PUNTI CHIAVE
- L’arteria iliaca ostruita è una delle manifestazioni della malattia arteriosa periferica (PAD): l’aterosclerosi restringe il lume arterioso, riducendo l’afflusso di sangue agli arti inferiori e agli organi pelvici.
- Il sintomo più comune è la claudicatio intermittens, un dolore o crampo alle cosce, ai glutei o alle gambe che insorge durante il cammino e si risolve con il riposo. Nelle ostruzioni bilaterali, può comparire anche disfunzione erettile nell’ambito della sindrome di Leriche.
- La diagnosi si basa su esami quali indice caviglia-braccio (ABI), angio-TC o angio-RM, e arteriografia.
- Il trattamento dipende dalla gravità: dalla terapia medica e dalla riabilitazione vascolare con esercizio supervisionato, fino all’angioplastica con stent o al bypass chirurgico nei casi più avanzati o in presenza di ischemia critica.
- Smettere di fumare è l’intervento più efficace sulla progressione della malattia arteriosa periferica, insieme al controllo di diabete, pressione arteriosa e colesterolo.
Avvertire sintomi che possono segnalare un’ostruzione dell’arteria iliaca pone domande concrete: quali esami fare, se e quando è necessario un intervento, quali opzioni terapeutiche esistono. La malattia arteriosa periferica che interessa il distretto iliaco è una condizione trattabile, con un ventaglio di soluzioni che va dalla gestione medica conservativa all’angioplastica fino al bypass chirurgico. Conoscere le opzioni disponibili aiuta ad affrontare il percorso con consapevolezza.
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Cos’è l’arteria iliaca e perché si ostruisce?
L’arteria iliaca è una diramazione dell’aorta addominale suddivisa in arteria iliaca esterna, che prosegue come arteria femorale e irrora le gambe e i piedi, e arteria iliaca interna, che fornisce sangue agli organi pelvici (vescica, retto, genitali).
L’ostruzione di questo distretto arterioso è nella maggior parte dei casi la conseguenza dell‘aterosclerosi: un processo cronico di accumulo di placca – costituita da colesterolo, cellule infiammatorie e tessuto fibrotico – sulle pareti arteriose, che riduce progressivamente il lume del vaso fino alla stenosi o all’occlusione completa.
I principali fattori che accelerano questo processo includono:
- fumo
- diabete mellito
- ipertensione arteriosa
- dislipidemia (colesterolo LDL elevato, HDL basso)
- obesità
- sedentarietà
- familiarità per malattie cardiovascolari
- età superiore ai 50 anni.
Nella malattia arteriosa periferica, questi fattori agiscono spesso in combinazione, accelerando la progressione delle lesioni aterosclerotiche.
Quali sono i sintomi di un’arteria iliaca ostruita?
Il sintomo più frequente è la claudicatio intermittens: un dolore crampiforme – tipicamente alle cosce, ai glutei o all’anca, nel caso dell’arteria iliaca – che insorge dopo un certo numero di passi e si risolve entro pochi minuti di riposo. È la manifestazione dell’ischemia muscolare funzionale: i muscoli ricevono sangue sufficiente a riposo, ma non durante l’attività fisica. Con la progressione della malattia, la distanza percorribile prima del dolore si riduce progressivamente.
Nelle ostruzioni bilaterali dell’arteria iliaca si può configurare la sindrome di Leriche, caratterizzata da claudicatio dei glutei e delle cosce, assenza del polso femorale alla palpazione e disfunzione erettile negli uomini. Nelle fasi più avanzate (ischemia critica) compaiono segni che richiedono una valutazione specialistica urgente:
- dolore a riposo (spesso notturno)
- cute fredda e pallida o cianotica agli arti
- perdita dei peli
- unghie fragili
- ulcere trofiche non cicatrizzanti.
Diagnosi
La diagnosi parte dall’esame fisico e dalla misurazione dell’indice caviglia-braccio (ABI): un rapporto tra la pressione sistolica alla caviglia e quella al braccio. Un valore superiore a 0,9 è considerato normale; tra 0,7 e 0,9 indica PAD lieve; tra 0,4 e 0,7 una forma moderata; al di sotto di 0,4 si parla di ischemia critica. L’ecocolordoppler è il primo esame di imaging: valuta il flusso ematico e individua la sede e l’entità dell’ostruzione. Per la pianificazione terapeutica si ricorre all’angio-TC o all’angio-RM, che forniscono una mappa anatomica dettagliata delle lesioni.
L’angiografia o arteriografia, infine, è un esame diagnostico più invasivo che si utilizza quando si vuole procedere contestualmente a un trattamento endovascolare: comporta l’iniezione di un mezzo di contrasto nelle arterie.
Come si cura un’arteria iliaca ostruita?
La scelta terapeutica dipende dalla gravità dell’ostruzione, dall’estensione delle lesioni e dalle condizioni generali del paziente.
Una terapia medica conservativa rappresenta il punto di partenza. Include la terapia antiaggregante, le statine, il controllo della pressione arteriosa e della glicemia. Per migliorare la sintomatologia e aumentare la distanza percorribile prima del dolore è utile un esercizio fisico supervisionato, mentre la riabilitazione vascolare è raccomandata come terapia di prima linea per la claudicatio. Smettere di fumare, in tutti i casi, è l’intervento con il maggiore impatto sulla progressione della malattia.
Quando la terapia medica non è sufficiente a controllare i sintomi, o in presenza di lesioni significative, si valutano le opzioni di rivascolarizzazione. L’angioplastica con pallone e stent è un approccio endovascolare mininvasivo, eseguito per via percutanea. È preferita per le stenosi focali o le ostruzioni di lunghezza limitata; garantisce una ripresa rapida e un minor rischio di complicanze rispetto alla chirurgia aperta.
Il bypass chirurgico è indicato nelle ostruzioni estese, qualora non sia possibile un trattamento endovascolare, nei casi di fallimento dell’angioplastica e nell’ischemia critica con ulcere trofiche non cicatrizzanti. Il bypass crea un percorso alternativo per il flusso sanguigno, aggirando il tratto ostruito. La riabilitazione postoperatoria include la cura della ferita chirurgica, un programma di esercizio e follow-up ravvicinati con il chirurgo vascolare e la prosecuzione ottimizzata della terapia medica per la prevenzione delle recidive.
LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI
Le domande più frequenti dei pazienti
Cos’è la sindrome di Leriche e come si riconosce?
La sindrome di Leriche è causata dall’occlusione bilaterale dell’aorta addominale distale o delle arterie iliache comuni. Si manifesta con una triade caratteristica: claudicatio bilaterale dei glutei e delle cosce, assenza del polso femorale palpabile e disfunzione erettile negli uomini. È una condizione che richiede una valutazione vascolare specialistica, poiché l’ostruzione a questo livello può compromettere la qualità di vita e la perfusione degli arti inferiori.
La claudicatio intermittens può migliorare senza operare?
Sì, in molti pazienti con claudicatio da lieve a moderata il trattamento conservativo è efficace. Il programma di esercizio fisico supervisionato è uno degli interventi più dimostrati per migliorare la distanza percorribile prima del dolore. A questo si aggiungono la terapia farmacologica e la modifica dei fattori di rischio, in particolare la cessazione del fumo.
Quando è necessario operare l’arteria iliaca ostruita?
Il trattamento interventistico – endovascolare o chirurgico – è indicato quando i sintomi sono invalidanti nonostante la terapia medica ottimale, in presenza di ischemia critica (dolore a riposo, ulcere trofiche, rischio di perdita dell’arto), o quando le caratteristiche anatomiche delle lesioni rendono la rivascolarizzazione fattibile e favorevole.
Quanto dura il recupero dopo un bypass all’arteria femorale?
Il ricovero ospedaliero dopo un bypass chirurgico dura in genere 5-10 giorni. Il recupero completo richiede di solito 4-8 settimane, durante le quali è importante seguire un programma di mobilizzazione progressiva, curare la ferita chirurgica e mantenere la terapia medica prescritta. Il follow-up con controlli strumentali nei mesi successivi permette di verificare l’efficacia del bypass e intervenire tempestivamente in caso di complicanze.


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