per sicurezza, di replicare l’applicazione della lozione anche a distanza di una settimana per assicurarsi che eventuali uova sfuggite al primo trattamento vengano eliminate. Infine, non dimentichiamoci di lavare indumenti e arredi che possono essere venuti a contatto con i pidocchi, sui quali potrebbero essere rimaste accidentalmente delle uova,che possono, però, essere uccise da una temperatura superiore ai 55°. Si consiglia, dunque, un passaggio in lavatrice ad almeno 60°, in base al tipo di tessuto da disinfestare.

Strategie di prevenzione

eliminare i pidocchi definitivamente Sebbene, come anticipato, non vi sia una correlazione tra la pulizia e la possibilità di prendere il parassita, esistono alcune linee guida che possiamo seguire affinché cali il rischio di pidocchi nei nostri bambini. Infatti, per tenere costantemente monitorata la situazione, gli esperti consigliano di controllare il cuoio capelluto dei bimbi almeno una volta ogni due settimane, facendo attenzione alle zone più sensibili: nuca, tempie, zona dietro alle orecchie. Nel caso in cui venga segnalata la presenza di pidocchi tra bambini che frequentano la stessa scuola o gli impianti sportivi, è utile ripetere l’osservazione molto più spesso con il fine di individuare il più prontamente possibile le uova biancastre o i pidocchi adulti più scuri. Così come, non appena sorge il sospetto che i nostri figli abbiano i pidocchi, è importante segnalarlo alla dirigenza scolastica e, soprattutto se è un problema inedito, consultare il proprio pediatra che saprà verificare la presenza del parassita e consigliare un prodotto disinfestante adeguato e sicuro. Grazie al servizio "Il pediatra risponde", incluso nella polizza assicurativa Protezione Famiglia Ragazzi, sarà possibile consultarsi con uno specialista, a disposizione per fugare ogni dubbio. Così non soltanto sarà semplice arginare problemi come quello dei pidocchi, ma anche curare e predisporre un percorso di crescita dei propri figli che metta al primo posto la salute. Conoscevate questa opportunità?" target="_blank" rel="nofollow">Pidocchi nei bambini Negli ultimi vent’anni lo sviluppo tecnologico ha fatto sì che cambiasse in maniera significativa il modo di usufruire dell’intrattenimento. Prima c’erano la televisione e la radio, ritenute responsabili anche di molti “mali sociali”, legati alla passività di fruizione dei contenuti proposti, ma anche alla mancanza di comunicazione ed interazione che comportano. Oggi, smartphone e dispositivi elettronici sono diventati a portata di tutti e stimolano un rapporto anche attivo tra gli utenti. Tant’è che molti studi evidenziano come l’uso non esagerato anche dei videogiochi, soprattutto per i bambini, favorisca l’abilità cognitiva e motoria, migliori i tempi di reazione alle situazioni e sviluppi la coordinazione visivo-manuale. Si tratta di una vera propria rivoluzione al punto che l’ultima generazione di bambini, quelli che hanno tra i 7 e i 15 anni, viene definita “echo baby boom” o generazione multi-schermo proprio in virtù di questa capacità trasversale di impiegare i media digitali, anche contemporaneamente, in maniera personalizzata. Ma fino a che punto il minore sta sviluppando il multitasking e quando, invece, bisogna preoccuparsi degli eccessi?

Smartphone e videogiochi: quali rischi?

Smartphone bambini rischi Un primo dato che ci fornisce un prezioso elemento di riflessione è quello riguardante l’età di accesso ad internet. Infatti, oggi già prima dei 10 anni i bambini hanno un cellulare con accesso alla connessione web e con i videogiochi, grazie alla disponibilità sul mercato anche di telefoni “per bambini”, studiati per i più piccoli e acquistati dai grandi, anch’essi sempre più spesso dipendenti. Proprio i genitori, infatti, sono i primi promotori, spesso inconsapevoli, di un uso eccessivo e dannoso di smartphone, tablet e giochi. Infatti, non sono rari i casi in cui questi dispositivi vengono impiegati come baby sitter tecnologici e digitali. Hanno la caratteristica di ipnotizzare il bambino che non è in grado di misurare il tempo che trascorre con gli occhi sullo schermo. Inoltre, dal punto di vista psicologico, regalare uno smartphone ai propri figli ha un duplice effetto: sui più piccoli funziona come calmante e soluzione per farli stare buoni, sugli adolescenti diventa un “guinzaglio telematico”, utile a controllare spostamenti, amicizie, attività.

Conseguenze concrete: dipendenza da videogiochi e non solo

Dispositivi elettronici insonnia La sovraesposizione alle informazioni e agli stimoli visivi dei giochi, soprattutto di quelli violenti, fatti senza filtro né protezione né assistenza da parte dei genitori, può comportare, dunque, conseguenze concrete anche a lungo termine. Trascorrere più di un’ora di fila di fronte allo schermo può portare a:
  • nomofobia, ovvero la paura di rimanere sconnessi dalla rete, una patologia che provoca sensazioni simili agli attacchi di panico
  • aggressività nel bambino
  • disturbi del sonno, soprattutto se la sovraesposizione è serale
  • problemi posturali e patologie della colonna vertebrale
  • qualche forma di alienazione sociale e disinteresse per gli impegni, per le relazioni sociali ed amicali se si preferisce il videogioco all’interazione con gli altri
  • disturbi dissociativi.

“Dipendenza” da videogiochi: i consigli per i genitori

Videogiochi consigli genitori Un primo passaggio fondamentale per tutelare la salute dei nostri figli è proprio prendere coscienza dei rischi che corrono sotto ai nostri occhi. Senza demonizzare telefoni, giochi e altri schermi, è cruciale distinguere l’uso che se ne fa secondo fasce di età e seguire alcuni consigli molto semplici, ricordando innanzitutto, che l’esposizione giornaliera a videogiochi e dispositivi elettronici per i bambini non dovrebbe mai durare più di un’ora, meglio se frammentata nell’intero arco della giornata.

La regola del 3-6-9-12

Lo psichiatra francese Serge Tisseron, a proposito, ha elaborato delle indicazioni specifiche per i genitori che seguono la tabellina del tre e per cui a ciascun numero corrisponde l’età del bambino.
  1. Evitare ogni contatto con qualsiasi tipo di schermo prima dei 3 anni, poiché in questa fase il bambino si sta formando, il suo cervello ha una plasticità molto diversa e sono importanti tutti gli stimoli e tutte le informazioni che gli vengono date. È preferibile, dunque, favorire il gioco concreto sia con i genitori che con altri bambini.
  2. Introdurre, volendo, i videogiochi solo dopo i 6 anni perché, prima, il bambino non ha la capacità autonoma di distaccarsi quindi aumenta il rischio di sovraesposizione.
  3. Prima dei 9 anni l’uso di internet andrebbe limitato se non proprio vietato. Solo da questo momento in poi si può avviare un percorso di educazione all’uso consapevole, alle regole e ai pericoli del web. Il tutto sempre con la presenza e l’aiuto di un insegnante a scuola o di un genitore in casa.
  4. Dopo i 12 anni il bambino può iniziare ad utilizzare i dispositivi elettronici in maniera autonoma, ma sempre tenendo sotto controllo il tempo di esposizione, le motivazioni, il tipo di navigazione che viene fatta, nonché il contenuto del videogioco. A tal proposito, si consiglia di seguire sì le indicazioni delle case produttrici stampate sulle confezioni, ma anche di provare il gioco per essere pienamente coscienti di quello che andrà a fare il bambino.

Che fare? Dare il buon esempio

Dipendenza da videogiochi consigli In conclusione, ciascun genitore dovrebbe, oltre a seguire le regole, cercare di responsabilizzarsi in prima persona in modo che possa dare egli stesso il buon esempio ai più piccoli. Un uso corretto di smartphone, videogiochi e dispositivi elettronici, infatti, si impara a casa e a scuola, dove sarebbe utile seguire percorsi educativi e strategie pedagogiche che evidenzino il fatto che non si può delegare tutto alla tecnologia. Un passo preliminare è proprio l’autoanalisi per capire se l’uso che facciamo e consentiamo di fare ai bambini dei dispositivi elettronici sia equilibrato oppure no. Infatti, se noi per primi non siamo consapevoli di essere sovraesposti allo schermo del nostro cellulare, non riusciremo facilmente a notare quello dei bambini. Ricordiamo, a tal proposito, che il bambino tende ad imitare l’adulto quindi è lui che, per primo, deve apprendere come impiegare gli strumenti tecnologici in maniera responsabile e dare così l’esempio. Il genitore è una figura chiave nello sviluppo del bambino e deve, quindi, osservare e controllare il rapporto del bambino con qualsiasi tipo di dispositivo elettronico per evitare che disturbi, patologie e forme di dipendenza dai videogiochi emergano e si sedimentino. Nessuno di questi strumenti può e si deve sostituire ad un baby sitter o al contatto umano con gli altri. Non si può, dunque, prescindere dal parlare con il bambino, trovare alternative di intrattenimento, giocare con lui: è l’unica strategia efficace per assicurargli un futuro più sereno. Ora che avete capito qual è l'uso corretto che i vostri bambini dovrebbero fare dei dispositivi elettronici, vi piacerebbe sapere se esiste un modo per spingerli a studiare di più? Date un'occhiata al nostro articolo su come motivare i bambini a studiare, troverete risposte probabilmente inaspettate. In ogni passaggio della crescita dei bambini è fondamentale sapere di poter contare su un professionista di fiducia a cui rivolgersi in caso di necessità. Per garantirsi non solo la disponibilità di un pediatra, ma anche servizi aggiuntivi, è possibile stipulare una polizza assicurativa come Protezione Famiglia Ragazzi che è stata studiata da UniSalute proprio per rispondere alle esigenze dei bambini dai 4 ai 17 anni e dei loro genitori. Una garanzia in più per farli crescere in salute. La conoscevate?" target="_blank" rel="nofollow">Dipendenza da videogiochiInfatti, proprio in piscina o sulla spiaggia capita di contrarre alcune infezioni di vario genere, alcune delle quali, molto comuni in estate. Vediamo quali sono e alcuni consigli per evitarle, così da consentire a mamme, papà e bimbi di godersi la stagione calda con spensieratezza.

Le infezioni più comuni in estate Bambini infezioni comuni

Influenza, virus respiratori e i raffreddori in estate spesso lasciano spazio ad infezioni che si diffondono molto più facilmente grazie al caldo, all’aria condizionata, alle piscine e a tutte le attività che facciamo più spesso durante i mesi di luglio e agosto.

Si tratta, dunque, di malanni strettamente collegate ai cambiamenti dello stile di vita estivi e, proprio per questo, seguendo i consigli degli esperti possiamo prevenirle, curarle e cercare di proteggere la nostra salute e quella dei bambini.

Infezioni cutanee Infezioni cutanee

Il problema più diffuso durante l’estate è l’insorgenza di infezioni alla pelle. Da punture di insetti o da un’igiene leggermente trascurata può avere origine, per esempio, l’impetigine, un’infezione che colpisce le porzioni di pelle più esposte, solitamente viso o arti. È possibile riconoscere questa patologia osservando l’eventuale comparsa di bolle piene di liquido chiaro che scoppiano lasciando una crosticina che non va mai grattata.

Un’altra infezione cutanea tipica della stagione estiva è quella delle micosi da piscina, comunemente conosciute come “funghi”. Il contagio è favorito dal contatto diretto con altri bambini già infetti oppure anche, semplicemente, dal frequentare luoghi pubblici senza prendere precauzioni per evitare il contatto con aree non sicure dal punto di vista igienico. Le micosi si possono riconoscere perché si presentano come chiazze sotto le piante dei piedi o sui palmi delle mani. Anche in questo caso, si tratta di un’infezione fastidiosa perché provoca molto prurito, evitando, per quanti possibile, di grattarsi per far sì che guarisca più in fretta.

Infine, un’infezione molto comune quando salgono le temperature, soprattutto tra i bimbi con meno di 3 anni, è la sudamina. Quando fa caldo infatti, dato che l'organismo non riesce a disperdere efficacemente il sudore, questo rimane sul corpo, ristagnando in tutti quei punti che stanno a contatto tra loro come le ascelle, il collo o il retro delle ginocchia. Si formano, allora, dei puntini rossi fortemente pruriginosi: il rischio è principalmente quello che il bambino si autoprocuri delle lesioni a forza di grattarsi.

Gastroenteriti, diarrea e intossicazioni alimentari

È bello viaggiare e non c’è nulla che ci impedisca di scoprire luoghi nuovi insieme alla nostra famiglia, dobbiamo però ricordare che i bambini sono più esposti ad infezioni di vario tipo, in particolare legate all’alimentazione. Le gastroenteriti di origine virale o batterica possono sfociare poi in casi di disidratazione oppure nella “diarrea del viaggiatore”, problematiche che sono, generalmente, connesse al livello di igiene e di sicurezza sanitaria dei luoghi che visitiamo. Per esempio, alcune forma di salmonella tifoidea sono tipiche di alcuni paesi asiatici, una condizione che può facilitare il contagio dell’infezione che si esprime in dolori allo stomaco e febbre.

Allergie da punture di insetto

Non solo zanzare, ma le punture di molti insetti possono creare grossi problemi in estate e provocare infezioni di vario genere: si va dal semplice arrossamento al rischio di shock anafilattico in caso di allergia. Altri sintomi possono essere dolore attorno alla puntura, febbre e sensazione di malessere, tutti segnali destinati a sparire in 5-10 giorni.

Nei casi più gravi, per esempio se ci accorgiamo che il bambino reagisce alla puntura e mostra difficoltà respiratorie oppure se siamo a conoscenza di una forma allergica, è fondamentale agire tempestivamente per evitare conseguenze più gravi.

Infezioni da contatto

Se pensiamo alle vacanze al mare, non dobbiamo sottovalutare le punture di meduse o tracine, che provocano un dolore intenso e un senso di bruciore molto fastidioso. In casi è importante agire prontamente, disinfettando l’area interessata prima con l’acqua di mare e poi con il bicarbonato, per far sì che l’infezione venga lenita velocemente.

Le tracine, invece, sono piccoli pesci che si trovano vicino a riva, anch’esse possono pungere i bagnanti. In questo caso, bisogna mettere subito il piede o la mano colpita sotto la sabbia calda affinché il calore lenisca il dolore.

Come evitare le infezioni più comuni d’estate?

Estate con bambini

Infezioni cutanee, problemi gastrointestinali, allergie, punture, sono dunque alcune tra le infezioni più comuni d’estate e che colpiscono in particolare i più piccoli. Si tratta di problemi che possiamo prevenire applicando alcuni semplici consigli.

Per proteggersi dalle punture d’insetto, invece, gli esperti consigliano di evitare di trascorrere tempo all’aria aperta all’ora del tramonto, di provare a coprire braccia e gambe quando possibile e di impiegare zanzariere e repellenti da applicare sulla pelle.

Dal punto di vista alimentare, in viaggio è bene non rinunciare a sperimentare nuovi cibi e preparazioni del posto, ma assicurarsi di avere sempre con sé una giusta dose di acqua in bottiglia, non consumare verdura cruda o frutta già sbucciata, prediligere pietanze ben cotte e curare con particolare attenzione l’igiene lavandosi le mani con sapone o disinfettante ogni volta che si mangia qualcosa.

I consigli da seguire in piscina

Piscina bambini

Le piscine sono, purtroppo, tra i luoghi in cui più spesso i bambini sono a rischio infezioni. Dunque, oltre alle accortezze che abbiamo già segnalato ce ne sono alcune specifiche che possiamo seguire per prevenire il contagio e tutelare la nostra salute e quella dei bambini.

  • Farsi la doccia sempre prima di entrare in acqua;

  • Non bere l’acqua della piscina;

  • Indossare sempre le ciabatte ed evitare che, nei luoghi comuni, la pelle resti stia a contatto con sedie, panchine o lettini;

  • Cambiare il costume bagnato e tenersi asciutti;

  • Dopo il bagno, sciacquare sempre le orecchie, in modo che non vi ristagni nemmeno una goccia d’acqua.

In generale, il consiglio dei pediatri è quello di tenere sempre sotto controllo la salute del bambino, assicurandosi che sia idratato e rinfrescato, cambiando spesso il costumino o i vestiti con cui gioca, nonché prestando attenzione all’esposizione solare e a ciò che può toccare o ingerire. Proprio il pediatra dovrebbe essere un punto di riferimento costante e lo è concretamente grazie a Protezione Famiglia Ragazzi, la polizza assicurativa di UniSalute per bambini e ragazzi, che include anche "il pediatra risponde", un servizio di consulenza con uno specialista a proposito di tutti gli aspetti a proposito della salute dei figli.

Seguendo i consigli sarà sicuramente più semplice evitare di incappare nelle infezioni più diffuse in estate e dedicarsi con spensieratezza alla vacanza con i bambini al mare o in montagna. Conoscevate già i rischi che si corrono e come prevenirli?

" target="_blank" rel="nofollow">Infezioni comuni estateLa mancanza di sonno è un disturbo molto diffuso, che toglie energia, concentrazione e buonumore e che, quando si cronicizza, può portare allo sviluppo di vere e proprie patologie.

Quello che forse molti non sanno è che l’insonnia colpisce anche i bambini: in Italia i dati recenti parlano di 4 milioni di bimbi che soffrono di disturbi del sonno. I motivi per cui un bambino non dorme sono molteplici e riguardano anche cattive abitudini serali, orari sbagliati e attività che si compiono prima di andare a letto.

Sono alcuni dei dati emersi dal progetto “Ci piace sognare”, realizzato dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps) e dalla Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICuPP).

La dottoressa Francesca Casoni, neurologa specializzata in medicina del sonno presso

Sonnomedica, centro medico a livello nazionale dedicato esclusivamente alla medicina del sonno, ha parlato dei rischi della mancanza di sonno nei bambini, fornendo l’elenco dei 7 consigli per un sonno perfetto, utili quando il bambino non dorme.

Il 40% dei bambini italiani non dorme a sufficienza

Bambini sonno  

“Le ore di sonno consigliate per i bambini variano tra le 12 e le 16 ore per i neonati e le 8-10 per gli adolescenti”. Quando il bambino non dorme ha poca concentrazione a scuola, è più irritabile e stanco, come conferma Annamaria Demaglie, psicologa – psicoterapeuta, esperta di neuropsicologia dell'apprendimento, Responsabile del Centro ABC di Milano: “è evidente che l'apprendimento ha bisogno di una buona qualità e quantità di sonno. Dormire è un'attività durante la quale avvengono processi che da svegli non possono essere eseguiti dal cervello e che risultano necessari sia per l'apprendimento e sia per garantire una buona prestazione scolastica: libertà dalla distraibilità e buon rendimento sotto stress”.

Se il bambino non dorme quali sono i rischi per la salute?

Per il bambino che non dorme le conseguenze ricadono non solo sulla vita sociale e sul rendimento scolastico, ma compromettono la salute. “Bambini e adolescenti, infatti, devono dormire le ore consigliate per la loro età, per evitare di sviluppare le malattie legate all’insonnia, ovvero obesità, diabete e depressione”.

Sappiamo infatti che l’obesità infantile colpisce 41 milioni di bambini in tutto il mondo, con conseguenze gravi per la salute, che comprendono:

  • sviluppo del diabete

  • rischio cardio-vascolare

  • disturbi dell’apparato respiratorio

  • aumento del colesterolo e disturbi psicologici.

Ecco perché è fondamentale puntare sulla prevenzione e sul buon sonno, a partire da un cambio di stili di vita.

Il ruolo delle cattive abitudini

Cattive abitudini

Se il bambino non dorme, la colpa è spesso delle cattive abitudini. Il progetto “Ci piace sognare” ha coinvolto pediatri e famiglie, indagando la durata del sonno e le abitudini individuali e famigliari di 2.030 bambini di età compresa tra gli 1 e i 14 anni. Dal progetto emerge che solo il 68,4% dei bambini in questa fascia di età dorme secondo le più recenti raccomandazioni, con una percentuale maggiore al Nord (72,9%) rispetto al Sud (62,8%).

Un aspetto analizzato riguarda le buone (e cattive) abitudini che si hanno prima di andare a letto: leggere prima di addormentarsi coinvolge solo il 48% dei piccoli, mentre il 72% dei bambini nella fascia d’età 5-9 anni utilizza TV, videogiochi, tablet e computer prima di dormire. Si tratta di un’abitudine che incide negativamente sulla qualità e sulla durata del sonno. Vediamo, allora, quali sono i 7 consigli contro la mancanza di sonno.

Altre cause

La mancanza di sonno si manifesta sempre più spesso in età precoce. Tra le principali cause ci sono le preoccupazioni per i cambiamenti, come lo stress da rientro a scuola, la separazione dai compagni e dalle insegnanti, i litigi con i coetanei, la nascita di un fratellino o di una sorellina, le tensioni in ambito familiare. L’insonnia, è infatti solitamente legata a momenti di passaggio, che si accompagnano a incubi notturni, alla paura di essere rapiti, che accada qualcosa di male ai genitori, di essere abbandonati o lasciati soli. Questi disturbi possono durare anche mesi.

Il bambino non dorme? 7 consigli per un sonno perfetto

Bambino dorme poco  

Come fare, allora, se il bambino non dorme per fargli recuperare un sonno perfetto?

  1. Non utilizzare videogiochi, tablet, computer o TV un’ora prima di coricarsi. È fondamentale che non ci sia la TV in camera da letto e che venga scoraggiato l’utilizzo del cellulare mentre si è a letto.

  2. No a cioccolato, bevande con caffeina, a sostanze molto zuccherine o a cibo piccante 3-4 ore prima di andare a letto. È consigliato anche terminare la cena almeno due ore prima di coricarsi: la digestione non aiuta il sonno.

  3. Evitare esercizi fisici intensi almeno un’ora prima di coricarsi, perché innalzano la temperatura corporea e ritardano l’arrivo del sonno.

  4. È fondamentale seguire una “routine del sonno”: create un piccolo rituale che preceda il sonno (mettersi il pigiama, lavarsi i denti, leggere una favola) e mantenete l’orario della nanna sempre costante, soprattutto per i più piccoli (anche nel weekend!).

  5. Occorre assicurarsi che l’ambiente dove si dorme sia confortevole: il più silenzioso possibile, poco illuminato e con una temperatura non troppo alta (intorno ai 20°).

  6. Spiegate ai bambini che è importante dormire bene e cercate di insegnare loro a rilassarsi ed ad abbandonare le preoccupazioni quando si va a dormire.

  7. Tenete un diario del sonno dove annotare quante ore si dorme: il tempo dedicato al sonno è sufficiente?

“Se, anche seguendo queste regole, il sonno del bambino non sembra migliorare, è necessario rivolgersi al pediatra o a un medico esperto in medicina del sonno”.

Bambini sonno perfetto

Certamente il primo passo per una buona salute del sonno del bambino passa attraverso sane abitudini familiari e, quindi, dalla prevenzione.

Significa, quindi, promuovere stili di vita sani, non saltare la prima colazione, far scegliere ai bambini lo sport che preferiscono, mangiare tutti insieme, con la tv spenta, prestare cura alla salute dei denti, rispettare gli orari del sonno. Sono solo alcune delle sane abitudini che ci permettono di prenderci cura dei nostri bambini, per evitare che sviluppino diabete, obesità e depressione. I genitori, fortunatamente, non sono soli: il programma di prevenzione dell'obesità infantile incluso nella polizza Protezione Famiglia Ragazzi consente di realizzare un percorso personalizzato che include proprio tutti gli aspetti dello stile di vita sano a misura di bimbo.

Con il vostro bambino seguite i 7 consigli per un sonno perfetto? Qual è la vostra esperienza?

" target="_blank" rel="nofollow">Bambino non dormeigiene orale dei più piccoli sin dalla tenera età ci siamo già soffermati: i pediatri, infatti, consigliano di fissare la prima visita intorno ai 3 anni.

Ma come dobbiamo comportarci se ci accorgiamo che i denti di nostro figlio non sono perfettamente dritti, e a chi dobbiamo rivolgerci per sfatare i nostri dubbi e quale potrebbe essere il momento giusto, se serve, di mettere l’apparecchio ai denti dei nostri bambini?

In questo articolo, proviamo a rispondere a queste domande.

Dentista, pedodontoiatra, ortodontista: qual è la figura più adatta a cui rivolgersi?

Dentista bambina  

Spesso sentiamo parlare di diverse figure che hanno a che fare con la cura dei denti, per questo motivo è importante fare chiarezza. Il pedodontoriatra, innanzitutto, è un dentista che ha compiuto studi specifici sul trattamento dei denti in età pediatrica. La specializzazione fa sì che sia il punto di riferimento per la cura dei problemi dei più piccoli, inoltre è proprio il pedodontoiatra che aiuta i genitori nell’educazione all’igiene orale e svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione delle carie.

Un dubbio che in molti hanno è quale sia la differenza tra dentista ed ortodontista: di fatto, il secondo è un odontoiatra specializzato che si occupa nello specifico dell’allineamento dei denti e delle ossa della faccia. Sono, quindi, le figure professionali di riferimento per far fronte a diagnosi, prevenzione e trattamento di questo tipo di problemi.

L’obiettivo generale di qualsiasi trattamento ed intervento è quindi estetico, esistono tuttavia dei casi specifici in cui mettere l’apparecchio ai denti ai bambini e agli adulti ha anche un impatto sull’igiene orale, sulla corretta occlusione e sulla masticazione.

Perché mettere l’apparecchio ai denti?

apparecchio bambini a che età

Non esiste un solo tipo di apparecchio, infatti i dentisti possono proporre diversi tipi di trattamento tutti finalizzati ad avere “denti dritti”. Tuttavia alcuni influenzano la posizione dei denti, altri la crescita delle ossa, altri ancora la loro posizione. Un apparecchio, infatti, può raddrizzare un dente, oppure allargare il palato per permettere all’intera arcata dentale di avere spazio sufficiente per l’eruzione, chiudere eventuali fessure interdentali, regolare il posizionamento di mandibola e mascella, e molte altre funzionalità specifiche.

È fondamentale, quindi, chiedersi per quale motivo nostro figlio ha bisogno di un apparecchio, che problema bisogna a risolvere e qual è il trattamento più corretto per ottenere il nostro obiettivo.

Secondo le Linee guida odontoiatriche nazionali, per pianificare un trattamento che prevede l’impiego di un apparecchio per i denti bisogna prendere in considerazione i seguenti fattori:

  • età del soggetto;

  • familiarità;

  • caratteristiche del difetto su cui si vuole agire (ad esempio, malaocclusione);

  • stadio di sviluppo e potenzialità di crescita;

  • traumi passati;

  • eventuali implicazioni trasversali dell’intervento.

La combinazione tra questi elementi, il problema in essere e le potenziali conseguenze porterà il nostro dentista a consigliarci o meno di mettere l’apparecchio ai denti del bambino che, nella maggior parte dei casi, rappresenta una scelta primariamente estetica. Ci sono casi in cui, invece, il trattamento è una necessità, vediamo quali.

Come valutare se è necessario mettere l’apparecchio?

apparecchio denti bambini 7 anni

Per individuare in maniera oggettiva chi sono le persone che trarrebbero un beneficio concreto da un apparecchio dobbiamo fare riferimento all’Indice Necessità Trattamento Ortodontico, abbreviato in IONT. Si tratta di un sistema di valutazione impiegato dai dentisti e che permette di stabilire un livello di gravità che va da 1 (nessuna necessità di trattamento ortodontico) a 5 (necessità di trattamento). La misurazione di questi fattori ci permette di valutare se il trattamento è necessario per preservare la salute del bambino.

Di fatto, sono molto rari in casi in cui si raggiungono gli stadi di gravità 4 e 5, ma i dentisti consigliano il trattamento in quelle situazioni nelle quali i denti sono talmente “storti” oppure le discrepanze cranio-facciali tali da rendere complicata la pronuncia di alcune lettere, la deglutizione o una masticazione corretta.

Talvolta i problemi alle ossa del viso possono avere conseguenze come cefalee localizzate oppure difficoltà a mantenere la postura corretta. Inoltre, un dente storto è spesso più difficile da pulire e un’igiene orale non attenta o precisa è uno dei fattori di rischio di insorgenza delle carie.

In sintesi, molti dentisti consigliano di mettere l’apparecchio ai bambini che presentano problemi diagnosticati che, se non vengono trattati durante l’età evolutiva ovvero a partire dai 6/7 anni, rischiano di degenerare in futuro e, a quel punto, per risolverle potrebbe essere necessario un intervento chirurgico.

Quando e per quanto: i tempi dell’apparecchio per i denti dei bambini

apparecchi dentali per bambini

Ogni caso vale per sé, tuttavia i dentisti consigliano il trattamento a partire dai 6 anni. Non ha importanza il fatto che ci siano ancora i denti da latte, anzi curarli tempestivamente è fondamentale per facilitare la crescita dei definitivi nelle posizioni corrette.

Anche la durata del trattamento è soggettiva. Risolvere alcuni problemi semplici richiede qualche mese, mentre i difetti più complessi necessitano di un iter terapico più lungo. Generalmente, in media, il bambino utilizzerà l’apparecchio per un periodo compreso tra un anno e mezzo e tre anni.

Durante tutta la fase di trattamento, non bisogna tralasciare le periodiche visite di controllo. Anche in questo caso, sarà l’ortodontista a stabilire la cadenza precisa, tenendo conto del caso specifico e degli impegni del bambino.

Spesso siamo spaventati anche dai costi di un apparecchio per bambini. Da questo punto di vista, può essere vantaggioso stipulare una polizza assicurativa dentistica specifica per gli under 18 che prevede che le visite odontoiatriche di controllo siano gratuite e che si possa accedere a tariffe vantaggiose, presso le strutture convenzionate, per eseguire il trattamento. Un investimento utile per assicurare un sorriso smagliante a nostro figlio.

" target="_blank" rel="nofollow">Apparecchio denti bambiniQuesta non è, però, una ragione sufficiente per sacrificare i propri hobbies, i propri interessi e per mettere da parte le relazioni umane che abbiamo costruito nel tempo, né per rinunciare alle nostre aspirazioni professionali. A preoccupare molte donne italiane infatti, spesso è proprio la difficoltà, ancora viva nel nostro Paese, di conciliare maternità e lavoro, al punto che - come vedremo in questo articolo - buona parte delle donne occupate, dopo la gravidanza, incontra serie difficoltà a riprendere in mano la propria vita professionale. Nel tentativo di aiutare le neomamme a superare questo ostacolo, abbiamo quindi pensato di raccogliere una serie di consigli per affrontare con serenità la nascita di un bimbo o di una bimba.

Divento mamma: consigli e strategie

Maternità cura di sé Sin dai primi giorni di vita di nostro figlio ricordiamoci di prenderci cura anche di noi stesse. Dormiamo quando la bimba o il bimbo dorme, continuiamo a fare qualcosa che ci piace anche insieme a lui, come, per esempio, leggere un libro o una rivista ad alta voce. Anche le amiche possono avere un ruolo importante nella riorganizzazione della propria vita. È prezioso poter contare su qualcuno che ci conosce bene e con cui condividere le nuove emozioni e i propri dubbi. Inoltre, abituare presto il bambino a stare insieme a persone diverse da mamma e papà aiuterà la sua socialità anche per il futuro. Gli psicologi sottolineano che non bisogna dimenticarsi di essere prima di tutto una donna, e poi una mamma. Ciò non significa che la maternità non sia una rivoluzione, ma che nostro figlio o figlia non ci impedisce di essere contemporaneamente lavoratrici, amiche, confidenti, sportive o qualsiasi altra cosa componga il nostro essere. Una mamma serena e felice è la miglior ricetta per trasmettere le stesse sensazioni al bambino. Vediamo dunque quali garanzie, strutture e “soluzioni organizzative” vengono in aiuto alle donne che non vogliono rinunciare alla loro vita professionale.

Conciliare maternità e lavoro: che garanzie ho?

Riprendere la propria vita è un percorso che passa, anche, attraverso la ripresa della propria attività lavorativa. Un inserimento non semplice sia dal punto di vista personale, infatti è difficile pensare di trascorrere tante ore lontane da nostro figlio o nostra figlia, sia dal punto di vista professionale, infatti, soprattutto in Italia, molte mamme faticano a rientrare sul posto di lavoro alle stesse condizioni di prima. Tuttavia esistono diverse forme di garanzia e sostegno, istituzionali e non, che permettono ad una madre di prendersi cura della propria vita senza trascurare le esigenze dei bambini. La legge, in particolare, mira a tutelare la salvaguardia del posto di lavoro attraverso l’astensione obbligatoria e la possibilità di richiedere un congedo parentale.

Il congedo di maternità

Conciliare maternità e lavoro La tutela della maternità e della paternità è disciplinata per legge. Infatti, viene riconosciuta la “funzione essenziale per la famiglia” dei genitori e, di conseguenza, lo Stato si pone l’obiettivo di supportarli nell’ambito delle disposizioni sulle pari opportunità e coinvolge tre ambiti:
  • assicura alla madre lavoratrice la permanenza del rapporto di lavoro;
  • prevede il mantenimento di una condizione di sicurezza economica per la lavoratrice o il lavoratore durante il periodo di maternità;
  • protegge il bambino sostenendone lo sviluppo.
In particolare, è previsto un congedo di maternità ovvero un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro sostenuto da un indennizzo economico pari all’80% della retribuzione. Il congedo può spettare anche al padre se per qualche motivo la madre non può goderne. Anche la durata del congedo di maternità è stabilita per legge. Infatti, è previsto che l’astensione obbligatoria prenda avvio da due mesi prima della data prevista per il parto e include i tre mesi successivi alla nascita del bambino. Esiste la possibilità, confermata dal medico che ci sta seguendo, di ritardare l’inizio del congedo di un mese per poter rimanere a casa dal lavoro per quattro mesi dopo il parto. La legge prevede anche che, in alcuni casi specifici, il datore di lavoro possa prorogare il congedo fino a sette mesi se le mansioni che la neomamma dovrebbe svolgere sono particolarmente pericolose, faticose o insalubri. Infine, esiste l’opportunità di richiedere un’ulteriore forma di astensione dal lavoro: il congedo parentale. Richiesto su base volontaria, spetta a ciascun genitore se l’altro non ne ha diritto e prevede un’astensione facoltativa che raggiunge un massimo di 10 mesi. Nell’ambito del limite complessivo l’astensione spetta:
  • alla madre lavoratrice - trascorso il periodo di astensione obbligatoria, per un periodo non superiore a 6 mesi;
  • al padre lavoratore - dalla nascita del figlio, per un periodo non superiore a 6 mesi, elevabile a 7 quando esso eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo non inferiore a 3 mesi;
  • un solo genitore - qualora via sia solo un genitore, per un periodo non superiore a 10 mesi.

Mamma e lavoratrice: è così facile?

Maternità e lavoro Concluso il periodo di congedo previsto per legge, sarà tempo di tornare al lavoro e riprendere le proprie mansioni professionali. Il problema a questo punto è dove lasciare nostra figlia o nostro figlio. La conciliazione tra maternità e lavoro è oggi in Italia ancora molto complessa. Il corposo rapporto ISTAT “Come cambia la vita delle donne”, che analizza i mutamenti in atto tra il 2004 e il 2014 in maniera trasversale, sottolinea che l’occupazione femminile è più elevata tra le donne single (78,2%) e tra quelle in coppia ma senza figli (68,1%). Invece solo una mamma su due, tra i 25 e i 49 anni, ha un lavoro. Quando è possibile, molte madri scelgono il part time orizzontale, ovvero l’opportunità di ridurre la quantità di ore lavorative giornaliere distribuite sull’intera settimana, per potersi occupare della cura della famiglia. Si tratta, sempre secondo l'ISTAT, di una buona strategia, ma solo fintantoché è una libera scelta della lavoratrice e non un’imposizione del datore di lavoro. Non mancano, tuttavia, alcune risorse più o meno accessibili per facilitare questo passaggio, tenendo conto che riprendere a lavorare è fondamentale sia da un punto di vista economico che psicologico.

Asili nido tra pubblico e privato

Asilo nido La soluzione più semplice per chi non può contare sui nonni e altri famigliari (abitudine piuttosto diffusa in Italia) è l’iscrizione all’asilo nido. Una scelta che, per molti, è ancora inaccessibile per ragioni economiche e non soltanto: infatti, sopravvive il pregiudizio che il bambino stia meglio con i genitori. Gli esperti, invece, assicurano che se la struttura scelta è valida e nostro figlio è seguito da figure professionali, trascorrere del tempo al nido aumenta le capacità cognitive, affettive e psicologiche del bambino. Sempre più aziende private si stanno attrezzando in questo senso per permettere alle loro dipendenti neomamme di poter usufruire del servizio direttamente sul posto di lavoro, facilitando non poco la pianificazione e l’organizzazione della giornata. In Germania esistono addirittura alcune università che hanno scelto di affiancare alle strutture dei campus intere aree dedicate ai più piccoli, affinché una gravidanza non si trasformi in una motivazione per abbandonare gli studi. In entrambi i casi, la finalità è tutelare le mamme sottolineandone il valore intrinseco in quanto donne e lavoratrici nella società nel suo complesso.

Il voucher baby sitter

Anche in ambito pubblico lentamente stanno cambiando le cose. Infatti, è possibile far richiesta di un contributo economico per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati, per un massimo di sei mesi. Sono i cosiddetti “voucher baby sitter” confermati per il 2016 e prorogati anche per il 2017 sia per le lavoratrici indipendenti che per quelle autonome. Di fatto, si tratta di un contributo di 600 euro mensili erogato al posto del congedo parentale e finalizzato per pagare la struttura scolastica prescelta, oppure per retribuire una figura che si occupi di baby sitting tramite voucher. Il “bonus” può essere erogato per un massimo di sei mesi e richiesto entro 11 mesi dalla fine del congedo obbligatorio di maternità. La legge di stabilità per il 2017 introduce un ulteriore strumento di sostegno ai genitori: si tratta del “Bonus nido”, che offre l’opportunità di accedere ad un buono di 1.000 Euro all’anno (per un massimo di tre anni) per iscrivere il proprio figlio, nato nel 2016, ad asili nido pubblici e privati. Non ci sono limiti di reddito per fare domanda per questo bonus, tuttavia è un beneficio non cumulabile con i “voucher asili nido o baby sitter” né con la detrazione fiscale per le spese documentate di iscrizione in asili nido sostenute dai genitori. Sia per i voucher asili nido che per il bonus nido è necessario presentare una richiesta attraverso il sito web istituzionale dell’INPS.

Mai rinunciare alle proprie passioni

Maternità hobbies Dopo avervi dato alcuni consigli utili per rientrare al lavoro, volgiamo la nostra attenzione a qualche piccolo consiglio per il tempo libero. Il consiglio unanime è di non rinunciare né alle proprie passioni, né tanto meno a qualche momento di svago, come un viaggio: come abbiamo scritto a proposito di ferie invernali, sono sempre di più le strutture pronte ad accogliere intere famiglie e ricche di proposte a portata di bambino, anche sotto i 3 anni. Esistono anche moltissime attività che possiamo svolgere insieme ai nostri bimbi, sperimentate ormai in molte città italiane. Per esempio, sin dalla fase neonatale è possibile sviluppare l’attitudine musicale grazie a corsi di musica, concerti e attività di “musica in culla” pensate proprio per i bimbi dalla nascita fino ai 36 mesi, e organizzate da associazioni e scuole di musica. Mamma e figlio, inoltre, possono anche fare sport insieme: sin dai primi mesi di vita, infatti, possiamo partecipare a programmi di propedeutica al nuoto in piscina. Molto in voga, poi, il programma “MammaFit” che permette alle più sportive di seguire un programma di allenamento specifico che “sfrutta” la carrozzina per fare esercizi di allungamento e tonificazione. Infine, anche il marsupio viene impiegato per fare dei movimenti specifici e molti centri yoga propongono percorsi specifici per le neomamme. Continuare a coltivare i propri hobby e conciliare maternità e lavoro, di certo non è facile, ma con un po’ di organizzazione e usufruendo delle strutture e delle possibilità che abbiamo a disposizione, non è impossibile. E voi, quali “strategie organizzative” avete messo in atto quando siete diventate mamme? " target="_blank" rel="nofollow">Diventare mammaL’obesità è oggi considerata l’epidemia del nuovo millennio, le cui principali vittime sono bambini. Proprio l’anno scorso in questo periodo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme parlando di circa 41 milioni di bambini colpiti e individuando in bevande zuccherate e cibo spazzatura le principali cause dell’obesità infantile. Che ruolo hanno, quindi, merendine, scarsa educazione alimentare, ma anche predisposizione genetica? Approfondiamolo insieme in questo articolo.

Sovrappeso e calcolo Imc

L’obesità è una malattia caratterizzata da un eccesso di tessuto adiposo, con conseguente aumento abnorme di peso, che può generare diversi problemi di salute. A livello internazionale, per individuare questa malattia in pazienti adulti viene utilizzato l’indice di massa corporea (imc), ovvero il rapporto tra peso e statura, calcolato dividendo il peso in kg per il quadrato dell'altezza in metri (IMC = kg/m2).

La questione si complica con bambini e adolescenti perché il rapporto tra massa grassa, peso e altezza cambia fisiologicamente nel tempo e rende più difficile la diagnosi. Tuttavia, i pediatri hanno strumenti e dati di valutazione idonei per questo tipo di misurazioni e sono gli specialisti cui fare riferimento quando si parla di obesità infantile.

I possibili danni dell’obesità infantile

Obesità infantile conseguenze

Parlare di emergenza non è esagerato. Secondo i dati 2014 (campione di alunni delle classi terze delle scuole primarie) dell’Osservatorio Okkio alla salute coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità - Cnesps, in Italia:

  • i bambini in sovrappeso sono il 20,9%

  • i bambini obesi sono il 9,8%

  • le prevalenze più alte si registrano nelle Regioni del sud e del centro

Senza considerare che in 2 casi su 3 un bambino in sovrappeso diverrà un adulto obeso, con conseguenze anche per il sistema sanitario, e non si tratta dell’unico rischio. Tra le possibili conseguenze dell’obesità infantile, infatti, troviamo:

  • problemi all’apparato respiratorio

  • accumulo di grasso a livello del fegato (steatosi)

  • patologie osteo-articolari

  • rischio cardio-vascolare

  • incremento dell'insulina, con possibile evoluzione verso un diabete di tipo 2

  • problemi all’apparato gastrointestinale

  • aumento del colesterolo, e/o dei trigliceridi e dell'acido urico

  • disturbi psicologici (legati ad imbarazzo e vergogna, che possano portare all’isolamento).

Ma dove cercare le cause e come intervenire?

Obesità infantile: cause multiple

Le cause dell’obesità infantile sono multifattoriali e spesso interagiscono tra loro. In parte si tratta di un problema sociale, legato a una mancanza di educazione alimentare, ma c’è anche un fattore ambientale, legato agli stili di vita, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha detto che viviamo in un “ambiente obesogenico”, ovvero che porta le persone a ipernutrirsi (male). Senza dimenticare la componente “ereditaria” che riporta alla storia familiare. Analizziamo più nel dettaglio le diverse cause dell’obesità infantile.

Alimentazione

Obesità infantile alimentazione

Se è vero che “siamo ciò che mangiamo (tanto che esistono alimenti “intelligenti” capaci di proteggerci da molte malattie croniche), non stupisce come tra le più diffuse cause dell’obesità infantile ci sia l’alimentazione. Merendine, bevande zuccherate, cibo da fast food e, in generale, una scarsa educazione alimentare dei giovani e delle loro famiglie, sono alla base della diffusione di questa patologia. L’Osservatorio Okkio alla salute nel 2014 ha pubblicato alcuni dati sulle abitudini alimentari italiane rivelando che:

  • l’8% dei bambini salta la prima colazione

  • il 31% fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine)

  • il 52% fa una merenda di metà mattina abbondante

  • il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e/o verdura

  • il 41% dei genitori dichiara che i propri figli assumono abitualmente bevande zuccherate e/o gassate.

Sedentarietà

Obesità infantile vita sedentaria

Un altro fattore di rischio importante, tra le cause dell’obesità infantile, è l’assenza di attività fisica a favore di una vita sedentaria. Anche per questa componente i dati parlano chiaro: molti bambini italiani (e non solo) non praticano sport o dedicano all’attività motoria solo 1 ora alla settimana. Inoltre, passano molte ore davanti ai videogiochi e alla televisione (anche durante i pasti) e si muovono pochissimo a piedi o in bicicletta. Invece, lo sport è importante ad ogni età e fondamentale nei bambini, non solo per non ingrassare, ma anche per mantenere in equilibrio il rapporto tra massa magra (tessuto muscolare) e massa grassa (tessuto adiposo).

Familiarità

Se fattori ambientali e stili di vita sono tra le principali cause dell’obesità infantile, anche l’aspetto “ereditario” non è da sottovalutare. Significa che un bambino con un genitore obeso (o entrambi i genitori) ha un maggior rischio di incorrere a sua volta nella malattia (circa il 25% dei casi in Italia). Inoltre, da circa dieci anni si comincia a parlare anche di una possibile causa genetica, ovvero di una predisposizione all’obesità, come evidenziato nello studio coordinato dall’italiano Mario Falchi del King’s College di Londra, che ricollega la malattia alla carenza della amilasi salivare, un gene presente nella saliva necessario per metabolizzare gli amidi.

Analizzate da vicino le cause dell’obesità infantile, capiamo perché la prevenzione ha un ruolo importantissimo.

Obesità infantile e prevenzione

Se in Europa circa il 4% dei bambini è obeso (e oltre il 30% è in sovrappeso), la prevenzione rappresenta l’approccio più efficace per contrastare il problema, insieme alla promozione di sani stili di vita, coinvolgendo bambini, famiglie e insegnanti.

A tal proposito, l’Istituto Scotti Bersani per la Ricerca e l’Informazione Scientifica e Nutrizionale di Milano, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria, ha fornito alcuni importanti consigli rivolti, in particolar modo ai genitori:

Sane abitudini alimentari per tutta la famiglia

Sane abitudini famiglia
  • consumare la prima colazione

  • consumare il maggior numero di pasti possibile in famiglia

  • utilizzare piatti di piccole dimensioni e porzioni moderate

  • condividere le scelte alimentari con i figli

  • evitare di utilizzare il cibo come premio o castigo

  • evitare la proibizione di alcuni alimenti

  • evitare l’uso di bevande dolcificate al posto dell’acqua ed ai pasti

  • evitare l’uso dei succhi di frutta come sostituti della frutta

  • incrementare l’uso di frutta, verdura, ortaggi e legumi nell’alimentazione abituale della famiglia (si consiglia di assumere 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura e 3-4 volte alla settimana i legumi).

Controllare l’uso della TV da parte dei figli

Controllare uso della tv
  • spegnere la TV durante i pasti

  • non permettere la TV nella stanza da letto dei bambini

  • limitare il tempo di TV a non più di due ore al giorno

  • spiegare ai bambini il vero scopo degli spot pubblicitari (di merendine e altri alimenti per bambini)

Incrementare le possibilità di praticare attività fisica per tutta la famiglia ogni giorno

  • limitare l’uso del computer e dei videogame

  • incrementare l’abitudine a camminare insieme per raggiungere scuola, palestra, ecc. invece di utilizzare l’auto

  • permettere la pratica di attività sportive piacevoli e gradite ai figli, compatibilmente con le risorse economiche familiari.

Come abbiamo visto, tra le cause dell’obesità infantile più diffuse ci sono, prevalentemente, cattive abitudini familiari e sedentarietà. Si tratta di fattori su cui è possibile intervenire lavorando sull’educazione alimentare e sull’importanza della salute, in un patto educativo che deve coinvolgere medici, famiglie e scuola. La polizza Protezione Famiglia Ragazzi, per esempio, consente, a partire da un questionario, di strutturare un programma personalizzato, supportato dai medici convenzionati, che vada ad agire proprio sulla dieta e sull'attività motoria, investendo così sulla prevenzione di sovrappeso e obesità.

Voi cosa ne pensate?

" target="_blank" rel="nofollow">Obesità infantile causeQuando sono stati diagnosticati i primi tumori infantili, negli anni Cinquanta, solo il 20% dei bambini poteva sperare di guarire. Oggi la proporzione si è ribaltata: tra quelli affetti da tumore, 80 bambini su 100 infatti raggiungono l’età adulta. Un successo notevole, ottenuto grazie alla crescita del numero di diagnosi precoci e ad un miglioramento dell’accesso alle cure. Tuttavia, i tumori infantili restano, insieme alle malformazioni congenite, la principale causa di morte tra i bambini e ancora molta è la strada da fare per far sì che una cultura della prevenzione attecchisca in tutti gli strati della popolazione. In occasione della Giornata internazionale contro i tumori infantili, dedichiamo la nostra attenzione ad approfondire il problema affinché cresca la consapevolezza dei rischi, ma anche la conoscenza di quanti passi in avanti sono stati fatti grazie alla ricerca. Non sono in molti, infatti, a sapere che leucemie, tumori al sistema nervoso centrale e linfomi sono le patologie più diffuse. Ancor meno si sa su come riconoscere queste neoplasie e, soprattutto, come prevenirle affinché la speranza di vita cresca ancora.

tumori bambini

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

Se da un lato è ormai appurato che la comparsa di carcinomi negli adulti è spesso connessa allo stile di vita, i tumori infantili sono invece riconducibili a cause non del tutto noti. Ciò implica che sia più complicato individuare delle buone abitudini che possano aiutare la prevenzione. Esistono alcune forme tumorali rare come il retinoblastoma o il tumore al rene di Wilms che sono determinate da mutazioni genetiche individuate, ma si tratta di casi circoscritti. L’Associazione Italiana registri tumori (Airtum), invece, ha raccolto una rassegna dei principali studi in materia per individuare quali possono essere i principali fattori di rischio per i bambini:  
  • Radiazioni ionizzanti. È stato dimostrato che questa è una delle cause di un aumento dell’incidenza della leucemia. Gli esempi più evidenti riguardano il periodo successivo all’esplosione della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki e all’incidente di Chernobyl. Tuttavia, sebbene esistano studi contrastanti, c’è chi ipotizza che vi siano alcuni rischi “quotidiani” che spiegano una piccola parte dell’incidenza tumorale. Secondo lo stesso rapporto dell’Airtum, infatti, per la maggior parte della popolazione i problemi potrebbero derivare da esami radiografici e radioterapia.
  • Fumo di tabacco. Il rapporto tra neoplasie pediatriche e fumo passivo è stato ampiamente studiato: emerge un nesso causale tra l’abitudine all’uso di sigarette da parte del genitore e l’incidenza di epoblastomi. Resta invece incerta la connessione con altre tipologie tumorali pediatriche.
  • Inquinamento chimico e da polveri. Anche in questo caso, siamo di fronte ad un argomento fonte di ampio dibattito nella comunità scientifica. I risultati non sono sempre coerenti, ma l’IARC afferma che esiste un’associazione tra linfomi non-Hodgkin e l’esposizione a solventi nei genitori. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che esista una correlazione tra l’uso (anche domestico) di pesticidi e una maggiore incidenza di tumori del sistema nervoso centrale e linfomi.
  • Cause infettive. La fonte di alcune neoplasie pediatriche sono da ricercarsi tra i virus. In particolare, l’Epstein-Barr virus causa un terzo dei linfomi non-Hodgkin, il virus dell’epatite B e C determina molti casi di cirrosi e carcinomi del fegato, virus dell’immunodeficienza umana (HIV) influisce sul rischio di sviluppare tumori conseguenza di altre infezioni.
Esistono anche altri fattori quali l’elevata età della madre (ambito nel quale recenti studi ci forniscono segnali incoraggianti), l’assunzione di alcol in gravidanza, la terapia con determinati medicinali, tuttavia gli studi fino ad ora realizzati hanno evidenziato alcuni limiti e non è, quindi, possibile determinare in maniera certa quale sia il concreto nesso causa/effetto tra questi elementi e i tumori infantili. Inoltre, queste osservazioni ci permettono di sottolineare l’importanza della ricerca: unico strumento a disposizione per curare queste patologie ed assicurare al bambino una vita più lunga e sana.

Quali sono i tumori infantili più diffusi?

tumori infantili tipologie

La leucemia

Sebbene vi siano dei segnali incoraggianti, la tipologia di tumore infantile più diffuso in tutta Italia è, ancora, la leucemia. La malattia si sviluppa dalle cellule immature del bambino che producono globuli rossi, globuli bianchi e piastrine nel midollo osseo. Da questo tessuto, la neoplasia si diffonde poi ad altri organi come la milza o il fegato. Tra i diversi tipi di leucemia, quella più diffusa è denominata “linfoblastica acuta”. Ha origine da un tipo particolare di globuli bianchi, i linfociti appunto, che “invadono” il sangue, il midollo osseo e altri organi indebolendo il corpo. La leucemia linfoblastica acuta, spesso abbreviata semplicemente in LLA, colpisce soprattutto i bambini tra i 2 e i 5 anni. I sintomi compaiono presto e coincidono con l’ingresso delle cellule malate nel sangue dove, progressivamente, andranno a sostituire quelle sane. Il calo di globuli rossi fa sì che il bimbo sia spesso stanco e fiacco. Altri segnali di una possibile malattia sono infezioni, febbre, dolori alle ossa o alle articolazioni, facilità di sanguinamento, perdita di appetito e di peso, mal di testa, nausea e ingrossamento della milza e dei linfonodi. La prima cosa da fare è confrontarsi con il proprio pediatra che, grazie ad una visita medica completa, saprà guidare la famiglia, indicare eventuali esami di approfondimento per affinare la diagnosi e, se necessario, proporre una terapia.

I tumori del sistema nervoso centrale

Il 20% delle neoplasie pediatriche interessa il sistema nervoso centrale. Le cellule che sviluppano la malattia sono, generalmente, astrocitomi, medulloblastomi/PNET, gliomi ed ependimomi, e si localizzano in differenti aree del cervello. Questa tipologia tumorale colpisce soprattutto i bambini con meno di 8 anni oppure tra i 10 e i 12 anni. La sopravvivenza è, al giorno d’oggi, stimata tra il 60 e il 65%. I sintomi del tumori infantili al sistema nervoso centrale dipendono dalla collocazione del carcinoma: in alcuni casi, vi sono i segnali dell’ipertensione accompagnati da cefalea e vomito, posture particolari del capo; in altri, invece, potrebbero comparire crisi epilettiche, alterazioni del comportamento o disturbi neuropsicologici. Infine, il tumore spinale, che rientra sempre nella famiglia delle neoplasie del sistema nervoso centrale, è ancora più complesso da individuare: l’unico segnale riconosciuto è un dimagrimento graduale del bambino entro il primo compleanno, legato ad un calo dell’appetito.

Linfoma di Hodgkin e Linfoma di non Hodgkin

Secondo quanto riportato dall’Airc, il terzo tumore infantile più diffuso è il linfoma. Distinguiamo due forme principali e differenti: il Linfoma di Hodgkin ed il Linfoma di non Hodgkin. La prima tipologia ha maggiore incidenza tra bambini e ragazzi in età scolare, ma è diffuso anche tra gli adulti tra i 20 e i 30 anni, e oltre i 70 anni. La neoplasia coinvolge il sistema linfatico, responsabile in parte della difesa dell’organismo dai fattori esterni e di una corretta circolazione dei fluidi. Dal momento che il tessuto linfatico è presente in tutto il corpo, il tumore si può sviluppare in organi diversi, ma è più probabile che attecchisca prima nella parte alta del corpo: braccia, torace e collo. L’ingrossamento dei linfonodi può essere spia della malattia, ma non è l’unico sintomo. Infatti, può essere associato a febbre, sudorazione notturna, perdita di peso e prurito. Il Linfoma non Hodgkin si differenzia poiché presenta tosse, distress respiratorio e tumefazione addominale, anche con volume considerevole.

I tumori pediatrici in cifre

tumori pediatrici

L’Airtum ha monitorato impatto, cause ed effetti delle varie tipologie pediatriche di cancro tra il 2003 e il 2008, e ha raccolto i dati nel rapporto “I tumori dei bambini e degli adolescenti”. Ogni anno, vengono diagnosticati 164 nuovi casi ogni milione di bambini (0-14 anni) e 264 ogni milione di adolescenti (15-19 anni). Buone notizie vengono dalla lotta contro la leucemia linfoblastica acuta: le diagnosi, infatti, calano del 2% all'anno circa, in maniera costante dal 1995. Al contrario, crescono annualmente dell’8% tra gli adolescenti i casi di tumore della tiroide. Complessivamente, riporta ancora l’Airtum, l’andamento dell’incidenza tumorale sia tra i bambini che tra gli adolescenti è stazionario. Per quanto riguarda il futuro, si stima che tra il 2016 e il 2020 verranno diagnosticati 7.000 nuovi casi di tumore da i bambini e 4.000 tra gli adolescenti. Come anticipato, il dato più rassicurante è quello che illustra la sopravvivenza dei pazienti a 5 anni dalla diagnosi: nel periodo tra il 2003 e il 2008 è cresciuta fino a raggiungere l’82% tra i bambini e l’86% tra gli adolescenti. Il gruppo di tumori per cui è stato osservato un miglioramento più sensibile è quello delle leucemie: non solo calano le diagnosi, ma le guarigioni sono aumentate del 15%.

Buone notizie dalla ricerca: dai tumori infantili si guarisce sempre di più

L’attenzione e i finanziamenti dedicati a questo ambito di ricerca crescono regolarmente. In alcuni casi, la sopravvivenza alla leucemia supera il 90% delle diagnosi, un risultato frutto di una terapia ben organizzata. Un ulteriore fattore positivo è l’aumento di trapianti di midollo che ha dato buoni risultati. L’obiettivo per il futuro è migliorare ancora l’aspettativa di vita dei bambini colpiti da tutti i tipi di tumore infantile: gli sforzi sono oggi concentrati sui casi di neoplasie del sistema nervoso centrale, attraverso l’impiego di strumenti come la radioterapia protonica e l’immunoterapia. Una seconda strada per la ricerca è quella orientata ad evitare l’insorgenza di una nuova neoplasia nei soggetti guariti da un tumore infantile: le prime ricerche in questo senso hanno l’obiettivo di elaborare una strategia efficace per assicurare un futuro libero dalla malattia ai bambini che hanno superato la leucemia. Sebbene i risultati siano incoraggianti, la lotta contro i tumori infantili non è vicina alla conclusione. Ciascuno può fare la sua parte: da un lato sostenendo la ricerca, dall’altro imparando a riconoscere i segnali preoccupanti e coltivando una cultura della prevenzione. È vero, infatti, che oggi 8 bambini su 10 guariscono, tuttavia si potrebbero essere di più se ci fossero più diagnosi precoci e l’accesso alle migliori cure fosse per tutti. Non facciamoci scoraggiare da tempi di attesa lunghi o da costi elevati per gli esami: da questo punto di vista può giungere un supporto dalla sanità integrativa, polizze come Protezione Famiglia Ragazzi, promossa da UniSalute per i ragazzi tra i 4 e i 18 anni, garantisce il supporto costante di un pediatra che saprà seguire lo sviluppo e la crescita del bambino. Prevenzione e ricerca sono i migliori strumenti che abbiamo a disposizione, quindi, perché non usarli?" target="_blank" rel="nofollow">tumori infantiliprimipare attempate”, cioè donne che hanno il primo figlio intorno ai 40 anni. Infatti, all’aumentare dell’età della donna, cresce anche la possibilità di sviluppare malattie come le diverse forme di cardiopatia ischemica (angina pectoris e infarto del miocardio).

Vediamo allora quali sono i principali rischi delle malattie cardiache in gravidanza.

Malattie cardiache in gravidanza: cosa c’è da sapere

Innanzitutto, è importante dire che la gravidanza comporta di per sé alcuni mutamenti a carico del sistema cardiovascolare. Si tratta in particolare di:

  • aumento della richiesta di ossigeno

  • aumento della gittata e della frequenza cardiache

  • aumento del volume del sangue

  • riduzione della pressione arteriosa.

Pertanto, le cardiopatiche devono essere seguite con particolare attenzione e devono essere consapevoli che il loro stato interessante tenderà a rendere più delicata la situazione.

Cardiopatia e gravidanza: un approccio multidisciplinare

Malattie cardiache gravidanza rischi

Ecco perché, similmente a quanto avviene nella prevenzione vascolare, le donne con malattie cardiache note dovrebbero sottoporsi ad una consulenza pre-gravidanza, per valutare il rischio materno e fetale. In particolare, questa analisi è richiesta in caso di:

  • protesi valvolari

  • coartazione aortica

  • sindrome di Marfan (tessuto connettivo)

  • miocardiopatia dilatativa asintomatica

  • lesioni ostruttive.

Esistono poi dei casi più gravi in cui si ritiene che la cardiopatia sia incompatibile con la gravidanza, per cui i medici ritengono sia da evitare o da interrompere:

  • ipertensione polmonare

  • cardiomiopatia dilatativa scompensata

  • sindrome di Marfan con dilatazione aortica

  • cardiopatie congenite cianogene.

Nei casi di donne cardiopatiche in gravidanza è importante intervenire con un approccio multidisciplinare: cardiologo, ginecologo e anestesista devono lavorare in team e assistere la paziente in tutte le fasi. Ma quali sono le malattie cardiache con maggiori rischi in gravidanza?

Malattie cardiache in gravidanza: quali rischi?

Malattie cardiache gravidanza controlli

Non tutte le patologie a carico del sistema cardio-circolatorio sono della stessa gravità. In particolare, tra le cardiopatie ad alto rischio in gravidanza troviamo:

  • Tetralogia di Fallot , per cui i rischi sono alta mortalità materna, perdita fetale, parto prematuro, ridotto peso alla nascita, 5-10% di probabilità di cardiopatia congenita nel figlio

  • Coartazione aortica, responsabile di circa il 3-8% di casi di mortalità materna

  • Malattia autosomica dominante - che comporta circa l’1-3% di rischio di morte improvvisa

  • Miocardiopatia dilatativa peripartum, una malattia rara che si presenta durante la gravidanza (o subito dopo) e può comportare il rischio di insufficienza cardiaca.

Trapianto cardiaco e gravidanza

Anche le donne che hanno subito un trapianto cardiaco devono considerare i rischi. Per quanto le ricerche fatte sull’argomento evidenzino che nella maggior parte dei casi la gravidanza riesce ad essere portata a termine, esistono comunque dei rischi, rappresentati da insufficienza cardiaca materna e infezioni materne. Per questo motivo si ritiene che soltanto le donne che si sono sottoposte a trapianto in età giovane e senza fenomeni di rigetto possano portare avanti una gravidanza in sicurezza.

Malattie cardiache in gravidanza: quali farmaci sono ammessi?

Malattie cardiache gravidanza farmaci

In caso di malattie cardiache in gravidanza, il cardiologo deve prendere in considerazione tutti i farmaci solitamente prescritti alla paziente e valutare la loro compatibilità con lo stato gravidico. Infatti, vasodilatatori, antiaritmici e antitrombotici possono essere efficaci in alcuni casi, ad esempio l’adenosina usata nelle aritmie atriali sincronizzate, ma comportano rischi seri per la donna e il feto in altre situazioni. È il caso, ad esempio, dell’antitrombotico Warfarin che attraversa la placenta e può causare malformazioni del feto nel 15-25% dei casi.

Come sappiamo, le malattie cardiovascolari ischemiche colpiscono soprattutto la popolazione femminile, con una forte incidenza dell’infarto, ma questo non implica che le donne cardiopatiche debbano rinunciare ad avere figli. In presenza di malattie cardiache in gravidanza occorre conoscere i rischi, affidarsi a degli specialisti e non improvvisare, anche valutando col proprio cardiologo se intervenire con correzione chirurgica, per abbassare sensibilmente i rischi. Infine, può essere utile stipulare una polizza come Protezione Famiglia che copra le spese di molti esami, tra cui l’ecocardiografia, indispensabile per la diagnosi di molte delle patologie di cui abbiamo parlato.

" target="_blank" rel="nofollow">malattie cardiache gravidanza

Carie, traumi e batteri: quali sono le cause?

cura denti bambini

Una macchia sui denti da latte non vale l’altra. Le ragioni scatenanti, infatti, possono essere molto differenti, così come sono molto diverse le conseguenze. Per cominciare, è buona prassi non sottovalutare l’igiene orale dei più piccoli e monitorarla già dai 3 o 4 anni di età. Spesso il problema è originato da una carie. Nei bambini, essa procede in maniera più veloce poiché i denti da latte hanno una composizione meno resistente rispetto ai permanenti. Le cause più diffuse sono legate alla trasmissione di batteri, di madre in figlio tramite la saliva (che viene scambiata, ad esempio, condividendo un cucchiaino o con un bacio sulle labbra), oppure all’eccesso di dolci ed alimenti zuccherini nella dieta. Come anche per gli adulti, la prevenzione gioca un ruolo fondamentale per evitare che si sviluppino carie nei bambini. Un dentino da latte può cambiare repentinamente colore anche come conseguenza di un trauma: in questo caso, siamo di fronte ad una discromia post-eruttiva ovvero ad una modifica del colore naturale del dente determinata da un evento imprevisto, ad esempio una caduta. Nulla di grave, tuttavia è fondamentale far visitare presto il bambino dal dentista, che valuterà la gravità della lesione ed eventuali rimedi. Bisogna, infine, distinguere i casi, molto frequenti, di denti da latte neri a causa di semplici macchie di origine batterica. Può capitare, infatti, che compaiano puntini di colorazione scura: sono gli “scarti” dell’attività dei batteri, presenti nella placca, che si nutrono dei residui di cibo. Oltre che da un’igiene orale non attenta, queste pigmentazioni batteriche possono essere favorite dall’assunzione frequente di cibi scuri, come tè e succhi di frutta. Generalmente, le macchie sono concentrate sul dente vicino alla gengiva e solo in seguito si diffondono sul resto del dente.

Denti da latte neri: come intervenire

denti bambini

Ogni macchia sui denti da latte ha un proprio rimedio: a cause diverse corrispondono infatti interventi differenti. Nel caso della carie infantile, il pedodontoiatra, ovvero il dentista pediatrico, procederà con il trattamento. Se il bambino prova molto dolore o la carie è particolarmente sviluppata, potrà eseguire anche un’otturazione o una devitalizzazione. Quando possibile, si tende ad evitare l’estrazione del dente da latte per permettere alla gemma dentale permanente sottostante di posizionarsi in maniera corretta. Se il dente è nero a causa delle pigmentazioni batteriche, invece, il dentista potrebbe risolvere il problema con una semplice pulizia, effettuata talvolta con strumenti ad ultrasuoni che permettono di rimuovere il tartaro anche sotto gengiva. L’intervento del pedodontoiatra risolverà il problema, tuttavia gli esperti raccomandano di prestare attenzione sempre  all’igiene orale domestica. Una volta debellata la pigmentazione, infatti, l’intervento potrebbe rivelarsi vano se non si agirà sulle abitudini di tutti i giorni prestando la dovuta attenzione alla cura dei denti del bambino. L’educazione alla prevenzione sarà una risorsa per loro anche in futuro, quando probabilmente i nostri figli saranno meno esposti ai rischi di problemi dentali e avranno interiorizzato le buone pratiche da seguire per mantenere il proprio cavo orale pulito, disinfettato e sano.

Perché curare i denti da latte?

cura denti neri

Sono in molti a pensare che curare i problemi dei denti da latte sia inutile “perché cadono presto”. Invece sempre più dentisti sono impegnati a sfatare questo luogo comune: trattare pigmentazioni, carie e macchie in tenera età è importante proprio per assicurarci denti permanenti sani in età adulta. Il primo motivo per cui è importante occuparcene, quindi, è che un dente macchiato, con accumuli batterici, o indebolito è terreno fertile per lo sviluppo di carie che potremmo non notare e che, di conseguenza, potrebbero degenerare coinvolgendo anche le gemme dentarie dei permanenti che si stanno preparando ad eruttare. Da questo punto di vista, infatti, prestare la dovuta attenzione all’igiene orale dei bambini fa sì che l’allineamento della dentatura definitiva sia più corretto. Se il dente da latte è sano, anche quello, permanente, che lo sostituirà “seguirà” la stessa strada, posizionandosi regolarmente. Mantenersi in salute ha un impatto anche sulla masticazione: una bocca sana, seppur debole e giovane, saprà supportare meglio l’apparato digerente. La masticazione è, infatti, il primo passaggio di una corretta digestione. Inoltre, i denti da latte, come del resto quelli definitivi, servono a pronunciare in maniera corretta le lettere, soprattutto alcune consonanti come la “s”, la “f”, la “t”. Se non ci si prende cura della dentatura sin dall’infanzia, c’è il rischio che si solidifichino dei difetti di pronuncia poi difficili da correggere. Per far fronte, dunque, al problema dei denti da latte neri e curarli in maniera appropriata, il primo passo da seguire è prendere appuntamento dal proprio dentista pediatrico per valutare quale sia la causa della macchia che abbiamo osservato. La visita di controllo è gratuita per tutti coloro i quali hanno scelto di stipulare la polizza UniSalute Dentista, che assicura anche un concreto risparmio su interventi e trattamenti nelle strutture convenzionate." target="_blank" rel="nofollow">denti da latte neridati pubblicati nel 2016 dal Ministero della Salute, negli ultimi 10 anni in Italia l’età media del primo parto è arrivata a 32 anni. Si tratta di un primato europeo, che sembrerebbe spiegare, in parte, anche il problema della denatalità nel nostro paese e il fatto che 1 coppia su 5 abbia difficoltà a procreare. Negli altri paesi dell’Unione le neomamme hanno un’età compresa tra i 20 e i 29 anni, mentre noi deteniamo il tasso più elevato di donne che fanno il primo figlio dopo i 40 anni (circa il 6%), con tutti i rischi del caso. Già perché per la donna l’età conta, non c’è dubbio. Tuttavia, anche se continuano gli allarmismi verso la possibilità di avere figli dopo i 40 anni e la pressione mediatica che invita le donne italiane a non sottovalutare il rischio di infertilità con l’avanzare dell’età, oggi le cosiddette primipare attempate in Italia corrono molti meno rischi rispetto al passato e hanno buone possibilità di rimanere incinta di figli sani, come dimostrano alcuni recenti studi. Cerchiamo di capire meglio, dunque, quali sono i reali rischi, i falsi miti e i dati sulle primipare attempate in Italia.

Primipare attempate in Italia: rischi e falsi miti

primipare attempate

Non c’è dubbio che per una donna sia più difficile rimanere incinta con l’avanzare dell’età, tuttavia non bisogna fare terrorismo: le possibilità dopo i 30 anni si abbassano, ma non drasticamente e una gravidanza dopo i 40 anni non è più un fatto raro, come accade infatti nel nostro paese. A fare luce su alcuni falsi miti legati alle primipare tardive è stato l’articolo How Long Can You Wait to Have a Baby? pubblicato dalla sociologa e docente di psicologia Jean Twenge sul magazine The Atlantic nel 2013. L’autrice ha voluto tranquillizzare le donne di circa 30 anni vittime del cosiddetto baby panic, ovvero la psicosi dell’essere in ritardo per fare un figlio. L’articolo svela, infatti, come molte credenze riguardo i rischi e le possibilità di un insuccesso dopo i 30 anni si basino su dati del 1700 e 1800 e non tengano conto delle mutate condizioni fisiche e sociali delle donne e dei progressi della scienza, utili anche nei trattamenti per l’infertilità. Rispetto ai quei tempi, oggi a 40 anni la donna vive una seconda giovinezza, supportata spesso dal raggiungimento di un’emancipazione lavorativa ed economica e aiutata dai processi biologici e dall’evoluzione, per cui ora la vita si è allungata e il corpo si è adattato al cambiamento, tanto che la menopausa arriva raramente prima dei 50 anni. Alle potenziali primipare attempate che temono di non poter avere una gravidanza, dunque, è davvero il caso di dire “niente panico!”; l’età biologica, infatti, non cambia, ma le condizioni e gli stili di vita per fortuna sì.

Gravidanza dopo i 35 anni: nuovi studi che fanno ben sperare

primipare attempate

Anche la definizione stessa di primipare attempate suona, se non villana, per lo meno demodé, tanto più che oggi alcuni studi americani sembrano rassicurare sulla possibilità di una maternità dopo i 35 anni, tendenza che in Italia è quasi la normalità. Gli studi sulla fertilità riguardanti donne del XX° - XXI° secolo sono rari, ma sembrano far ben sperare. La prima ricerca, citata anche dalla Twenge, riguarda uno studio su oltre 700 donne europee pubblicato nel 2004 su Obstetrics & Ginecology e guidato da David Dunson della Duke University, che rivela che facendo sesso almeno due volte alla settimana, 82 per cento delle donne tra i 35 e i 39 anni concepiva entro un anno. Le conclusioni cui arriva Dunson sono avallate anche dalla docente di politiche di genere Elizabeth Gregory che nel suo blog cita alcune esperienze analoghe. Sempre Twenge porta alla luce un altro studio recente, quello di Kenneth Rothman della Boston University che ha seguito 2.820 donne danesi che cercavano una gravidanza. I dati finali riscontrano lievi differenze tra le donne di diverse età: il 78% delle donne tra i 35 e i 40 anni è rimasta incinta entro un anno, rispetto all’84% di coloro che avevano tra i 20 e i 34 anni. E questa differenza si abbassa anche fino a 4 punti percentuali in altre ricerche scientifiche.

Primipara attempata: quali sono i rischi per la mamma e il bambino?

amniocentesi primipare attempate

Rassicurare sul rischio infertilità dopo i 35 anni non significa dire che non esistano rischi. Certamente l’aspetto più delicato e maggiormente influenzato dall’età della mamma riguarda quello di anomalie genetiche, in particolare la sindrome di down nel nascituro, ma anche in questo caso la differenza con mamme più giovani non è enorme e bisogna iniziare a preoccuparsi seriamente solo dopo i 45 anni. Il rischio di aborti spontanei o parti prematuri è soggettivo e comune a donne giovani e meno giovani. Se la gravidanza avviene dopo i 35 anni ci vorrà ancora più attenzione, soprattutto per quanto riguarda gli esami. Per il rischio genetico possiamo dire, dunque, che se l’amniocentesi intorno ai 25 - 30 anni è facoltativa, dopo i 40 anni è quasi obbligatoria. Per il resto la grande differenza sta nello stile di vita, per cui le cosiddette primipare attempate dovranno stare più attente alla loro salute generale, evitare lo stress e prendersi cura delle proprie risorse psico-emotive, che possono essere diverse da quelle di una ragazza di 20 anni. Ma senza troppi timori, né per sé né per i bimbi in arrivo, anzi: i ricercatori dello University College di Londra hanno dimostrato che i figli delle mamme mature risultano più in salute, imparano a parlare più velocemente e ad esprimere meglio le emozioni.

Maternità: come aiutarsi

medico primipare attempate

Sappiamo che come avviene per contrastare alcune malattie o nella prevenzione tumorale, una corretta alimentazione può venire in aiuto anche di chi cerca un bambino. In particolare le donne che vogliono rimanere incinte dovrebbero consumare preferibilmente alimenti di origine vegetale e ricchi di acidi grassi Omega- 3 e Omega-6, carboidrati integrali e cibi ricchi di ferro. Sia per gli uomini che per le donne, inoltre, sono fondamentali gli stili di vita, fin dalla giovane età: alcool, fumo e sedentarietà, uniti agli interferenti endocrini tipici dello smog di città, sono tra le principali cause di infertilità. Nonostante la varietà di questi fattori, quando si parla di maternità i riflettori sono sempre puntati quasi esclusivamente sull’età della donna, non considerando probabile una gravidanza dopo i 35 anni. È vero, le statistiche dimostrano che in Italia abbiamo il primato delle primipare attempate, ovvero donne che diventano madri a 40 anni. Tuttavia, quello che spesso i dati non dicono è che, con le dovute attenzioni, è possibile vivere una gravidanza sana e felice anche in età matura, per cui evitate il terrorismo psicologico che non aiuta il concepimento e se volete un figlio iniziate a cercarlo con serenità! Proprio per assicurarvi anche una crescita sana al bambino, potete scegliere di stipulare per lui una polizza assicurativa sanitaria a partire dai 4 anni: Protezione Famiglia Ragazzi prevede un programma personalizzato per lo stile di vita, un servizio di consulenza con un pediatra e sconti su alcune prestazioni mediche e riabilitative specifiche. Ci avevate mai pensato?" target="_blank" rel="nofollow">primipare attempateSiamo stati tutti studenti, per questo sappiamo bene che non sempre è facile concentrarsi sui libri, trovare la voglia di studiare e non lasciarsi distrarre. Quando però il rifiuto dell’apprendimento diventa un atteggiamento costante, molti genitori si chiedono quali strategie mettere in atto per aiutare i propri figli ad impegnarsi e a fare del proprio meglio a scuola. Per questo ci siamo rivolti alla dott.ssa Elena Simonetta - psicologa e psicoterapeuta specialista in psicomotricità neurofunzionale per l’apprendimento, ideatrice del Metodo educativo TEPRED (Trattamento Educativo Personalizzato Risolutivo Efficace Dsa ) - e le abbiamo chiesto: cosa fare per motivare i bambini a studiare fin da piccoli?

Sviluppo evolutivo del bambino e apprendimento

In teoria non è necessario motivare, perché conoscere e imparare è un bisogno naturale del bambino. Nell’affrontare il tema di come motivare i bambini a scuola, quindi, la dott.ssa Simonetta ritiene che sia imprescindibile tenere conto dello sviluppo evolutivo del bambino: “i genitori non devono aspettarsi che all’inizio delle elementari i bambini siano pronti a imparare a leggere, scrivere e fare di conto, perché hanno delle tappe evolutive e deve sviluppare alcuni pre-requisiti”. Scopriamo di cosa si tratta.

I pre-requisiti psicomotori necessari per apprendere

Bambini prerequisiti

Come abbiamo visto nei consigli per il rientro a scuola, spesso è l’ansia da prestazione degli adulti a sterzare i bambini. Questo vale anche nell’apprendimento, per cui genitori ed insegnanti devono tenere conto del fatto che quando il bambino entra nel sistema scolastico non sempre ha sviluppato tutti i pre-requisiti necessari. Si tratta di nozioni e abilità di carattere psicolinguistico e motorio che, insieme alla logica e alla funzione simbolica (ovvero la comprensione attraverso il passaggio da un suono a un segno a un significato), mettono i bambini in grado di apprendere. Quindi, prima di chiederci quali siano le strategie adatte per motivare i bambini allo studio - specifica l’intervistata - bisogna rendersi conto che “il bambino non nasce sapendo già tutto”.

Quando l’alunno arriva alla scuola primaria, la funzione simbolica è presente, così come il corpo vissuto e il corpo percepito; tutti gli altri pre-requisiti possono essere non sviluppati o non sviluppati del tutto, per cui l’insegnante deve lavorare sui pre-requisiti mancanti, prima di passare all’insegnamento della scrittura, della lettura e del calcolo. Infatti, “il lavoro dell’insegnante della scuola primaria, che è il tecnico dell’apprendimento, è quello di fare attenzione allo sviluppo psico-motorio degli alunni, come richiesto dai programmi, attraverso un percorso di adeguamento per lo sviluppo del bambino”. E i genitori, come possono motivare i bambini a studiare?

Motivare i bimbi allo studio: il ruolo educativo del genitore

Può capitare che il bambino, già dalle scuole primarie, faccia i capricci al momento di fare i compiti a casa, o non voglia stare seduto alla scrivania, distraendosi facilmente. In questi casi come deve comportarsi un genitore? Lo abbiamo chiesto alla psicologa. “Se gli adulti danno per scontato che il bambino sia pronto per l’apprendimento e che abbia tutti i pre-requisiti necessari, probabilmente il figlio sarà frustrato e affaticato e per questo si ribellerà”. Parallelamente al lavoro degli insegnanti, quindi, anche a casa si deve prestare attenzione allo sviluppo evolutivo del bambino, senza dimenticare il ruolo educativo del genitore, che può motivare i bimbi allo studio attraverso la curiosità e l’amore per il sapere. In particolare, i genitori dei bimbi della scuola primaria devono preoccuparsi soprattutto di farli giocare, di far usare loro il corpo, esplorare, fare esperienze più ludiche e meno specialistiche possibile. “La parola gioco per il bambino è tutto: cultura, autonomia, apprendimento”.

Alternare dovere e riposo

Ecco perché, se vogliamo che i bambini imparino la gioia dell’apprendere e ottengano buoni risultati scolastici, è importante anche alternare dovere e riposo, attraverso una buona organizzazione del tempo: “dopo 8 ore a scuola il bambino è sfinito e dovrebbe solo giocare e riposarsi, invece viene ricollocato in situazioni di apprendimento, come sport, corsi o compiti”. Se i pomeriggi sono troppo stressanti il bambino si ribellerà e non avrà la voglia e le energie necessarie per apprendere. Per questo la psicologa ricorda che i bambini della scuola primaria non dovrebbero avere compiti da fare a casa, se non nel fine settimana per mantenersi in allenamento, e dovrebbero sempre andare a dormire presto la sera.

L’apprendimento avviene in totale autonomia

Autonomia bambini

Davanti a un figlio che non ha voglia di studiare alcuni genitori decidono di aiutarlo facendo i compiti con lui. Ma è davvero un’efficace strategia per motivare i bambini allo studio? Sembrerebbe proprio di no: se il bimbo non è autonomo significa che non ha i pre-requisiti e bisogna lavorare su quello prima. Fare i compiti con lui o per lui non va bene perché sarà di nuovo in difficoltà alla prima occasione in cui sarà solo. Gli studi psicologici, infatti, chiariscono che “l’apprendimento avviene in totale autonomia”. Se il genitore si sostituisce al figlio e lo aiuta nei compiti regolarmente, non lo abitua a fare fatica, mentre deve essere equilibrata: né troppa, né troppo poca, “perché la fatica rende più piacevole il raggiungimento dell’obiettivo”.

Tenere conto delle tappe evolutive del bambino piccolo è importante anche come investimento futuro. Spesso, infatti, nella scuola secondaria di primo grado (le vecchie scuole medie) genitori e insegnanti si trovano a dover motivare i bambini a scuola. Approfondiamo questo aspetto con l’aiuto della psicologa.

Strategie per motivare gli alunni della scuola media

Se il percorso che tiene conto dello sviluppo evolutivo del bambino è stato portato avanti fin dalla scuola elementare, in modo positivo e graduale, alle medie ci saranno solo le classiche e sane distrazioni dovute all’età: gli amici, l’innamoramento, la tecnologia, ma il ragazzo sarà autonomo e curioso e potrà tollerare esercizi a casa per memorizzare e rafforzare quanto appreso. Ecco perché, in particolare alla scuola secondaria di I° grado, un buon rapporto tra insegnanti e alunni è fondamentale, così come lo è il il lavoro svolto a scuola. Infatti, “se il ragazzo a scuola non ha lavorato bene e non ha capito, non sarà in grado di studiare in autonomia e fare i compiti a casa”.

Come fare, quindi, per motivare gli alunni allo studio? Ognuno deve svolgere il suo ruolo e prendersi la sua parte di responsabilità. “Sull’apprendimento è l’insegnante che conosce i suoi allievi e il programma, il suo ruolo è centrale: deve calibrare programma, capacità degli alunni, carico di lavoro”. L’insegnante dovrebbe fornire al ragazzo indicazioni di massima per regolarsi tra studio e piacere, per renderlo responsabile e motivarlo. E i genitori cosa possono fare?

Dipende da caso a caso,in linea generale, il meccanismo di ricompense e punizioni ha poco valore e non risulta sempre efficace come metodo per motivare all’apprendimento. Con i ragazzi più grandi è meglio puntare sull’ascolto e sul dialogo.

Mio figlio alle medie non vuole studiare: che fare?

Scuole medie

È fondamentale mantenere un dialogo con i propri figli e non drammatizzare davanti a un insuccesso scolastico, cercando, piuttosto, di comprendere con il ragazzo cosa non ha funzionato. La consapevolezza dell’errore, infatti, aiuta a superarlo, senza drammi, ma responsabilizzando. Infine, il compito di insegnanti e genitori è capire anche cosa i ragazzi non dicono, ciò che non riescono a esprimere e sostenerli. Come per la scelta dello sport, bambini e ragazzi dovrebbero poter scegliere il loro percorso in base alle proprie attitudini e abilità. Ecco perché la psicologa sottolinea come “non tutti nascono per studiare. È una fatica particolare, come tutti i mestieri o le attività. Bisogna tenere conto dei desideri del ragazzo. È l’attitudine del ragazzo, il suo desiderio, la sua creatività, che vanno assecondate”.

Con questo approccio, se un figlio dice che non ha voglia di studiare, il genitore può capire quali sono i suoi desideri per mitigare anche la sua ribellione, chiedendogli di non perdere la curiosità, fino almeno alla scuola dell’obbligo. Senza accogliere questa richiesta, a quell’età si rischia che il ragazzo si senta inadeguato e a quel punto sarà inutile tentare di motivarlo, quando invece potrebbe benissimo affermarsi in altri campi, seguendo la sua strada. Anche per questa ragione, è fondamentale in questi anni non sottovalutare anche altri aspetti della salute del bambino, dall'alimentazione allo sport, che possono aiutarlo ad essere più concentrato al momento di mettersi sui libri. Meglio, però, non lasciare quest'ambito al "fai da te", come ci suggerisce UniSalute che promuove Protezione Famiglia Ragazzi, una polizza sanitaria che viene in soccorso dei genitori, sostenendoli e supportandoli con competenza nell'accompagnare i figli in un percorso di salute a 360°.

Con l’aiuto della dott.ssa Elena Simonetta abbiamo visto come per motivare i bambini a studiare sia fondamentale tenere conto innanzitutto del loro sviluppo evolutivo e delle loro attitudini. Qual è la vostra esperienza con il percorso di apprendimento di vostro figlio?

" target="_blank" rel="nofollow">Motivare i bambini a studiare

Una scelta alimentare

Dieta vegana

shutterstock_417892732 Quando parliamo di dieta vegana facciamo riferimento ad un regime alimentare privo di ogni alimento di origine animale, come carne, pesce, latte, ma anche uova e miele. Si tratta di una scelta dettata in molti casi da principi etici da parte di coloro che non vogliono mangiare o sfruttare altri esseri viventi e vogliono avere un minor impatto ambientale. Il veganesimo può anche essere adottato per motivi salutistici, anche se in questo caso “basterebbe” una dieta di tipo vegetariano. Vediamo in cosa si differenzia.

Dieta vegetariana

Il vegetarianismo è un’alimentazione di tipo latto-ovo-vegetariana, quindi meno restrittiva e più completa a livello di varietà rispetto alla vegana, in quanto, sostanzialmente, elimina solo la carne e il pesce. Anche in questo caso si tratta di una scelta di tipo etico e salutistico. In ogni caso, non c’è dubbio che una dieta sana, anche secondo il modello mediterraneo, si basi su frutta e verdura, legumi e poca carne, così come consigliato anche nella moderna dieta smart-food. Possiamo dire, quindi, che la dieta vegetariana può costituire un regime alimentare corretto e salutare, sapendo come sostituire in modo adeguato le proteine animali. Questo vale in parte anche per il veganesimo, che tuttavia è più restrittivo: il rischio di carenze nutrizionali, per chi segue questo regime alimentare, è dunque più alto, per questo è necessario stare molto attenti, e ciò vale ancor di più per i bambini in fase di crescita.

Dieta vegana per bambini: quali sono i rischi?

Integratori per bambini Innanzitutto, quando si decide di intraprendere una dieta, in particolare vegana o vegetariana, è bene procedere senza superficialità e non improvvisare, rivolgendosi a un medico che saprà indicare come procedere in maniera graduale e come evitare carenze. Questo, infatti, è il nodo centrale che fa sì che, per quanto non ci siano pareri unanimi, nella comunità scientifica prevalga un certo scetticismo nei confronti della dieta vegana per i bambini. Vediamo meglio perché. Carenza di proteine nobili Per i bambini un’alimentazione di tipo vegano è complessa in quanto rinunciando a tutte gli alimenti di origine animale vengono privati delle proteine nobili, cioè gli aminoacidi essenziali per la crescita, come la taurina, che non possono essere sintetizzati dall’organismo, ma devono essere introdotti con la dieta. Tuttavia, la maggior preoccupazione relativa alle carenze nutrizionali della dieta vegana riguarda le vitamine e, in particolare, la B12.

Carenza di vitamine

La B12 è importante perché influenza moltissimi processi biochimici come la maturazione dei globuli rossi e il funzionamento del sistema nervoso. La sua carenza, inoltre, può recare danni gravi a tutte le età e causare problemi al funzionamento cerebrale, perché si tratta di una vitamina coinvolta nella sintesi dei neurotrasmettitori. Infine, anche i minerali sono importanti per lo sviluppo dei bambini e la dieta vegana può comportare una loro carenza.

Carenza di minerali

Alimentazione varia e completa Nella dieta vegana per i bambini c’è il rischio di una carenza di ferro, zinco e calcio. Si tratta di nutrienti essenziali soprattutto per i più piccoli: il ferro, infatti, è importante per lo sviluppo psicomotorio, lo zinco rafforza le difese immunitarie e contribuisce allo sviluppo cognitivo, mentre il calcio è fondamentale per la crescita della massa ossea. I medici dell’ospedale Fratebenefratelli di Milano dove è stato ricoverato il bimbo con problemi di malnutrizione, hanno parlato di una carenza di calcio “ai limiti della sopravvivenza”. Ecco perché quando ci si approccia a questi regimi alimentari è bene ricordare che il giusto apporto di proteine, vitamine e minerali è indispensabile al corretto sviluppo psico-fisico dei bambini. Senza dimenticare la questione dell’assimilazione delle sostanze nutritive.

Biodisponibilità dei nutrienti

Per biodisponibilità si intende la quota di elementi non solo ingerita, ma effettivamente assorbita. L’assimilazione delle sostanze indispensabile all’organismo non è la stessa per gli alimenti di origine animale e per quelli di origine vegetale: le verdure hanno un assorbimento tre volte inferiore di quanto avviene, ad esempio, con la carne e questo è uno dei principali motivi per cui la dieta vegana è poco adatta ai bambini.

È possibile integrare?

È evidente che i fatti di cronaca riportati rappresentano casi limite, ma se si sceglie un’alimentazione vegana per i propri figli è importante conoscere tutti questi aspetti, anche per sapere come sostenere l’alimentazione con delle integrazioni, fin dalla tenera età, soprattutto per quanto riguarda il calcio e il ferro. Esistono, infatti, delle proteine vegetali per sostituire quelle della carne, e sono contenute in alimenti come la quinoa, l’avocado o i lupini. Tuttavia l’uso di supplementi, specie nell’infanzia, non integra pienamente il valore nutrizionale di molti alimenti di origine animale.

Dieta vegana e vegetariana per bambini: conclusioni

Pediatra Conoscere i rischi delle carenze di una dieta vegana per bambini non significa escluderla a priori. È appurato, infatti, che una dieta priva di alimenti di origine animale possa portare dei benefici e che, in particolare, non bisogna esagerare con grassi e proteine animali nella dieta dei bambini, in quanto potrebbero predisporre allo sviluppo di obesità e sindrome metabolica. Tuttavia, per lo sviluppo del bambino è importante una dieta quanto più varia possibile, a partire dallo svezzamento in cui non dovrebbero mancare latticini e uova: possiamo dunque concludere che una dieta vegetariana per i bambini è da preferire rispetto a una di tipo vegano. Dal momento che i bambini e i non possono fare una scelta alimentare ragionata è molto importante che siano i genitori a vegliare sulla loro salute, confrontandosi con un pediatra o un nutrizionista, per valutare le esigenze di salute del bambino senza improvvisare, ricordandosi che la priorità è che la dieta sia varia e bilanciata. A partire dai 4 anni e fino ai 18, chi usufruisce dei servizi inclusi nella polizza Protezione Famiglia Ragazzi può essere seguito da un team di specialisti che assicurerà una dieta salutare ai bambini, adatta ad ogni fase della crescita. Ci interessa approfondire queste tematiche: qual è la vostra esperienza? Voi scegliereste una dieta vegana per i vostri bambini?" target="_blank" rel="nofollow">Dieta vegana bambiniMolte donne in dolce attesa si chiedono come poter mantenere il proprio peso forma e se sia bene praticare attività fisica pre-parto. La risposta è: assolutamente sì, il movimento è sempre importante e in gravidanza, in particolare, può contribuire al benessere fisico e psicologico della donna. Le discipline consigliate sono le più diverse: può andare bene lo yoga come il nuoto, l’importante è che siano il ginecologo o l’ostetrica ad indirizzare la donna durante le prime visite prenatali e che gli esercizi siano guidati da esperti, per salvaguardare la sicurezza di mamma e bambino. Abbiamo allora voluto approfondire il tema dello sport in gravidanza, per fornire consigli e riferimenti utili alle future mamme: vediamo insieme quali sono i benefici, le precauzioni da tenere e le discipline consigliate nella ginnastica in gravidanza.

Sport in gravidanza: i benefici

Ginnastica in gravidanza

Le donne che già praticavano regolare attività fisica, prima del concepimento potranno proseguire i loro esercizi, dopo aver consultato il medico, semplicemente diminuendo l’intensità. Per le più sedentarie è preferibile partire con allenamenti più dolci e graduali, sempre sotto controllo medico.

In ogni caso, la ginnastica in gravidanza fa bene e può portare molti benefici, con un miglioramento generale dello stato di salute fisica e mentale. Infatti:

  • rafforza cuore, vasi sanguigni e circolazione periferica, aiutando a ridurre il senso di gonfiore alle gambe e l’accumulo di liquidi;

  • previene e riduce il mal di schiena, rafforzando i muscoli dorsali che bilanceranno meglio il baricentro del corpo quando l’utero comincerà ad aumentare

  • tiene sotto controllo l’aumento di peso;

  • riduce il rischio di diabete gestazionale, che può presentarsi in gravidanza causando un bassa tollerabilità al glucosio (più frequente nelle donne in sovrappeso);

  • aiuta a perdere peso dopo il parto (specie se lo sport non viene abbandonato);

  • favorisce il buonumore, grazie al rilascio delle endorfine, gli ormoni che aiutano a dormire bene e ad allentare le tensioni, provocando un senso di benessere.

Tuttavia, l’attività fisica è sconsigliata nei casi di patologie conclamate a carico del sistema vascolare o polmonare, poiché potrebbe peggiorare la condizione della madre e mettere a rischio anche la salute del feto.

In quali casi lo sport è sconsigliato in gravidanza

Yoga gravidanza

In particolare, l’American Congress of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), organizzazione non-profit che si occupa della salute psico-fisica della donna e riferimento internazionale su questi temi, sconsiglia la ginnastica pre-parto in presenza di:

  • alcuni tipi di malattie cardiache e polmonari;

  • Insufficienza cervicale o cerchiaggio;

  • Attesa di due gemelli o triplette (o più) con fattori di rischio per parto pretermine;

  • Placenta previa;

  • Parto pretermine o rottura delle membrane;

  • Preeclampsia (gestosi);

  • Ipertensione arteriosa indotta dalla gravidanza;

  • Grave anemia.

In questi casi, in presenza di malattie o gravidanze a rischio, viene solitamente prescritto il riposo a letto, per la sicurezza di mamma e bambino. Quando la diagnosi, invece, accerta un buono stato di salute, ci si può dedicare allo sport, scegliendo le discipline e gli esercizi più consigliati a seconda della settimana di gestazione.

Vediamoli meglio insieme.

Ginnastica pre-parto: cosa fare?

Alle donne in gravidanza la comunità scientifica, compreso l’ACOG, raccomanda un allenamento di 150 minuti alla settimana di attività aerobica a moderata intensità e sotto monitoraggio medico. Questo significa che possono andar bene tutte le attività che fanno lavorare ritmicamente i muscoli di gambe e braccia: dai lavori di giardinaggio alla camminata veloce. In ogni caso, nello sport in gravidanza, è bene personalizzare allenamento, tempi e intensità in base alla propria condizione fisica, ricordandosi di procedere in modo graduale.

Primo e secondo trimestre di gravidanza

Nuoto in gravidanza

I primi tre mesi di gestazione, anche se ancora il pancione non si vede, sono particolarmente delicati, sia perché si sta impiantando l’embrione, trasformando l’ambiente ormonale, sia perché spesso la donna soffre di nausee e vomito che compromettono il suo stato psico-fisico. Ecco perché, pur non essendoci limitazioni allo svolgimento di attività sportiva, nel primo trimestre di gravidanza è importante fare particolare attenzione all’idratazione, reintegrando i liquidi, e alla termoregolazione, evitando luoghi eccessivamente caldi o areati. In generale gli sport consigliati nei primi due trimestri di gravidanza sono:

  • camminata veloce, per un allenamento total-body di articolazioni e muscoli;

  • nuoto e acquagym, che rappresentano un buon allenamento per i muscoli del corpo, lo sostengono, evitando lesioni ed affaticamento, in particolare per le donne che trovano faticoso camminare a causa del mal di schiena;

  • yoga e Pilates “modificati”, ovvero appositamente studiati per le donne in dolce attesa. Sono molti i corsi per le future mamme che cambiano alcune posizioni classiche che non sarebbero adatte, a favore di esercizi specifici in grado di favorire flessibilità, elasticità e respirazione;

  • esercizi con la fit-ball per il movimento e la tonicità dei muscoli addominali e del bacino.Le sportive, allenate alla corsa o al tennis, possono proseguire queste discipline anche in gravidanza, sempre dopo aver consultato il personale sanitario di riferimento.

E gli ultimi tre mesi?

Terzo trimestre di gravidanza

Gli ultimi tre mesi di gravidanza sono quelli in cui il peso corporeo aumenta maggiormente e non si ha l’energia dei primi tempi, a causa di stanchezza, possibili disturbi di digestione o problemi di gambe gonfie. Per questi motivi alle donne in attesa, seppur in salute, si sconsiglia l’attività fisica dopo il 7° mese. Meglio dedicarsi a semplici passeggiate, esercizi di tonificazione, respirazione e rilassamento, insieme a yoga, pilates ed esercizi con la fit-ball che in molti casi possono andare bene anche in questa fase.

In ogni caso, a prescindere dal mese di gestazione, se si vuole praticare sport in gravidanza, è importante sapere che tutte le discipline estreme, eccessivamente faticose o che comportano il rischio di cadute e traumi, sono assolutamente da evitare. Questo vale, ad esempio, per il bodybuilding, l’hockey sul ghiaccio o la boxe, per tutti gli sport ad alta quota o in immersione, per gli sport di contatto, come le arti marziali, o che sollecitano eccessivamente i muscoli, come basket, calcio e, se non si è già bene allenate, la corsa.

Sport in gravidanza e salute della donna: alcuni accorgimenti

Visita ginecologica

Nella scelta dell’allenamento in gravidanza l’importante è affidarsi sempre a degli specialisti e consultare il proprio ginecologo e l’ostetrica sia per venire indirizzati al meglio in base alle proprie condizioni, sia se si riscontrano problemi o complicazioni. In particolare, nella ginnastica pre-parto ricordatevi il riscaldamento, reintegrate i liquidi e non superate i 30 minuti di allenamento 3 o 4 volte alla settimana, senza esagerare con l’intensità e monitorando sempre il battito cardiaco e la temperatura (che non dovrebbe salire sopra i 38°).

Infine, se si pratica sport in gravidanza, occorre fare attenzione ad alcuni sintomi quali debolezza, dolore al petto, mal di testa, sanguinamento vaginale, in presenza dei quali è bene interrompere l’attività fisica e rivolgersi all’assistenza sanitaria.

In un momento così delicato, infatti, tutelare il benessere psicofisico della donna diventa ancora più importante, per questo è importante prestare attenzione ad ogni aspetto del nostro stile di vita e della nostra salute: dall’attività fisica all’alimentazione, passando per la cura dei denti che, come abbiamo visto, può avere implicazioni sulla crescita del feto e sui disturbi futuri del nascituro. Proprio pensando al bambino e al suo futuro, può essere utile fin da subito valutare l'opportunità di stipulare una polizza assicurativa che metta la sua salute al centro. Protezione Famiglia Ragazzi, che copre i bambini dai 4 ai 18 anni, prevede uno sconto per le visite mediche sportive e un rimborso spese in caso di infortunio. Prevenire, a maggior ragione quando si parla dei propri figli, è fondamentale, soprattutto nell'ambito della salute presente e futura.

Ora che sapete quali sport è meglio praticare in gravidanza e quali evitare, a quale corso vi iscriverete?" target="_blank" rel="nofollow">Sport in gravidanzaIgiene orale quotidiana, attenzione alla crescita, alimentazione equilibrata. Sono tre regole fondamentali di cui devi tenere conto quando entri nel delicato mondo della cura dei denti dei tuoi figli. Tre norme base non particolarmente difficili da osservare, importanti perché i bambini crescano con denti sani e sempre sotto controllo, e non abbiano problemi in futuro. Perché da questa parte del corpo discende un equilibrio generale della persona, e chissà quante volte, di fronte all’ennesima carie dentale, noi adulti ci siamo detti: “Ah, se avessi cominciato prima a praticare una corretta igiene orale…”. Si tratta dunque, in estrema sintesi, di prevenzione, che sarà utile ai tuoi figli quando l’usura e l’età potrebbero cominciare a causar loro dei problemi. Ecco alcuni consigli per fare in modo che l’igiene orale sia un divertimento, e per evitare di dover ricorrere troppo spesso alle cure dal dentista.

Bambini e cura dei Denti: le regole per una corretta igiene orale

Igiene orale? Fin da neonati

Quando cominciare a prenderci cura dei denti dei nostri bambini? E con quali metodi? Ci sono dei rischi? Queste sono le prime domande che un genitore si pone quando vede spuntare il primo dentino. Meglio girarle subito al pediatra di riferimento, che darà probabilmente una risposta di questo tipo: si può fare prevenzione anche coi denti da latte. Come? Con una dieta equilibrata per esempio, che può essere definita la prima cura quotidiana per i denti del neonato. Anzi, la cura dovrebbe iniziare durante la gestazione: è importante che la futura mamma scelga bene i cibi e mangi preferibilmente frutta, verdura, alimenti equilibrati dal punto di vista nutrizionale e ricchi di acido folico e vitamine C e D, fondamentali per la formazione dei denti da latte del nascituro.

I denti da latte

Denti neonati L’uomo sviluppa, nel corso della sua vita, due serie di denti: la prima a formarsi, tra i 6 mesi e i 2 anni e mezzo, è quella dei denti da latte. Sono 20 (8 incisivi, 4 canini, 8 molari), verranno sostituiti in futuro dalla dentatura definitiva e rivestono un ruolo fondamentale. La dentizione dei neonati pone infatti le basi per il futuro e la salute del cavo orale, ma anche per la crescita generale del bambino: contribuisce allo sviluppo del linguaggio e  risulterà importante nell’allineamento dei denti definitivi. I denti da latte sono più tozzi e deboli dei denti permanenti, perché lo smalto e la dentina sono più sottili e contengono meno minerali: normale quindi che siano vulnerabili all’attacco della carie. Qui subentrano la prevenzione e la pulizia, sotto forma di una corretta igiene orale ma anche di un’alimentazione sana ed equilibrata.

L’importanza dell’alimentazione per la dentizione dei neonati

L’eccessivo consumo di cibi zuccherini è il primo passo verso i problemi della bocca: l’attenzione a somministrarne in quantità moderata e a non eccedere nel cibo-spazzatura si rivelerà alla lunga una scelta azzeccata e salutare. Stop quindi a dolcetti, merendine e caramelle, che sono nemici del cavo orale di vostro figlio e un canale privilegiato per i batteri. I pericoli della carie nei bambini, infatti, sono sempre dietro l’angolo, anche in tenerissima età: a mettere in pericolo la salute dei denti è in questa fase la carie da biberon, ovvero versione “baby” della diffusissima patologia, causata in genere dalla trasmissione di batteri da madre a figlio oppure dall’assunzione di liquidi dolci. Per questo é molto importante mantenere sin da subito una corretta igiene orale, che può essere effettuata strofinando delicatamente sul dente e sulle gengive una garza imbevuta di soluzione fisiologica. denti bambini Oltre alle poppate, per prevenire questi problemi sarebbe meglio non dare mai biberon con bevande diverse dall’acqua, evitare sciroppi, tisane e succhi di frutta zuccherati, e non intingere mai tettarelle e ciucci nello zucchero o nel miele. E ancora, già dai 12 mesi in poi, abituare i bambini a bere da tazze o bicchieri. Durante l'età neonatale, inoltre, il bambino dovrebbe essere allattato al seno per prevenire la formazione di carie nei denti da latte, perché il latte materno mineralizza e rinforza questi importanti organi. Infine, uno dei fattori che facilita la formazione della carie nei denti è la carenza di fluoro, che si può prevenire inserendo nella dieta i giusti alimenti o integratori nelle quantità corrette. Occhio, però, a non eccedere, perché il rischio è la fluorosi.

L’igiene orale durante l’infanzia: buone pratiche

La caduta dei primi denti da latte di solito avviene intorno ai 6 anni. I primi sono gli incisivi superiori, poi i canini, poi i molari. Contemporaneamente alla caduta degli incisivi compaiono i primi molari permanenti. È in questa fase, tra i 6 e i 12 anni, che bisogna abituare i bambini nell’igiene orale quotidiana, così da mantenere integri e sani quelli che saranno i loro definitivi. Si tratta di un momento delicato: per un po’ avranno sia i denti da latte che quelli definitivi, la cosiddetta dentizione mista, poi arriveranno pian piano i 32 permanenti. Pulizia denti bambini La somministrazione di fluoro è ancora consigliata, ma nelle dosi prescritte dal dentista. La dieta è sempre importante, ma a questo punto non è l’unica condizione per un cavo orale in salute. Non appena il bambino sarà quindi in grado di utilizzare da solo lo spazzolino bisognerà educarlo a utilizzarlo correttamente. Anche la scelta dello strumento adatto è importante: deve possedere una testina piccola quanto basta per riuscire a spazzolare i denti da latte, e setole morbide. Dai 7-8 anni il bambino dovrebbe cominciare a fare in autonomia.

La prima visita

Tenuti presenti tutti questi aspetti, arriverà a un certo punto un altro momento topico: la prima visita dal dentista, che sarebbe meglio fissare intorno ai 3 anni. La scelta dell’odontoiatra di riferimento si rivelerà importante per i denti dei vostri bambini, perché potrebbe accompagnarvi a lungo: è infatti consigliabile che a seguire l’evoluzione del cavo orale dei piccoli sia lo stesso medico, sia durante la fase neonatale che in quella dell’infanzia. Per addolcire il momento della prima visita non servono tecniche speciali: basterà non presentare il dentista come uno spauracchio ma, piuttosto, provare a rendere questa piccola esperienza un gioco, magari facendo capire al bambino che i suoi denti sono importanti e “da coccolare”. Bambino visita dentista Da questo momento occorre non essere approssimativi, ma programmare gli appuntamenti seguendo una cadenza ben precisa, anche per visite di routine.Quando alle visite si sommano le cure speciali, i costi possono diventare anche elevati, soprattutto se è necessario correggere difetti ed eseguire interventi di ortodonzia. Un’assicurazione dentistica bambini è in grado di mettere un freno alla spesa, con una consulenza ad hoc, visite gratuite e la possibilità di sconti su interventi costosi. Perché la salute viene prima di tutto, ma se c’è la possibilità di non alleggerire troppo il portafogli lasciando intatta la qualità degli interventi allora la soddisfazione è doppia." target="_blank" rel="nofollow">lavaggio denti bambiniTraffico, smog, inquinamento acustico: dopo un inverno in città, l’arrivo della bella stagione porta con sé il desiderio di respirare aria fresca e passare del tempo in mezzo alla natura. È tempo di vacanze estive e per i genitori, soprattutto per chi ha bambini molto piccoli, è anche il momento di prendere la fatidica decisione: mare o montagna? Certo il quesito da risolvere è piacevole, dato che si tratta di ferie, ma un genitore, anche durante le vacanze, sente la necessità di prendersi cura dei propri pargoli e fare in modo che quei giorni possano essere sfruttati per giovare alla loro salute. Sia il mare e che la montagna sono luoghi di benessere che regalano importanti benefici offrendo diversi vantaggi, vediamo quali nello specifico.

Bambini in Vacanza: mare o montagna?

Il clima di Montagna per i più vivaci

vacanza montagna bambini L’aria di montagna fa bene in tutte le stagioni. Indipendentemente dall’altitudine, le località montane sono una meta consigliata per i bambini che hanno un temperamento particolarmente vivace. Il clima e le temperature più basse, infatti, aiutano i bambini più agitati a rilassarsi, distendersi e risposare meglio durante la notte. Nello specifico, l’organismo sortisce benefici non irrilevanti dall’aria rarefatta dell’alta quota, che contiene meno ossigeno e comporta cambiamenti che agevolano le vie respiratorie e l’apparato circolatorio. Il corpo viene spinto a compiere inspirazioni più profonde e aumentare il ritmo del respiro, stimolando positivamente i polmoni e i bronchi. Il battito del cuore aumenta, e porta più ossigeno alle cellule. Con una percentuale molto bassa di umidità, inquinamento e sostanze allergizzanti, l’aria di montagna rappresenta la condizione ideale per i bambini che soffrono di asma e affezioni dell’apparato respiratorio. Il clima montano, infatti, aiuta a liberare le vie aeree (bocca e naso) e ad alleviare i fastidi.

Il Mare giova ai più pigri

Il mare è la meta più indicata per portare in vacanza i più pigri. Sole e spiaggia sono perfetti per i bambini che sono abituati a trascorrere la maggior parte del loro tempo sul divano guardando la TV, e per quelli che tendono facilmente ad ingrassare. Gli ampi spazi come la spiaggia permettono infatti ai bambini di muoversi liberamente, giocare, socializzare, fare movimento divertendosi. Nello specifico, l’aria del mare, ricca di iodio, aiuta a stimolare l’attività della tiroide, ghiandola che controlla la produzione degli ormoni che regolano il metabolismo. Inoltre, le temperature più alte, stimolano la sete e fanno diminuire la voglia di mangiare cibi pesanti e grassi, a favore di frutta fresca e verdura. vacanza mare bambini

Prima di andare in vacanza: le precauzioni

Che scegliate il mare o la montagna, il nostro consiglio è quello di prestare attenzione alle precauzioni da prendere prima di partire. In montagna, se si sceglie di dormire ad alta quota (2500-3000 metri), l’organismo dei bambini può avere difficoltà ad ambientarsi, per questo è necessario effettuare una serie di controlli prima di programmare la vacanza. Controllate inoltre che nel posto in cui state andando siano previsti percorsi adatti anche ai più piccoli e non dimenticate di portare con voi l’abbigliamento adeguato (t-shirt, scarpe da trekking, felpe calde, impermeabile, cappellino...). Una caratteristica della montagna è proprio il clima mutevole, in poco tempo infatti si può passare dal sole alle nuvole o addirittura a forti acquazzoni. Al mare, invece, bisogna stare attenti a non esporre i bimbi al sole durante le ore più calde. I raggi solari, infatti, possono risultare particolarmente dannosi dopo le 11.30 del mattino fino alle 17. Tuttavia, anche negli orari più tranquilli è necessario avere sempre con sé crema solare, cappellino, ombrellone.

Anche in vacanza la Sicurezza è importante

Siete genitori di quei simpatici frugoletti che appena distogliete lo sguardo colgono l’occasione per scappare e nascondersi nei posti più improbabili? Che abbiate deciso di andare al mare o in montagna, una vacanza dev’essere divertente e rilassante sia per voi che per loro: trovate quindi il modo di conciliare il senso di responsabilità che, da bravi genitori, vi porterete anche in ferie, con l’esigenza di concedervi giorni di evasione e serenità. D’altro canto, le vacanze sono la migliore occasione che i vostri bambini hanno per giocare tra ampi spazi aperti ed assecondare la loro curiosità esplorando ciò che li circonda. sicurezza bambini spiaggia E allora che fare? Se non avete la fortuna di poter contare su nonni e babysitter, provate ad affidarvi alla tecnologia. Come? Ad esempio utilizzando quegli innovativi dispositivi elettronici che, mediante un trasmettitore e un segnale acustico e visivo, vi avvisano quando il vostro piccolo esploratore si allontana troppo. Ne sono un esempio i prodotti della Garmin che chi ha stipulato la polizza Protezione Famiglia Ragazzi conosce bene, perché acquistandoli online, chi ha un’assicurazione sanitaria usufruisce di un vantaggioso sconto. Divertimento, serenità e relax: non vi resta che valutare i vantaggi e scegliere il posto migliore per portare i vostri bambini in vacanza e godervi le ferie in famiglia. E in totale sicurezza." target="_blank" rel="nofollow">bambini in vacanza Mantenere una corretta igiene orale è fondamentale durante la gravidanza per prevenire problemi dentali.[/caption]   La prima regola da seguire è sicuramente relativa ad un corretto apporto nutrizionale. In questo periodo infatti, l’alimentazione ottimale dovrebbe contenere tutti i principi nutritivi: proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali, zuccheri, grassi e fibre. Può accadere a volte che le donne in gravidanza sentano la necessità di fare scorpacciate di alimenti che prima non avevano mai considerato, l’importante è non esagerare e cercare di evitare i prodotti più calorici e meno utili come ad esempio i dolciumi e i condimenti troppo grassi. In particolare, gli zuccheri, sono dannosi anche per i denti. [caption id="attachment_6175" align="aligncenter" width="5500"]Vuoi sapere come convincere i nostri ragazzi a mangiare sano? Seguire una dieta corretta e bilanciata aiuta a proteggere la salute in generale, oltre ovviamente a ridurre il rischio di complicazione alla salute orale.[/caption]

Denti in Gravidanza: come e perché prendersene cura

Perché è importante prendersi cura dei denti in gravidanza? Quali sono i rischi?

Come abbiamo già detto, durante i nove mesi di attesa, la donna va incontro a numerosi cambiamenti ormonali che riguardano anche la risposta immunitaria. Tutto ciò favorisce disturbi alle gengive, che in questo periodo assumono un colore diverso, da rosa pallido a rosa scuro, e a volte risultano anche più gonfie provocando piccoli fastidi. Si rischia la comparsa o il peggioramento di malattie come la parodontite: un'infiammazione dei tessuti parodontali (ovvero quelli che garantiscono l’attacco dei denti e l’integrità dei tessuti coinvolti nella masticazione), determinando un leggero distaccamento dei denti dall'alveolo, la cavità che contiene l’elemento dentario. Le conseguenze possono essere: mobilità dentale, sanguinamento gengivale, ascessi e suppurazioni. [caption id="attachment_118" align="aligncenter" width="600"] Sorriso sano: consigli per la salute orale Prenditi cura dei tuoi denti durante la gravidanza per un sorriso sano e una gravidanza serena.[/caption] Verso il terzo mese, in particolare, molte donne contraggono un altro tipo di infiammazione alle gengive, chiamata “epulide gravidica” o “granuloma piogenico”, che porta alla formazione di piccole escrescenze che però spariscono dopo il parto. Inoltre, alcune condizioni come l'iperemesi gravidica o la malattia da reflusso esofageo, causa di vomito e nausea molto frequenti, possono provocare l’insorgenza di erosioni dello smalto e carie dentali. In questi casi, si consiglia di risciacquare la bocca con acqua e bicarbonato per neutralizzare l'acidità dell'ambiente orale.

4 Regole da seguire per avere Denti sani in Gravidanza

  1. Presta massima attenzione all’igiene orale con l’uso quotidiano di spazzolino e dentifricio dopo ogni pasto;
  2. Durante il primo trimestre rivolgiti al dentista per una visita di controllo;
  3. Limita la frequenza di assunzione di zuccheri, soprattutto fuori pasto;
  4. Consulta il dentista ai primi sintomi di fastidio alle gengive o ai denti, così che sia possibile intervenire il più precocemente possibile.
[caption id="attachment_119" align="aligncenter" width="600"]Visita dentistica durante la gravidanza: importanza dei controlli Programmare una visita dentistica durante il primo trimestre di gravidanza è una buona abitudine per monitorare la salute orale.[/caption]

Cosa puoi fare per i denti del tuo bambino?

I primi denti da latte cominciano a formarsi al 4° mese di gravidanza. Perché spuntino e diventino visibili bisognerà aspettare fino al 6° mese di vita. Già durante la gravidanza, però, si può fare molto per la salute dei denti del bambino, ad esempio:
  • Seguire una dieta il più possibile varia avendo cura di consumare alimenti che contengono calcio come latte e formaggi.
  • Nel recente passato si è molto insistito sulla somministrazione di fluoro nella gravidanza, nell’ipotesi che questo a sua volta potesse “irrobustire” i primi denti da latte che si sviluppano già dal 6 mese di gravidanza. L’uso del fluoro, consigliato in generale ed in tale circostanza, è stato da più parti contestato, soprattutto per eventuali effetti collaterali sia durante la gravidanza che nel corso della vita. Pertanto non appare più raccomandabile quanto il calcio di cui sopra.
[caption id="attachment_120" align="aligncenter" width="600"]alimenti ricchi di calcio per la gravidanza: latte e formaggi Integrare la dieta con alimenti ricchi di calcio aiuta a proteggere i denti della mamma e a favorire lo sviluppo dei denti del bambino.[/caption]

Le raccomandazioni del Ministero della Salute

Riconoscendo l’importanza della prevenzione per quanto riguarda la salute orale delle gestanti, anche il Ministero della Salute si è mosso, stilando una serie di indicazioni volte al miglioramento delle condizioni di bocca e denti durante la gravidanza. Basate sull’evidenza scientifica, queste indicazioni sono state raccolte in un unico documento: Raccomandazioni per la promozione della salute orale in età perinatale. E voi, pensate di prendervi abbastanza cura dei vostri denti in gravidanza? Da parte nostra, le raccomandazioni non sono mai abbastanza, il consiglio è quello di non sottovalutare i rischi e, conoscendo bene i costi delle prestazioni dentistiche in Italia, prendere in considerazione le polizze assicurative dedicate alle cure odontoiatriche.

L'importanza della pulizia professionale dei denti in gravidanza

Oltre alla scrupolosa igiene orale domiciliare, è fondamentale programmare sedute di pulizia professionale dei denti durante la gravidanza. L'ablazione del tartaro e della placca, eseguita da un igienista dentale, aiuta a prevenire e controllare la gengivite gravidica, una condizione infiammatoria che, se trascurata, può evolvere in parodontite. La pulizia professionale, inoltre, permette di individuare precocemente eventuali carie o altre problematiche, consentendo un intervento tempestivo e minimizzando i rischi per la salute della madre e del bambino. Nonostante le preoccupazioni, le moderne tecniche di igiene dentale sono sicure in gravidanza e possono essere adattate alle esigenze specifiche di ogni paziente. Chiedi consiglio al tuo dentista per un piano di igiene orale personalizzato durante la gravidanza.

FAQ: Denti e Gravidanza – La Guida Completa per la Tua Salute Orale

1. Perché è così importante prendersi cura dei denti durante la gravidanza?

La gravidanza porta con sé numerosi cambiamenti ormonali che possono influenzare la salute delle gengive, rendendole più vulnerabili a infiammazioni e infezioni. Mantenere una buona igiene orale è fondamentale per prevenire problemi come la parodontite, che è stata associata a complicazioni durante la gravidanza.

2. Quali sono i rischi per i denti durante la gravidanza?

Durante la gravidanza, si è più a rischio di sviluppare gengiviti, parodontiti e carie a causa dei cambiamenti ormonali e delle abitudini alimentari. Condizioni come l'iperemesi gravidica (vomito frequente) possono erodere lo smalto dei denti, aumentando il rischio di carie.

3. Cos'è l'epulide gravidica e come si manifesta?

L'epulide gravidica è un'infiammazione gengivale che si manifesta con la formazione di piccole escrescenze sulle gengive, solitamente nel terzo mese di gravidanza. Queste escrescenze tendono a scomparire dopo il parto.

4. Quali sono le 4 regole d'oro per una corretta igiene orale in gravidanza?

Le quattro regole fondamentali sono:

  • Spazzolare i denti dopo ogni pasto con spazzolino e dentifricio.
  • Effettuare una visita di controllo dal dentista durante il primo trimestre.
  • Limitare l'assunzione di zuccheri, soprattutto fuori pasto.
  • Consultare immediatamente il dentista ai primi sintomi di fastidio a denti o gengive.

5. Cosa posso fare per la salute dei denti del mio bambino durante la gravidanza?

I denti del bambino iniziano a formarsi già nel quarto mese di gravidanza. Seguire una dieta varia e ricca di calcio (latte, formaggi) è importante per favorire lo sviluppo di denti sani nel bambino.

6. Il fluoro è raccomandato durante la gravidanza per la salute dei denti del bambino?

In passato si raccomandava la somministrazione di fluoro durante la gravidanza. Tuttavia, a causa di possibili effetti collaterali, questa pratica non è più raccomandata come in passato. È invece preferibile concentrarsi su un'adeguata assunzione di calcio.

7. Quali sono le raccomandazioni del Ministero della Salute per la salute orale in gravidanza?

Il Ministero della Salute ha stilato una serie di raccomandazioni per la promozione della salute orale in età perinatale, basate su evidenze scientifiche. Queste indicazioni mirano a migliorare le condizioni di bocca e denti durante la gravidanza.

 " target="_blank" rel="nofollow">denti in gravidanza Come dicevamo, una corretta igiene orale, praticata fin dall’infanzia, riduce notevolmente i problemi di salute orale da adulti. Ma come possiamo aiutare i bambini a sviluppare sane abitudini di igiene orale? Ecco alcuni consigli che, tra una visita e l’altra dal dentista, ti saranno di grande aiuto e assicureranno ai bambini un sorriso splendente per tutta la vita.

Carie nei Bambini: regole e consigli per la prevenzione

Come farlo abituare al dentista

come-farlo-abituare-al-dentista Per prima cosa, sappiamo che non è facile dire far abituare un bambino all’ idea del dentista. Per evitare che la prima visita risulti per lui un trauma che rischia di portarsi dietro tutta la vita, una buona mossa potrebbe essere portarlo alle visite di controllo. È molto importante però che fare attenzione agli atteggiamenti che si assumono, infatti molti genitori hanno brutti ricordi di passate esperienze dal dentista e potrebbero trasmettere messaggi negativi senza neanche accorgersene.

Lo sapevi che lo spazzolino “cresce” insieme al bambino?

lo-spazzolino-cresce-insieme-al-bambino La seconda regola da seguire è tener conto del fatto che la prevenzione della carie debba essere personalizzata per fasce d’età. È molto importante infatti che lo spazzolino che si utilizza sia quello adatto alle esigenze e all’età del bambino. Fino ai 2 anni, è meglio preferire quelli con manico allungato, per facilitare l’impugnatura da parte della mamma, che deve ancora aiutare il bambino a lavarsi correttamente i primi dentini. Dai 3 anni in poi, si possono adoperare spazzolini con testina piccola e setole morbide con impugnatura ergonomica che guiderà la mano del bambino a posizionare lo spazzolino al corretto angolo di 45°.

7 semplici Regole contro la Carie Dentaria

7-semplici-regole-contro-la-carie-dentaria Infine, ecco quali sono secondo noi le regole generali da seguire per evitare e prevenire la carie dentale nei bambini.
  1. Insegna ai tuoi figli come spazzolare i denti;
  2. assicurati che lo facciano almeno due volte al giorno (dopo la prima colazione e prima di andare a letto);
  3. acquista per loro spazzolini con setole morbide (quelli con setole dure graffiano le gengive);
  4. cambia lo spazzolino ogni tre mesi o anche prima se appare consumato;
  5. due minuti sono il tempo minimo necessario per una buona pulizia dei denti, usa un timer per aiutare i bimbi a tenere conto del tempo;
  6. evita che assumano bevande e cibi zuccherati e gommosi;
  7. assicurati che facciano almeno due visite all’anno dal dentista.

I dentini da latte vanno curati

i-dentini-da-latte-vanno-curati Un ultima cosa che non sempre viene presa in considerazione dai genitori, è la cura dei denti da latte. Anche se sono destinati a cadere, è comunque indispensabile sottoporli a visite di controllo ed eventuali operazioni come: otturazioni ed estrazioni. Solo in questo modo si assicurerà una crescita sana alla mandibola e ai denti che dovranno poi spuntare un domani. Sappiamo bene che il peso economico per le cure dentali non è indifferente, per questo ti consigliamo di prendere in considerazione delle
polizze assicurative che siano in grado di garantire una buona percentuale di risparmio per le cure odontoiatriche dei tuoi bambini." target="_blank" rel="nofollow">carie nei bambini
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