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    • Storie di SaluteLa rubrica “Storie di Salute” nasce per dar voce agli assicurati UniSalute, che raccontano in prima persona, attraverso una video intervista, la loro esperienza di utilizzo delle coperture sanitarie, condividendo situazioni reali e stati d’animo. Quale esigenza avevano e in che modo è stata risolta? Di quali servizi della polizza hanno usufruito e con quali vantaggi? E soprattutto, come si sono trovati adottando questa soluzione? Ognuno di loro ha una storia diversa, preziosa per tutti: per noi di UniSalute, perché ci permette di rimanere vicini a tutti i nostri clienti e di imparare, cogliendo sempre nuove opportunità; e anche per tutti coloro che si vivono situazioni simili, perché i racconti altrui possono essere di aiuto e fornire consigli e spunti utili per tutelare e proteggere la propria salute.
    • Il Medico RispondeCome si manifesta la psoriasi e come si può curare? In che modo affrontare il delicato periodo della menopausa? Sono solo alcuni esempi di temi trattati nelle videointerviste raccolte nella rubrica “Il Medico Risponde”, che nascono anche dalle domande degli utenti sulla pagina Facebook di UniSalute. Medici specialisti che operano nei Centri sanitari convenzionati con UniSalute affrontano diversi argomenti rispondendo anche ai dubbi e alle curiosità degli utenti attraverso video interviste dedicate a temi specifici, che si trasformano poi in articoli e approfondimenti sul blog InSalute. Una rubrica che si mette in ascolto degli utenti e che racconta anche la grande professionalità e la competenza dei medici e delle strutture convenzionate con noi.
    • Animali DomesticiGli animali domestici sono in grado di regalare un affetto incommensurabile a chiunque gli stia intorno, e in cambio, necessitano soltanto di rispetto e piccole accortezze. In questa sezione troverete tutto quello che c’è da sapere sugli animali domestici. Consigli e guide pratiche su come prendersi cura del loro benessere e della loro salute. La giusta alimentazione per cani e gatti, come comportarsi nei momenti delicati, come la gestazione del cane o del gatto, le assicurazioni a loro dedicate, i vaccini, le pratiche burocratiche e i consigli utili… per godersi in tutta serenità la compagnia del proprio animale domestico.
    • A Tavola in SaluteLe nostre abitudini alimentari influenzano salute e stili di vita e, in alcuni casi, sono responsabili di disturbi come ipertensione, colite, ma anche sovrappeso e obesità. Ecco perché è importante sapere come alimentarsi nel modo corretto. Stagionalità degli alimenti, correlazione tra cibo e salute, ruolo della dieta mediterranea: queste sono alcune delle tematiche che troverete, insieme a focus dedicati alle proprietà e ai benefici degli alimenti e consigli utili per una dieta equilibrata. Non mancheranno infine approfondimenti sull’alimentazione più adatta per determinate patologie. Cosa mangiare se si soffre di colite? Quale frutta possono consumare i diabetici? Come disintossicarsi dopo le feste? In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta della cucina naturale, elemento imprescindibile per una vita sana.
      • Le Ricette della SaluteLa prima regola per raggiungere e mantenere il benessere psicofisico è mangiare in maniera sana ed equilibrata. Una buona dieta, infatti, regala enormi benefici al nostro sistema immunitario e ci aiuta a prevenire disturbi dell’organismo e malattie croniche. In questa sezione troverete una selezione di ricette sane e gustose, che vi aiuterà a salvaguardare la vostra salute senza rinunciare ai piaceri della buona tavola! Oltre a spiegarvi dettagliatamente tutte le fasi per la preparazione dei piatti, con le nostre Ricette della Salute vi insegneremo a conoscere le proprietà benefiche e i valori nutrizionali dei prodotti che la natura ci mette a disposizione.
      • Mangiare in SaluteUn team di nutrizionisti, dietisti e gastroenterologi per parlare delle diete più adatte a chi soffre di malattie e disturbi diffusi, come quelli legati alla sindrome metabolica. Cosa significa mangiare in salute? Quali alimenti evitare se si soffre di reflusso-gastroesofageo? Qual è la migliore alimentazione dopo un infarto? In questa rubrica troverete tutto ciò che riguarda il rapporto tra cibo e salute, compresi tanti consigli di alimentazione per depurare l’organismo, prevenire le malattie e mangiare in modo bilanciato, beneficiando di tutte le proprietà degli alimenti.
    • BenessereCosa vuol dire scegliere di avere uno stile di vita sano? Vi siete mai chiesti se il vostro è uno stile di vita sana? Forse avete bisogno di migliorare qualcosa, ma come fare a valutare? In questa rubrica troverete consigli e indicazioni utili che vi guideranno nella valutazione del vostro stile di vita e vi daranno i giusti input per prendere in considerazione nuovi equilibri. Vivere meglio è un diritto ma allo stesso tempo è anche un dovere che abbiamo nei confronti della nostra stessa vita. Un’alimentazione sbagliata, una vita troppo sedentaria e poco regolamentata…, questi ed altri comportamenti che contrastano uno stile di vita funzionale dove ci porteranno?
    • Focus CoronavirusNel giro di poche settimane, l’emergenza da COVID-19, ossia la malattia causata dalla diffusione del nuovo Conavirus SARS-CoV-2, si è evoluta: l’iniziale epidemia ha dato luogo, nel mese di marzo, ad una pandemia, sollevando nuovi dubbi, paure e incertezze. Fin dall’inizio, grazie al supporto di medici ed esperti, il nostro blog si è occupato da vicino della situazione con una serie di articoli interamente dedicati, cercando di rispondere alle domande dei nostri lettori.  Ad esempio, come funziona esattamente il test del tampone? Oppure, come si può prevenire il contagio? O ancora, come gestire il panico e spiegare il coronavirus ai bambini? Sono solo alcuni degli articoli che troverete in questa rubrica, che nasce proprio per offrire le giuste informazioni sulle buone norme di prevenzione e i consigli utili per affrontare questo difficile periodo di isolamento, restando in salute e mantenendo il proprio benessere psicologico.
    • Focus OncologiaLa ricerca in campo medico avanza con continui ed enormi progressi: in questa sezione vi terremo aggiornati su ultimi studi, scoperte scientifiche in campo oncologico e nuove terapie. Non mancheranno approfondimenti sui diversi tipi di tumore, di cui analizzeremo caratteristiche, cause, sintomi e possibilità di cura, con il contributo di medici e ricercatori. Diagnosi e terapia, quindi, ma anche analisi dei fattori di rischio e consigli per i pazienti oncologici con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare i mutamenti fisici e psicologici che la malattia comporta, con suggerimenti pratici per tanti aspetti della vita quotidiana.
    • Mamme e BambiniUna guida utile, ricca di consigli e approfondimenti su tutto ciò che riguarda il meraviglioso mondo delle mamme e dei loro piccoli. Quali importanti regole bisogna seguire durante un momento tanto delicato come la gravidanza? Quali sono gli esami, i rischi e le questioni mediche da non sottovalutare? Come prendersi cura della salute dei bambini? Queste, sono solo alcune delle domande alle quali risponderanno gli articoli che troverete all’interno di questa rubrica. Dal periodo della maternità, passando per l’educazione alimentare dei bambini, il loro rapporto con gli animali, fino ad arrivare alle regole della sicurezza domestica.
    • Mente In SaluteMantenere la mente InSalute è importante tanto quanto prendersi cura del proprio corpo, per cui occorre ascoltare i segnali di disagio, capire cosa non ci fa stare bene e risolvere con l’aiuto di professionisti. I ritmi della società moderna, uno periodo di stress al lavoro, un evento traumatico, ma anche i piccoli cambiamenti della vita, come il rientro dalle ferie o i cambi di stagione, possono generare ansia, paura e preoccupazione, destabilizzando il nostro benessere psicologico. In questa sezione troverete consigli e spunti di riflessione per affrontare i momenti di difficoltà più comuni, come lo stress da lavoro, ma anche le indicazioni degli esperti per orientarsi verso le terapie più adatte in caso di traumi emotivi e psicologici.
    • Prevenzione, diagnosi e terapiaCome avvengono prevenzione, diagnosi e terapia delle più diffuse malattie e quali sono gli esami diagnostici più importanti?Qual è la miglior riabilitazione in seguito alla rottura del femore o del menisco? Come combattere i sintomi del reflusso gastrico? Queste e simili domande troveranno risposte nella sezione del nostro blog dedicata a Prevenzione, Diagnosi e Terapia. Si tratta di uno spazio pensato per offrire informazioni e consigli pratici per affrontare al meglio i disturbi stagionali, per conoscere le migliori terapie e le nuove sfide in campo scientifico. Perché prevenzione e salute passano anche attraverso le giuste informazioni, la conoscenza dei sintomi e dei principali fattori di rischio e la diffusione dei dati presenti nella letteratura medica.
      • Donna In SaluteDonne in salute. Femminile e plurale. Perché l’universo femminile è variegato e la salute deve essere un diritto per tutte. A partire dalla prevenzione oncologica femminile, all’interno della quale il Ministero della Salute ha individuato due programmi organizzati di screening: mammografico e cervicale. Ma in cosa consistono gli esami diagnostici consigliati, a quale età è bene farli e quali abitudini ci aiutano ad allontanare il rischio di tumori femminili? Quali alimenti dovrebbe assumere chi sta seguendo una terapia anticancro? Per approfondire questi delicati argomenti ci siamo rivolti al food mentor Marco Bianchi, divulgatore scientifico per la Fondazione Umberto Veronesi e autore di libri sulla sana alimentazione e i corretti stili di vita. Insieme a lui, parleremo di prevenzione e cura dei tumori femminili, con particolare attenzione all’aspetto nutrizionale.
      • Uomo In SaluteDalle stime dell’Osservatorio Sanità di UniSalute emerge che gli uomini tendono a trascurare di più la salute rispetto alle donne, sottoponendosi a controlli medici solo nel caso in cui si manifesti un problema. Tanto nelle donne quanto negli uomini, la prevenzione è la miglior alleata per ridurre il rischio di sviluppare patologie e incorrere in gravi complicazioni. La rubrica Uomo In Salute nasce proprio con l’obiettivo di informare sulle principali problematiche che, per fattori biologici, potrebbero essere contratte dagli uomini nel corso della vita. In questo spazio, potrai trovare quindi consigli pratici per prenderti cura del tuo benessere ogni giorno.
      • Denti In SalutePoche cose sono più belle di un sorriso bianco, luminoso e sano. Per questo è fondamentale prendersi cura dei propri denti giorno dopo giorno, prestando particolare attenzione all’igiene orale e alla prevenzione di disturbi, dai più comuni ai più gravi.  In questa sezione troverete approfondimenti sulle diverse tipologie di condizioni e infiammazioni che possono colpire i nostri denti, dalle carie alle gengiviti, e sui rispettivi trattamenti e interventi odontoiatrici. Non mancheranno, infine, indicazioni e consigli sulle pratiche da portare avanti quotidianamente – ad esempio, come effettuare una corretta pulizia dei denti – perché la prima regola per una bocca sana è una buona prevenzione.
      • Salute del cuoreIl cuore è il muscolo più importante del nostro corpo ed è al centro del sistema cardiocircolatorio, ma può compromettersi, temporaneamente o a lungo termine. Le malattie cardiovascolari, come infarti o ictus, costituiscono ancora oggi uno dei più importanti problemi di salute pubblica in Italia e una delle prime cause di invalidità e mortalità. Sottoporsi a controlli ed esami periodici e adottare buone abitudini quotidiane, come mangiare sano e fare attività fisica, possono aiutarci a prevenire disturbi e patologie, più o meno gravi. In questa sezione, quindi, troverete indicazioni per una corretta prevenzione cardiovascolare, informazioni sugli esami di check-up cardiologico, in base all’età, al sesso e ai fattori di rischio, e ovviamente un approfondimento ad hoc sui disturbi, sui loro sintomi e su come prevenirli. Perché prendersi cura del proprio cuore e mantenere uno stile di vita sano dovrebbe essere un obiettivo di ciascuno.
      • Esami e visitePrevenire è meglio che curare. Decidere quindi di sottoporsi a esami periodici specifici è un’abitudine virtuosa, che consente di monitorare il proprio stato di salute ed evitare o identificare per tempo disturbi e patologie, anche gravi.  Questa sezione raccoglie gli approfondimenti dedicati ai controlli diagnostici più importanti per una buona prevenzione. Come funziona la risonanza magnetica? A cosa serve l’elettrocardiogramma da sforzo? Come leggere i referti delle analisi del sangue? Sono solo alcuni degli argomenti che affronteremo nella rubrica “Esami e visite”.
    • SportUna sezione dedicata allo sport e al benessere del corpo. In questa rubrica troverete gli approfondimenti, le curiosità e i consigli che vi saranno utili e vi accompagneranno nelle vostre pratiche sportive quotidiane nella maniera più corretta. Quando si esegue uno sforzo fisico e si chiede al proprio corpo di svolgere un esercizio è necessario tenere in considerazione i suoi limiti e le sue necessità. Ascoltare e conoscere il proprio corpo è fondamentale per affrontare qualunque sport. Come prepararsi per una maratona, cosa mangiare prima di fare sport, come gestire una tendinite… Questi sono solo alcuni degli articoli che troverete in questa rubrica, che nasce proprio per indicarvi la strada giusta e guidarvi mentre fate del bene al vostro corpo.
    • Terza etàLa terza età è un periodo molto delicato, e chi lo attraversa necessita di particolari attenzioni e cure. In questa sezione troverete tanti consigli utili su come vivere serenamente questa naturale fase della vita. Numerosi studi dimostrano che disturbi come l’insonnia o l’eccessiva sonnolenza durante il giorno, sono più frequenti  non appena si varca la soglia della vecchiaia, come gestire questi disagi. Quali sono i controlli medici da effettuare più frequentemente, quali le patologie a cui si può andare in contro durante la senilità, come affrontare determinate malattie, qual è l’adeguata alimentazione o il giusto stile di vita che dovrebbe seguire un anziano?
    • WelfareLa cultura del welfare aziendale è sempre più diffusa tra le imprese italiane: asili nido aziendali, maggiore flessibilità degli orari di lavoro e servizi per la salute, come polizze sanitarie e pacchetti di flexible benefit, sono alcuni dei benefici che le aziende, sempre più spesso, mettono a disposizione dei loro dipendenti. In questa sezione, approfondiremo dunque i vantaggi, tanto per le aziende quanto per chi vi lavora, di questo crescente interesse nei confronti del benessere individuale dei lavoratori. Un interesse che, inevitabilmente, si traduce in un miglioramento del loro stile di vita, ma anche di  una maggiore motivazione e produttività.
      • Case HistoryIl welfare aziendale non è più un lusso accessorio: sono molte le aziende italiane che l’hanno compreso, e non soltanto grandi realtà o multinazionali. Negli ultimi anni infatti tantissime piccole e medie imprese hanno attuato iniziative di supporto per il benessere dei propri dipendenti, consapevoli dei reali vantaggi per entrambi. In questa sezione troverete raccontati gli esempi “virtuosi” e d’eccellenza che, attuando politiche ad hoc a favore dei propri collaboratori, dalla creazione di un asilo nido aziendale a quella di specifiche polizze sanitarie, hanno risposto ai loro concreti bisogni, migliorando notevolmente lo stato di serenità e produttività.
      • InformazioniIl benessere di chi lavora e dell’azienda sono strettamente interconnessi: per una maggiore efficienza e produttività, è fondamentale che il dipendente sia soddisfatto e sereno, soprattutto considerando il lavoro occupa gran parte del nostro tempo. In questa rubrica abbiamo deciso di raccogliere tutte le informazioni – sia per le aziende sia per i dipendenti – sulle agevolazioni e sui servizi welfare più richiesti e sui relativi vantaggi. Benefit come buoni pasto o rimborsi spese, piani sanitari creati ad hoc o a forme di assistenza domiciliare, miglioreranno lo stile di vita del collaboratore che, sentendosi più supportato e tutelato, troverà una maggiore motivazione sul luogo di lavoro.
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    • Storie di SaluteLa rubrica “Storie di Salute” nasce per dar voce agli assicurati UniSalute, che raccontano in prima persona, attraverso una video intervista, la loro esperienza di utilizzo delle coperture sanitarie, condividendo situazioni reali e stati d’animo. Quale esigenza avevano e in che modo è stata risolta? Di quali servizi della polizza hanno usufruito e con quali vantaggi? E soprattutto, come si sono trovati adottando questa soluzione? Ognuno di loro ha una storia diversa, preziosa per tutti: per noi di UniSalute, perché ci permette di rimanere vicini a tutti i nostri clienti e di imparare, cogliendo sempre nuove opportunità; e anche per tutti coloro che si vivono situazioni simili, perché i racconti altrui possono essere di aiuto e fornire consigli e spunti utili per tutelare e proteggere la propria salute.
    • Il Medico RispondeCome si manifesta la psoriasi e come si può curare? In che modo affrontare il delicato periodo della menopausa? Sono solo alcuni esempi di temi trattati nelle videointerviste raccolte nella rubrica “Il Medico Risponde”, che nascono anche dalle domande degli utenti sulla pagina Facebook di UniSalute. Medici specialisti che operano nei Centri sanitari convenzionati con UniSalute affrontano diversi argomenti rispondendo anche ai dubbi e alle curiosità degli utenti attraverso video interviste dedicate a temi specifici, che si trasformano poi in articoli e approfondimenti sul blog InSalute. Una rubrica che si mette in ascolto degli utenti e che racconta anche la grande professionalità e la competenza dei medici e delle strutture convenzionate con noi.
    • Animali DomesticiGli animali domestici sono in grado di regalare un affetto incommensurabile a chiunque gli stia intorno, e in cambio, necessitano soltanto di rispetto e piccole accortezze. In questa sezione troverete tutto quello che c’è da sapere sugli animali domestici. Consigli e guide pratiche su come prendersi cura del loro benessere e della loro salute. La giusta alimentazione per cani e gatti, come comportarsi nei momenti delicati, come la gestazione del cane o del gatto, le assicurazioni a loro dedicate, i vaccini, le pratiche burocratiche e i consigli utili… per godersi in tutta serenità la compagnia del proprio animale domestico.
    • A Tavola in SaluteLe nostre abitudini alimentari influenzano salute e stili di vita e, in alcuni casi, sono responsabili di disturbi come ipertensione, colite, ma anche sovrappeso e obesità. Ecco perché è importante sapere come alimentarsi nel modo corretto. Stagionalità degli alimenti, correlazione tra cibo e salute, ruolo della dieta mediterranea: queste sono alcune delle tematiche che troverete, insieme a focus dedicati alle proprietà e ai benefici degli alimenti e consigli utili per una dieta equilibrata. Non mancheranno infine approfondimenti sull’alimentazione più adatta per determinate patologie. Cosa mangiare se si soffre di colite? Quale frutta possono consumare i diabetici? Come disintossicarsi dopo le feste? In questa rubrica vi accompagneremo alla scoperta della cucina naturale, elemento imprescindibile per una vita sana.
      • Le Ricette della SaluteLa prima regola per raggiungere e mantenere il benessere psicofisico è mangiare in maniera sana ed equilibrata. Una buona dieta, infatti, regala enormi benefici al nostro sistema immunitario e ci aiuta a prevenire disturbi dell’organismo e malattie croniche. In questa sezione troverete una selezione di ricette sane e gustose, che vi aiuterà a salvaguardare la vostra salute senza rinunciare ai piaceri della buona tavola! Oltre a spiegarvi dettagliatamente tutte le fasi per la preparazione dei piatti, con le nostre Ricette della Salute vi insegneremo a conoscere le proprietà benefiche e i valori nutrizionali dei prodotti che la natura ci mette a disposizione.
      • Mangiare in SaluteUn team di nutrizionisti, dietisti e gastroenterologi per parlare delle diete più adatte a chi soffre di malattie e disturbi diffusi, come quelli legati alla sindrome metabolica. Cosa significa mangiare in salute? Quali alimenti evitare se si soffre di reflusso-gastroesofageo? Qual è la migliore alimentazione dopo un infarto? In questa rubrica troverete tutto ciò che riguarda il rapporto tra cibo e salute, compresi tanti consigli di alimentazione per depurare l’organismo, prevenire le malattie e mangiare in modo bilanciato, beneficiando di tutte le proprietà degli alimenti.
    • BenessereCosa vuol dire scegliere di avere uno stile di vita sano? Vi siete mai chiesti se il vostro è uno stile di vita sana? Forse avete bisogno di migliorare qualcosa, ma come fare a valutare? In questa rubrica troverete consigli e indicazioni utili che vi guideranno nella valutazione del vostro stile di vita e vi daranno i giusti input per prendere in considerazione nuovi equilibri. Vivere meglio è un diritto ma allo stesso tempo è anche un dovere che abbiamo nei confronti della nostra stessa vita. Un’alimentazione sbagliata, una vita troppo sedentaria e poco regolamentata…, questi ed altri comportamenti che contrastano uno stile di vita funzionale dove ci porteranno?
    • Focus CoronavirusNel giro di poche settimane, l’emergenza da COVID-19, ossia la malattia causata dalla diffusione del nuovo Conavirus SARS-CoV-2, si è evoluta: l’iniziale epidemia ha dato luogo, nel mese di marzo, ad una pandemia, sollevando nuovi dubbi, paure e incertezze. Fin dall’inizio, grazie al supporto di medici ed esperti, il nostro blog si è occupato da vicino della situazione con una serie di articoli interamente dedicati, cercando di rispondere alle domande dei nostri lettori.  Ad esempio, come funziona esattamente il test del tampone? Oppure, come si può prevenire il contagio? O ancora, come gestire il panico e spiegare il coronavirus ai bambini? Sono solo alcuni degli articoli che troverete in questa rubrica, che nasce proprio per offrire le giuste informazioni sulle buone norme di prevenzione e i consigli utili per affrontare questo difficile periodo di isolamento, restando in salute e mantenendo il proprio benessere psicologico.
    • Focus OncologiaLa ricerca in campo medico avanza con continui ed enormi progressi: in questa sezione vi terremo aggiornati su ultimi studi, scoperte scientifiche in campo oncologico e nuove terapie. Non mancheranno approfondimenti sui diversi tipi di tumore, di cui analizzeremo caratteristiche, cause, sintomi e possibilità di cura, con il contributo di medici e ricercatori. Diagnosi e terapia, quindi, ma anche analisi dei fattori di rischio e consigli per i pazienti oncologici con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare i mutamenti fisici e psicologici che la malattia comporta, con suggerimenti pratici per tanti aspetti della vita quotidiana.
    • Mamme e BambiniUna guida utile, ricca di consigli e approfondimenti su tutto ciò che riguarda il meraviglioso mondo delle mamme e dei loro piccoli. Quali importanti regole bisogna seguire durante un momento tanto delicato come la gravidanza? Quali sono gli esami, i rischi e le questioni mediche da non sottovalutare? Come prendersi cura della salute dei bambini? Queste, sono solo alcune delle domande alle quali risponderanno gli articoli che troverete all’interno di questa rubrica. Dal periodo della maternità, passando per l’educazione alimentare dei bambini, il loro rapporto con gli animali, fino ad arrivare alle regole della sicurezza domestica.
    • Mente In SaluteMantenere la mente InSalute è importante tanto quanto prendersi cura del proprio corpo, per cui occorre ascoltare i segnali di disagio, capire cosa non ci fa stare bene e risolvere con l’aiuto di professionisti. I ritmi della società moderna, uno periodo di stress al lavoro, un evento traumatico, ma anche i piccoli cambiamenti della vita, come il rientro dalle ferie o i cambi di stagione, possono generare ansia, paura e preoccupazione, destabilizzando il nostro benessere psicologico. In questa sezione troverete consigli e spunti di riflessione per affrontare i momenti di difficoltà più comuni, come lo stress da lavoro, ma anche le indicazioni degli esperti per orientarsi verso le terapie più adatte in caso di traumi emotivi e psicologici.
    • Prevenzione, diagnosi e terapiaCome avvengono prevenzione, diagnosi e terapia delle più diffuse malattie e quali sono gli esami diagnostici più importanti?Qual è la miglior riabilitazione in seguito alla rottura del femore o del menisco? Come combattere i sintomi del reflusso gastrico? Queste e simili domande troveranno risposte nella sezione del nostro blog dedicata a Prevenzione, Diagnosi e Terapia. Si tratta di uno spazio pensato per offrire informazioni e consigli pratici per affrontare al meglio i disturbi stagionali, per conoscere le migliori terapie e le nuove sfide in campo scientifico. Perché prevenzione e salute passano anche attraverso le giuste informazioni, la conoscenza dei sintomi e dei principali fattori di rischio e la diffusione dei dati presenti nella letteratura medica.
      • Donna In SaluteDonne in salute. Femminile e plurale. Perché l’universo femminile è variegato e la salute deve essere un diritto per tutte. A partire dalla prevenzione oncologica femminile, all’interno della quale il Ministero della Salute ha individuato due programmi organizzati di screening: mammografico e cervicale. Ma in cosa consistono gli esami diagnostici consigliati, a quale età è bene farli e quali abitudini ci aiutano ad allontanare il rischio di tumori femminili? Quali alimenti dovrebbe assumere chi sta seguendo una terapia anticancro? Per approfondire questi delicati argomenti ci siamo rivolti al food mentor Marco Bianchi, divulgatore scientifico per la Fondazione Umberto Veronesi e autore di libri sulla sana alimentazione e i corretti stili di vita. Insieme a lui, parleremo di prevenzione e cura dei tumori femminili, con particolare attenzione all’aspetto nutrizionale.
      • Uomo In SaluteDalle stime dell’Osservatorio Sanità di UniSalute emerge che gli uomini tendono a trascurare di più la salute rispetto alle donne, sottoponendosi a controlli medici solo nel caso in cui si manifesti un problema. Tanto nelle donne quanto negli uomini, la prevenzione è la miglior alleata per ridurre il rischio di sviluppare patologie e incorrere in gravi complicazioni. La rubrica Uomo In Salute nasce proprio con l’obiettivo di informare sulle principali problematiche che, per fattori biologici, potrebbero essere contratte dagli uomini nel corso della vita. In questo spazio, potrai trovare quindi consigli pratici per prenderti cura del tuo benessere ogni giorno.
      • Denti In SalutePoche cose sono più belle di un sorriso bianco, luminoso e sano. Per questo è fondamentale prendersi cura dei propri denti giorno dopo giorno, prestando particolare attenzione all’igiene orale e alla prevenzione di disturbi, dai più comuni ai più gravi.  In questa sezione troverete approfondimenti sulle diverse tipologie di condizioni e infiammazioni che possono colpire i nostri denti, dalle carie alle gengiviti, e sui rispettivi trattamenti e interventi odontoiatrici. Non mancheranno, infine, indicazioni e consigli sulle pratiche da portare avanti quotidianamente – ad esempio, come effettuare una corretta pulizia dei denti – perché la prima regola per una bocca sana è una buona prevenzione.
      • Salute del cuoreIl cuore è il muscolo più importante del nostro corpo ed è al centro del sistema cardiocircolatorio, ma può compromettersi, temporaneamente o a lungo termine. Le malattie cardiovascolari, come infarti o ictus, costituiscono ancora oggi uno dei più importanti problemi di salute pubblica in Italia e una delle prime cause di invalidità e mortalità. Sottoporsi a controlli ed esami periodici e adottare buone abitudini quotidiane, come mangiare sano e fare attività fisica, possono aiutarci a prevenire disturbi e patologie, più o meno gravi. In questa sezione, quindi, troverete indicazioni per una corretta prevenzione cardiovascolare, informazioni sugli esami di check-up cardiologico, in base all’età, al sesso e ai fattori di rischio, e ovviamente un approfondimento ad hoc sui disturbi, sui loro sintomi e su come prevenirli. Perché prendersi cura del proprio cuore e mantenere uno stile di vita sano dovrebbe essere un obiettivo di ciascuno.
      • Esami e visitePrevenire è meglio che curare. Decidere quindi di sottoporsi a esami periodici specifici è un’abitudine virtuosa, che consente di monitorare il proprio stato di salute ed evitare o identificare per tempo disturbi e patologie, anche gravi.  Questa sezione raccoglie gli approfondimenti dedicati ai controlli diagnostici più importanti per una buona prevenzione. Come funziona la risonanza magnetica? A cosa serve l’elettrocardiogramma da sforzo? Come leggere i referti delle analisi del sangue? Sono solo alcuni degli argomenti che affronteremo nella rubrica “Esami e visite”.
    • SportUna sezione dedicata allo sport e al benessere del corpo. In questa rubrica troverete gli approfondimenti, le curiosità e i consigli che vi saranno utili e vi accompagneranno nelle vostre pratiche sportive quotidiane nella maniera più corretta. Quando si esegue uno sforzo fisico e si chiede al proprio corpo di svolgere un esercizio è necessario tenere in considerazione i suoi limiti e le sue necessità. Ascoltare e conoscere il proprio corpo è fondamentale per affrontare qualunque sport. Come prepararsi per una maratona, cosa mangiare prima di fare sport, come gestire una tendinite… Questi sono solo alcuni degli articoli che troverete in questa rubrica, che nasce proprio per indicarvi la strada giusta e guidarvi mentre fate del bene al vostro corpo.
    • Terza etàLa terza età è un periodo molto delicato, e chi lo attraversa necessita di particolari attenzioni e cure. In questa sezione troverete tanti consigli utili su come vivere serenamente questa naturale fase della vita. Numerosi studi dimostrano che disturbi come l’insonnia o l’eccessiva sonnolenza durante il giorno, sono più frequenti  non appena si varca la soglia della vecchiaia, come gestire questi disagi. Quali sono i controlli medici da effettuare più frequentemente, quali le patologie a cui si può andare in contro durante la senilità, come affrontare determinate malattie, qual è l’adeguata alimentazione o il giusto stile di vita che dovrebbe seguire un anziano?
    • WelfareLa cultura del welfare aziendale è sempre più diffusa tra le imprese italiane: asili nido aziendali, maggiore flessibilità degli orari di lavoro e servizi per la salute, come polizze sanitarie e pacchetti di flexible benefit, sono alcuni dei benefici che le aziende, sempre più spesso, mettono a disposizione dei loro dipendenti. In questa sezione, approfondiremo dunque i vantaggi, tanto per le aziende quanto per chi vi lavora, di questo crescente interesse nei confronti del benessere individuale dei lavoratori. Un interesse che, inevitabilmente, si traduce in un miglioramento del loro stile di vita, ma anche di  una maggiore motivazione e produttività.
      • Case HistoryIl welfare aziendale non è più un lusso accessorio: sono molte le aziende italiane che l’hanno compreso, e non soltanto grandi realtà o multinazionali. Negli ultimi anni infatti tantissime piccole e medie imprese hanno attuato iniziative di supporto per il benessere dei propri dipendenti, consapevoli dei reali vantaggi per entrambi. In questa sezione troverete raccontati gli esempi “virtuosi” e d’eccellenza che, attuando politiche ad hoc a favore dei propri collaboratori, dalla creazione di un asilo nido aziendale a quella di specifiche polizze sanitarie, hanno risposto ai loro concreti bisogni, migliorando notevolmente lo stato di serenità e produttività.
      • InformazioniIl benessere di chi lavora e dell’azienda sono strettamente interconnessi: per una maggiore efficienza e produttività, è fondamentale che il dipendente sia soddisfatto e sereno, soprattutto considerando il lavoro occupa gran parte del nostro tempo. In questa rubrica abbiamo deciso di raccogliere tutte le informazioni – sia per le aziende sia per i dipendenti – sulle agevolazioni e sui servizi welfare più richiesti e sui relativi vantaggi. Benefit come buoni pasto o rimborsi spese, piani sanitari creati ad hoc o a forme di assistenza domiciliare, miglioreranno lo stile di vita del collaboratore che, sentendosi più supportato e tutelato, troverà una maggiore motivazione sul luogo di lavoro.
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Il day hospital, o ricovero diurno, è una forma breve di ospedalizzazione che eroga prestazioni come analisi, esami diagnostici, visite specialistiche e terapie in una degenza inferiore alle 12 ore, senza pernottamento. A differenza del regime ambulatoriale, prevede prestazioni plurispecialistiche complesse – come i cicli chemioterapici o gli esami gastroenterologici – che richiedono un controllo medico e infermieristico costante. L'accesso parte da un'indicazione dello specialista, seguita dalle prescrizioni del medico di base e dalla prenotazione presso la struttura. Va distinto dal day service, più snello e in regime ambulatoriale, e dal day surgery, riservato a interventi chirurgici e procedure invasive senza degenza. La preparazione dipende dalle indicazioni del medico e può richiedere accorgimenti come il digiuno, mentre è utile portare con sé documenti sanitari ed effetti personali. Il ricovero diurno copre numerose specialità ed è proposto soprattutto per terapie ripetute, approfondimenti diagnostici o interventi di piccola e media entità. Il day hospital è una forma breve di ricovero, che prevede l'erogazione di prestazioni sanitarie – come analisi, esami diagnostici, visite specialistiche e terapie – all'interno della struttura ospedaliera in meno di un giorno. Differisce dal ricovero generico perché non prevede la permanenza del paziente durante la notte: questi infatti, terminati i controlli previsti, può tornare a casa. Solitamente, i day hospital vengono suddivisi in visite mattutine e pomeridiane: a seconda della disponibilità dei reparti e dei professionisti coinvolti in questo tipo di ricoveri, il paziente sarà assegnato a uno dei due turni. Nei prossimi paragrafi approfondiremo il funzionamento del day hospital, daremo dei consigli su come prepararsi per questo particolare ricovero e su cosa è utile portare con sé in ospedale.  [caption id="attachment_122706" align="aligncenter" width="1000"]Mai più rimandarsi Scopri la polizza Base - Prevenzione e check-up[/caption]

Che cos'è il day hospital? 

Il day hospital o ricovero diurno è un'assistenza ospedaliera che prevede di sottoporre il paziente a una degenza della durata inferiore alle 12 ore, dimettendo il paziente dopo le prestazioni sanitarie ricevute.  L’ingresso in day hospital può essere singolo oppure ripetuto, a seconda della prescrizione ricevuta dal medico, ma comunque non deve mai superare le 12 ore e non prevede, salvo emergenze, che il paziente si trattenga nella struttura sanitaria durante la notte.  I day hospital non possono avvenire in regime ambulatoriale, poiché prevedono l’erogazione di prestazioni plurispecialistiche complesse di natura multiprofessionale. per esempio i cicli chemioterapici o gli esami gastroenterologi.  Necessitano quindi di un controllo medico e infermieristico costante e protratto. 

Come richiedere un day hospital 

In seguito a una visita ambulatoriale, può sorgere il bisogno di effettuare ulteriori controlli ed esami diagnostici: in questo caso, sarà lo specialista a dare l’indicazione di richiedere un ricovero in day hospital.  Per farlo, il paziente dovrà rivolgersi al suo medico di base e ottenere le prescrizioni necessarie, che serviranno poi per prenotare, attraverso i canali messi a disposizione dalla struttura sanitaria, i controlli e le visite che avverranno durante il ricovero diurno.    Per beneficiare dell’accesso a un day hospital, è necessario che le prestazioni mediche da effettuare rispondano ai seguenti requisiti: 
  • devono essere di tipo multi-specialistico
  • comportano l’uso di tecnologie e risorse proprie di una struttura ospedaliera
  • hanno un periodo di osservazione del paziente superiore a quello richiesto dal regime ambulatoriale

Differenze tra day hospital, day service e day surgery

Oltre al day hospital, che abbiamo già inquadrato, esistono anche il day service e il day surgery. Entrambi questi termini vengono spesso usati erroneamente come sinonimo di day hospital, ma indicano situazioni diverse tra loro.  Il primo rappresenta un’alternativa più “snella” e rapida al ricovero diurno normale, poiché avviene in regime ambulatoriale – quindi non necessariamente in ospedale e non esige un controllo prolungato del paziente –, a differenza del day hospital, e prevede l’erogazione di pacchetti prestabiliti di prestazioni mediche multidisciplinari.  Con il day surgery, invece, il paziente può sottoporsi a interventi chirurgici o procedure di diagnosi invasive o semi-invasive senza la necessità di ospedalizzazione e di degenza – eccezione fatta per evenienze particolari o emergenze – , velocizzando quindi il processo di dimissione e di rientro a casa della persona.  [caption id="attachment_116176" align="aligncenter" width="600"] Chinnapong/gettyimages.it[/caption]

Come prepararsi a un day hospital? 

La preparazione a un day hospital è strettamente legata alle indicazioni che il paziente riceverà dal medico specialista che ha suggerito questa modalità di ricovero. Per esempio, il medico potrebbe indicare alla persona di effettuare, prima del ricovero diurno, ulteriori indagini o di iniziare una determinata terapia. In entrambi i casi, è bene seguire fedelmente le prescrizioni del professionista, onde evitare ritardi, equivoci o di dover ripetere successivamente le visite per ottenere dei risultati più accurati.  Per ciascun esame o controllo che verrà effettuato in day hospital, inoltre, potrebbe essere necessario seguire una particolare condotta preparatoria – come il digiuno, per esempio –. Saperlo prima di recarsi in ospedale è importante, in modo da non vanificare le visite. 

Che cosa portare con sé per il day hospital? 

Nella preparazione dell’occorrente da portare con sé per un day hospital, è bene fare mente locale sulle necessità “burocratiche” e su quelle, invece, “personali”. Per ottemperare alla burocrazia ospedaliera, sarà necessario munirsi di: 
  • carta d’identità o passaporto in corso di validità
  • tessera sanitaria o carta regionale dei servizi
  • cartella clinica
  • eventuali prescrizioni e altri documenti forniti dal medico di riferimento
Per quanto riguarda gli effetti personali da portare con sé, consigliamo di portare il necessario per poter trascorrere in tranquillità il ricovero diurno e, in caso di emergenza, passare almeno una notte in ospedale. Suggeriamo quindi di mettere in borsa: 
  • caricatore del cellulare
  • una bottiglietta d’acqua e uno spuntino (solo se è possibile e consigliato dal medico rifocillarsi tra un controllo e l’altro) 
  • pigiama
  • biancheria di ricambio
  • asciugamani
  • ciabatte
  • prodotti per l’igiene personale
Se possibile, sarebbe ideale evitare gioielli e anelli, sia per una questione di sicurezza, sia per facilitare il più possibile le visite.

Che visite e prestazioni si ricevono durante un day hospital? 

Ormai la stragrande maggioranza delle strutture ospedaliere offre ai pazienti la possibilità di effettuare un day hospital per tutti i diversi settori dell’attività sanitaria.  Ecco l’elenco delle attività sanitarie per cui è più frequente dover effettuare un day hospital: 
  • cardiologia
  • dermatologia
  • ematologia
  • epatologia
  • gastroenterologia
  • pediatria
  • malattie Infettive
  • riabilitazione
  • nefrologia
  • neurofisiopatologia
  • neuropsichiatria infantile
  • odontoiatria
  • oncologia
  • pneumologia
  • urologia
  • ginecologia
  • andrologia
In linea generale, i ricoveri diurni vengono proposti ai pazienti che devono sottoporsi a cure e terapie ripetute nel tempo – per esempio in presenza di malattie croniche –, a chi durante una visita medica ha ricevuto l’indicazione di effettuare ulteriori controlli specialistici e a chi deve subire un intervento di piccola o media entità, che non richiede assistenza o degenza prolungate.   Come abbiamo potuto vedere, il ruolo del medico di base come anche delle visite mediche di prevenzione è fondamentale nell’individuazione di determinate problematiche da approfondire o trattare grazie a un day hospital.  Molto spesso i check up completi, effettuati secondo le indicazioni del medico, consentono di individuare in maniera precoce eventuali campanelli d’allarme per disturbi e patologie.    Prenditi cura della tua salute con i moduli base UniSalute Per Te [caption id="attachment_116179" align="aligncenter" width="600"] PeopleImages/gettyimages.it[/caption]

Le domande più frequenti dei pazienti

Cos'è il day hospital?

Il day hospital, o ricovero diurno, è una forma di assistenza ospedaliera che prevede una degenza inferiore alle 12 ore, al termine della quale il paziente viene dimesso senza trascorrere la notte nella struttura. Permette di ricevere prestazioni sanitarie come esami diagnostici, visite specialistiche e terapie all'interno dell'ospedale nell'arco di una sola giornata. A differenza del regime ambulatoriale, riguarda prestazioni plurispecialistiche complesse di natura multiprofessionale, come i cicli chemioterapici o gli esami gastroenterologici, che necessitano di un controllo medico e infermieristico costante e prolungato. L'accesso può essere singolo o ripetuto, sempre secondo la prescrizione del medico.

Qual è la differenza tra day hospital, day service e day surgery?

Pur venendo spesso confusi, questi tre termini indicano situazioni diverse. Il day hospital è un ricovero diurno che si svolge in ospedale e richiede un controllo prolungato del paziente. Il day service rappresenta un'alternativa più snella e rapida, perché avviene in regime ambulatoriale, non necessariamente in ospedale, e prevede pacchetti prestabiliti di prestazioni multidisciplinari senza osservazione prolungata. Il day surgery, infine, consente di sottoporsi a interventi chirurgici o procedure diagnostiche invasive o semi-invasive senza la necessità di ospedalizzazione e degenza, velocizzando le dimissioni e il rientro a casa, salvo casi particolari o emergenze.

Come ci si prepara a un day hospital?

La preparazione a un day hospital dipende strettamente dalle indicazioni fornite dal medico specialista che lo ha suggerito. In alcuni casi può essere richiesto di effettuare ulteriori indagini prima del ricovero o di iniziare una determinata terapia: in entrambe le situazioni è importante seguire fedelmente le prescrizioni, per evitare ritardi o la necessità di ripetere le visite. Per ciascun esame, inoltre, potrebbe essere prevista una condotta preparatoria specifica, come il digiuno, da conoscere in anticipo per non vanificare i controlli. È utile infine predisporre i documenti sanitari necessari e un minimo di effetti personali in vista del ricovero.

Per quali prestazioni si effettua un day hospital?

Il day hospital viene impiegato in numerosi ambiti dell'attività sanitaria e oggi è disponibile nella maggior parte delle strutture ospedaliere. Tra le specialità per cui ricorre più di frequente figurano cardiologia, dermatologia, ematologia, gastroenterologia, oncologia, nefrologia, pneumologia, urologia, ginecologia e pediatria, tra le altre. In generale, il ricovero diurno è proposto a chi deve sottoporsi a cure e terapie ripetute nel tempo, come nelle malattie croniche, a chi necessita di approfondimenti specialistici dopo una visita e a chi deve affrontare un intervento di piccola o media entità, che non richiede assistenza o degenza prolungate.

" target="_blank" rel="nofollow">Le patologie invalidanti sono malattie congenite o acquisite che compromettono in modo permanente la capacità lavorativa o l'autonomia personale e possono interessare qualsiasi organo o apparato. Il loro riconoscimento si basa sulle tabelle ministeriali e consente, in presenza dei requisiti previsti, di ottenere una percentuale di invalidità civile. A seconda del grado di invalidità, è possibile accedere a prestazioni economiche (come assegno mensile, pensione di inabilità e indennità di accompagnamento), esenzioni dal ticket sanitario, agevolazioni fiscali e tutele lavorative, tra cui il collocamento mirato e il congedo per cure. Nei casi in cui la patologia comporti anche una situazione di handicap grave, possono spettare inoltre i benefici previsti dalla Legge 104, come permessi retribuiti e altre misure a sostegno della persona e dei caregiver. Dal diabete all'obesità, dalla depressione alle cardiopatie, dai tumori all'Alzheimer, le patologie invalidanti sono moltissime. Si tratta di malattie spesso croniche: in molti casi richiedono cure continuative e controlli frequenti e, nelle forme più gravi, possono causare una perdita di autonomia che rende necessaria un'assistenza costante. Approfondiamo quali problematiche di salute rientrano in questa categoria, come ottenere il riconoscimento dell'invalidità civile se si soffre di una malattia di questo tipo e quali sono le tutele economiche, lavorative, assistenziali e fiscali previste a sostegno degli invalidi. [caption id="attachment_122717" align="aligncenter" width="1000"]Mai più rimandare la tua salute Scopri la polizza Base - Visite e sconti[/caption]

Cosa sono le patologie invalidanti?

Una patologia invalidante è una malattia che determina una riduzione permanente della capacità lavorativa, non inferiore a un terzo, a causa di un'infermità, una mutilazione o una menomazione fisica o mentale. Nel caso dei minorenni e degli ultrasessantacinquenni, sono considerate invalidanti le patologie che provocano difficoltà persistenti nello svolgimento dei compiti e delle funzioni proprie dell'età. Questa definizione si basa sulla spiegazione del concetto di invalidità fornita dalla legge 30 marzo 1971, n. 118, che detta le norme in favore di mutilati e invalidi civili. La categoria delle patologie invalidanti comprende, dunque, un insieme molto vasto di problematiche di salute, a carico di numerosi organi e sistemi, che possono essere congenite, cioè presenti dalla nascita, oppure acquisite nel corso della vita.

Classificazione ed elenco delle patologie invalidanti

Per la classificazione delle patologie invalidanti, la norma di riferimento è il Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1992. Questo schema divide le patologie invalidanti per gruppi anatomo-funzionali a seconda dell'apparato o sistema che interessano, e assegna a ognuna un codice e una percentuale di invalidità, fissa o espressa tramite un valore minimo e un valore massimo. Su questa lista si basano anche le linee guida dell'INPS per l'accertamento degli stati invalidanti, che in alcuni casi modificano, in altri ampliano la rosa delle patologie a cui spetta il riconoscimento dell'invalidità civile. L'elenco delle patologie invalidanti è molto vasto. Ecco alcune di quelle incluse nel Decreto del Ministero della Salute e nella tabella INPS:
  • apparato cardiocircolatorio: aritmie gravi, cardiopatie, miocarditi, coronaropatie, trapianto cardiaco
  • apparato respiratorio: asma, bronchite asmatica cronica, sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), trapianto di polmone
  • apparato digerente: cirrosi epatica, epatite cronica, diverticolosi, ulcera gastrica o duodenale, morbo di Crohn e altre malattie infiammatorie croniche intestinali, pancreatite cronica, trapianto di fegato e trapianto di intestino
  • apparato endocrino: diabete, obesità, ipotiroidismo grave, acromegalia (sindrome da eccessiva secrezione dell'ormone della crescita), nanismo ipofisario, iperparatiroidismo, ipoparatiroidismo
  • apparato urinario: cistite cronica, prostatite cronica o ipertrofia prostatica, ritenzione urinaria cronica, rene policistico, trapianto di rene
  • sistema nervoso centrale e periferico: Alzheimer, sclerosi multipla, morbo di Parkinson, epilessia, afasia, emiparesi, paresi
  • apparato psichico: demenza, nevrosi, psicosi, schizofrenia, depressione, disturbi del comportamento alimentare
  • apparato uditivo e vestibolare: acufeni permanenti, lesione dei padiglioni auricolari, perdita uditiva, sordità, otite cronica, vertigini
  • apparato visivo: cataratta, cecità parziale o assoluta, diplopia (visione doppia), glaucoma, cheratocono (malattia degenerativa della cornea)
  • apparato riproduttivo: isterectomia (rimozione dell'utero) totale in età fertile e mastectomia (asportazione della mammella)
  • patologie immunitarie: anemia, artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, linfomi, immunodeficienza secondaria
  • neoplasie di varia gravità
  • patologie sistemiche come la sclerodermia.

Malattie rare

Oltre alle patologie invalidanti presenti nelle tabelle ministeriali, l'INPS ne prevede anche altre: è il caso delle malattie rare, che il Decreto del Ministero della Salute non contempla. Tra queste figurano:
  • malattia di Huntington, una patologia neurodegenerativa
  • adrenoleucodistrofia, una grave malattia genetica del sistema nervoso
  • malattia di Wilson, una malattia genetica caratterizzata da un accumulo tossico di rame nell'organismo.
[caption id="attachment_116358" align="aligncenter" width="600"] FluxFactory/gettyimages.it[/caption]

Invalidità civile: come richiederla?

Chi è affetto da una patologia invalidante può chiedere all'INPS il riconoscimento dell'invalidità civile, che dà diritto a beneficiare di una serie di tutele finalizzate a offrire un sostegno economico e assistenziale ai malati. Il primo passo per ottenere il riconoscimento è l'invio all'Istituto, da parte del medico di base, del certificato che attesta le condizioni di salute dell'assistito. Successivamente il cittadino, utilizzando il codice presente nel certificato medico, dovrà mandare all'INPS la domanda di accertamento sanitario, una visita effettuata da una commissione medica della ASL, integrata con un medico INPS, che ha il compito di verificare il possesso dei requisiti sanitari richiesti per il riconoscimento dell’invalidità civile. In base all'esito dell'accertamento, la domanda viene approvata o respinta. Il grado minimo di riduzione permanente della capacità lavorativa necessario per essere riconosciuti invalidi civili è un terzo (33%).

Quali sono le tutele per gli invalidi civili?

I benefici di cui un invalido civile può godere variano a seconda del grado di invalidità che gli è stato attribuito. In dettaglio:
  • per gli invalidi fino al 33% non è previsto alcun riconoscimento
  • a partire dal 46% di invalidità, si può usufruire dell'iscrizione nelle liste speciali dei Centri per l'Impiego per il collocamento obbligatorio per persone con disabilità
  • chi ha una percentuale di invalidità compresa tra il 33% e il 66% ha diritto ad assistenza sanitaria e agevolazioni fiscali
  • un'invalidità superiore al 50% dà diritto al congedo per cure
  • il 66% di invalidità dà la possibilità di beneficiare dell'esenzione dal pagamento del ticket sanitario
  • percentuali di invalidità comprese tra il 74% e il 100% danno diritto a prestazioni economiche.

Prestazioni economiche

L'invalido civile, a seconda del grado di riduzione della sua capacità lavorativa e di perdita dell'autonomia, può avere diritto a:
  • pensione di inabilità, erogata dall'INPS e riservata agli invalidi totali, cioè alle persone di età compresa tra i 18 e i 67 anni che non sono più in grado di lavorare
  • assegno mensile per invalidi civili, un contributo INPS concesso agli invalidi parziali, ovvero a quelli che hanno perso solo in parte la capacità di lavorare, di età compresa tra i 18 e i 67 anni
  • indennità di accompagnamento, un assegno erogato dall'INPS e destinato agli invalidi totali che non sono in grado di camminare senza l'aiuto di un accompagnatore o di svolgere le attività quotidiane in autonomia
  • indennità di frequenza, un assegno mensile erogato dall'INPS e riservato ai minori con difficoltà persistenti a svolgere determinate attività, con l'obiettivo di favorire l'inserimento scolastico e sociale.

Esenzione dall'obbligo di partecipazione alle spese sanitarie del SSN

Gli invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa superiore a due terzi e titolari di indennità di accompagnamento hanno diritto all'esenzione totale dall'obbligo di partecipazione alla spesa sanitaria per tutte le prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Questo beneficio è riservato anche agli invalidi civili di oltre 65 anni con una percentuale superiore a due terzi (66,6%). Se la percentuale di menomazione è compresa tra un terzo e due terzi (cioè tra il 33,3% e il 66,6%) viene riconosciuta l'assistenza protesica gratuita. Infine, per percentuali inferiori, l'esenzione è limitata alle presentazioni sanitarie collegate alla patologia invalidante. [caption id="attachment_116359" align="aligncenter" width="600"] Elena Katkova/gettyimages.it[/caption]

Agevolazioni fiscali

Il riconoscimento dell'invalidità permette anche di richiedere il rilascio del contrassegno invalidi, che dà diritto ad agevolazioni per la circolazione e la sosta di veicoli al servizio delle persone invalide, e di usufruire delle agevolazioni fiscali relative ai veicoli, con e senza adattamento, previsti per le persone con disabilità. Per beneficiarne è necessario che il verbale rilasciato dalla Commissione Medica incaricata dell'accertamento certifichi il possesso dei requisiti previsti per fare domanda, che nel caso degli invalidi civili consistono in:
  • una sensibile riduzione della capacità di deambulazione
  • una grave limitazione della capacità di deambulazione o la presenza di più amputazioni
  • menomazioni psichiche o mentali gravi, che hanno portato al riconoscimento dell’indennità di accompagnamento
  • menomazioni sensoriali, come la cecità o ipovisione.

Agevolazioni lavorative: collocamento obbligatorio e congedo per cure

La persona con una percentuale di invalidità compresa tra il 46% e il 100% ha diritto a essere iscritta nelle liste speciali del collocamento obbligatorio per persone con disabilità istituito dalla legge n.68 del 12 marzo 1999, che ne disciplina il diritto al lavoro. Questa norma impone alle aziende e agli enti pubblici di assumere un determinato numero di lavoratori con invalidità, proporzionale alle dimensioni dell'impresa o dell'ente. I lavoratori invalidi civili a cui sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50% possono, invece, usufruire di un congedo fino a 30 giorni, anche non continuativi, per sottoporsi alle cure richieste dalla patologia di cui soffrono (come ad esempio nei casi di malattie oncologiche), come previsto dal Decreto Legislativo n. 119 del 18 luglio 2011.

Tutele previste dalla legge 104 per i malati con handicap grave

Se la patologia invalidante o le terapie richieste per il suo trattamento pregiudicano in modo severo le condizioni di salute del malato, oltre all'invalidità civile è possibile chiedere all'INPS il riconoscimento di uno “stato di handicap in situazione di gravità”, ovvero una disabilità severa che riduce l’autonomia del malato e rende necessaria un’assistenza continuativa. L'accertamento di questa condizione dà diritto a beneficiare delle tutele previste dalla legge 104 (legge 5 febbraio 1992, n. 104), che disciplina l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità.  Si tratta di agevolazioni soprattutto lavorative, cui si aggiungono agevolazioni per sostenere le spese sanitarie e per l'assistenza.

Agevolazioni lavorative

La legge 104 permette ai malati che lavorano, e in misura minore ai familiari lavoratori che si occupano di una persona cara malata, di usufruire di congedi e altri benefici per conciliare esigenze professionali e necessità di cura. Tra le tutele principali per i malati rientrano:
  • permessi lavorativi retribuiti (2 ore al giorno o 3 giorni al mese)
  • diritto di scelta della sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e divieto di trasferimento senza consenso da parte del lavoratore
  • possibilità di non svolgere turni notturni.
I familiari caregiver, se lavorano, possono invece beneficiare di 3 giorni di permessi mensili retribuiti o 2 anni di congedo straordinario retribuito per assistere i loro cari. Come i malati che lavorano, inoltre, hanno il diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina e di essere dispensati dai turni notturni. Le agevolazioni lavorative previste dalla legge 104 si aggiungono alle altre forme di tutela che molti contratti collettivi, sia del settore pubblico che di quello privato, riservano ai lavoratori con patologie gravi o invalidanti: è il caso dell'indennità di malattia, del divieto di licenziamento, della possibilità di assentarsi per sottoporsi a terapie salvavita e di richiedere un'aspettativa non retribuita.

Agevolazioni fiscali

Dal punto di vista fiscale, anche il riconoscimento di una disabilità grave permette di godere di alcune agevolazioni come:
  • deduzione dal reddito delle spese mediche generiche e per l’assistenza specifica
  • detrazione pari al 19% delle spese mediche specialistiche
  • deduzione dei contributi previdenziali versati per colf e badanti.
Queste tutele rappresentano un aiuto concreto per chi soffre di una patologia invalidante, che non solo compromette la salute ma, pregiudicando la capacità di lavorare e rendendo necessari controlli e terapie frequenti, ha gravi ripercussioni anche di natura economica sui malati. Un ulteriore supporto può arrivare da soluzioni come Invalidità permanente di Unisalute, che offre una copertura in caso di invalidità permanente certificata superiore al 25%.   Scopri ora come le soluzioni UniSalute Per Te possono aiutarti a prenderti cura della tua salute [caption id="attachment_116360" align="aligncenter" width="600"] ozgurcankaya/gettyimages.it
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Le domande più frequenti dei pazienti

Quali sono le patologie considerate invalidanti?

Sono considerate invalidanti le malattie che provocano una riduzione permanente della capacità lavorativa o dell'autonomia personale. La classificazione si basa su tabelle ministeriali e sulle linee guida dell'INPS.

Chi certifica una patologia invalidante?

Il medico di medicina generale redige il certificato medico introduttivo necessario per avviare la procedura. Il riconoscimento dell'invalidità civile viene poi effettuato dalla Commissione Medica della ASL, integrata da un medico dell'INPS, che valuta la documentazione clinica e l'esito della visita di accertamento.

Qual è la percentuale minima per ottenere l'invalidità civile?

L'invalidità civile viene riconosciuta quando la riduzione permanente della capacità lavorativa è pari almeno al 33%. Tuttavia, i benefici previsti variano in base alla percentuale di invalidità attribuita: alcune agevolazioni sono riconosciute solo a partire dal 46%, dal 50%, dal 66% o dal 74%.

Le patologie invalidanti danno automaticamente diritto alla Legge 104?

No. Il riconoscimento dell'invalidità civile e quello dello stato di handicap ai sensi della Legge 104 sono due procedure distinte. Per ottenere le agevolazioni previste dalla Legge 104 è necessario che venga accertata una situazione di handicap grave che comporti una significativa limitazione dell'autonomia personale.

" target="_blank" rel="nofollow">L'ipoacusia è una riduzione della capacità uditiva che può interessare un orecchio o entrambe e presentarsi in forma lieve, moderata, severa o profonda. Le cause sono molteplici e comprendono infezioni, tappi di cerume, traumi, esposizione prolungata a rumori intensi e invecchiamento. Il trattamento dipende dall'origine del disturbo: alcune forme sono completamente reversibili, mentre altre richiedono apparecchi acustici, impianti o percorsi di riabilitazione uditiva. Nei casi più gravi, l'ipoacusia può essere riconosciuta come invalidità e dare accesso a specifiche tutele. Difficoltà a sentire i suoni distanti o a comprendere le parole pronunciate a voce bassa o in una stanza rumorosa: sono alcuni dei sintomi dell'ipoacusia, un disturbo dell'udito che si manifesta in modo più o meno grave e che, nelle forme più severe, può essere molto invalidante e compromettere in modo significativo la qualità della vita. In questo articolo approfondiremo quali sono i livelli di gravità della perdita dell'udito provocata dall'ipoacusia. Illustreremo poi le cause di questo deficit, esamineremo in quali casi e come può essere curato, e quali sono le misure di supporto a disposizione di chi deve convivere con un'ipoacusia permanente. [caption id="attachment_122717" align="aligncenter" width="1000"]Mai più rimandare la tua salute Scopri la polizza Base - Visite e sconti[/caption]

Cosa vuol dire ipoacusia?

L'ipoacusia è un deficit uditivo che provoca una riduzione della capacità di sentire. Può interessare un solo orecchio (ipoacusia monolaterale) oppure entrambi (ipoacusia bilaterale) ed essere transitoria o permanente. A seconda di quanto sia marcata la riduzione della capacità uditiva, possono essere distinti diversi livelli di ipoacusia:
  • leggera: le forme lievi di ipoacusia rendono difficile sentire il parlato a basso volume o proveniente da lontano. Per chi ne soffre risulta problematico anche udire e comprendere le parole in presenza di rumori di sottofondo. Nonostante questo deficit, è comunque possibile sentire e capire chi parla con un tono di voce normale e si trova alla distanza di un metro
  • moderata: chi soffre di ipoacusia moderata ha difficoltà a riconoscere le parole pronunciate a volume normale, anche a breve distanza. Riesce, invece, a sentire e comprendere il suo interlocutore se gli parla ad alta voce e da un metro di distanza
  • severa: chi ha una forma severa di ipoacusia è in grado di sentire solo il parlato a voce molto alta, per esempio le parole che gli vengono urlate nell'orecchio, oppure i suoni a volume elevato. Non riesce, invece, a udire la maggior parte del parlato delle normali conversazioni
  • profonda: questo tipo di ipoacusia è la più grave e compromette in modo significativo la funzione uditiva. Chi ne soffre non riesce a sentire alcun suono e percepisce quelli ad alto volume soprattutto come vibrazioni.
[caption id="attachment_116253" align="aligncenter" width="600"] Ridofranz/gettyimages.it[/caption]

Quali sono le cause dell'ipoacusia?

L'ipoacusia può avere diverse cause scatenanti, dalle malformazioni congenite ai traumi, dalla presenza di corpi estranei nell'orecchio al fisiologico calo dell'udito che si verifica con l’avanzare dell’età. A seconda dell’area dell’orecchio danneggiata, dell’eventuale coinvolgimento del nervo acustico e delle cause scatenanti, le ipoacusie si dividono in tre grandi categorie:
  • ipoacusia di trasmissione o conduttiva
  • ipoacusia neurosensoriale
  • ipoacusia mista, una combinazione tra le due tipologie precedenti.

Ipoacusia di trasmissione o conduttiva

Questa forma di ipoacusia colpisce l'orecchio esterno o medio, provocando un difetto di trasmissione del suono al cervello che compromette la capacità uditiva. L'ipoacusia conduttiva può avere cause temporanee: spesso, per esempio, è legata a un processo infiammatorio come l'otite, un'infezione dell'orecchio medio, oppure può dipendere dalla presenza di un corpo estraneo o di un tappo di cerume che ostruisce l'orecchio. Può tuttavia accadere che l'ipoacusia di trasmissione sia legata a problematiche non transitorie oppure più gravi, come:
  • malformazioni congenite dell'orecchio
  • traumi alla testa
  • perforazione di un timpano provocata da un rumore troppo forte.

Ipoacusia neurosensoriale

L'ipoacusia neurosensoriale è causata da un danno dell’orecchio interno o del nervo acustico, che fa sì che i suoni siano percepiti in modo distorto o che non si riescano più a sentire alcune frequenze, per esempio i toni acuti. Le cause più frequenti di questo disturbo sono l'esposizione a rumori forti, per esempio negli ambienti di lavoro, e l’invecchiamento. Con l'avanzare dell'età, infatti, l'orecchio interno si danneggia e perde la capacità di trasmettere i suoni, che di conseguenza non vengono più percepiti distintamente: questa forma di ipoacusia si chiama presbiacusia. L'ipoacusia neurosensoriale può anche essere legata ad altri fattori, per esempio all'assunzione di farmaci, come i chemioterapici, che hanno un effetto ototossico, cioè possono influire negativamente sull'udito. Nei neonati, l'ipoacusia può essere una complicazione della gravidanza: una delle possibili cause è la sindrome da rosolia congenita, che il bambino può sviluppare se la futura mamma contrae questa malattia infettiva e che causa un deficit uditivo.

Quali sono le terapie?

La terapia dell’ipoacusia dipende dal tipo di disturbo di cui il paziente soffre e dalle cause che lo hanno scatenato e, purtroppo, non sempre è risolutiva. L'ipoacusia da trasmissione, in genere, può essere affrontata con trattamenti medici o chirurgici e in molti casi è totalmente curabile. Se la causa è un'otite, per esempio, l'infezione può essere gestita con antibiotici o antinfiammatori: una volta guarito, il paziente potrà recuperare completamente l'udito. Allo stesso modo, se del cerume ostruisce l'orecchio è sufficiente che lo specialista otorinolaringoiatra lo rimuova per tornare a sentire perfettamente i suoni. In situazioni più gravi, tuttavia, la funzione uditiva può risultare irrimediabilmente compromessa. L'ipoacusia neurosensoriale è quasi sempre permanente: di solito chi ne soffre non riesce a recuperare completamente l'udito e deve fare ricorso a un impianto di amplificazione o a un percorso di riabilitazione uditiva che lo aiuti a condurre una vita il più possibile di qualità.

Tutele per persone con ipoacusia

I disturbi dell'udito, quando sono permanenti e riducono in modo significativo la capacità di sentire, sono considerati patologie invalidanti perché condizionano pesantemente l'attività lavorativa e le relazioni familiari e sociali. Anche l'ipoacusia, nelle forme più gravi, è un deficit uditivo che dà diritto a vedersi riconoscere una percentuale di invalidità e di beneficiare delle tutele previste dalla legge. Chi ne soffre può richiedere invalidità civile INPS oppure, se l'ipoacusia è la conseguenza di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, l'invalidità lavorativa INAIL, prevista anche per i malati oncologici. Per il riconoscimento dell'invalidità e l'assegnazione dei relativi contributi, esistono specifiche tabelle INPS e tabelle INAIL che stabiliscono il punteggio di invalidità associato ai diversi livelli di compromissione dell'udito. Un'ipoacusia che ha causato un’invalidità civile con perdita della capacità uditiva valutata in almeno 75 decibel dà diritto alla pensione per sordi INPS. In caso di inferiore riduzione dell'udito, invece, è possibile godere delle agevolazioni previste per tutte le forme di invalidità civile: l'indennità di accompagnamento e, a seconda del grado di compromissione della capacità lavorativa, la pensione di inabilità o l'assegno di invalidità. Chi ha un’invalidità lavorativa, invece, può avere accesso a prestazioni economiche come l'assegno di incollocabilità INAIL, riservato agli invalidi che non sono più in condizione di lavorare. Accanto alle misure disposte dallo Stato, esistono altre forme di tutela, come la soluzione Invalidità permanente di UniSalute, che prevede una copertura in caso di invalidità certificata superiore al 25%.   Prenditi cura della tua salute con i moduli base UniSalute Per Te [caption id="attachment_116256" align="aligncenter" width="600"] gradyreese/gettyimages.it[/caption]

Le domande più frequenti dei pazienti

Quali sono i primi sintomi dell'ipoacusia?

I primi segnali dell'ipoacusia comprendono la difficoltà a comprendere le conversazioni, soprattutto in ambienti rumorosi, la necessità di alzare il volume di televisione o telefono e la sensazione che le persone parlino a bassa voce. Se questi sintomi persistono, è consigliabile rivolgersi a uno specialista otorinolaringoiatra.

L'ipoacusia può guarire?

Dipende dalla causa. L'ipoacusia di trasmissione dovuta, ad esempio, a un tappo di cerume o a un'otite può spesso risolversi completamente con il trattamento adeguato. La forma neurosensoriale, invece, è generalmente permanente, ma può essere compensata con apparecchi acustici, impianti cocleari o percorsi di riabilitazione.

L'ipoacusia colpisce solo gli anziani?

No. Sebbene l'invecchiamento rappresenti una delle cause più frequenti, l'ipoacusia può comparire a qualsiasi età. Può essere congenita oppure svilupparsi in seguito a infezioni, traumi, esposizione a rumori intensi, assunzione di farmaci ototossici o altre patologie.

Quando è necessario usare un apparecchio acustico?

L'utilizzo di un apparecchio acustico viene valutato dallo specialista quando la perdita dell'udito compromette la comunicazione e la qualità della vita. Dopo una valutazione audiometrica, il medico individua la soluzione più adatta in base al tipo e al grado di ipoacusia.

" target="_blank" rel="nofollow">Il ricovero ospedaliero è un periodo di permanenza presso una struttura sanitaria, che può avvenire in urgenza o in modo programmato. In questo secondo caso, può svolgersi in regime ordinario, day hospital o day surgery. Per prepararsi alla degenza è necessario raccogliere i documenti sanitari, attenersi alle indicazioni terapeutiche ricevute e predisporre oggetti per la cura personale essenziali. Al termine del ricovero, il paziente riceve una lettera di dimissione con tutte le indicazioni per proseguire le cure; in alcuni casi possono essere attivate dimissioni protette con assistenza domiciliare o supporto territoriale. Affrontare una degenza ospedaliera può generare domande e qualche apprensione, soprattutto in vista di un primo ingresso in reparto. Capire come si svolge il percorso, quali documenti procurarsi e cosa mettere nella valigia aiuta a presentarsi all'appuntamento più sereni e organizzati. Anche il momento delle dimissioni merita attenzione, perché può seguire strade diverse a seconda delle condizioni cliniche. Cerchiamo allora di capire di più sul ricovero in ospedale, dalla preparazione fino al rientro a casa. [caption id="attachment_122706" align="aligncenter" width="1000"]Mai più rimandarsi Scopri la polizza Base - Prevenzione e check-up[/caption]

Cosa si intende per ricovero?

Per ricovero in ospedale si intende un periodo di permanenza in una struttura sanitaria finalizzato alla valutazione dello stato di salute, all'esecuzione di accertamenti diagnostici o al trattamento di una patologia che non può essere gestita a livello ambulatoriale o a domicilio.

Spetta sempre a un medico – il medico di famiglia, uno specialista o un medico del pronto soccorso – determinare se esistono i presupposti per procedere con questa soluzione.

Quali sono i tipi di ricovero?

L'accesso alla degenza segue percorsi diversi a seconda della gravità. Il ricovero d’urgenza viene stabilito dal medico del pronto soccorso e serve quando le condizioni del paziente necessitano di un trattamento immediato. È il caso di patologie acute come un infarto o traumi severi. Il ricovero programmato, diversamente, viene disposto generalmente in seguito a visita ambulatoriale da parte di uno specialista, e prevede l'inserimento in una lista d’attesa. Può avvenire anche dopo un precedente ricovero per portare avanti le cure necessarie.  A sua volta, il ricovero programmato può essere distinto in:
  • ricovero ordinario: la degenza si estende per più giorni
  • day hospital: consiste in uno o più ricoveri programmati della durata inferiore a un giorno e senza pernottamento, a scopo diagnostico, terapeutico o riabilitativo
  • day surgery: modalità che prevede lo svolgimento di interventi chirurgici, procedure diagnostiche o terapeutiche di tipo invasivo durante l'orario diurno, con ritorno a casa nel pomeriggio o la sera. 
In alcuni casi, il ricovero è preceduto da una fase di pre-ricovero, durante la quale, vengono concentrati esami diagnostici e consulenze necessari prima di un intervento chirurgico. Al momento dell'ospedalizzazione, il personale infermieristico accoglie il paziente, assegna il letto e applica un braccialetto identificativo.

Cosa portare in ospedale in occasione di un ricovero?

Per affrontare un ricovero, il necessario da preparare include la documentazione sanitaria e oggetti per la cura personale. La struttura comunica per tempo eventuali indicazioni specifiche, ma alcuni elementi sono comuni a quasi tutti i reparti. Solitamente i principali documenti richiesti al paziente sono:
  • tessera sanitaria
  • documento di riconoscimento
  • codice fiscale
  • richiesta di ricovero
  • documentazione relativa a precedenti ricoveri
  • referti, esami, visite mediche e altra documentazione sanitaria recente.
È fondamentale segnalare al personale i farmaci assunti abitualmente, comprese terapie occasionali e integratori, oltre a allergie o regimi alimentari particolari. Se l'ingresso è legato a un intervento, vanno verificate anche le indicazioni relative al digiuno e alla sospensione di alcuni trattamenti farmacologici.

Cosa mettere nella borsa per il ricovero in ospedale?

In occasione di una degenza ospedaliera è importante portare con sé solo lo stretto necessario. Ecco gli effetti personali che di solito è consigliato mettere in borsa:
  • prodotti e strumenti per l’igiene personale come dentifricio, spazzolino, sapone e pettine
  • biancheria intima e ricambi
  • pigiama abbottonato sul davanti e vestaglia
  • calze
  • ciabatte antiscivolo
  • asciugamani
  • fazzoletti.
È bene, invece, non portare gioielli, oggetti di valore o ingenti somme di denaro, ma limitarsi ai soldi che servono per le piccole necessità. L’uso del cellulare in genere è consentito, nel rispetto degli altri pazienti e del personale, anche se in alcuni reparti non è possibile usarlo per via delle interferenze che il dispositivo può generare con i macchinari presenti. In ogni caso, è opportuno informarsi preventivamente sulla possibilità di utilizzarlo, e rispettare sempre tutte le regole di comportamento della struttura. In caso di ricovero urgente, il bagaglio può essere portato dai familiari in un secondo momento.

Come funzionano le dimissioni in ospedale?

Al termine della degenza il medico del reparto consegna la lettera di dimissione, che riporta diagnosi, esami eseguiti, terapie somministrate e indicazioni per il proseguimento della cura. La stessa lettera va portata al medico di medicina generale, che garantisce la continuità assistenziale, e conservata in caso di nuovi accessi sanitari. Spesso vengono forniti anche i farmaci necessari per le prime ore successive al rientro a casa.
In alcune situazioni, soprattutto quando il paziente necessita ancora di assistenza sanitaria o supporto nel recupero, possono essere attivate le cosiddette dimissioni protette, che prevedono un percorso di continuità assistenziale a domicilio o presso strutture dedicate, che vede il coordinamento tra il personale ospedaliero, il medico curante e i servizi territoriali.
Affrontare un ricovero programmato con il giusto supporto può aiutare a vivere con maggiore serenità tutte le fasi del percorso di cura, dalla degenza fino al rientro a casa. Per questo si può valutare una soluzione come Grandi Interventi di UniSalute, che prevede la copertura di un intervento in regime di ricovero ordinario o day hospital e le spese per sedute psicoterapiche o psichiatriche nel periodo successivo al ricovero.   Prenditi cura della tua salute con i moduli base UniSalute Per Te [caption id="attachment_115652" align="aligncenter" width="600"] andrei_r/gettyimages.it[/caption]

Le domande più frequenti dei pazienti

Chi decide se è necessario un ricovero ospedaliero?

La decisione spetta sempre a un medico, che può essere il medico di famiglia, uno specialista oppure il medico del pronto soccorso, sulla base delle condizioni cliniche del paziente.

Qual è la differenza tra ricovero ordinario, day hospital e day surgery?

Il ricovero ordinario prevede una permanenza di più giorni in ospedale. Il day hospital consiste invece in accessi programmati senza pernottamento per esami o terapie, mentre la day surgery riguarda interventi chirurgici o procedure invasive con rientro a casa nella stessa giornata.

Quali documenti bisogna portare in ospedale?

In genere servono tessera sanitaria, documento di identità, codice fiscale, richiesta di ricovero ed eventuale documentazione clinica recente, come referti, esami o lettere di dimissione precedenti.

Che cosa sono le dimissioni protette?

Le dimissioni protette sono percorsi di assistenza attivati quando il paziente ha ancora bisogno di cure o supporto dopo l’uscita dall’ospedale. Possono prevedere assistenza domiciliare o il trasferimento in strutture dedicate, con il coordinamento tra ospedale, medico curante e servizi territoriali.

" target="_blank" rel="nofollow">Il mobbing è una forma di violenza psicologica sistematica sul luogo di lavoro, caratterizzata da comportamenti vessatori ripetuti e protratti nel tempo. Si distingue dallo stress lavorativo generico e da altre forme di conflitto per la sua natura reiterata e intenzionale. Le conseguenze per chi lo subisce possono essere gravi: ansia, depressione, disturbo post-traumatico da stress, disturbi dell'adattamento e burnout, cui si aggiungono sintomi da somatizzazione. Lo stile di leadership gioca un ruolo determinante nel prevenire o nell'alimentare queste dinamiche. In Italia non esiste ancora una normativa specifica in materia, ma tutele previste per i lavoratori dalla Costituzione, dal Codice civile, dal Codice penale e dallo Statuto dei lavoratori.

Capita a molti di attraversare periodi difficili al lavoro: un capo troppo esigente, tensioni con i colleghi, una fase di stress che sembra non finire mai. Ma quando i comportamenti ostili diventano sistematici, ripetuti e deliberatamente diretti contro una persona, si entra in un territorio diverso e più serio, quello del mobbing.

Un fenomeno più diffuso di quanto si pensi, spesso difficile da riconoscere e da nominare. Che cos'è esattamente? Come si distingue da altre forme di stress lavorativo? E quali conseguenze può avere sulla salute fisica e mentale di chi lo subisce? In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza.

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Cosa si intende quando si parla di mobbing?

Il termine "mobbing" indica una serie di comportamenti vessatori e persecutori messi in atto da un superiore o da colleghi nei confronti di un lavoratore, con l'obiettivo di isolarlo ed emarginarlo. Ciò che lo distingue da un generico conflitto lavorativo è la sistematicità: il mobbing è un fenomeno ripetuto e protratto nel tempo, che si manifesta attraverso umiliazioni, intimidazioni, aggressioni verbali e offese, e che può sfociare in un forte disagio psicologico, fino alla depressione.

La parola deriva dal verbo inglese to mob — "affollarsi intorno a qualcuno", "assalire, aggredire" — ed è mutuata dall'etologia, la scienza che studia il comportamento animale, dove indica l'azione di un gruppo di prede che si coalizza contro un predatore per intimorirlo ed evitare che attacchi. Il primo a trasporla nel contesto lavorativo è stato lo psicologo Heinz Leymann, alla fine degli anni Ottanta, per descrivere le dinamiche di persecuzione psicologica sul posto di lavoro.

Il mobbing non va confuso con il concetto generale di stress sul luogo di lavoro – anche se può causarlo – né con le normali frizioni che talvolta nascono tra colleghi o con i propri referenti.

Quali sono i comportamenti da mobbing? 

Il mobbing può comprendere azioni di vario tipo:
  • isolamento della vittima dal gruppo di lavoro
  • richiami ingiustificati
  • trasferimento in sedi scomode e lontane
  • demansionamento, con l’assegnazione al dipendente di ruoli al di sotto delle sue competenze
  • attribuzione di mansioni superiori alle sue capacità, al fine di metterlo in difficoltà
  • assegnazione di mansioni eccessivamente rischiose, per mettere a repentaglio la sicurezza della persona
  • offese sia in ambito lavorativo che privato
  • sabotaggio, con l'intento di impedire alla vittima di lavorare al massimo delle proprie capacità.

Differenza tra mobbing e straining

Spesso il mobbing viene confuso con lo straining, termine con cui si intende un fenomeno leggermente diverso, sebbene non meno grave o preoccupante. Lo straining è caratterizzato da un rapporto conflittuale, difficile e di natura denigratoria tra uno o più lavoratori e la vittima, ma è diverso dal mobbing perché non c’è costanza, ripetitività e continuità nelle azioni vessatorie. Si può dire quindi che lo straining è costituito da poche azioni isolate, spesso però talmente gravi da incidere comunque sulla salute psicofisica del dipendente, mentre il mobbing è definito proprio dalla natura reiterata delle vessazioni. 

Quanti e quali tipi di mobbing sono stati riconosciuti?

A livello psico-sociologico, sono state normate diverse diverse classificazioni di mobbing. Citiamo le più frequenti nel mondo del lavoro:
  • orizzontale, quando proviene dai colleghi dello stesso livello gerarchico
  • verticale, quando si verifica tra lavoratori di grado diverso: può essere discendente, se avviene dall’alto verso il basso (in tal caso si definisce anche “bossing”), oppure ascendente, se le vessazioni partono da un lavoratore subordinato e sono dirette a un superiore
  • mobbing trasversale, che riguarda anche persone esterne all’ambiente lavorativo, le quali, in accordo con l’autore del mobbing, contribuiscono a isolare e a discriminare la vittima
  • doppio mobbing, che riguarda l’ambito familiare: secondo lo psicologo Harald Ege grazie al quale, negli anni Novanta, si è iniziato a parlare di mobbing in Italia, il doppio mobbing si verifica quando il mobbizzato riversa sui familiari i propri problemi. Questi ultimi, dopo una prima fase di sostegno e comprensione, tenderanno a prendere le distanze – a causa del rifiuto della vittima di farsi aiutare –, lasciando il soggetto in una condizione di ulteriore isolamento
  • co-mobbing: implica la presenza passiva di testimoni che, pur conoscendo la difficoltà della vittima e la gravità delle azioni vessatorie, non intervengono in aiuto della vittima. 
[caption id="attachment_116147" align="aligncenter" width="600"]donna fa segno di stop con la mano Il mobbing si manifesta con umiliazioni, intimidazioni, aggressioni verbali e offese, e può sfociare in un forte disagio psicologico.[/caption]

Quali possono essere le conseguenze del mobbing? 

Generalmente, nello stadio iniziale del mobbing la vittima percepisce un disagio fisico ed emotivo, causato dallo stato di confusione in cui si ritrova. Con il tempo e il ripetersi degli episodi di vessazione, questa condizione evolve in incertezza e paura di sbagliare: la vittima si sente sempre meno all’altezza e matura un distacco dal luogo e dalle mansioni di lavoro.  Diminuisce così l’efficienza sul lavoro, si riduce l’autostima e il lavoratore cade in un circolo vizioso che provoca un calo nella qualità del lavoro e un peggioramento nello stato di salute. Tutto ciò può ripercuotersi su altri ambiti: può portare a un allentamento dei legami familiari e di amicizia, una fuga dai rapporti sociali e dalle proprie responsabilità. Le conseguenze sulla salute mentale possono essere numerose:
  • ansia
  • depressione
  • fobie
  • irritabilità
  • apatia
  • incapacità di progettare il futuro
  • difficoltà a concentrarsi
  • insicurezza
  • pensieri ricorrenti e incubi legati alla situazione professionale
  • disturbo post-traumatico da stress, una risposta ritardata o protratta a un evento stressante
  • disturbo dell’adattamento, una condizione emozionale che insorge nel periodo successivo a un episodio stressante
  • sindrome da burnout, uno stress cronico e persistente dovuto al lavoro.
Questi sintomi possono essere accompagnati da sintomi fisici e manifestazioni psicosomatiche:
  • insonnia e problemi del sonno
  • cefalea
  • disturbi gastrici
  • tachicardia
  • manifestazioni cutanee.
Possono comparire inoltre disturbi del comportamento: disturbi alimentari, aumento di consumo di alcolici, farmaci e fumo, reazioni aggressive.

Qual è il rapporto tra mobbing e burnout?

Come accennato, tra le conseguenze più serie del mobbing c'è il burnout, una sindrome da stress legato al lavoro riconosciuta dall'OMS. Chi subisce mobbing è esposto a un logorio continuo che nel tempo esaurisce le risorse psicofisiche della persona, fino a un punto di rottura.

Il burnout si manifesta tipicamente attraverso tre dimensioni: un senso di esaurimento emotivo e fisico profondo, un progressivo distacco dal proprio lavoro e dai colleghi, e una percezione di inefficacia, che implica la convinzione di non riuscire più a dare un contributo significativo. In un contesto di mobbing, queste dimensioni si alimentano a vicenda: più la vittima viene ostacolata e denigrata, più si sente inadeguata; più si sente inadeguata, più si esaurisce.

Vale la pena chiarire che burnout e mobbing non coincidono: il burnout può svilupparsi anche in assenza di comportamenti vessatori, per esempio in contesti di lavoro eccessivamente intensi che non assicurano ascolto e supporto ai lavoratori. Tuttavia, il mobbing rappresenta uno dei fattori di rischio più diretti e significativi per lo sviluppo di questa sindrome.

[caption id="attachment_116148" align="aligncenter" width="600"]pedine con segno di batteria scarica Il mobbing è tra i principali fattori di rischio all'origine del burnout.[/caption]

Stili manageriali e mobbing: effetti sul benessere dei lavoratori e sull'ambiente aziendale

Lo stile di leadership adottato da chi guida un team incide direttamente sul clima lavorativo e sulla salute psicologica dei collaboratori. Uno studio pubblicato sul Journal of Business Ethics ha analizzato il rapporto tra quattro profili manageriali e la probabilità di mobbing verticale discendente, con risultati significativi:
  • la leadership trasformazionale – in cui il manager ispira, motiva e punta alla crescita dei collaboratori – risulta associata a una minore probabilità di mobbing: favorisce fiducia, empowerment e un approccio alle difficoltà come occasioni di sviluppo
  • l'approccio transazionale, basata su uno scambio definito tra obiettivi, criteri di valutazione e riconoscimento dei risultati, emerge come lo stile più efficace nel ridurre il mobbing: introduce nell'ambiente lavorativo una chiarezza che lascia meno spazio all'ambiguità e ad abusi
  • la leadership autoritaria, in cui a prevalere sono il controllo totale, la pretesa di obbedienza e la tendenza a umiliare e manipolare, è lo stile più fortemente associato al mobbing. Il bisogno di controllo e la scarsa gestione emotiva tipici di questo profilo favoriscono comportamenti vessatori e abusi
  • lo stile di leadership paternalistica, in cui il manager si comporta come una figura genitoriale mostrando un atteggiamento protettivo nei confronti dei subordinati e al contempo pretendendo lealtà e deferenza, mostra un legame ambivalente con il mobbing. I suoi aspetti più benevoli lo scoraggiano, quelli più autoritari ne aumentano la probabilità.
A questi approcci si aggiunge la leadership laissez-faire: apparentemente neutrale, è in realtà potenzialmente distruttiva. L'assenza di guida, di feedback e di intervento nei conflitti crea un terreno fertile per l'escalation di dinamiche vessatorie.

Le ricadute del mobbing sulle aziende

Il mobbing non danneggia solo chi lo subisce: rappresenta un costo reale anche per le organizzazioni. Le vittime di mobbing, infatti, poiché insoddisfatte, tendono ad essere assenteiste e hanno maggiori probabilità di lasciare l’impiego. La perdita di produttività, la rotazione dei dipendenti e i possibili contenziosi che spesso ne derivano possono influire molto sui costi dell’impresa, senza contare che il mobbing può danneggiare l’immagine aziendale.  Per queste ragioni, è cruciale investire in una cultura manageriale sana per prevenire e bloccare il mobbing: riconoscere il problema, non minimizzarlo e formare chi ha responsabilità di guida sono passi che tutelano insieme le persone e l'organizzazione.

Cosa fare se si è vittime di mobbing? 

Non è sempre facile riconoscere una situazione di abuso psicologico e il mobbing non fa eccezioni. Spesso chi ne è vittima tende a sottovalutare la situazione – per non creare conflitti e per non perdere il posto di lavoro –, a colpevolizzarsi e a mettere in discussione le proprie capacità e i propri comportamenti. Ecco quali sono i primi passi da compiere se si è vittime di mobbing sul posto di lavoro. 
  • informarsi sulla politica aziendale in merito al mobbing: spesso le aziende, soprattutto quelle più grandi e strutturate, hanno delle specifiche politiche sul mobbing, come sugli episodi di bullismo o straining
  • provare a comunicare con l’aggressore: in uno stadio iniziale, si può cercare di confrontarsi con la persona che sta mettendo in atto le intimidazioni
  • informare la direzione o le risorse umane: spesso non è possibile affrontare l'autore del mobbing. È importante informare la direzione o il reparto delle risorse umane di quanto sta accadendo, in modo che possano prendere provvedimenti
  • conservare tutte le prove: registrare date, orari, luoghi e dettagli delle violenze e nomi dei co-mobber e raccogliere eventuali testimonianze è utile qualora sia necessario comprovare le accuse
  • trovare qualcuno con cui parlarne: confidarsi con qualcuno di fidato può ridurre l'impatto psicologico delle violenze subite e aiutare a trovare soluzioni
  • fare un reclamo ufficiale: se si ritiene che il problema non sia stato preso sul serio da coloro che sono stati informati e gli episodi di mobbing non sono cessati, è possibile presentare un reclamo ufficiale tramite le procedure previste internamente dall’azienda o attraverso una denuncia scritta. 

Mobbing: cosa dice la legge?

Purtroppo, in Italia non esiste ancora una norma che tuteli lavoratori e lavoratrici dal mobbing. Tuttavia, il diritto italiano fornisce alcune importanti norme che proteggono comunque il benessere del lavoratore:
  • la Costituzione tutela la salute dell’individuo e la dignità umana
  • il Codice Civile con l’articolo 2087 protegge l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori, e con il 2103 stabilisce che il lavoratore deve essere “adibito” alla mansione per la quale è stato assunto e non può essere trasferito altrove senza una giusta motivazione
  • gli articoli 660, 582, 590 e 610 del Codice Penale impongono conseguenze serie verso chi perpetra violenza privata, condotte vessatorie, intimidazioni, disturbi e molestie
  • gli articoli 7, 13 e 15 della legge 300/70 dello Statuto dei Lavoratori prevedono delle procedure disciplinari contro gli abusi sul luogo di lavoro e tutelano il lavoratore da eventuali atti discriminatori e dequalificanti.
Un clima disteso in azienda è fondamentale per garantire la serenità dei dipendenti e, di riflesso, il rendimento dell’impresa. Proprio per questo è importante puntare sul benessere organizzativo, anche attraverso prodotti sanitari specifici. Tra i servizi più richiesti dai datori di lavoro, ad esempio, troviamo piani di sanità integrativa come quelli che UniSalute mette a disposizione di fondi e aziende: il grande vantaggio, per i dipendenti, è quello di poter usufruire di sconti su prestazioni sanitarie di diagnostica e cura, in tempi brevi.   Scopri ora la rete di centri convenzionati UniSalute pedina isolata dentro un recinto da altre pedine al di fuori

Le domande più frequenti dei pazienti

Qual è la differenza tra mobbing e straining?

Il mobbing è definito dalla sistematicità e dalla continuità delle azioni vessatorie. Lo straining, invece, è caratterizzato da episodi isolati, anche molto gravi, ma privi di quella ripetitività che contraddistingue il mobbing.

Quali sono i primi segnali del mobbing?

I segnali iniziali includono un senso diffuso di disagio fisico ed emotivo, confusione, paura di sbagliare e progressivo distacco dal lavoro. Con il tempo possono comparire ansia, insonnia, calo dell'autostima e sintomi psicosomatici come cefalea e disturbi gastrici.

Il mobbing può causare il burnout?

Sì, il mobbing è uno dei fattori di rischio più diretti per lo sviluppo del burnout, una sindrome da stress cronico legato al lavoro. Le due condizioni non coincidono – il burnout può svilupparsi anche in altri contesti – ma in presenza di mobbing il rischio aumenta in modo considerevole.

Cosa fare se si subisce mobbing?

I primi passi consigliati sono: informarsi sulle politiche aziendali in materia, raccogliere e conservare tutte le prove disponibili, informare la direzione o le risorse umane e, se necessario, presentare un reclamo ufficiale.

" target="_blank" rel="nofollow">Storie di Salute”, la tempestività è un fattore cruciale per affrontare rapidamente alcuni problemi di salute. Lo sa bene la protagonista della storia di oggi: Maria Consuelo, una persona molto attiva e attenta alla propria salute, che grazie a UniSalute Spese Mediche Sanicard è riuscita ad affrontare e superare una grave sfida di salute.

La storia di Consuelo: “UniSalute mi ha dato un supporto morale ed economico”

Consuelo ha 68 anni ed è un architetto. A novembre del 2022, durante una mammografia di controllo, ha scoperto di avere un nodulo al seno che dopo altre indagini ha scoperto essere un tumore triplo negativo. Una diagnosi che è stata un duro colpo per Maria Consuelo, trattandosi di una forma di neoplasia al seno particolarmente aggressiva e difficile da trattare, poiché non risponde alle terapie ormonali, ma solo a radioterapia e chemioterapia. Questo però non l’ha fermata, infatti si è subito mossa per gestire la situazione rivolgendosi, su consiglio di amici e parenti, al Professor Vittorio Altomare del Campus Biomedico di Roma, e contattando l’agenzia UnipolSai TriplAAAssicura, dove aveva già sottoscritto la polizza UniSalute Spese Mediche Sanicard. Una scelta che si è rivelata fondamentale. A dicembre 2022, Maria Consuelo si è sottoposta all'intervento chirurgico e ha affrontato un lungo e difficile periodo di degenza che ci racconta non essere stato facile, ma la competenza dei medici che l’hanno seguita e il supporto della consulente UnipolSai che l’ha seguita durante tutto il percorso le sono stati di grande aiuto. Dopo le quattro intense sedute di chemioterapia, Consuelo ha iniziato la radioterapia, che ha concluso ad agosto 2023 e al momento, ci dice: “i controlli mostrano che sto bene”.

I vantaggi della polizza UniSalute Spese Mediche Sanicard

La polizza UniSalute Spese Mediche Sanicard ha sollevato notevolmente il peso finanziario della difficile situazione vissuta da Maria Consuelo: le sono state rimborsate tutte le spese mediche, dall'intervento al ricovero, fino alle terapie. Inoltre, ha potuto usufruire di servizi di alta qualità, come le sedute di chemioterapia che ha preferito svolgere presso una clinica privata. Il prodotto acquistato le è stato dunque di grande aiuto, e questa storia dimostra che prendere in considerazione le soluzioni proposte da UniSalute e affidarsi a un’agenzia UnipolSai può fare davvero la differenza in caso di emergenze di salute. Gli agenti sono estremamente preparati e diventano veri e propri punti di riferimento. Perché nei momenti di difficoltà, come dice Maria Consuelo: “è importante avere tanta forza interiore, ma anche il supporto economico e morale fanno la differenza”." target="_blank" rel="nofollow">La legge italiana prevede delle misure che hanno l’obiettivo di permettere ai neo papà e alle neo mamme di dedicare alcuni giorni o mesi alla cura dei propri figli, nel periodo immediatamente successivo alla nascita del piccolo, all’inizio dell’adozione o del periodo d’affido. Se è più noto e riconosciuto il fatto che il congedo di maternità obbligatorio permetta alle mamme di stare a casa dal lavoro per cinque mesi (che si possono estendere), il tempo “concesso” ai papà è molto inferiore. Tuttavia, esistono forme di congedo di paternità obbligatorie e facoltative. Vediamo dunque in cosa consistono, a chi sono rivolte e come fare richiesta.

Congedo di paternità: aggiornamenti e modalità di richiesta per il 2024

Il congedo di paternità continua a rappresentare un importante diritto per i neo-papà lavoratori dipendenti, sia nel settore pubblico che privato. Anche per l'anno 2024, la normativa conferma il diritto a 10 giorni di astensione dal lavoro, interamente retribuiti, senza introdurre modifiche sostanziali rispetto all'anno precedente.

Come funziona il congedo di paternità nel 2024?

I giorni di congedo di paternità rimangono fissati a 10, mantenendo la stessa durata degli anni precedenti. Questo periodo di astensione dal lavoro è concesso ai padri in occasione della nascita del figlio e può essere fruito a partire dai due mesi precedenti la data presunta del parto fino ai cinque mesi successivi alla nascita. In caso di parto plurimo, il congedo si estende a 20 giorni. Il congedo di paternità è riconosciuto come un diritto autonomo del padre, indipendente dal congedo di maternità della madre, e non richiede la rinuncia di alcun giorno da parte di quest'ultima. È importante sottolineare però che questa tutela è specifica per i lavoratori dipendenti e non si applica ai lavoratori autonomi o a quelli iscritti alla Gestione Separata.

Modalità di richiesta del congedo di paternità nel 2024

Per fruire del congedo, i neo-papà devono informare il proprio datore di lavoro del periodo di astensione almeno 5 giorni prima dell'inizio dello stesso, indicando anche la data presunta del parto. Nel caso in cui sia l'INPS a erogare direttamente l'indennità, la domanda deve essere presentata online attraverso il servizio dedicato, rivolgendosi al Contact Center o rivolgendosi a enti di patronato e intermediari dell'Istituto. I lavoratori dipendenti del settore pubblico, invece, devono inoltrare la richiesta di congedo direttamente alla pubblica amministrazione presso cui sono impiegati. [caption id="attachment_7124" align="aligncenter" width="600"]durata congedo di paternità Halfpoint/istock.com[/caption]

Altre forme di tutela per i neopapà: il congedo parentale

Nel 2024, il congedo parentale – il diritto per i genitori lavoratori dipendenti di di astenersi dal lavoro per prendersi cura dei propri figli fino al compimento dei 12 anni di età – si arricchisce di una novità significativa: per i genitori di bambini di età inferiore ai 6 anni, il periodo di astensione facoltativa dal lavoro – che fino a oggi copriva un massimo di 10 mesi, estendibili a 11 se il padre decide di usufruirne per almeno tre mesi – viene allungato di un ulteriore mese, con un'indennità retributiva elevata all'80% dello stipendio. Questa misura, introdotta dalla Legge di bilancio, mira a sostenere le famiglie nel contesto di una crescente denatalità, offrendo un supporto concreto a mamme e papà nel delicato equilibrio tra vita lavorativa e familiare.

Cambiamenti rilevanti per il 2024

Per il solo anno 2024, il governo ha quindi deciso di estendere di un mese il congedo parentale, garantendo un'indennità pari all'80% della retribuzione per i genitori che hanno terminato la fase obbligatoria di congedo di maternità e paternità dopo il 31 dicembre 2023. Questa misura si applica ai genitori con figli fino a sei anni di età e rappresenta un passo importante verso il sostegno alla genitorialità e la promozione della parità di genere nel contesto lavorativo e familiare. La richiesta di congedo parentale deve essere inoltrata all'INPS attraverso il portale dell'istituto, in modalità telematica. Il datore di lavoro anticiperà l'indennità, che verrà poi regolata con l'INPS. 

Il ruolo del welfare aziendale nel supporto al congedo di paternità

Nonostante l'Italia abbia compiuto passi avanti nell'ampliamento dei giorni di congedo di paternità garantiti per legge, il nostro Paese si colloca ancora dietro ad altri in termini di supporto alla paternità. In questo contesto, numerose aziende stanno prendendo l'iniziativa per colmare questa lacuna, offrendo ai propri dipendenti uomini condizioni più favorevoli, come il riconoscimento dell'indennità piena durante i giorni di congedo. Questa pratica evidenzia un trend crescente tra le imprese di valorizzare il welfare aziendale come strumento per promuovere un equilibrio tra responsabilità lavorative e familiari, riconoscendo l'importanza sia del ruolo materno che di quello paterno. Le politiche di welfare aziendale, oltre a sostenere direttamente i dipendenti, offrono alle aziende la possibilità di accedere a incentivi fiscali, rendendo questa scelta vantaggiosa anche dal punto di vista economico. [caption id="attachment_7126" align="aligncenter" width="600"]padre figlio ljubaphoto/istock.com[/caption] Oltre al congedo di paternità, le aziende possono esplorare diverse forme di supporto per i propri dipendenti, come la facilitazione del rientro al lavoro dopo la nascita di un figlio, la creazione di asili nido aziendali o la fornitura di servizi di assistenza domiciliare e sanitaria. Un esempio concreto è il piano assicurativo UniSalute PMI Bronzo, pensato per rispondere alle necessità sanitarie dei lavoratori di piccole e medie imprese, coprendo spese mediche essenziali e garantendo servizi di prevenzione, visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici, oltre a prestazioni odontoiatriche. Queste iniziative dimostrano come il welfare aziendale possa diventare un pilastro fondamentale nel supporto ai dipendenti, contribuendo a una maggiore soddisfazione e benessere complessivo." target="_blank" rel="nofollow">congedo paternitàLa miopia è un disturbo della vista che impedisce di vedere nitidamente gli oggetti lontani. Ha origine genetica, ma molti studi suggeriscono che possa anche essere favorita o aggravata dallo stile di vita, per esempio dall'abitudine di trascorrere molto tempo in ambienti chiusi e poco illuminati, con gli occhi fissi su computer e smartphone. In questo articolo approfondiremo cos'è la miopia, quali sono le cause e i sintomi con cui si presenta negli adulti e nei bambini, e come correggerla con gli strumenti e le tecniche più efficaci. [caption id="attachment_115457" align="aligncenter" width="1000"]Le polizze dedicate alle aziende per la salute dei dipendenti Scopri la polizza UniSalute pensata per la salute dei dipendenti.[/caption]

Cos'è la miopia

La miopia è un difetto visivo che si manifesta con una visione sfocata da lontano. Chi ha questo problema non riesce a mettere a fuoco le immagini distanti, che di conseguenza appaiono poco nitide e dai contorni sfumati: più severa è la miopia, minore è la distanza alla quale si è in grado di vedere bene gli oggetti. Questo vizio refrattivo, ovvero provocato da un difetto di messa a fuoco delle immagini sulla retina, è il più diffuso al mondo: come sottolinea l'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia Onlus, dai dati disponibili risulta che, in media, la miopia colpisca una persona su tre. Ma queste percentuali sono destinate a salire: si stima, infatti, che entro il 2050 ben il 50% della popolazione globale sarà miope. Tra i fattori che, secondo gli studi condotti, potrebbero causare un aumento della diffusione di questo difetto visivo ci sono i cambiamenti dello stile di vita, per esempio una riduzione del tempo trascorso all’aria aperta e l’uso eccessivo di dispositivi elettronici, che come vedremo possono favorire l’insorgere di questo problema.

I tipi di miopia

Nel caso della miopia, il difetto visivo si misura in diottrie: il potere refrattivo (cioè la capacità dell’occhio umano di modificare la direzione dei raggi di luce per formare un’immagine sulla retina) pari a una diottria è quello necessario per mettere a fuoco un oggetto posizionato alla distanza di un metro. A seconda della sua gravità, la miopia può quindi essere:
  • lieve: fino a 3 diottrie;
  • media: da 3 a 6 diottrie;
  • elevata: oltre le 6 diottrie.
Generalmente la miopia compare in età scolare, diventa più forte nel periodo dello sviluppo e tende a stabilizzarsi intorno ai 20-25 anni. Esiste tuttavia una forma più rara di miopia che si presenta nella forma degenerativa della retina e che causa una seria compromissione della vista: insorge nei primissimi anni di vita (tipicamente intorno ai 2-3) e progredisce con il passare del tempo provocando un deficit visivo che può arrivare anche a 30 diottrie. [caption id="attachment_119139" align="aligncenter" width="600"]Occhiali da vista con lenti progressive per la miopia Le lenti progressive possono aiutare a correggere la miopia e la presbiopia.[/caption]

Le cause della miopia

Nella persona emmetrope, cioè che non presenta difetti di rifrazione, i raggi luminosi provenienti dagli oggetti distanti vengono messi a fuoco direttamente sulla retina. In chi è miope, invece, quegli stessi raggi cadono davanti alla retina e poi divergono: sulla superficie della retina si forma quindi un'immagine sfocata che è alla base della visione offuscata tipica di chi ha questo difetto. I motivi per cui la rifrazione subisce questa anomalia sono sostanzialmente tre:
  • un bulbo oculare più lungo del normale, che rappresenta il fattore scatenante più comune;
  • un’anomala curvatura della cornea (la calotta trasparente che ricopre la superficie dell'occhio) o del cristallino (la lente che si trova all’interno dell’occhio e che serve a mettere a fuoco le immagini);
  • un eccessivo potere refrattivo del cristallino.
Alla miopia si associa spesso l'astigmatismo, un altro difetto della rifrazione che causa una visione sfocata a qualunque distanza, e che come la miopia può dipendere da un’anomalia della curvatura della cornea o da alterazioni del cristallino o di altre strutture interne dell'occhio. Dopo i 40 anni, oltre alla miopia compare comunemente la presbiopia, che consiste nell'incapacità di mettere a fuoco gli oggetti da vicino.

Genetica e stile di vita: i fattori che favoriscono lo sviluppo della miopia

Ma quali sono le cause all'origine della miopia? Come abbiamo accennato, la sua insorgenza è legata a una predisposizione genetica, ma da molti studi effettuati nel corso degli anni risulta che anche lo stile di vita potrebbe giocare un ruolo nella comparsa di questo difetto o nel suo peggioramento. Le persone, in particolare i bambini, che trascorrono molto tempo in ambienti chiusi e illuminati da luci artificiali, svolgendo attività, come la lettura, che richiedono l'osservazione prolungata di oggetti posti vicino agli occhi, correrebbero maggiori rischi di sviluppare la miopia e di vederla peggiorare più rapidamente. L'epidemia di Covid-19 ha avuto forti ripercussioni anche sulla salute degli occhi: dagli studi effettuati, come quello pubblicato sulla rivista scientifica Jama Oftalmology nel 2021, che ha coinvolto un gruppo di allievi di alcune scuole elementari cinesi, risulta che durante la pandemia si sia registrato un aumento della diffusione della miopia, o un suo peggioramento, in bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 13 anni, proprio come conseguenza della riduzione dell'esposizione alla luce solare e dell'aumento del tempo trascorso davanti a uno schermo. Tra le ipotesi avanzate per spiegare questo fenomeno, ce n'è una che chiama in causa la dopamina, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo importante nella crescita del tessuto della retina e nel corretto sviluppo della funzione visiva: la luce solare ne stimola il rilascio, proteggendo dalla miopia, mentre gli ambienti chiusi lo inibiscono, favorendone lo sviluppo o l'aggravamento. In questo senso, come sottolinea anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità, trascorrere più tempo all'aria aperta può rappresentare un'utile strategia di prevenzione per proteggersi dalla miopia. [caption id="attachment_119140" align="aligncenter" width="600"]Donna che strizza gli occhi a causa della miopia La miopia è un difetto visivo che causa una visione sfocata degli oggetti distanti. Scopri le cause, i sintomi e le opzioni di correzione in questo articolo.[/caption]

I sintomi della miopia

Il sintomo più caratteristico della miopia è la visione sfocata da lontano, che tipicamente porta chi ne soffre a strizzare gli occhi per vedere in modo più nitido. Questo difetto può causare anche altri disturbi, legati soprattutto al continuo sforzo che la persona miope compie per mettere a fuoco gli oggetti, in particolare:
  • affaticamento e pesantezza degli occhi;
  • bruciore agli occhi;
  • mal di testa.
La miopia può, inoltre, determinare una maggiore difficoltà a vedere bene in ambienti poco illuminati.

La miopia nei bambini

La miopia è un difetto molto comune nei bambini. Per questo motivo, sottoporli con regolarità a visite oculistiche fin da piccolissimi è molto importante per individuarla e trattarla tempestivamente, evitando così che possa peggiorare. Questo difetto, infatti, in genere non regredisce spontaneamente ma tende a progredire con la crescita, quindi diagnosticarlo e correggerlo è fondamentale per favorire il normale sviluppo visivo del bambino ed evitare che abbia difficoltà nelle attività quotidiane e a scuola. Una visita è consigliabile, in particolare, se il piccolo si avvicina molto alla televisione o strizza gli occhi per guardare da lontano, perché entrambe queste abitudini potrebbero essere segnali di miopia. Dato che questo difetto ha origine genetica, se i genitori sono miopi è probabile che anche i figli lo saranno: in questi casi, controlli frequenti della vista sono ancora più raccomandati.

Come correggere la miopia

Esistono diverse tecniche per correggere la miopia: occhiali, lenti a contatto e chirurgia refrattiva. Lo specialista valuterà la più adatta in base alla gravità del difetto e all'età della persona. Gli occhiali sono lo strumento più diffuso e di facile utilizzo e rappresentano l'opzione a cui si fa più frequentemente ricorso. Questa soluzione è preferibile nei bambini e negli adolescenti, sia perché è di semplice gestione e non richiede particolari interventi di manutenzione, sia perché in età infantile il rischio di sensibilizzazione al materiale delle lenti a contatto è più elevato. Tuttavia, in caso di miopia molto grave, gli occhiali potrebbero non essere indicati per risolvere il problema. L'immagine che si percepisce quando li si indossa, infatti, risulta rimpicciolita e appare perfettamente nitida solo nella parte centrale della lente, mentre è distorta nella zona circostante e in quella periferica del campo visivo: questo potrebbe causare un'errata valutazione delle distanze e della profondità. Se la salute visiva generale e la lacrimazione sono buone, l'oculista potrà quindi suggerire le lenti a contatto, che rispetto agli occhiali assicurano una qualità visiva migliore e non provocano il rimpicciolimento dell'immagine né la distorsione periferica della visione. Sono tuttavia più delicate, richiedono una pulizia accurata per evitare il rischio di infezioni e infiammazioni, come la congiuntivite, e potrebbero essere scarsamente tollerate da alcune persone. [caption id="attachment_119142" align="aligncenter" width="600"] AleksandarNakic/gettyimages.it[/caption] Per il trattamento della miopia si può anche fare ricorso alla chirurgia con il laser. Questa metodica si avvale di strumentazioni, come il laser a eccimeri, che attraverso diverse tecniche permettono di modificare la curvatura della superficie oculare, quindi il potere refrattivo della cornea, ovvero la sua capacità di ingrandimento, eliminando il difetto e consentendo la corretta messa a fuoco delle immagini. La chirurgia laser assicura buoni risultati in caso di miopia lieve o media, mentre risulta meno efficace per difetti di gravità elevata. In linea generale, è possibile sottoporsi a un intervento di questo tipo se la miopia è stabile da almeno un anno e dopo un'attenta valutazione dell'occhio con esami specifici, come la misurazione dello spessore della cornea, indispensabile per verificare che non ci siano controindicazioni all'uso del laser. L'età migliore è quella compresa tra i 25 e i 40 anni: dopo, infatti, aumenta il rischio che compaiano altre problematiche visive, come la presbiopia, e disturbi come la secchezza oculare, che può favorire la comparsa di fastidio dopo l'intervento. Come abbiamo visto, la miopia è un difetto visivo di cui tante persone soffrono in tutto il mondo e che in futuro sarà sempre più diffuso. Oltre a modificare il proprio stile di vita per prevenire problemi di vista, è quindi importantissimo sottoporsi a controlli regolari che permettano di diagnosticare un'eventuale miopia e di trattarla tempestivamente. UniSalute PMI Diamante, la polizza assicurativa dedicata alle piccole e medie imprese che desiderano proteggere la salute dei dipendenti, aiuta anche a prendersi cura dei propri occhi. Tra le tante prestazioni che offre, infatti, prevede il rimborso delle spese oculistiche sostenute, sia per visite specialistiche e accertamenti diagnostici, sia per l’acquisto di occhiali e lenti a contatto.

La miopia nei giovani adulti e l'importanza della prevenzione in età universitaria

L'età universitaria rappresenta un periodo cruciale per la salute visiva. Molti giovani adulti, tra studio intenso, ore davanti agli schermi e ambienti spesso poco illuminati, si trovano a dover gestire un'eventuale miopia o a svilupparne una nuova. In questa fase della vita, la prevenzione diventa fondamentale: abitudini come pause frequenti durante lo studio per guardare lontano, una corretta illuminazione ambientale e attività all'aria aperta possono contribuire a rallentare la progressione della miopia. Inoltre, è importante non trascurare i controlli oculistici periodici, che permettono di monitorare la vista e intervenire tempestivamente con le soluzioni più adatte, come lenti specifiche o esercizi visivi. Affrontare la miopia in modo proattivo durante gli anni universitari significa preservare la salute degli occhi a lungo termine e garantire una migliore qualità della vita.

FAQ sulla miopia: cause, sintomi e soluzioni

1. Cos'è esattamente la miopia e come influisce sulla vista?

La miopia è un difetto visivo che rende difficile vedere chiaramente gli oggetti distanti. Chi ne soffre ha una visione sfocata da lontano, perché le immagini vengono messe a fuoco davanti alla retina anziché direttamente su di essa.

2. Quali sono le cause principali della miopia? È solo una questione genetica?

La miopia ha una componente genetica, ma anche lo stile di vita gioca un ruolo importante. Trascorrere molto tempo in ambienti chiusi, con poca luce naturale e fissando schermi, può favorirne lo sviluppo o l'aggravamento.

3. Quali sono i sintomi più comuni della miopia negli adulti e nei bambini?

I sintomi includono visione sfocata da lontano, necessità di strizzare gli occhi per vedere meglio, affaticamento degli occhi, mal di testa e difficoltà a vedere in condizioni di scarsa illuminazione. Nei bambini, avvicinarsi molto alla televisione o strizzare gli occhi possono essere segnali di miopia.

4. Come viene diagnosticata la miopia e quando è consigliabile fare un controllo della vista?

La miopia viene diagnosticata attraverso una visita oculistica completa. È consigliabile fare controlli regolari, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, e se si notano sintomi come visione sfocata o affaticamento degli occhi. Se ci sono casi di miopia in famiglia, i controlli dovrebbero essere ancora più frequenti.

5. Quali sono le opzioni di trattamento disponibili per correggere la miopia?

Le opzioni includono occhiali, lenti a contatto e chirurgia refrattiva (laser). La scelta dipende dalla gravità della miopia, dall'età del paziente e dalle sue esigenze individuali. Gli occhiali sono spesso la prima scelta per i bambini, mentre le lenti a contatto possono offrire una migliore qualità visiva per gli adulti. La chirurgia laser è un'opzione per chi desidera una correzione permanente.

6. La miopia può peggiorare con il tempo? Ci sono modi per rallentarne la progressione?

Sì, la miopia tende a peggiorare durante la crescita, soprattutto in età scolare. Per rallentarne la progressione, è consigliabile trascorrere più tempo all'aperto, ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi e fare controlli regolari della vista.

7. Qual è il ruolo della luce solare nella prevenzione della miopia, soprattutto nei bambini?

La luce solare stimola il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore importante per lo sviluppo della retina e della funzione visiva. Trascorrere più tempo all'aperto e alla luce naturale può aiutare a proteggere dalla miopia, soprattutto nei bambini.

 

FONTI:

Iss.it iapb.it who.int
Immagine in evidenza di shapecharge/gettyimages.it" target="_blank" rel="nofollow">Il rientro al lavoro dopo la maternità può essere un momento molto delicato per una donna che ha appena avuto un figlio. Le nuove esigenze familiari da gestire rendono impegnativo il ritorno alle attività lavorative, sia da un punto di vista psicologico sia organizzativo, in quanto la cura del bambino, solitamente, ricade per gran parte sulla mamma. Insomma, conciliare l’essere mamma con la carriera non è mai semplice. Per questa ragione, la legge italiana prevede alcune tutele per le lavoratrici al termine del congedo di maternità, al fine di agevolare il loro ritorno al lavoro e garantire il loro benessere. Tra le tutele previste dalla legge per le mamme lavoratrici ci sono il divieto di licenziamento, la possibilità di richiedere variazioni dell'orario di lavoro e la facoltà di ottenere la maternità facoltativa: ne parliamo in modo dettagliato nei prossimi paragrafi. 

Come funziona il rientro al lavoro dopo la maternità in Italia

Prima di entrare nel dettaglio del rientro al lavoro, è necessario spiegare il funzionamento della maternità obbligatoria, in Italia. Si tratta di un periodo di astensione dal lavoro previsto per le lavoratrici madri prima e dopo il parto. Varia in base alle necessità della madre, ma di norma inizia due mesi prima della data presunta del parto e si prolunga per i tre mesi successivi al parto, per un totale di cinque mesi.  Durante la maternità obbligatoria, la lavoratrice ha diritto alla conservazione del posto di lavoro e a un’indennità pari all’80% del proprio stipendio, che viene pagata dall’INPS – per i privati – o dal datore di lavoro – per i dipendenti pubblici.  La maternità obbligatoria, essendo flessibile, può essere utilizzata anche dal mese precedente al parto e per i quattro mesi successivi. La legge di bilancio 2019 ha introdotto la possibilità di usufruire della maternità obbligatoria solo dopo il parto, per un periodo completo di cinque mesi. Tuttavia, quest’ultima opzione richiede l'approvazione di un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale, per attestare che l'opzione scelta non comporti rischi per la salute della madre e del feto. La data del ritorno al lavoro dopo la maternità, dunque, dipende dal modo in cui la madre ha deciso di sfruttare questo periodo. In ogni caso, secondo il Testo Unico di maternità e paternità, l'azienda non può far lavorare una donna durante una parte della gravidanza e nel primo periodo di vita del bambino. Questo è un importante diritto che garantisce la salute e il benessere della madre e del piccolo. [caption id="attachment_119088" align="aligncenter" width="600"] pixdeluxe/gettyimages.it[/caption]

Diritti e tutele della donna al rientro al lavoro dalla maternità

Dopo il congedo di maternità, la madre ha diritto di chiedere anche il congedo parentale, noto come maternità facoltativa. Questo prevede la sospensione del rapporto di lavoro fino al compimento dei 12 anni del bambino, per un periodo complessivo tra i due genitori di 10 o 11 mesi. Tuttavia, l'indennità spettante alla lavoratrice o al padre è del 30% dello stipendio o anche nulla, a seconda dei casi.  Inoltre, la legge prevede altri diritti per le madri che devono tornare al lavoro, come il divieto di licenziamento fino al compimento di un anno di età del bambino, tranne nel caso di cessazione dell'attività dell'azienda. Se la madre invece sceglie di non tornare al lavoro, può dare le dimissioni volontarie, ma non avrà diritto all'indennità di disoccupazione. Fino all'anno di età del bambino, è possibile richiedere anche l'allattamento, che consiste in un'ora di permesso al giorno per i contratti part-time e due ore per i contratti full-time. Per ritardare o rendere meno impegnativo il rientro al lavoro, è anche possibile utilizzare le ferie maturate. Tuttavia, la richiesta di aggregare le ferie alla maternità è facoltativa per l'azienda e dipende dalle sue necessità organizzative, quindi non è da dare per scontato che questa opportunità venga concessa. In alternativa, si può chiedere di lavorare part-time, riducendo l'orario di lavoro e lo stipendio. Anche in questo caso, l'azienda ha la facoltà di accettare o rifiutare la richiesta, poiché il lavoro part-time comporta dei costi per l'impresa. [caption id="attachment_119089" align="aligncenter" width="600"] Hispanolistic/gettyimages.it[/caption]

La realtà del rientro al lavoro dalla maternità in Italia 

La maternità obbligatoria e quella facoltativa sono diritti fondamentali per le lavoratrici madri, che prevedono, come abbiamo visto, diverse tutele. La più importante è il rientro al lavoro mantenendo il proprio ruolo, mansione e retribuzione.  Tuttavia, in Italia, alcune aziende disincentivano la permanenza della dipendente attraverso demansionamenti o distaccamenti presso altre unità produttive, spesso lontane dalla residenza. È importante sottolineare che tali azioni sono illegali e che la lavoratrice ha il diritto di mantenere posizione, mansione e retribuzione, al rientro dalla maternità. In caso contrario, è possibile denunciare l'azienda per discriminazione di genere e violazione dei diritti lavorativi. La legge prevede infatti che, al termine del periodo di astensione obbligatoria, la madre lavoratrice abbia il diritto di conservare il proprio posto di lavoro e di rientrare operativa nella stessa unità produttiva o in un'altra situata nello stesso Comune. Solo dopo il primo anno di età del bambino sarà possibile un eventuale trasferimento, se giustificato da esigenze tecniche, organizzative o produttive reali dell'azienda. Garantire i diritti delle madri lavoratrici e un sereno rientro al lavoro dopo la maternità è fondamentale per ogni azienda che desidera garantire equità e pari opportunità. Le leggi a tutela della maternità sono state introdotte per garantire che le donne non siano discriminate per questo motivo, e che la loro carriera non ne risenta. Per assicurare un completo rientro delle mamme lavoratrici, le aziende dovrebbero avere politiche flessibili, come la possibilità di ricorrere al tempo parziale, che consentono alle donne di avere un equilibrio tra vita privata e professionale. Inoltre, i datori di lavoro dovrebbero fornire sostegno e assistenza alle madri lavoratrici durante il loro periodo di maternità, come le visite mediche di controllo.    UniSalute PMI Oro è una polizza sanitaria dedicata alle aziende che garantisce la copertura di una vasta gamma di prestazioni mediche, tra cui visite specialistiche, esami diagnostici, ricoveri per interventi chirurgici, cure odontoiatriche, prestazioni sanitarie e socio-assistenziali per le persone non autosufficienti e trattamenti di fisioterapia per infortunio o malattia.  La polizza offre anche la possibilità di effettuare un check-up di prevenzione annuale e di coprire le spese per protesi ed ausili ortopedici. Inoltre, UniSalute PMI Oro garantisce l'accesso a interventi chirurgici odontoiatrici, tariffe scontate per altre prestazioni, e trattamenti fisioterapici riabilitativi. La centrale operativa dell'assicurazione è attiva 24 ore su 24 per fornire consulenza medica e supporto in caso di necessità.
Immagine in evidenza di NoSystem images/gettyimages.it" target="_blank" rel="nofollow"> è un approccio olistico alla sanità, che promuove l'interconnessione tra la salute umana, animale e ambientale.  Riconosciuto da tutte le organizzazioni internazionali che si occupano di questioni mediche e, in Italia, dal Ministero della Salute, prevede la collaborazione tra vari settori sanitari – sociali, agricoli, veterinari ed ecologici –, per affrontare minacce per la salute come epidemie, contagi e contaminazioni.  In questo articolo esploreremo i principi e i concetti di questo approccio, le sue origini e perché può essere utile nella corretta gestione di patologie e malattie. 

Che cos’è l’approccio One Health? 

One Health è il nome della metodologia collaborativa e multidisciplinare all’ambito sanitario, che studia e valorizza l’intersezionalità tra la salute degli esseri umani, delle creature animali e dell’ambiente. Questo tipo di “filosofia” si basa sull'idea che un problema non può essere risolto guardando solo ad un singolo aspetto della salute, ma che è necessario un approccio completo che consideri tutti gli aspetti. One Health, infatti, enfatizza l'importanza di affrontare le minacce sanitarie che sorgono quando questi campi dialogano tra di loro, come quelle zoonotiche, che sono malattie che possono essere trasmesse dagli animali agli esseri umani.  Questo modus operandi riconosce dunque che la salute di tutti gli esseri viventi e del pianeta sono interdipendenti e che le soluzioni ai problemi di sanità pubblica richiedono un coordinamento e uno sforzo collaborativo tra i diversi settori coinvolti.

I principi dell’approccio One Health

Questa particolare metodologia unisce diversi gruppi e organizzazioni provenienti da vari ambiti, campi di studio e comunità, per collaborare alla promozione della salute e alla protezione dell'ambiente. Ciò implica affrontare la necessità di accesso a cibo, acqua, energia e aria puliti, prendere misure per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e supportare lo sviluppo sostenibile. Seguendo i principi di One Health, è possibile creare un futuro più sano e sostenibile per tutti. I concetti fondamentali di questo movimento sono:
  • garantire pari dignità ai diversi settori e campi di studio; 
  • promuovere l'uguaglianza sociale e politica per le persone provenienti da diverse origini e culture, inclusi i gruppi che nei processi decisionali sono marginalizzati; 
  • cercare un equilibrio tra le attività umane e la natura, incluse la biodiversità e l'accesso alle risorse naturali; 
  • riconoscere la responsabilità che gli esseri umani hanno nei confronti dell'ambiente e degli esseri viventi che lo abitano, e lavorare a soluzioni sostenibili per le generazioni future; 
  • incoraggiare la collaborazione e la cooperazione tra diverse discipline e prospettive, senza tralasciare gli approcci più tradizionali, come le pratiche paramediche diffuse in molti Paesi. 
[caption id="attachment_118967" align="aligncenter" width="600"] Santiaga/gettyimages.it[/caption]

La storia 

Il termine One Health è stato utilizzato per la prima volta nel 2004 in occasione della conferenza "One World, One Health: Building Interdisciplinary Bridges to Health in a Globalized World" organizzata dalla Wildlife Conservation Society (WCS) a New York. Da allora molte istituzioni hanno lavorato per sviluppare strategie sempre più efficaci per prevenire futuri problemi sanitari. Le prime istituzioni ad adottare questo approccio sono state le americane AMA (American Medical Association) e AMVA (American Veterinary Medical Association) che, a partire dal 2006, hanno promosso la creazione della One Health Commission (OHC), divenuta effettiva nel 2009. L'OHC è tuttora attiva, e mira a promuovere la salute e il benessere di esseri umani, animali e piante, nonché la resilienza ambientale attraverso un impegno globale e collaborativo.  Parallelamente alle iniziative americane, nel 2008 la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l'OIE (Organizzazione Mondiale per la Salute Animale), con il sostegno dell'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia), dell'UNISIC (Coordinamento del Sistema delle Nazioni Unite per l'influenza) e della Banca Mondiale, hanno sviluppato un accordo tripartito per affrontare l’intersezione tra animali, questioni ambientali e sociali. Una scelta che si è rivelata essere molto lungimirante e che tutt’oggi dà i suoi frutti nella gestione di serie problematiche sanitarie, come per esempio la pandemia da Covid-19. 

Virus del Nilo Occidentale e Covid-19: un esempio pratico di come la salute degli animali e dell’uomo si incontrano

Il Covid-19 ha avuto origine nella città cinese di Wuhan e sembra che si sia diffuso attraverso il mercato ittico, dove si commerciano carne selvatica e animali vivi per il consumo umano. Si è poi ipotizzato che il virus sia arrivato all’uomo attraverso il contatto diretto con l'animale infetto o tramite l'ingestione di carne poco cotta di un soggetto malato. L'infezione causata dal "Virus del Nilo Occidentale", trasmessa agli esseri umani dalle zanzare, rappresenta un altro classico esempio dell'interdipendenza tra la salute animale, quella umana e l’ambiente, dove l'approccio ideale richiederebbe il monitoraggio della popolazione di zanzare, il modello di migrazione degli uccelli che trasportano il virus e le condizioni climatiche che favoriscono la riproduzione delle zanzare. Uno dei principali problemi relativi ai virus influenzali è il costante cambiamento del loro genoma mentre evolvono, e quindi possono influire su altre specie, inclusi gli esseri umani, entrando facilmente nella catena alimentare. La trasmissione reciproca può verificarsi anche dalle persone verso gli animali, come mostrato da alcuni rapporti di isolamento di SARs-CoV-2: due gatti a New York, una tigre dello zoo del Bronx, e in seguito tre leoni e tigri sono risultati positivi al virus. I responsabili dello zoo ritengono che la diffusione del coronavirus potrebbe essere avvenuta attraverso gli addetti infetti dello zoo.  Pandemie di questo tipo sono il risultato della continua negligenza dell'ambiente provocata dalle attività umane e da una visione superficiale di quanto le connessioni tra i vari settori siano in realtà importanti e vitali.  [caption id="attachment_118968" align="aligncenter" width="600"] Isbjorn/gettyimages.it[/caption]

Perché One Health è così importante? I campi di applicazione di questo approccio

Come abbiamo spiegato, One Health si concentra sull'interconnessione tra salute umana, animale e ambientale, riconoscendo che il benessere di queste tre componenti è strettamente legato e deve essere considerato nella sua interezza. Questa visione riguarda in modo particolare le zoonosi, cioè le malattie che dagli animali passano all’uomo, e la sicurezza alimentare. Approfondiamo meglio questi due aspetti.

Zoonosi

Nel mondo odierno, gli esseri umani e gli animali vivono a distanze sempre più ravvicinate, il che porta a interazioni più frequenti e ambienti condivisi. La conseguenza diretta di questa vicinanza è che ogni anno milioni di persone in tutto il mondo sono colpite da malattie zoonotiche che si diffondono proprio passando (e mutando) da animale a uomo. Le zoonosi sono un fenomeno naturale con cui l'umanità ha a che fare da millenni. Si tratta di malattie e infezioni di diversa gravità: l’ultima delle zoonosi a cui abbiamo assistito è stata il già citato Covid-19. Altri esempi sono:
  • rabbia (può essere contratta attraverso il morso di animali infetti come cani, gatti, pipistrelli, volpi, coyote e sciacalli); 
  • malattia di Lyme (contraibile dalle zecche);
  • leptospirosi (ci si può infettare entrando in contatto con l'urina di animali malati, come ratti, cani, mucche, maiali e altre creature domestiche o selvatiche);
  • antrace (riscontrabile spesso negli animali da allevamento, come bovini, pecore e capre);
  • SARS (è stata originariamente contratta dall'uomo attraverso pipistrelli, gatti civetta palmata o cinghiali); 
  • MERS (può essere contratta dagli stessi animali interessati dalla SARS);
  • Chikungunya (può essere trasmessa all'uomo dalle zanzare, che si nutrono di sangue di animali come uccelli, roditori e primati);
  • toxoplasmosi (ci si può ammalare toccando feci di gatti infetti o attraverso la carne cruda o poco cotta); 
  • giardiasi (contraibile dalle feci di cani, gatti e altri animali domestici o selvatici);
  • brucellosi (riscontrabile in bovini, capre, pecore e maiali); 
  • salmonellosi (può essere contratta dall'uomo attraverso il consumo di alimenti contaminati di origine animale); 
  • alcune febbri emorragiche virali come la Marburg e l'Ebola (sono state originariamente contratte dall'uomo attraverso il contatto con animali infetti, come scimmie, pipistrelli della frutta e antilopi). 
Secondo il National Institutes of Health, le zoonosi costituiscono il 60% di tutte le malattie infettive note. Circa il 75% delle malattie infettive nuove o emergenti, ovvero quelle che hanno colpito l'umanità negli ultimi 10 anni, rientrano in questa categoria e sono state trasmesse da animali o da prodotti di origine animale. L'adozione di un approccio One Health facilita la lotta non solo le malattie zoonotiche, ma anche ai germi resistenti agli antibiotici, che possono diffondersi rapidamente rendendo difficile il trattamento delle infezioni sia negli animali che negli esseri umani. Il lavoro di prevenzione favorito da questa metodologia riguarda, inoltre, anche le malattie trasmesse da vettori, come zanzare, zecche e pulci, in aumento a causa delle temperature sempre più calde e dell'espansione degli habitat. Riconoscere queste connessioni e adottare un approccio intersezionale alla salute porta a un mondo più sano per tutti.  [caption id="attachment_118969" align="aligncenter" width="600"] Maridav/gettyimages.it[/caption]

Promozione della sicurezza alimentare

La popolazione umana mondiale dovrebbe raggiungere 9,7 miliardi di persone entro il 2050. Le sfide per garantire che tutti abbiano accesso a cibo sano, nutriente e sicuro sono sempre di più. La domanda di carne, latte e colture speciali come frutta, noci e verdure è aumentata insieme all’incremento dei redditi nei paesi in via di sviluppo e al miglioramento delle condizioni di vita. La richiesta di prodotti biologici, equosolidali e a km0 è cresciuta anche nei paesi sviluppati, ma l’incremento generico nel bisogno di cibo ha già messo a dura prova le risorse naturali, causando erosione del suolo, perdita di biodiversità e inquinamento ambientale in tutto il mondo. Inoltre, i disastri naturali e le malattie animali transfrontaliere – cioè malattie altamente infettive che possono espandersi velocemente oltre le frontiere nazionali – rappresentano una grande minaccia per la sicurezza alimentare. Le catastrofi naturali come incendi e inondazioni creano rotte in cui i patogeni, le sostanze chimiche, i metalli pesanti e altri inquinanti possono contaminare l'aria, l'acqua e l'ambiente in cui viviamo e produciamo cibo.  Infine, la globalizzazione e il facile accesso ai viaggi rapidi hanno reso le malattie animali altamente contagiose una delle principali preoccupazioni per la sicurezza alimentare, poiché sono economicamente devastanti per gli agricoltori e hanno un impatto significativo sul costo e la disponibilità di cibo.  Ci vuole un metodo olistico e sistematico, come quello di One Health, per risolvere questi problemi, assemblando team multidisciplinari composti da esperti accademici, dell'industria e delle agenzie governative. Queste equipe devono lavorare educando e sensibilizzando il pubblico, facilitando così la comprensione dell'importanza e della complessità di questo tema.  Scegliere una soluzione come la polizza UniSalute Sanicard Rinnovo Garantito, vuol dire sottoscrivere una polizza sanitaria che si rinnova negli anni, anche quando le condizioni di salute sono cambiate. Modulare e personalizzabile, offre l’accesso a strutture sanitarie di alto livello convenzionate con UniSalute in tutta Italia. Avevate mai sentito parlare dell’approccio One Healt?   Fonti: iss.it epidemiologia.it salute.gov.it who.int
Immagine in evidenza di Jasmina007/gettyimages.it" target="_blank" rel="nofollow">L'artrite psoriasica è una patologia infiammatoria cronica delle articolazioni strettamente associata alla psoriasi – una malattia della pelle che causa chiazze rosse e squamose sulla pelle –, e non solo per una questione di nomi simili: entrambe sono infatti patologie autoimmuni che condividono alcuni meccanismi patogenetici e genetici. Sebbene questa condizione possa causare dolori articolari e malformazioni delle parti coinvolte – con gonfiore e rigidità –, con una diagnosi precoce e il giusto trattamento, è possibile vivere una vita attiva e sana, nonostante la malattia. In questo articolo scopriremo che cos’è l’artrite psoriasica, quali sono i suoi sintomi e come può essere contrastata. 

Che cos'è l'artrite psoriasica?

L'artrite psoriasica è una malattia autoimmune che porta il sistema immunitario ad attaccare le articolazioni e la pelle. Può colpire qualsiasi articolazione, ma di solito interessa le dita delle mani e dei piedi, la colonna vertebrale, le ginocchia e le anche: questo perché le articolazioni periferiche subiscono lo stress dell'uso quotidiano più di altre. Questa patologia, come si può intuire dal nome, è strettamente correlata alla psoriasi, una malattia autoimmune della pelle che causa eruzioni cutanee e desquamazione: infatti, circa il 30% delle persone con psoriasi sviluppa anche artrite psoriasica.  Tuttavia, è importante ricordare che, sebbene sia tipico che questa forma di artrite si manifesti in pazienti già con malattia psoriasica, non è infrequente che avvenga l’esatto contrario e cioè che prima avvenga l’artrite e poi la psoriasi.   Entrambe le condizioni sono causate da una risposta autoimmune del corpo, che attacca i tessuti sani. Anche se le cause esatte di queste due patologie non sono ancora completamente comprese, si ritiene che a contribuire al loro sviluppo sia una combinazione di fattori genetici e ambientali.  In particolare, l'artrite psoriasica specifica della colonna vertebrale potrebbe essere legata alla presenza di un gene, noto come HLA-B27.  In generale, si tratta di una malattia a lungo termine, che, oltre a essere potenzialmente invalidante se non trattata, può avere periodi di remissione o di attività intermittente. Ciò significa che ci possono essere momenti nella vita della persona interessata in cui l’artrite è inattiva e non causa sintomi, e periodi in cui questi si presentano con maggiore aggressività. L’artrite psoriasica, infine, non va confusa con quella reumatoide. Innanzitutto, la seconda non ha alcun legame con la già citata psoriasi. Inoltre, quella psoriasica tende a colpire, come abbiamo spiegato, articolazioni circoscritte, mentre l'artrite reumatoide può interessare molte articolazioni diverse. Spesso, causa cambiamenti alle unghie, come la comparsa di macchie gialle, solchi o ispessimenti, mentre la reumatoide non ha effetti simili.  [caption id="attachment_116644" align="aligncenter" width="600"] Paperkites/gettyimages.it[/caption]

Sintomi dell'artrite psoriasica

I sintomi di questa patologia possono variare da persona a persona e dipendono dalla gravità della malattia. In generale, i segnali più comuni di artrite psoriasica includono:
  • Dolori articolari: il fastidio può essere localizzato in una o più articolazioni e può variare da lieve a grave. Il dolore tende a essere più intenso la mattina o dopo periodi di inattività.
  • Gonfiore: le articolazioni colpite possono apparire gonfie, calde al tocco e arrossate.
  • Rigidità: dita, ginocchia e anche sono più rigide del solito al risveglio o dopo essere rimasti seduti o in piedi per un lungo periodo di tempo.
  • Affaticamento: alcune persone con artrite psoriasica possono sentirsi stanche o esauste, anche in assenza di sforzi fisici considerevoli.
  • Sintomi cutanei: alcuni pazienti con questa patologia manifestano chiazze rosse e squamose sulla pelle, spesso anche pruriginose e dolorose.
  • Problemi di movimento: questa tipologia di artrite, soprattutto nella sua forma più acuta, causa difficoltà nei movimenti e limita la flessibilità delle articolazioni interessate.
  • Problemi di postura: in alcuni casi, l’artrite psoriasica può causare una curvatura della colonna vertebrale all’altezza del torace, chiamata cifosi.
È importante notare che alcuni di questi sintomi possono essere presenti solo durante i periodi di attività della malattia, mentre altri possono essere percepiti costantemente.

L'artrite psoriasica è pericolosa?

Se non viene diagnosticata e trattata tempestivamente, questa patologia può causare danni permanenti alle articolazioni. L’artrite psoriasica, infatti, porta solitamente allo sviluppo di danni articolari irreversibili, malformazioni ed estrema difficoltà di movimento. Inoltre, alcune persone che presentano questa condizione possono sviluppare ulteriori complicanze come l’uveite, un'infiammazione dell'occhio, poiché questa patologia conduce spesso a infiammazioni a livello dei tessuti oculari, causando dolore, visione offuscata e, in casi estremi, perdita della vista.  Se non trattata, l’artrite psoriasica può anche portare a problemi cardiaci, a causa dell'infiammazione cronica che provoca. Lo stato infiammatorio arreca, a lungo termine, danni ai tessuti delle arterie prima e del cuore poi, conducendo alla formazione di placche che possono ostruire le arterie e aumentare il rischio di ictus e infarto.  Infine, l'infiammazione cronica è spesso colpevole di un accumulo di tessuto cicatriziale nel cuore, noto come fibrosi, che può compromettere la capacità del cuore di pompare il sangue in modo efficiente. Pertanto, coloro che soffrono di artrite psoriasica dovrebbero monitorare regolarmente la salute cardiaca e seguire le raccomandazioni del medico per ridurre il rischio di sviluppare problemi al cuore. Tuttavia, grazie a una diagnosi precoce, è possibile prevenire o limitare i maggiori danni. Una gestione adeguata della malattia, inoltre, consente a chi soffre di artrite psoriasica di condurre una vita normale e attiva.  [caption id="attachment_116645" align="aligncenter" width="600"] Nes/gettyimages.it[/caption]

Come si diagnostica l'artrite psoriasica?

La diagnosi dell'artrite psoriasica non è semplice, poiché i suoi sintomi possono essere simili a quelli di altre malattie reumatiche. Tuttavia, ci sono alcune procedure che aiutano a identificare questa patologia. In primo luogo, il medico di solito effettua un'analisi approfondita della storia clinica del paziente e un esame fisico completo per verificare la presenza di segni di artrite e di psoriasi. Successivamente, potrebbe essere necessario eseguire alcuni test di laboratorio, tra cui l'esame del sangue, per confermare la presenza di fattori reumatici, e quello delle urine per valutare la funzionalità renale. Inoltre, il medico può richiedere esami di diagnostica per immagini, come radiografia o ecografia, per valutare le articolazioni e individuare eventuali segni di infiammazione o danno. In alcuni casi, si proseguirà con il consulto di uno specialista, come un reumatologo o un dermatologo, per una diagnosi più precisa e approfondita.

Come si cura 

Il trattamento di questa patologia dipende dalla gravità dei sintomi. Di solito, la cura si concentra sulla gestione del dolore e dell'infiammazione, sull'aumento della mobilità e sulla prevenzione del danno articolare. I farmaci sono il pilastro del trattamento dell’artrite psoriasica: gli antinfiammatori non steroidei come l'ibuprofene possono aiutare a ridurre il dolore e l'infiammazione. Tuttavia, a lungo termine, questi medicinali possono causare effetti collaterali, soprattutto per stomaco e reni. Altri farmaci utilizzati nel trattamento della malattia includono gli steroidi, i medicinali biologici e i farmaci modulatori della risposta immunitaria. Anche la fisioterapia e l'attività fisica supportano la mobilità e la forza muscolare, concorrendo a ridurre il dolore causato dall'artrite psoriasica. Ad esempio, esercizi di stretching, di forza e di equilibrio possono aiutare a mantenere le articolazioni in salute e prevenire ulteriori aggravi articolari. Il nuoto e l'acquagym sono attività sportive a basso impatto che riescono ad aumentare sensibilmente la flessibilità e il tono dei muscoli. Tuttavia, è importante evitare sforzi che possono causare un carico eccessivo sulle articolazioni, come la corsa o il sollevamento pesi. [caption id="attachment_116646" align="aligncenter" width="600"] Ridofranz/gettyimages.it[/caption] Per questo, è sempre importante parlare con il proprio medico per determinare il tipo di esercizio più adatto alla  situazione. Infine, alcune modifiche dello stile di vita aiutano notevolmente a gestire i sintomi dell'artrite psoriasica. Per esempio, evitare il fumo e limitare l'alcol sono comportamenti virtuosi che riducono l'infiammazione e migliorano la risposta ai trattamenti farmacologici. Inoltre, un'alimentazione sana ed equilibrata, ricca di frutta e verdura, è fondamentale per mantenere il peso corporeo e ridurre l'infiammazione generale nell’organismo. Alcuni cibi, come i pesci ricchi di acidi grassi omega-3 e le spezie come lo zenzero e la curcuma, sono noti per avere proprietà antinfiammatorie, ma è importante consultare il proprio medico prima di apportare qualsiasi cambiamento significativo alla propria dieta.   Come abbiamo già affermato, intercettare questa patologia precocemente è fondamentale, per evitare che diventi invalidante: è quindi importante, nel caso si sospetti di soffrire di artrite psoriasica, sottoporsi ai giusti controlli medici di routine.  Anche tutelarsi con una polizza che tuteli la salute è un gesto lungimirante: UniSalute Invalidità, per esempio, garantisce un'indennità in caso di invalidità permanente causata da malattia o infortunio, tra cui l'artrite psoriasica, che può limitare la capacità lavorativa e di svolgere le attività quotidiane. In questo modo, la polizza potrà fornire un sostegno finanziario per far fronte ai costi associati alla disabilità, come le spese mediche e le perdite di reddito. UniSalute Invalidità offre anche una copertura per il ricovero ospedaliero e vari servizi di assistenza, che possono essere di grande aiuto per chi soffre di artrite psoriasica e ha bisogno di supporto nella gestione della malattia.   Fonti: humanitas.it ior.it msdmanuals.com fondazioneveronesi.it  
Immagine in evidenza di Eva-Katalin/gettyimages.it" target="_blank" rel="nofollow">Il tumore al pancreas è una delle forme di neoplasia più difficili da curare, poiché solitamente asintomatico, cosa che non rende facile la diagnosi precoce. La ricerca sta sperimentando nuove terapie per migliorare le condizioni di vita e la prognosi dei malati, mentre, come per tutti i tipi di cancro, rimane fondamentale la prevenzione oncologica, in particolare attraverso corretti stili di vita. Vediamo allora che cos’è il tumore al pancreas e quali sono i sintomi, i fattori di rischio, le terapie, le aspettative di vita e le buone pratiche di prevenzione. Scopri la polizza personalizzabile per te e la tua famiglia.

Tumore al pancreas: cos'è, come si sviluppa e come si diffonde

Il pancreas è un organo di forma allungata deputato alla produzione di diversi ormoni, tra i quali l’insulina, e alla secrezione di succhi ed enzimi che contribuiscono al processo di digestione e all'assorbimento dei nutrienti. Il tumore al pancreas, caratterizzato dalla comparsa di cellule anomale che crescono in maniera incontrollata, colpisce generalmente persone tra i 50 e gli 80 anni di età con una maggiore incidenza negli uomini, mentre è molto raro prima dei 40 anni.  Le neoplasie pancreatiche si sviluppano per lo più nel pancreas esocrino, cioè nella porzione in cui vengono prodotti gli enzimi utili alla digestione. Il più diffuso e maligno tra questi tumori è l'adenocarcinoma duttale del pancreas, che nel 75% dei casi interessa la testa dell’organo, ovvero la sua parte più grande, ma può colpire anche il corpo centrale e la coda, cioè l'area più sottile. Nella coda si concentrano le isole di Lagerhans, ovvero le strutture responsabili della secrezione di ormoni: dalle loro cellule possono avere origine i tumori neuroendocrini, un'altra tipologia di cancro al pancreas meno comune dell'adenocarcinoma. Purtroppo le cellule tumorali di questa forma di cancro si diffondono con grande rapidità ai linfonodi, spesso vanno ad intaccare gli organi vicini, ovvero fegato e polmoni, e possono colpire anche l’addome.

I sintomi

Nelle fasi iniziali, il tumore al pancreas non si manifesta con sintomi specifici, motivo per cui viene frequentemente diagnosticato quando si trova ad uno stadio avanzato, spesso già in forma metastatica. I disturbi diventano quindi evidenti quando il cancro ha cominciato a diffondersi e possono includere:
  • perdita di peso
  • calo dell'appetito e persistente senso di sazietà
  • ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi)
  • dolore alla schiena o alla bocca dello stomaco
  • feci più chiare e urina di colore scuro
  • debolezza
  • nausea o vomito.
Il 10-20% dei malati può essere colpito dal diabete, poiché il pancreas non è più in grado di produrre insulina. [caption id="attachment_116620" align="aligncenter" width="600"]tumore al pancreas sintomi iniziali I sintomi del tumore al pancreas possono essere vaghi e includono perdita di peso, ittero e dolore addominale. Non ignorarli![/caption]

Esistono dei fattori di rischio?

Le cause che portano allo sviluppo del tumore al pancreas non sono note, tuttavia esistono certamente dei fattori di rischio, legati soprattutto agli stili di vita, ma non solo. Tra questi possiamo individuare:
  • il fumo, che rappresenta il fattore maggiormente associato alla probabilità di sviluppare un carcinoma pancreatico: secondo i dati della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, chi fuma ha un rischio tre volte maggiore di essere colpito da questa neoplasia;
  • l'obesità, soprattutto se il grasso è localizzato sull'addome e se questa condizione si associa a intolleranza al glucosio, insulino-resistenza e diabete;
  • la familiarità: la presenza tra i parenti stretti (genitore o fratello/sorella) di questo tipo di cancro, ma anche di tumore al seno o al colon, rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo, che in genere può essere ricondotto a mutazioni genetiche ereditarie che giocano un ruolo nell'insorgenza del tumore al pancreas;
  • la presenza di alcune malattie genetiche rare, come la sindrome di Von Hippel-Lindau, e di patologie come il diabete non insulino dipendente, cioè di tipo 2, e la pancreatite cronica;
  • una dieta ricca di grassi saturi e povera di frutta e verdura e un consumo elevato di alcolici possono aumentare la vulnerabilità a questo tipo di tumore;
  • la sedentarietà.

Tumore al pancreas: diagnosi

Per diagnosticare questa neoplasia, al primo sospetto occorre rivolgersi ad uno specialista che deciderà a quale esame ricorrere. Approfondiamo le principali metodiche disponibili.
  • Ecografia dell'addome, sia interna che esterna, che di solito è la prima indagine che viene eseguita se il paziente lamenta sintomi.
  • TC (tomografia computerizzata), un esame radiologico di approfondimento diagnostico che, attraverso un’immagine elaborata ai raggi X, permette di esaminare varie parti del corpo. In particolare, grazie ad apparecchiature TC multistrato di ultima generazione è possibile ottenere scansioni molto dettagliate del pancreas, degli organi vicini e delle strutture vascolari.
  • Esami ad hoc in presenza di ittero, ovvero colangiorisonanza magnetica, colangiopancreatografia retrograda endoscopica (ERCP) e colangiografia transepatica percutanea (PTC), utili per verificare se i dotti biliari sono ostruiti e individuarne la causa. Il primo esame è il meno invasivo; gli altri due permettono di eseguire anche una biopsia per ricercare la presenza di cellule tumorali.
  • Ecoendoscopia (EUS): attraverso una sonda a ultrasuoni introdotta nello stomaco e nel duodeno, questo esame permette di ottenere immagini molto dettagliate del pancreas e insieme alla biopsia è utile per comprendere se il paziente ha un tumore del pancreas oppure se i sintomi sono dovuti ad altre problematiche che interessano questo organo, come una pancreatite cronica o delle cisti pancreatiche.
  • Tomografia ad emissione di positroni (PET): se il sospetto di adenocarcinoma del pancreas è già stato confermato con altre indagini, questo esame di medicina nucleare può essere impiegato per completare il percorso diagnostico.
  • Esami del sangue per la valutazione dei livelli di proteina CA-19-9, che nei malati di tumore del pancreas possono essere più elevati: questo aumento, tuttavia, non è sempre riscontrabile e può anche essere dovuto ad altre malattie o a un'infiammazione delle vie biliari.
[caption id="attachment_116621" align="aligncenter" width="600"]tumore pancreas sopravvivenza Il fumo è un fattore di rischio significativo per il tumore al pancreas. Smettere di fumare è una delle migliori misure preventive[/caption]

Aspettativa di vita con il tumore al pancreas

Come sottolinea il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2022” stilato da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e AIRTUM (Associazione italiana Registri Tumori), purtroppo il tumore al pancreas ha fatto registrare un marcato aumento della mortalità (+8,3% negli uomini e +6,3% nelle donne nel primo periodo pandemico rispetto alla fase pre-pandemia), oltre che un incremento dell'incidenza in entrambi i sessi: nel 2022 sono state stimate circa 14.500 nuove diagnosi. Chi si ammala ha un’aspettativa di vita bassa, anche rispetto ad altre neoplasie: il tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è tra i peggiori, pari all'11% negli uomini e al 12% nelle donne.
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La prognosi così sfavorevole si spiega con la difficoltà di una diagnosi precoce, dovuta all’evoluzione asintomatica della malattia e alla posizione del pancreas, che si trova dietro lo stomaco, tra milza, fegato e intestino, ed è quindi difficile da esaminare con l'ecografia. Un altro motivo è anche la velocità di diffusione di questa forma di cancro e la sua capacità di creare metastasi quando è ancora di dimensioni molto ridotte.

È possibile una cura?

Per le sue peculiari caratteristiche, il tumore al pancreas è una malattia molto difficile da curare: secondo quanto riportato da AIOM e AIRTUM, tra gli uomini (che, come abbiamo accennato, sono più predisposti a soffrire di questa patologia rispetto alle donne), è la forma di cancro con le più basse probabilità di guarigione (4%). Come per altre neoplasie, il successo delle cure aumenta quando il tumore viene diagnosticato nelle sue prime fasi. Le strategie oggi utilizzate sono la chirurgia, la chemioterapia e le cure farmacologiche. I pazienti trattati chirurgicamente per la rimozione del tumore sono quelli con le maggiori possibilità di guarire: se l'intervento ha successo, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi può salire al 20-30%, come sottolinea la Fondazione Veronesi. L'asportazione chirurgica, tuttavia, è indicata solo se il tumore è localizzato: per la facilità con cui questo tipo di cancro tende a metastatizzare, in media solo il 20% dei pazienti con una nuova diagnosi può essere operato.  Sempre più spesso, prima dell'intervento si fa ricorso alla chemioterapia per trattare subito le possibili metastasi presenti e tentare di ridimensionare il tumore. In fase avanzata, quando la strada della chirurgia non è praticabile, la chemioterapia viene impiegata per ridurre la massa tumorale, controllare i sintomi e migliorare la qualità e l'aspettativa di vita dei pazienti. Un'altra opzione possibile è il trattamento farmacologico, anch'esso finalizzato a prolungare la sopravvivenza dei malati. Questo approccio terapeutico, tuttavia, risulta meno efficace degli altri a causa della scarsa vascolarizzazione del tumore del pancreas, che rende difficile veicolare gli antitumorali. Considerata la diffusione e la mortalità legata a questa neoplasia, la ricerca è al lavoro per trovare nuove soluzioni di cura. Alcuni studi innovativi si stanno concentrando sulla riduzione della tossicità dei farmaci impiegati per il trattamento di questo tipo di cancro e sulla modifica del microambiente tumorale: come ricorda la Fondazione AIRC, intervenire sul DNA del tumore potrebbe renderlo maggiormente visibile dal sistema immunitario e, quindi, potenziare gli effetti dell'immunoterapia, un trattamento a cui il carcinoma del pancreas è stato finora poco sensibile. [caption id="attachment_116622" align="aligncenter" width="600"]tumore al pancreas quanto si vive La diagnosi precoce del tumore al pancreas è fondamentale. Esami come l'ecografia e la TC possono aiutare a individuare la malattia in tempo[/caption]

Tumore al pancreas e buone pratiche di prevenzione

È difficile suggerire strategie di prevenzione efficaci per il tumore al pancreas, dato che le cause di questa neoplasia non sono del tutto note. Tuttavia, come evidenzia l’AIRC, è importante adottare corretti stili di vita, in particolare facendo attenzione a non fumare e a consumare molta frutta e verdura. L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di mangiarne complessivamente almeno 400 grammi al giorno, corrispondenti a circa 5 porzioni da 80 grammi. È anche fondamentale limitare i cibi ricchi di grassi saturi e il consumo di alcol, tenere sotto controllo il peso e condurre una vita il più possibile attiva. Per chi ha già altri casi di tumore al pancreas in famiglia, la prevenzione è ancora più importante e deve basarsi anche su esami periodici per valutare la funzionalità del pancreas, del fegato e dell'intestino, soprattutto dopo i 50 anni. Analoghi controlli, ricorda l'Istituto Superiore di Sanità, sono consigliati anche alle persone con diabete, pancreatite cronica e fattori di rischio genetici. Un aiuto per prendersi cura della propria salute può arrivare dalla polizza UniSalute 360°, un'assicurazione personalizzabile che permette di aggiungere alle visite specialistiche e agli esami previsti dalla garanzia base anche pacchetti di prestazioni dedicati all’oncologia. Questa formula offre la possibilità di effettuare check up specifici ed esami di alta diagnostica. Inoltre, dà l'opportunità di usufruire di consulti medici e assicura un supporto economico in caso di ricovero. Rappresenta dunque un importante strumento di prevenzione e un sostegno concreto per affrontare più serenamente la malattia.  

FAQ sul Tumore al Pancreas: Sintomi, Diagnosi, e Prevenzione

  1. Cos'è il tumore al pancreas e come si sviluppa? Il tumore al pancreas è una neoplasia che si sviluppa quando le cellule del pancreas crescono in modo incontrollato. Interessa principalmente persone tra i 50 e gli 80 anni e può svilupparsi nel pancreas esocrino o, più raramente, nelle isole di Langerhans.
  2. Quali sono i sintomi iniziali del tumore al pancreas? Nelle fasi iniziali, il tumore al pancreas è spesso asintomatico. I sintomi tendono a manifestarsi quando la malattia è in fase avanzata e possono includere perdita di peso, ittero, dolore addominale o alla schiena, feci chiare e urine scure.
  3. Quali sono i principali fattori di rischio per il tumore al pancreas? I fattori di rischio includono il fumo, l'obesità (soprattutto addominale), la familiarità per tumori (pancreas, seno, colon), alcune malattie genetiche rare, il diabete di tipo 2, la pancreatite cronica, una dieta ricca di grassi saturi e il consumo eccessivo di alcol.
  4. Come viene diagnosticato il tumore al pancreas? La diagnosi può includere ecografie addominali, TC (tomografia computerizzata), colangiorisonanza magnetica, colangiopancreatografia retrograda endoscopica (ERCP), ecoendoscopia (EUS), tomografia ad emissione di positroni (PET) ed esami del sangue per valutare i livelli di CA-19-9.
  5. Qual è l'aspettativa di vita per chi riceve una diagnosi di tumore al pancreas? L'aspettativa di vita è purtroppo bassa rispetto ad altre neoplasie, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi che si aggira intorno all'11-12%. Questo è dovuto alla difficoltà di diagnosi precoce e alla rapida diffusione del tumore.
  6. Quali sono le opzioni di cura per il tumore al pancreas? Le opzioni di cura includono la chirurgia (nei casi in cui il tumore è localizzato), la chemioterapia e i trattamenti farmacologici. La ricerca è in corso per sviluppare nuove terapie, come quelle focalizzate sulla riduzione della tossicità dei farmaci e sulla modifica del microambiente tumorale.
  7. Come si può prevenire il tumore al pancreas? La prevenzione include l'adozione di uno stile di vita sano: non fumare, consumare molta frutta e verdura, limitare i grassi saturi e l'alcol, mantenere un peso sano e fare attività fisica. Per chi ha familiarità, sono consigliati esami periodici per monitorare la funzionalità di pancreas, fegato e intestino.
  FONTI: Il sito di Issalute.it La pagina di approfondimento dell'airc.it Il sito di fondazioneveronesi.it Il sito di aiom.it
Immagine in evidenza di FG Trade Latin/gettyimages.it   Articolo scritto con la collaborazione di Elena Rizzo Nervo" target="_blank" rel="nofollow">tumore al pancreasLa pelle è l’organo più esteso del corpo umano, ed è anche il nostro “biglietto da visita”. Per questo, le macchie della pelle possono diventare un problema estetico non indifferente, provocando perdita di autostima e anche disagio psicologico, se si ha paura che sotto l’inestetismo si nasconda una malattia cutanea. Fortunatamente, la maggior parte di queste alterazioni nel normale colore della pelle non sono gravi e possono essere trattate — e prevenute — con facilità. Nei prossimi paragrafi parleremo delle cause delle macchie cutanee e delle opzioni di trattamento disponibili.

Cosa sono le macchie della pelle

Le macchie della pelle sono aree più scure o chiare rispetto alla cute circostante. Sono causate da un aumento o diminuzione della produzione di melanina, la sostanza che dà il colore al nostro incarnato. Nell’eventualità in cui si manifestino, possono apparire in svariate parti del corpo, come per esempio il viso, le mani, il collo, il torace e le gambe. Esistono diversi tipi di macchie della pelle, non tutte pericolose e non tutte indice di problematiche di salute, ciascuno con la propria causa e aspetto peculiare. Vediamo alcuni esempi:
  • Lentiggini: al contrario di quanto si possa pensare, l’origine di queste piccole chiazze cutanee non è solo genetica: possono anche essere provocate dall'esposizione al sole. Sono molto comuni nelle persone con la pelle chiara e appaiono soprattutto sul viso e sulle mani, in particolar modo durante il periodo estivo.  
  • Macchie solari: chiazze scure che si sviluppano con l'età e con l’esposizione solare. Hanno varie dimensioni e possono essere di colore marrone o nero, come i nei o i nevi, ma a differenza di questi sono spesso prive di spessore. 
  • Melasma: è una condizione che porta alla comparsa di macchie di colore scuro sulla pelle del viso. Si verifica soprattutto nelle donne e, anche in questo caso, è causato da fattori come l'esposizione al sole o l'uso di contraccettivi orali (a causa degli estrogeni).
  • Vitiligine: la pelle perde la sua pigmentazione e diventa progressivamente bianca o comunque molto chiara. Non è ancora del tutto chiaro quale sia il fattore scatenante della vitiligine, ma si pensa che sia legato al sistema immunitario. Sebbene questa condizione non sia pericolosa per la salute, potrebbe causare problemi di autostima e di percezione della propria immagine corporea, portando a un impatto significativo sulla qualità della vita. 

Quando preoccuparsi per le macchie sulla pelle?

La maggior parte delle macchie cutanee sono innocue e non richiedono alcun trattamento. Tuttavia, in alcuni casi, queste possono essere un campanello di allarme di un problema di salute più serio, come un melanoma o altri tumori della pelle. Per esempio, se una chiazza è asimmetrica, ha un bordo irregolare, un diametro maggiore di 6 mm o cambia forma, colore o dimensione, è importante farla controllare da un dermatologo. [caption id="attachment_116584" align="aligncenter" width="600"] Ridofranz/gettyimages.it[/caption]

Le cause delle macchie della pelle

Ci sono diverse cause che possono portare allo sviluppo di macchie della pelle. Uno dei fattori più comuni, come abbiamo visto, è l'esposizione al sole, con conseguente produzione di melanina e comparsa di chiazze scure sulla cute.  L'invecchiamento è poi un altro elemento che può provocare le macchie cutanee: con l'età, infatti, la pelle perde la sua capacità di rigenerarsi e diventa sottile, rendendo più visibili le variazioni nella colorazione.  Oltre al sole e all'avanzare dell’età, ci sono altre cause che sottostanno alla comparsa di macchie, tra cui: 
  • Reazioni alle terapie farmacologiche: alcuni farmaci, come per esempio quelli chemioterapici, possono provocare la comparsa di macchie scure cutanee come effetto collaterale. 
  • Problemi di salute: alcune malattie più serie della pelle, come l'eczema o la psoriasi, sono accompagnate da evidenti chiazze sulla pelle. Inoltre, malattie come il diabete o l’epatite possono causare problemi cutanei, tra cui appunto le macchie.
  • Cambiamenti ormonali: variazioni nel livello degli ormoni possono essere collegate alla manifestazione di chiazze sulla cute. Ad esempio, durante la gravidanza alcune donne sviluppano una condizione chiamata cloasma, caratterizzata da una peculiare colorazione scura di alcune zone del viso. 

Come trattare le macchie della pelle

La prevenzione è fondamentale per ridurre il rischio di sviluppare macchie della pelle e migliorare la salute generale della cute, nonché la sua estetica. Ecco alcuni consigli per prevenire la formazione di chiazze:
  • Limitare l'esposizione al sole: è importante evitare i raggi solari durante le ore più calde della giornata (solitamente dalle 11 alle 16) e utilizzare creme  con un fattore di protezione solare (SPF) adeguato.
  • Utilizzare prodotti adeguati: per la propria beauty routine è importante selezionare solo prodotti di qualità, adatti al proprio tipo di cute. Ad esempio, le persone con la pelle secca dovrebbero applicare creme idratanti specifiche, mentre per quelle con la cute grassa è consigliato l’uso di prodotti senza olio.  
  • Evitare l'uso di prodotti chimici aggressivi: i prodotti realizzati con ingredienti e sostanze non di qualità, come l'acido glicolico o il perossido di benzoile, possono causare irritazioni e macchie sulla pelle. Scegliere prodotti delicati e naturali può aiutare a prevenire questi problemi.
  • Mantenere uno stile di vita sano: avere un regime alimentare ben bilanciato, fare esercizio fisico regolarmente e bere molta acqua supporta il mantenimento di una pelle sana e contrasta la comparsa di chiazze.
[caption id="attachment_116585" align="aligncenter" width="600"] stefanamer/gettyimages.it[/caption] Esistono diverse opzioni di trattamento disponibili per rimuovere o ridurre l'aspetto delle chiazze indesiderate sulla pelle. Ecco le principali: 
  • Terapia laser: utilizza un raggio di luce ad alta energia per rimuovere la alterazioni cromatiche della pelle. 
  • Peeling chimici: rimuovono lo strato esterno della pelle, eliminando così la macchia. Questa opzione è particolarmente utile per trattare il già citato melasma.
  • Microdermoabrasione: procedura non invasiva che utilizza una macchina che spruzza cristalli fini sulla cute, per rimuoverne la parte più superficiale. Questo trattamento può aiutare a ridurre lo sviluppo di macchie scure e migliorare in generale la texture della pelle.
  • Prodotti sbiancanti: in commercio ci sono molti prodotti per la cura della pelle che contengono ingredienti sbiancanti, come l'acido kojico o l'acido azelaico. Tuttavia, è importante scegliere solo prodotti sicuri e approvati dai dermatologi o consigliati dal proprio specialista di fiducia. È fondamentale seguire le istruzioni per l'uso, per evitare effetti collaterali indesiderati.
  • Crioterapia: rimuove le chiazze cutanee utilizzando il freddo. Il dermatologo/medico estetico applica dell’azoto liquido sulla pelle del paziente, congelando e distruggendo le cellule pigmentate.
  • Chirurgia: in alcuni casi, è possibile ricorrere a una rimozione chirurgica delle macchie della pelle. Questa opzione viene presa in considerazione solo per inestetismi di grandi dimensioni o se gli altri trattamenti non sono stati efficaci.
È importante sottolineare che la procedura da adottare dipende dal tipo e dalla gravità della macchia, oltre che dalle preferenze personali e dal budget del paziente. Inoltre, prima di procedere con qualsiasi trattamento è vivamente consigliato consultare un dermatologo qualificato.    Come abbiamo visto, le macchie della pelle sono un problema comune e spesso innocuo, ma possono essere fastidiose e antiestetiche. Una corretta skincare, l’uso della protezione solare e una dieta sana ed equilibrata aiutano a mantenere la cute sana e luminosa. Tuttavia, se si dovessero comunque sviluppare macchie della pelle, è importante consultare un dermatologo qualificato per una valutazione professionale e per determinare il miglior trattamento possibile. Unisalute offre prodotti assicurativi che coprono anche la dermatologia, come Unisalute 360: un prodotto assicurativo completo che offre una copertura sanitaria a 360 gradi, tra cui il pacchetto Prevenzione Dermatologica. Questa soluzione è progettata per fornire una protezione completa, includendo anche le visite dermatologiche tra le specializzazioni mediche coperte. Grazie a questa polizza, inoltre, si è coperti da eventuali spese mediche impreviste, comprese quelle relative ai trattamenti per le macchie della pelle.    Fonti:  everydayhealth.com webmd.com healthgrades.com healthline.com
Immagine in evidenza di fizkes/gettyimages.it" target="_blank" rel="nofollow">L'autorealizzazione, cioè il desiderio di sviluppare al massimo il proprio potenziale, è una delle più potenti aspirazioni dell'essere umano e il principale motore che lo spinge ad agire. Questo principio è alla base della piramide di Maslow, un modello motivazionale secondo il quale la persona, nel corso della sua esistenza, è mossa dal desiderio di soddisfare una serie di bisogni materiali e sociali: vuole sopravvivere, ma anche crescere, evolversi, affermarsi, esprimere tutte le sue potenzialità. Uno schema che si applica anche al mondo del lavoro, dove autorealizzarsi significa poter contare sulla sicurezza di un salario ma anche sentirsi apprezzati e valorizzati nelle proprie competenze e nel proprio ruolo. In questo articolo illustreremo cos'è la piramide di Maslow e quali sono i 5 bisogni fondamentali dell'uomo individuati da questo modello. Analizzeremo poi quali obiettivi professionali corrispondono a queste necessità e perché è importante che vengano realizzati per il benessere dei lavoratori e delle aziende.

Cos'è la piramide di Maslow

La piramide di Maslow è un modello motivazionale di sviluppo umano elaborato nel 1954 dallo psicologo statunitense Albert Maslow. Si basa su una gerarchia di bisogni, disposti su uno schema di forma piramidale, che orientano l'agire della persona e dalla cui soddisfazione dipendono la sua sopravvivenza e la sua autorealizzazione.

I 5 bisogni della piramide di Maslow

I bisogni fondamentali individuati da Maslow sono 5. Alla base della piramide trovano posto i bisogni primari, come nutrirsi e dormire, mentre man mano che si sale verso il vertice si incontrano i bisogni secondari, in cui entrano in gioco le relazioni sociali e le ambizioni dell'individuo. Una volta che l'essere umano si sente appagato nelle sue esigenze di base, emergono nuovi bisogni di livello superiore da soddisfare. Esaminiamoli in dettaglio.

Bisogni fisiologici

I bisogni fisiologici sono quelli legati alla sopravvivenza, come mangiare, bere, riposare e avere un riparo per proteggersi. Secondo Maslow sono i primi ad essere soddisfatti a causa del nostro naturale istinto di autoconservazione.

Bisogni di sicurezza

I bisogni di sicurezza rispondono al desiderio di stabilità, protezione e assenza di pericoli e privazioni, come quelli che derivano da difficoltà economiche o malattie. Il concetto di sicurezza abbraccia, infatti, tutti gli ambiti della vita, dalla salute alle finanze, dalla sfera professionale a quella emotiva.

Bisogni di appartenenza

L'uomo è un animale sociale e, in quanto tale, vuole far parte di un gruppo: il bisogno di appartenenza ha proprio a che fare con il desiderio di ogni individuo di sentirsi membro di una comunità, di amare ed essere amato, di avere delle relazioni sociali e affettive, una famiglia e degli amici sui cui può contare e per cui sa di essere importante.

Bisogni di stima

I bisogni di stima rispondono al desiderio di approvazione dell'uomo. Maslow li classifica in due categorie: l'autostima, ovvero il giudizio positivo che l'individuo ha di sé, la sua consapevolezza di essere una persona capace, di valore e in grado di realizzare i propri obiettivi, e la stima da parte degli altri, che consiste nel riconoscimento e nel rispetto che arrivano dall'esterno. [caption id="attachment_116422" align="aligncenter" width="600"] VioletaStoimenova/gettyimages.it[/caption]

Bisogni di autorealizzazione

I bisogni di autorealizzazione occupano il vertice della piramide di Maslow, quindi rappresentano il livello più alto nella gerarchia delle aspirazioni dell'essere umano. Consistono nel desiderio di sviluppare al massimo il proprio potenziale: autorealizzarsi significa affermare la propria identità, comprendere i propri bisogni e dare loro concretezza, migliorarsi e riuscire ad essere ciò che si è sempre desiderato sfruttando le proprie capacità mentali e fisiche. Questi bisogni possono essere soddisfatti in tutti gli ambiti della vita: a livello personale, in famiglia, nel lavoro, nello sport, nelle passioni, nelle amicizie. Si tratta, quindi, di un concetto molto soggettivo, che si esprime in modo diverso da individuo a individuo. Per tutte le persone, tuttavia, la mancata soddisfazione del proprio desiderio di autorealizzazione è motivo di frustrazione e malessere.

La piramide di Maslow nel mondo del lavoro

Il mondo del lavoro è uno dei campi in cui la piramide di Maslow ha trovato ampia applicazione. La stessa spinta motivazionale che, secondo Maslow, è alla base dell'agire dell'uomo orienterà dunque anche il suo comportamento nel lavoro: inizialmente, ogni individuo sarà mosso dal desiderio di soddisfare i suoi bisogni primari, poi, una volta raggiunto questo scopo, cercherà di progredire nella sua carriera per tagliare anche altri traguardi e arrivare, infine, a quello più elevato, ovvero al massimo sviluppo del suo potenziale. Applicato al mondo del lavoro, quindi, il modello rappresentato dalla piramide di Maslow diventa un percorso di crescita professionale che si sviluppa lungo una scala di obiettivi via via più ambiziosi – dall'avere uno stipendio al ricoprire un ruolo di responsabilità – che sono la chiave della soddisfazione e della gratificazione del lavoratore.

Bisogni di Maslow e traguardi professionali

Vediamo, allora, a quali aspirazioni professionali corrisponde ciascuno dei 5 bisogni fondamentali di Maslow e perché è importante realizzarle per il benessere del lavoratore e lo sviluppo dell'azienda.
  • Un salario per soddisfare i bisogni fisiologici: per raggiungere l'obiettivo primario della sopravvivenza, è necessario uno stipendio adeguato che permetta al lavoratore di soddisfare le proprie necessità quotidiane.
  • Stabilità lavorativa per rispondere ai bisogni di sicurezza. Nel mondo del lavoro, la sicurezza equivale a contratti che assicurino stabilità e consentano di fare progetti a lungo termine, ma anche a un ambiente di lavoro privo di rischi e a benefit aziendali che sostengano il lavoratore e lo facciano sentire protetto e tutelato.
  • Relazioni lavorative solide per i bisogni di appartenenza. Il bisogno di appartenenza è soddisfatto se il lavoratore ha relazioni positive con colleghi e superiori, se si sente accettato dal suo gruppo di lavoro e coinvolto nei processi aziendali, se il clima è improntato al dialogo e alla collaborazione.
  • Riconoscimenti professionali per soddisfare i bisogni di stima. L'apprezzamento, il riconoscimento del proprio valore e il rispetto sono aspetti essenziali per la realizzazione del lavoratore. Possono esprimersi attraverso il coinvolgimento in progetti sempre più importanti, l'offerta di opportunità di formazione, la possibilità di partecipare ai processi decisionali, di avere collaborazioni proficue e senza conflitti con i colleghi e di beneficiare di premi di produzione. 
[caption id="attachment_116424" align="aligncenter" width="600"] jacoblund/gettyimages.it[/caption]

Crescita professionale e bisogni di autorealizzazione

Un lavoro retribuito, una buona rete di relazioni, il riconoscimento delle proprie competenze e l'opportunità di ricoprire ruoli strategici e di sempre maggiore responsabilità sono i gradini di un percorso di crescita professionale che, passo dopo passo, fa sì che il lavoratore si senta realizzato e, quindi, motivato. Il modello della piramide di Maslow è, dunque, portatore di un messaggio importante per le aziende, come suggerisce il saggio “La motivazione al lavoro” di Anna Tancredi, docente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni all’Università della Calabria: è essenziale che questi bisogni vengano riconosciuti e orientino le politiche di gestione delle risorse umane. Un lavoratore appagato nelle sue necessità, infatti, è una leva essenziale della crescita e dello sviluppo di un'impresa. Al contrario, un ambiente professionale insoddisfacente può avere un impatto negativo sulla salute psicofisica, generando fenomeni come il burnout, cioè lo stress da lavoro, che compromettono la serenità del lavoratore e si ripercuotono sulla produttività, l’efficienza e la stabilità dell’azienda. La polizza UniSalute PMI Bronzo può rappresentare una misura importante per sostenere le politiche di welfare di un'impresa, per aumentare il benessere dei lavoratori e aiutarli a soddisfare un bisogno primario come la tutela della loro salute. Questa polizza prevede la copertura delle spese mediche per una serie di prestazioni di base come visite specialistiche, accertamenti diagnostici, ricovero per grandi interventi chirurgici e rimborso del ticket: costituisce, dunque, uno strumento fondamentale per far sentire il lavoratore riconosciuto nelle sue necessità, rispettato, gratificato e tutelato.   FONTI lumsa.it unical.it
Immagine in evidenza di Harbucks/gettyimages" target="_blank" rel="nofollow">Immagini e oggetti che appaiono sfocati o sdoppiati potrebbero essere un segnale di astigmatismo, un difetto visivo che provoca una visione poco nitida e distorta. Si tratta di un disturbo molto comune che, se individuato e trattato nel modo giusto, può essere facilmente corretto. In questo articolo approfondiremo il tema cercando di scoprire anche quali sono le cause e i sintomi con cui si manifesta l’astigmatismo, negli adulti e nei bambini. Illustreremo, inoltre, le diverse tipologie di questa condizione e il modo giusto per diagnosticarla e curarla.

Astigmatismo: di cosa si tratta?

L’astigmatismo è un difetto della vista che determina una visione meno nitida e fa sì che le immagini risultino poco definite, con i contorni sfocati, talvolta sdoppiate o distorte. Può presentarsi da solo oppure associato a miopia (difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti lontani) e ipermetropia (visione sfocata da vicino), con diverse combinazioni e livelli di gravità. È molto comune, sia negli adulti che nei bambini, e può essere curato con gli occhiali, le lenti a contatto o attraverso la chirurgia laser.

Le cause 

L'astigmatismo può essere causato da un'anomalia della cornea, la calotta trasparente che ricopre la superficie dell'occhio, che invece di essere sferica assume una forma a ellisse. In questo tipo di astigmatismo, che si definisce corneale, la cornea non ha una curvatura uguale in tutti i suoi punti. Questa deformazione provoca una distorsione dell'immagine focalizzata sulla retina, perché i raggi di luce vengono proiettati in maniera non uniforme su questa membrana. Una sorgente luminosa crea un'immagine a forma di punto sulla retina di un soggetto senza difetti visivi. Nella persona astigmatica, invece, i meridiani della cornea hanno curvature differenti, quindi producono nel sistema oculare due fuochi posti su piani diversi: l'occhio dell'astigmatico, dunque, non ha un unico punto focale ma due linee, perpendicolari l'una all'altra, chiamate linee focali. Questo meccanismo impedisce la messa a fuoco corretta delle immagini, che di conseguenza appaiono doppie o sfocate. Nell'astigmatismo interno o lenticolare, invece, il difetto refrattivo è dovuto ad alterazioni delle strutture interne dell'occhio come il cristallino, la lente che si trova dietro l'iride e che è indispensabile per mettere a fuoco le immagini.

I fattori che possono portare allo sviluppo dell’astigmatismo

L'astigmatismo può essere congenito: in questi casi ha origine genetica, è ereditario e si manifesta in forma grave. Dietro questo difetto visivo possono, tuttavia, esserci anche altre cause, come:
  • lesioni, traumi, infezioni o interventi chirurgici che provocano alterazioni della cornea;
  • il cheratocono, una malattia degenerativa che assottiglia e deforma la cornea fino a farle assumere l'aspetto di un cono;
  • cambiamenti fisiologici della cornea o del cristallino che possono verificarsi nel corso della vita, per esempio a causa dell'avanzare dell'età;
  • la cataratta, una malattia che si manifesta con un'opacizzazione totale o parziale del cristallino e fa sì che le immagini appaiano sfocate;
  • la sindrome da occhio secco, una patologia provocata dalla disidratazione cronica della congiuntiva e della cornea, che a causa di questo disturbo può subire una deformazione;
  • comportamenti scorretti come l'abitudine di strizzare spesso gli occhi, che esercita una pressione sulla cornea e può favorire la comparsa dell'astigmatismo.
[caption id="attachment_116375" align="aligncenter" width="600"] Ridofranz/gettyimages.it[/caption]

I sintomi dell'astigmatismo

Come abbiamo accennato, il principale sintomo con cui l'astigmatismo si manifesta è la visione sfocata, che nei casi più gravi può portare a percepire gli oggetti come deformati o distorti. Questo disturbo provoca un peggioramento della vista a qualunque distanza, a differenza di quanto avviene nella miopia, in cui la difficoltà nel mettere a fuoco si manifesta solo da lontano. La mancata correzione dell'astigmatismo fa sì che chi ne soffre sia costretto a continui cambi di messa a fuoco per compensare il difetto e ottenere un'immagine nitida. Questo processo accomodativo determina uno sforzo visivo che può causare sintomi come:
  • stanchezza oculare, accompagnata da senso di pesantezza e sonnolenza;
  • sensazione di bruciore e dolore agli occhi;
  • forte lacrimazione;
  • mal di testa.

L'astigmatismo nei bambini

Nei bambini, l'astigmatismo è un difetto molto comune. Nella maggior parte dei casi è congenito, ma può essere legato anche ad altri fattori, come un'infezione o una malattia degenerativa della cornea. In genere questo difetto visivo ha sintomi molto sfumati, che rendono difficile per i genitori accorgersi che il loro figlio ne soffre: la tendenza a strizzare gli occhi per guardare da lontano può essere un campanello d'allarme a cui prestare attenzione. Spesso, tuttavia, i primi disturbi si presentano quando il bambino inizia ad andare a scuola e possono includere:
  • visione offuscata;
  • difficoltà a concentrarsi nella lettura e a vedere le scritte sulla lavagna;
  • stanchezza, pesantezza, bruciore e arrossamento agli occhi;
  • forte sensibilità alla luce;
  • mal di testa.
È importante sottoporre i bambini a visite oculistiche periodiche, fin dai primi anni di vita, per individuare e correggere in modo tempestivo problemi visivi come l'astigmatismo, soprattutto se anche i genitori ne soffrono. Questo difetto, infatti, specie se si presenta insieme alla miopia o all'ipermetropia, e se peggiora nel tempo, può condizionare la vita quotidiana e l'apprendimento scolastico. Può, inoltre, favorire l’insorgenza di problematiche della vista più serie, come l’ambliopia, nota anche come “occhio pigro”, che provoca una riduzione più o meno marcata della capacità visiva di un occhio. [caption id="attachment_116377" align="aligncenter" width="600"] nortonrsx/gettyimages.it[/caption]

Come capire se si soffre di astigmatismo?

L'astigmatismo può essere diagnosticato durante una semplice visita specialistica dall'oculista, attraverso il ricorso a diversi esami e strumenti. Analizziamo i principali:
  • la lettura dei caratteri della tabella ottotipica, cioè della tavola con righe, lettere e numeri che il medico impiega per valutare la capacità visiva da lontano del paziente;
  • un cheratometro o oftalmometro, usato per misurare i raggi di curvatura della cornea;
  • la topografia corneale, che permette di ottenere una mappatura punto per punto della curvatura della cornea ed è particolarmente indicata in caso di sospetto cheratocono, per confermare questa patologia, e nei pazienti che ne soffrono, per valutarne la gravità;
  • la tomografia corneale, un esame utile per analizzare la forma e altre caratteristiche ottiche della cornea, come la curvatura e lo spessore, e individuarne le anomalie;
  • l'autorefrattometro, un sistema diagnostico computerizzato utilizzato per determinare e misurare i difetti refrattivi dell'occhio;
  • un test soggettivo della refrazione, che permette al medico di valutare il grado e le caratteristiche dell'astigmatismo basandosi sulla percezione che il paziente ha di questo disturbo e sulle difficoltà nella visione che riferisce.

I tipi di astigmatismo

Esistono diversi tipi di astigmatismo, che si differenziano in base all'entità del difetto, al punto in cui cadono le due linee focali rispetto alla retina e all'orientamento (orizzontale, verticale, obliquo) del meridiano più curvo. L'astigmatismo viene misurato in diottrie e, a seconda della sua gravità, può essere:
  • lieve, fino a 1 diottria;
  • medio, da 1 a 2 diottrie;
  • elevato, oltre le 2 diottrie.
In relazione alla posizione delle linee focali sulla retina, cioè a seconda della zona in cui avviene la messa a fuoco, questo difetto visivo si distingue, inoltre, in astigmatismo miopico e ipermetropico.
  • Nell'astigmatismo miopico, una o entrambe le linee focali cadono davanti alla retina (nel primo caso, l'astigmatismo si definisce semplice, nel secondo composto): chi ne soffre tende a vedere sfocato soprattutto da lontano.
  • Nell'astigmatismo ipermetropico, invece, una o entrambe le linee focali cadono dietro la retina (nel primo caso si parla di astigmatismo semplice, nel secondo di astigmatismo composto): chi ha questo difetto fatica a mettere a fuoco gli oggetti a breve distanza, mentre ha meno difficoltà nella visione da lontano.
Oltre che semplice o composto, l'astigmatismo può essere misto: questa situazione si verifica se una linea focale è miope (il fuoco cade davanti alla retina) e l’altra ipermetrope (il fuoco cade dietro la retina). Infine, a seconda del meridiano della cornea che presenta la curvatura maggiore si distinguono tre diversi tipi di astigmatismo:
  • secondo regola o regolare, la forma più diffusa, in cui il meridiano più curvo è tra quelli verticali (compresi tra 60° e 120°);
  • contro regola o irregolare, in cui il meridiano più curvo è tra quelli orizzontali (compresi tra 0-30° e 150°-180°);
  • obliquo, in cui il meridiano più curvo è tra quelli obliqui (compreso tra 60° e 30°, 120°-150°).
[caption id="attachment_116378" align="aligncenter" width="600"] GaudiLab/gettyimages.it[/caption]

I trattamenti per l'astigmatismo

Non sempre l'astigmatismo deve essere curato: nei gradi lievi fino a 0,5 diottrie, che sono considerati fisiologici, l'occhio può infatti riuscire a compensare autonomamente i disturbi della visione. Generalmente, comunque, questo difetto viene corretto con l'utilizzo di occhiali con lenti cilindriche o toriche, che rispetto alle lenti sferiche standard hanno una forma e una struttura appositamente studiate per favorire una visione nitida nelle persone astigmatiche. In alternativa, è possibile fare ricorso a lenti a contatto, morbide oppure gas permeabili (anche dette semirigide). Queste ultime, quando vengono indossate, mantengono la loro forma originale, quindi sono particolarmente indicate per correggere alterazioni della cornea come un forte astigmatismo, perché controbilanciano la curvatura irregolare che provoca la visione offuscata. Di solito, l'uso delle lenti a contatto permette di ottenere risultati migliori rispetto ai classici occhiali. Infine, la correzione dell'astigmatismo può richiedere il ricorso alla chirurgia refrattiva, cioè a un intervento con il laser agli occhi. Non sempre, tuttavia, questa tecnica di microchirurgia consente di risolvere definitivamente il disturbo e di fare a meno degli occhiali. È quindi importante confrontarsi con l’oculista per valutare la soluzione migliore e più adatta alla propria situazione. Come abbiamo visto, l'astigmatismo è un difetto molto diffuso che può essere facilmente corretto. Sottoporsi a controlli periodici è molto importante, perché non sempre chi soffre di questo disturbo ne è consapevole, quindi programmare visite oculistiche regolari è l'unico modo per individuarlo subito e trattarlo nel modo più opportuno. UniSalute PMI Diamante è la polizza assicurativa che punta proprio a sostenere chi vuole prendersi cura della propria vista. Dedicata alle piccole e medie imprese, è pensata per proteggere la salute dei dipendenti e prevede il rimborso delle spese oculistiche sostenute sia per visite specialistiche e accertamenti diagnostici, sia per l'acquisto di occhiali e lenti a contatto. Una tutela importante per la prevenzione e la cura dei difetti visivi come l'astigmatismo.   Fonti: https://www.humanitas.it https://www.iss.it https://www.meyer.it https://iapb.it
Immagine di copertina di mixetto/gettyimages.it" target="_blank" rel="nofollow">[spreaker type=player resource="episode_id=52744321" width="100%" height="86px" theme="light" playlist="false" playlist-continuous="false" autoplay="false" live-autoplay="false" chapters-image="true" episode-image-position="right" hide-logo="false"]

[indice]   Piccola ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo, davanti alla trachea, la tiroide svolge funzioni importantissime per il nostro organismo. È infatti responsabile della produzione degli ormoni che controllano il metabolismo e il corretto movimento di gran parte delle cellule dell’organismo. Tra i malfunzionamenti più comuni che possono colpirla troviamo l'ipotiroidismo, un disturbo che insorge quando la quantità di ormoni tiroidei prodotti da questa ghiandola a forma di “farfalla” risulta insufficiente. Vediamo insieme quali sono le caratteristiche dell’ipotiroidismo, quali i sintomi, le conseguenze, e cosa fare se ci accorgiamo di soffrirne.

Ipotiroidismo, cos’è?

Come abbiamo già accennato, la tiroide genera degli ormoni – la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3) – la cui produzione è regolata dall'ormone tireostimolante (TSH) secreto dall'ipofisi, una ghiandola posta all'interno del cranio. Quando la produzione di questi ormoni è carente possiamo parlare di ipotiroidismo, una patologia che rientra tra i disturbi legati alla tiroide come la tiroidite di Hashimoto e i noduli tiroidei, che si manifesta con sintomi e segnali diversi a seconda dell’età. L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che l’ipotiroidismo è molto più comune tra le donne e può comparire già durante lo sviluppo del feto nel grembo della madre. Se questo accade, può causare conseguenze gravi come crescita più lenta del bambino o ritardi di tipo mentale.  Se invece l’ipotiroidismo si manifesta durante fasi della vita molto delicate come l’infanzia o l’adolescenza, può arrivare a compromettere lo sviluppo fisico e intellettivo di chi ne è colpito.  Anche gli adulti, però, possono essere affetti da ipotiroidismo. Può infatti capitare che alcuni sintomi dell’ipotiroidismo che non siano stati riconosciuti come tali durante l’adolescenza possano permanere nel tempo, portando a gravi problemi di salute, dal momento che la tiroide, come abbiamo detto, regola alcuni tra i processi metabolici più importanti del nostro organismo – la respirazione, il battito cardiaco, la temperatura, lo sviluppo del sistema nervoso e la crescita.   Vediamo ora nel dettaglio quali sono i sintomi dell’ipotiroidismo e come si diagnostica.

Sintomi dell’ipotiroidismo, quali sono e come riconoscerli

Data la sua sintomatologia, non è sempre facile riconoscere l’ipotiroidismo, spesso infatti le sue manifestazioni si confondono con i segnali dello  stress, della semplice stanchezza o addirittura della sindrome da burnout lavorativo. Per questo è importantissimo sottoporsi a un check-up completo a seconda dell’età e della fase della vita in cui ci si trova. Ma torniamo ai sintomi dell’ipotiroidismo, vediamo quali sono i più comuni:
  • pelle secca
  • stitichezza
  • astenia, debolezza generalizzata
  • aumento di peso ingiustificato
  • crampi, dolori e debolezza muscolare
  • gonfiore e rigidità delle articolazioni
  • dita e mani gonfie
  • sensibilità al freddo
  • per le donne, ciclo mestruale irregolare
  • costante senso di affaticamento
  • perdita di capelli, chioma secca e sfibrata
  • ipercolesterolemia, cioè alti livelli di colesterolo nel sangue
  • sindrome del tunnel carpale
  • alterazioni della memoria
  • bradicardia
Se sperimentiamo uno o più di questi sintomi nello stesso momento, dunque, potremmo soffrire di ipotiroidismo. Ma come esserne certi? [caption id="attachment_116276" align="aligncenter" width="600"] Doucefleur/gettyimages.it[/caption] Il modo più sicuro e certo per conoscere le condizioni della nostra tiroide è fare dei controlli endocrinologici come analisi del sangue, visita specialistica ed ecografia tiroidea. Le analisi del sangue servono a individuare e misurare i valori degli ormoni TSH, T3 e T4. I livelli di TSH di chi soffre di ipotiroidismo sono molto alti, dal momento che l’ipofisi (la quale, ricordiamo, secerne il TSH) prova a stimolare la tiroide nella produzione di T3 e T4, senza però riuscirci.  Oltre agli esami ematici, per ottenere una risposta più completa e a fugare i dubbi riguardo ad un probabile malfunzionamento della tiroide, lo specialista può consigliare anche un’ecografia, un esame indolore, non invasivo, che permette di controllare le dimensioni e il funzionamento della tiroide, l’eventuale presenza di noduli e monitorare il decorso di una patologia, se presente. Imprescindibile anche una visita specialistica con un endocrinologo, che potrà valutare attentamente la situazione complessiva e dare tutti i consigli utili al caso specifico. Vediamo quali sono le terapie più frequenti per l’ipotiroidismo.

Le terapie e i rimedi per l’ipotiroidismo

Molto spesso il trattamento dell'ipotiroidismo consiste nella somministrazione di ormoni tiroidei sintetici, solitamente sotto forma di pillole. A definire il dosaggio in base ai livelli di ormoni tiroidei presenti nel sangue e ai sintomi del paziente è, come abbiamo detto, l’endocrinologo. La raccomandazione è quella di tenere monitorati i livelli di TSH, T3 e T4 attraverso esami del sangue periodici – anche qui, sarà il medico a deciderne la frequenza. Per i casi più gravi, la terapia prevede la somministrazione giornaliera di ormoni e richiede controlli regolari per verificare che la dose sia corretta. Al contrario, quando i valori differiscono di poco dalla media, può essere utile assumere integratori di iodio, la cui carenza è spesso una delle cause dell’ipotiroidismo, o seguire una dieta specifica basata sulle esigenze del paziente. Abbiamo visto quanto sia importante riconoscere i sintomi dell'ipotiroidismo e sottoporsi a una diagnosi tempestiva poiché questa patologia, se non trattata, può influire negativamente sulla qualità della vita e sulla nostra salute generale. Per tenere monitorata la salute della tiroide, può essere utile sottoscrivere una polizza come UniSalute 360° con il Pacchetto prevenzione patologie della tiroide, che permette di accedere a visite specialistiche endocrinologiche, TSH reflex ed ecografia tiroidea (sotto prescrizione medica), oltre ad analisi del sangue annuali, esami di alta diagnostica e visite specialistiche a prezzi agevolati.    Fonti: issalute.it  
Immagine in evidenza di laflor/gettyimages.it" target="_blank" rel="nofollow">I tumori testa-collo sono neoplasie su cui spesso non c’è molta consapevolezza, anche rispetto ai loro sintomi e fattori di rischio. Conoscere come si manifestano e sapere quali sono gli elementi in grado di aumentare le possibilità di ammalarsi sono invece aspetti cruciali per prevenire queste patologie o diagnosticarle per tempo.  In questo articolo, quindi, cercheremo di scoprire di più sui tumori del distretto testa-collo, vedremo la loro sintomatologia, le terapie utilizzate e com’è possibile prevenirli.

Quali sono i tumori testa-collo?

I cosiddetti tumori testa-collo rappresentano un gruppo piuttosto ampio di varie forme di cancro che colpiscono la testa e il collo, all’infuori di orecchie, occhi, cervello ed esofago. Nella maggior parte dei casi si tratta di carcinomi a cellule squamose, che si originano dagli epiteli che ricoprono le mucose di queste parti del corpo.  Come si legge sulle
linee guida “Tumori della testa e del collo” di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), queste patologie in Italia rappresentano circa il 3% di tutti i tumori maligni, sono più diffuse negli uomini rispetto alle donne e la loro incidenza aumenta con l’età.  Le neoplasie incluse in questa categoria sono numerose. Vediamo insieme quelle che comunemente vengono classificate come tumori testa-collo: 
  • tumori del cavo orale: queste forme possono coinvolgere le labbra, la lingua, il rivestimento interno delle guance, la parte inferiore della bocca (sotto la lingua), il palato e le gengive, ad esempio.
  • Tumori della faringe: la faringe è il condotto che collega la bocca e il naso all’esofago. Il tumore, in questo caso, può colpire ognuna delle tre parti in cui viene comunemente suddiviso: il rinofaringe, che si trova dietro il naso; l’orofaringe, che rappresenta la parte centrale della faringe; l’ipofaringe, che invece è la sezione inferiore, collegata all’esofago.
  • Tumori della laringe, ossia l’organo che permette di emettere suoni, dove si trovano le corde vocali. 
  • Seni paranasali e cavità nasali: i primi sono cavità ossee vuote collocate intorno al naso, mentre le cavità nasali sono lo spazio vuoto all’interno del naso. 
  • Ghiandole salivari: anche le ghiandole che producono saliva possono sviluppare tumori. Quelle “maggiori” si trovano vicino alla mandibola e nel pavimento orale (la parte sotto la lingua); quelle “minori” invece sono distribuite in varie aree della mucosa di bocca e gola.

Tumori testa-collo: i fattori di rischio

Come abbiamo visto anche parlando di tumore alla gola, uno dei principali fattori di rischio è rappresentato dal consumo di tabacco e di alcol. Ricordiamo che i fattori di rischio sono elementi in grado di aumentare la probabilità di contrarre la malattia, ma non rappresentano di per sé una causa.  Per quanto riguarda il tabacco, il rischio è direttamente collegato alla durata di utilizzo e alla quantità consumata. Anche il tabacco da masticare e quello da fiuto, oltre a quello da fumo, possono aumentare le possibilità di ammalarsi, così come il fumo passivo.  Come si legge sul sito di Fondazione Veronesi, se il consumo di tabacco e di alcol vengono combinati sono in grado di moltiplicare fino a venti volte il rischio di sviluppare un tumore testa-collo. Anche per l’alcol il rischio cresce con il tempo e in modo proporzionale rispetto al quantitativo assunto.  Tra i principali elementi che possono esporre a questo pericolo, inoltre, c’è l’infezione da papilloma virus umano (HPV). Quest’ultimo, infatti, oltre a essere implicato nello sviluppo del cancro al collo dell’utero e di altri tumori dell’area genitale, può causare tumori del distretto testa-collo.  A quelli citati si aggiungono ulteriori fattori di rischio, ad esempio:
  • il virus di Epstein Barr (responsabile della mononucleosi infettiva);
  • un’alimentazione povera di frutta fresca e troppo ricca di grassi animali;
  • l’esposizione alle radiazioni, per quanto riguarda i tumori alle ghiandole salivari;
  • l’esposizione professionale (quindi sul luogo di lavoro) alle polveri del legno;
  • una scarsa igiene orale.

I principali sintomi dei tumori testa-collo 

I tumori della testa e del collo tendono a causare sintomi piuttosto comuni, che potrebbero essere confusi con quelle di altre condizioni meno gravi. Per questo, come sottolinea la Fondazione Veronesi, è fondamentale rivolgersi al medico se uno dei sintomi che vediamo durasse 3 settimane o più. Agire subito è molto importante: se la patologia viene diagnosticata in tempo le possibilità di guarigione aumentano, così come la qualità di vita di chi ne soffre. Questo è stato evidenziato anche dalle ricerche: è infatti emerso che consultare subito il medico permette di arrivare a un tasso di sopravvivenza pari all’80-90 per cento, rispetto a un’aspettativa di vita di 5 anni in coloro che hanno ricevuto la diagnosi in fase avanzata.  Conoscere i segnali che potrebbero indicare la presenza di un tumore testa-collo è quindi essenziale per diagnosticarlo precocemente e intervenire in modo adeguato. Tra i sintomi più comuni, che variano a seconda dell’area coinvolta, ci sono: 
  • macchie bianche o rosse in bocca (sulle gengive, sulla lingua, sul rivestimento interno della bocca) o piccole ulcere sulla mucosa che non guariscono;
  • dolore alla bocca;
  • dolore durante la deglutizione o difficoltà a deglutire; 
  • male al collo o alla gola che non passa;
  • gonfiore del collo;
  • raucedine che persiste; 
  • male all’orecchio;
  • difficoltà a respirare o parlare;
  • naso chiuso;
  • epistassi (sangue dal naso).

Tumori testa-collo: come avviene la diagnosi?

Per la diagnosi, oltre all’esame obiettivo da parte del medico, servono esami specifici, come ad esempio l’endoscopia, necessaria per osservare le aree del corpo non visibili dall’esterno, o gli esami radiologici tra cui la risonanza magnetica e la tomografia computerizzata, utili per conoscere le dimensioni del tumore. La biopsia, invece, consente di confermare la diagnosi di cancro e di avere più informazioni sulle caratteristiche specifiche del tumore e il suo grado di aggressività.  [caption id="attachment_115952" align="aligncenter" width="600"] utah778/gettyimages.it[/caption]

Come si curano i tumori testa-collo?

L’approccio terapeutico varia da caso a caso. Dipende infatti da numerosi fattori come il tipo di tumore, l’area coinvolta, lo stadio della patologia, le condizioni della persona, le sue volontà e coinvolge un’equipe multidisciplinare.  Tra le opzioni terapeutiche possibili ci sono, ad esempio:
  • chirurgia: questo tipo di intervento ha l’obiettivo di eliminare il tumore e in certi casi dei linfonodi, usando tecniche conservative che permettano di non compromettere le strutture sane. Per alcuni tumori esiste anche la possibilità della chirurgia mini-invasiva. 
  • Chirurgia ricostruttiva: l’obiettivo di questa operazione è ricostruire i tessuti della zona coinvolta dall’intervento, sia per conservarne l’estetica che la funzionalità. Potrebbe essere svolta già nel corso della procedura precedente. 
  • Radioterapia: può essere usata da sola come alternativa alla chirurgia, ma anche per alleviare i sintomi e ridurre la progressione del tumore. Può essere impiegata anche in abbinamento alla chemioterapia, dopo l’operazione (ad esempio se non è stato possibile eliminare totalmente il tumore) o in caso di ripresa locale della malattia. 
  • Chemioterapia: anche la chemioterapia può essere utilizzata in varie situazioni, ad esempio nei tumori in stadio avanzato per diminuirne le dimensioni prima dell’intervento. 
  • Terapia biologica: in questo caso si utilizzano farmaci biologici attivi contro specifici fattori di crescita tumorale. 
Dopo il trattamento, inoltre, viene proposto al paziente di sottoporsi a una serie di controlli medici periodici (follow-up) che hanno lo scopo di diagnosticare per tempo un’eventuale recidiva del tumore, tenere sotto controllo e trattare i possibili effetti indesiderati dovuti alle terapie, dare alla persona supporto psicologico e aiutarla a riprendere la propria quotidianità.

Trattamenti riabilitativi post trattamento

Abbiamo visto come le terapie per trattare i tumori del distretto testa-collo tendano ad avere degli effetti collaterali, differenti a seconda del trattamento, che in molti pazienti migliorano lentamente nel tempo, mentre in altri casi possono essere a lungo termine. Per questo, in certe situazioni può essere utile un percorso riabilitativo, ad esempio di logopedia, per riprendere al meglio la deglutizione e la fonazione. 

Come prevenire i tumori testa-collo

Considerati i fattori di rischio, per ridurre la possibilità di ammalarsi gli esperti suggeriscono di:
  • non fumare e non fare abuso di alcol; 
  • seguire uno stile di vita salutare;
  • adottare un’alimentazione sana, con buone quantità di frutta e verdura;
  • curare l’igiene orale; 
  • prestare attenzione a virus come Epstein Barr e HPV.
A proposito di HPV, ricordiamo che esiste un vaccino contro questo virus, che in Italia viene offerto gratuitamente alle ragazze e ai ragazzi sotto i 12 anni, prima dunque che diventino sessualmente attivi esponendosi al contagio. Grazie a questo vaccino, secondo uno studio condotto dalla Johns Hopkins University di Baltimora, entro il 2045 negli Stati Uniti l’incidenza di tumori all’orofaringe dovrebbe ridursi del 48,1% negli uomini tra i 36 e i 45 anni, e del 42,5% nelle donne nella stessa fascia d’età. Sempre secondo queste previsioni, per la fascia d’età 46-55 anni l’incidenza diminuirà del 9% negli uomini e del 22,6% nelle donne.  Conoscere come si manifestano i tumori testa-collo e quali sono i fattori di rischio è quindi fondamentale ai fini di prevenzione e di diagnosi precoce: avere maggiore consapevolezza di determinate patologie e dell’importanza di rivolgersi al medico in caso di sintomi sospetti è un aspetto cruciale per proteggersi.    Fonti: esmo.org cancer.gov fondazioneveronesi.it ieo.it humanitas.it snlg.iss.it airc.it  
Immagine in evidenza di andresr/gettyimages.it" target="_blank" rel="nofollow">Gli esami periodici sono un fattore di grande importanza in ogni fase della vita. Attraverso visite e indagini diagnostiche, infatti, possiamo indagare le nostre condizioni di salute e individuare precocemente una patologia, anche attraverso i campanelli d’allarme che ne precedono la comparsa. La prevenzione, però, non è la stessa per tutti: ne parliamo in questo articolo in cui approfondiamo quali sono i controlli consigliati a seconda dell’età, e cosa comprende un check up completo fino a 35, 50, 60 anni e oltre.

La prevenzione per bambini e adolescenti

Lo screening neonatale si effettua nei primissimi giorni di vita del bambino e serve a escludere una serie di fattori di rischio per malattie congenite. La diagnosi precoce, infatti, permette di individuare il trattamento più efficace e ridurre l’impatto che queste patologie possono avere sulla qualità della vita futura.  Durante l’infanzia e la prima adolescenza, è il pediatra a seguire il bambino e a monitorarne lo stato di salute, attraverso visite periodiche e la prescrizione di eventuali analisi o esami diagnostici: controlla in primis la statura, il peso e la pressione arteriosa, ma deve anche escludere ernie inguinali e, nei maschi, la presenza di masse nei testicoli. Inoltre può dare indicazioni su come prevenire patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, come per esempio la scoliosi.

Visita oculistica e dentistica

La prima visita oculistica si effettua intorno ai 3 anni e si ripete intorno ai 6 anni. Salvo diverse indicazioni del pediatra, è consigliabile fare un controllo con cadenza annuale.  Il dentista, invece, andrebbe consultato già a partire dai 4 anni: i controlli ortodontici, infatti, accertano che la dentizione da latte e quella permanente non abbiano problemi.  [widget id="text-12"]

Visita ginecologica e andrologica

In genere, le ragazze effettuano la prima visita ginecologica intorno ai 14-15 anni. Per i ragazzi, invece, è consigliato un controllo andrologico prima dei 18 anni, con l’obiettivo di escludere malformazioni e patologie che interessano l’apparato uro-genitale. Gli adolescenti attivi sessualmente, inoltre, dovrebbero sottoporsi agli screening per le malattie a trasmissione sessuale.

Esami del sangue

Secondo le indicazioni del medico di base, può essere utile inoltre controllare periodicamente i livelli di glucosio e di colesterolo nel sangue.

Check up completo per giovani adulti: quali sono i controlli consigliati?

Vediamo ora quali sono i controlli che andrebbero effettuati nella fascia dai 20-21 anni ai 35:
  • le analisi del sangue e delle urine, a cadenza annuale (uno screening completo comprende l’emocromo, la glicemia, i livelli di colesterolo e trigliceridi, i valori di riferimento per le funzionalità di reni e fegato).
  • La visita oculistica è consigliata ogni 5 anni, oppure 1-2 per chi soffre di patologie o usa lenti correttive.
  • La visita dentistica e una seduta di igiene dentale si possono effettuare ogni 6 mesi;
  • A partire dai 30 anni è inoltre consigliato anche l’HPV Test, che rileva i tipi di Papillomavirus umano (HPV) ritenuti rischiosi, poiché possono causare lo sviluppo di neoplasie (nella donna, il tumore del collo dell’utero). 

Controlli consigliati per le donne 

Le donne tra i 20 e i 30 anni, oltre alla routine già descritta, dovrebbero inoltre effettuare:
  • una visita ginecologica almeno una volta all’anno;
  • un’ecografia pelvica, sempre con cadenza annuale;
  • nello stesso lasso di tempo, una visita senologica con ecografia.
Dopo i 30 anni è inoltre opportuno controllare la tiroide, tramite gli esami del sangue e una eventuale ecografia, e monitorare la pressione sanguigna.

Controlli consigliati per gli uomini

La visita andrologica è un importante strumento di prevenzione: soprattutto se non è mai stata effettuata in adolescenza, è bene fare un controllo tra i 20 e i 30 anni.

Il check up completo dopo i 40 anni

Nella fascia di età tra i 40 e i 60 anni, uomini e donne dovrebbero effettuare un check up completo ogni due anni, per monitorare le condizioni generali di tutto l’organismo. In particolare, i controlli comprendono: 
  • le analisi del sangue e delle urine;
  • la misurazione della pressione sanguigna ed eventuali altri approfondimenti diagnostici come ECG a riposo o ecocardiocolordoppler, nel caso i valori superino i 140 mmHg per la massima (sistolica) e gli 85 mmHg per la minima (diastolica);
  • una visita cardiologica con ECG sotto sforzo; 
  • una visita specialistica ginecologica o andrologica, rispettivamente, per la donna e per l’uomo;
  • una visita oculistica;
  • una visita dermatologica con la mappatura dei nei.
Tra i controlli da fare a 40 anni, c’è anche l'esame radiografico del torace, consigliato soprattutto a chi fuma molto. Lo screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci e/o una colonscopia, che di solito sono raccomandati dopo i 50 anni, si possono anticipare in caso di familiarità con il tumore del colon-retto.  [caption id="attachment_115900" align="aligncenter" width="600"] filadendron/gettyimages.it[/caption]

La prevenzione delle malattie cardiovascolari

Dopo i 45 anni di età, sia per gli uomini che per le donne è consigliato sottoporsi a uno screening cardiologico, anche quando non ci sono patologie pregresse, cardiache e non. La periodicità varia a seconda delle condizioni di salute. Tra gli esami prescritti troviamo:
  • angiografia
  • ecocolordoppler
  • scintigrafia
  • coronarografia
  • TAC cardiaca.

Il check up completo dopo i 60 anni

Con l’avanzare dell’età, non bisogna perdere l’abitudine di effettuare screening periodici, grazie ai quali è possibile individuare precocemente la presenza di patologie. I controlli più importanti dopo i 60 anni includono: 
  • gli esami del sangue e delle urine
  • la misurazione della pressione sanguigna
  • la mineralometria ossea computerizzata (MOC), consigliata perché permette di valutare la quantità di calcio presente nelle ossa. Con l’avanzare  dell’età, infatti, aumenta, il rischio di demineralizzazione ossea, principale causa dell’osteoporosi;
  • una visita cardiologica, un esame imprescindibile per i soggetti cardiopatici o con protesi valvolari e pacemaker;
  • l’esame della vista, che consente di verificare la presenza di eventuali disturbi o patologie tra cui glaucoma, cataratta, degenerazione maculare senile;
  • il controllo dell’udito.

Controlli consigliati per le donne 

Oltre a questi, per le donne che hanno superato i 60 anni le regole della prevenzione prescrivono un’attenzione particolare, dal momento che c’è il rischio legato all’insorgenza di tumori al seno o al collo dell’utero. Gli esami consigliati sono quindi una visita ginecologica con PAP test, un’ecografia transvaginale, un’ecografia mammaria e una mammografia. Quest’ultima, secondo il Ministero della Salute, è consigliata già a partire dai 40 anni

Controlli consigliati per gli uomini

Dopo i 60 anni, gli uomini sono maggiormente esposti all’insorgenza di patologie cardiovascolari, diabete e problemi all’apparato muscolo-scheletrico, ma anche al rischio di tumori come quello ai testicoli e quello alla prostata. È per questo che si consiglia un controllo urologico, che consente di individuare con tempestività anche altre malattie come la calcolosi urinaria.   La prevenzione è la nostra alleata per una vita lunga, sana e serena. A tutte le età, possiamo prenderci cura di noi stessi attraverso le buone pratiche, come una dieta equilibrata e l’attività sportiva costante, ma anche ricordando di effettuare dei controlli periodici. Un check up completo, effettuato secondo le indicazioni del medico e le tempistiche adeguate, consente di individuare in maniera precoce eventuali campanelli d’allarme per disturbi e patologie. Scegliendo una soluzione come la polizza UniSalute Spese Mediche Sanicard, potrete sottoporvi a visite specialistiche ed esami a una tariffa scontata e otterrete un rimborso per le spese mediche relative a ricoveri, interventi chirurgici e accertamenti diagnostici. Conoscevate i vantaggi di questa copertura?" target="_blank" rel="nofollow">Secondo il report Istat del 2019 dedicato alla disabilità in Italia, nel nostro Paese le persone con disabilità sono circa 3,1 milioni, cioè il 5,2% della popolazione italiana. Nell’intero panorama europeo la percentuale sale al 17%, con 70 milioni di persone (dati provenienti dall’Indagine sulla salute e l’inclusione sociale in Europa di Eurostat). Se fino al 1981, anno che l’ONU ha dedicato alle disabilità e in cui è stata istituita la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità (3 dicembre), l’attenzione verso il tema si è sempre limitata a definire gli aspetti assistenziali e curativi, negli ultimi decenni gli sforzi di enti e istituzioni si sono orientati sulla valorizzazione della disabilità e l’integrazione totale della persona all’interno della società. Tutto questo attraverso specifici diritti a sostegno dei disabili. Scopriamo quali sono i principali nei prossimi paragrafi. 

La Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità

Il 1981 è stato anche l’anno che ha dato il via alla discussione sul tema della disabilità, portando poi all’elaborazione, nel 2006, della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità (abbreviata in “CRPD” in inglese).  La Convenzione è stata spesso definita come "rivoluzionaria" per il suo approccio olistico e inedito alla disabilità. Fondamentale per la natura progressista della CRPD è la sostituzione del tradizionale modello medico-sociale della disabilità – che si concentra sulle incapacità degli individui –, con il modello dei diritti umani-sociali, focalizzato invece sulla capacità e l'inclusione. Questo approccio postula che le vere barriere alla piena partecipazione delle persone con disabilità risiedano non nell'individuo, ma piuttosto nell'ambiente, sociale, architettonico, medico, economico e politico che sia.  La Convenzione per i diritti delle persone con disabilità è degna di nota per molti altri aspetti: è il primo trattato sui diritti umani del 21° secolo ed è stato negoziato a tempo di record (meno di cinque anni). In poco più di un anno dopo essere stato aperto alle firme e dopo essere stato ratificato da più delle venti nazioni richieste, il CRPD è diventato un trattato giuridicamente vincolante.  Riportiamo qui di seguito i principi basilari promulgati dal CRPD – che può essere consultato nella sua versione integrale leggendo il documento della Convenzione – e che fanno da fil rouge a tutto il testo: 
  • il rispetto per la dignità, l’autonomia individuale, la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone;
  • la non discriminazione;
  • la piena e concreta partecipazione e inclusione nel tessuto sociale;
  • il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte integrante dell’umanità;
  • la parità di opportunità;
  • l’accessibilità;
  • la parità tra uomini e donne (un principio che non riguarda unicamente il tema della disabilità, ma che viene comunque ribadito anche nel CRPD);
  • il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del loro diritto a preservare la propria identità.
La ratifica del nostro Paese alla CRPD è arrivata nel 2009, con la Legge n.18 del 3 marzo. 

Tutela della disabilità in Italia: la Legge n.104 del 1992

Nel 1992 il parlamento italiano ha approvato una legge per l'assistenza sociale e i diritti delle persone con disabilità: la nota Legge 104/92. Questa legge non è importante solo perché si propone di integrare le persone con disabilità all’interno della società, ma anche perché riconosce ogni persona nella sua globalità, a partire dalla nascita, nonché il suo posto nella famiglia, nella scuola e nella vita lavorativa.  La legge 104/92 ha aperto una riflessione collettiva sul significato della disabilità, permettendo a ciascun individuo di mantenere la propria dignità e di avere piene possibilità di condurre una vita soddisfacente e attiva, piuttosto che essere emarginato o visto dalla società unicamente come un soggetto a cui prestare cure e assistenza. Tuttavia, affinché questa legge funzioni, il governo nazionale, locale, gli amministratori a livello regionale e i membri della società civile devono riconoscere e applicare il suo contenuto, affinché tutte le persone con disabilità possano davvero essere integrate e sentirsi membri preziosi della società, a partire dalla prima infanzia. 

Cosa prevede la Legge n.104 del 1992

La Legge n.104 favorisce l’inserimento e l’integrazione sociale delle persone con disabilità, fornendo i necessari mezzi, strumenti e servizi di aiuto, come anche interventi a favore sia delle persone stesse, sia dei caregiver (familiari che si prendono cura dei bisogni del parente con disabilità).  La Legge n.104 promuove l’abbattimento di barriere architettoniche, il diritto all’informazione – quindi, all’accesso senza ostacoli e limitazioni a tutti i principali strumenti e canali informativi e divulgativi – e allo studio, l’adeguamento delle attrezzature e del personale dei servizi educativi, sportivi, di tempo libero e sociali, la totale libertà nell’intraprendere una carriera lavorativa, la piena accessibilità dei mezzi di trasporto pubblici e privati, l’istituzione e adattamento di centri socio-riabilitativi ed educativi diurni, l’organizzazione e promozione di attività extrascolastiche. Si tratta, come si evince da questo sintetico estratto, di una proposta di attività e iniziative che, se applicata nella sua interezza, supporterebbe nel migliore dei modi la completa integrazione e accettazione della disabilità nel tessuto sociale, promuovendo così la realizzazione e valorizzazione delle persone con disabilità, esattamente come auspicato dal CRPD.  Come dicevamo, la 104 riguarda anche i caregiver e i familiari che si prendono cura del benessere della persona con disabilità.  La legge garantisce quindi fino a 3 giorni di permesso mensile retribuito per chi assiste una persona con disabilità grave e 2 ore giornaliere se la persona assistita in questione ha un’età inferiore ai 3 anni. Sono previste inoltre facilitazioni e agevolazioni sui trasferimenti, per permettere ai caregiver di avvicinarsi senza ostacoli alla persona da assistere. Esistono anche agevolazioni per facilitare il ricongiungimento con la persona alla quale si presta assistenza, e maggiore flessibilità nella scelta sia dei turni di lavoro, sia della sede. È possibile anche usufruire di un congedo retribuito di 2 anni, che non necessariamente devono essere consecutivi. La Legge n.104 prevede anche esenzioni, agevolazioni e detrazioni fiscali importanti per il benessere economico delle persone con disabilità. Queste misure fiscali riguardano le spese mediche, l’acquisto di strumentazioni o medicinali utili per garantire la buona salute della persona, i trasporti e la necessità di ricevere assistenza da parte di personale qualificato. 

Legge n.68/1999 e inserimento nel mondo del lavoro per le persone con disabilità

Per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro delle persone con disabilità, è importante ricordare l’esistenza della La legge n.68 del 1999, che – grazie all’articolo 2 – regolamenta il collocamento mirato, attraverso strumenti tecnici e di supporto che consentono di valorizzare adeguatamente le capacità lavorative della persona nel luogo di lavoro adatto. L’articolo 1 di questa stessa legge indica anche le categorie di persone con disabilità a cui spetta una quota di assunzioni obbligatorie. L'articolo 3 della Legge n.68 fornisce ai datori di lavoro dei vincoli sul numero di soggetti appartenenti alle categorie protette da integrare all’interno dell’organico.   [caption id="attachment_115603" align="aligncenter" width="600"] skynesher/gettyimages.it[/caption]

Il Regolamento CE n°1107/2006 del 5 luglio 2006 per il trasporto delle persone con disabilità

Il Regolamento CE n°1107/2006 del 5 luglio 2006 afferma il diritto delle persone con disabilità o mobilità ridotta di circolare senza limitazioni e discriminazioni, ricevendo il giusto supporto e sostegno all’interno di qualsiasi mezzo di trasporto condiviso, dagli autobus agli aerei.  Per quanto riguarda il trasporto aereo in particolare, il regolamento stabilisce che sarà responsabilità del personale aereo fornire gratuitamente la giusta assistenza per permettere alla persona con disabilità un imbarco, volo e sbarco sicuri e confortevoli. 

La nuova Strategia europea sulla disabilità 2021-2030

La Commissione europea ha messo a punto la Strategia europea sulla disabilità 2021-2030. Questa nuova strategia ha l’obiettivo di rendere ancora più concreta la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità. La Strategia è incentrata su iniziative chiave che coprono temi di vitale importanza: pari diritti, vita indipendente, autonomia, non discriminazione e pari opportunità. Questa nuova strategia è un ulteriore passo avanti per aumentare l'occupazione delle persone con disabilità e fornire loro un sostegno adeguato per ricevere servizi di qualità. La Strategia riflette l'input fornito dalle organizzazioni europee senza scopo di lucro che lavorano con persone con disabilità e si pone in modo intersezionale, per colmare le lacune ancora presenti.  Nonostante la disabilità faccia parte da sempre dell’umanità e sia da decenni che gli sforzi di enti e istituzioni sono volti al supporto della sua integrazione e valorizzazione, ancora oggi le persone con disabilità vengono estremamente stigmatizzate e, purtroppo, “lasciate” ai margini della società.  Questo sia per un problema di cultura, sia per mancanze da parte dei Paesi stessi – Italia compresa –, che tralasciano troppo spesso il rispetto delle leggi esistenti a sostegno della disabilità o non si impegnano a sufficienza nell’elaborazione di normative ad hoc.  Abbiamo visto come esistano leggi e regolamenti che supportano l’integrazione delle persone con disabilità nel tessuto sociale e che puntino a valorizzare ciascuna individualità.  È però fondamentale che queste preziose indicazioni e linee guida vengano attuate, tanto dalle istituzioni quanto dagli enti locali, dai luoghi di studio e dai posti di lavoro.  A questo proposito, esistono servizi come la polizza UniSalute PMI Oro, dedicata alle aziende per la tutela della salute dei dipendenti. Copre le spese mediche di una vasta gamma di prestazioni, check-up di prevenzione annuale, visite specialistiche, accertamenti diagnostici, ricoveri per intervento chirurgico, controlli odontoiatrici, prestazioni sanitarie e socio assistenziali per le persone non autosufficienti.    Fonti:  unicef.it miur.gov.it disabilita.governo.it anffas.net istruzione.it  " target="_blank" rel="nofollow">Proteggere gli occhi dagli schermi di computer e smartphone dev’essere una priorità, soprattutto per chi utilizza questi dispositivi per lavoro, per molte ore al giorno. L’affaticamento oculare digitale (in inglese DES, Digital Eye Strain), noto anche come sindrome da visione al computer (CSV, Computer Vision Syndrome), è un disturbo piuttosto comune che si manifesta con sintomi acuti, per esempio il mal di testa. Ma il DES può avere anche ripercussioni a lungo termine sulla nostra salute? Ne parliamo in questo articolo, per chiarire in che modo preservare la vista davanti al pc grazie a una serie di accorgimenti.

Sindrome da visione al computer o affaticamento oculare: di che si tratta?

L'affaticamento oculare digitale è oggi più comune che mai, a causa dell’utilizzo di uno o più schermi nella vita quotidiana. Sebbene non tutti passino molto tempo al computer, la maggior parte delle persone utilizza comunque molto spesso lo smartphone. Il disturbo chiamato DES o CSV consiste, appunto, nella combinazione di problemi visivi associati all'uso di qualunque dispositivo che abbia uno schermo, inclusi desktop e laptop, così come i device elettronici per la lettura. 

La luce blu è davvero dannosa?

Tutti i device con schermo elettronico emettono luce blu, che secondo alcune ipotesi potrebbe essere tra le cause della sindrome da visione al computer.  Questo tipo di illuminazione è pericolosa per gli occhi? Iniziamo col dire che la cornea protegge i nostri occhi dalle radiazioni a lunghezza d'onda corta, ma quelle della luce blu visibile possono raggiungere facilmente la retina e influire sullo sviluppo della degenerazione maculare senile (una malattia causata dall’invecchiamento della porzione centrale della retina, la macula, che causa cecità). Nei bambini, inoltre, questo tipo di luce può essere più dannosa che negli adulti. L'esposizione alla luce blu, inoltre, è coinvolta nella regolazione del ritmo circadiano e del ciclo del sonno: gli ambienti luminosi irregolari e l’uso di dispositivi digitali durante la notte possono influire sulla qualità del sonno e sull’umore. 

Schermi e caratteri troppo piccoli

Come ricorda una ricerca di qualche anno fa della State University di New York, molte persone trascorrono 10 o più ore al giorno a guardare questi display, spesso senza pause adeguate. Leggere per lungo tempo su un telefono o un tablet di dimensioni ridotte, inoltre, vuol dire che lo si tiene a distanza molto ravvicinata, per vedere con chiarezza i caratteri. Un’altra abitudine dannosa per la nostra vista. 

Il computer aggrava i difetti della vista? 

Miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia non vengono aggravati dall’uso di schermi digitali. Tuttavia, se questi difetti non sono ben diagnosticati e corretti, possono peggiorare l’affaticamento oculare. 

Come si manifesta la sindrome da visione al computer

Quando si trascorrono molte ore davanti allo schermo di un pc, i muscoli oculari vengono sollecitati più del solito, in maniera inconsapevole, causando l'affaticamento degli occhi. I sintomi più comuni sono:
  • mal di testa
  • visione offuscata
  • secchezza oculare
  • rossore.
Possono inoltre sopraggiungere anche dolore al collo e alle spalle, causati dalle tensioni muscolo-scheletriche che possono essere legate alla cattiva postura adottata quando ci si siede alla scrivania per lavorare al computer.

Vista al pc: come preservarla?

Circa il 40% degli adulti e fino all'80% degli adolescenti manifesta stanchezza, rossore e secchezza oculare, sia durante l’utilizzo di display che subito dopo. Non si tratta, quindi, di un problema che riguarda solo la popolazione adulta. È stato inoltre dimostrato che l'affaticamento visivo digitale ha un impatto significativo sulla produttività lavorativa. Per questi motivi è fondamentale intervenire, prima di tutto a livello di prevenzione.  Ecco alcuni consigli per proteggere la salute dei nostro occhi quando usiamo schermi elettronici.

Curare l’illuminazione della stanza 

Gli uffici e gli ambienti in cui si lavora al computer non dovrebbero essere troppo luminosi, perché questo affaticherebbe la vista. La luce naturale non dovrebbe arrivare alle spalle di chi è seduto oppure da dietro il computer. Meglio che le finestre siano a lato della scrivania, con le tende chiuse quando il sole è più forte. Per quanto riguarda le fonti artificiali, è bene prediligere piantane o lampade che illuminano in maniera indiretta la postazione ed è sempre meglio usare lampadine a basso voltaggio. 

Attenzione al bagliore e alla luminosità

Il bagliore dello schermo o di altri elementi su cui la luce si riflette possono affaticare gli occhi. Ecco perché è bene che il monitor (o il laptop) siano antiriflesso, così come dovrebbero esserlo le lenti, per chi porta gli occhiali da vista. Per tutti gli schermi, ma soprattutto per gli smartphone, bisogna ricordare che c’è la possibilità di modificare le impostazioni di contrasto, luminosità e grandezza dei caratteri: così possiamo fare in modo che il nostro dispositivo offra sempre le condizioni migliori di visualizzazione. La funzionalità “modalità notturna”, inoltre, regola le impostazioni in base all’ora del giorno, riducendo la luminosità dello schermo quando è notte o ci si trova in ambienti bui. Ad ogni modo, prima di andare a dormire non bisognerebbe usare dispositivi dotati di schermo, interrompendo la visione e ogni altra attività almeno tre ore prima di quando si va a letto. [caption id="attachment_115450" align="aligncenter" width="600"] sapozhnik/gettyimages.it[/caption]

Combattere la secchezza degli occhi

Quando leggiamo su uno schermo o lavoriamo al computer, tendiamo a battere le palpebre meno volte rispetto al normale, e questo può causare secchezza oculare. Ecco perché dovremmo cercare di chiudere spesso gli occhi.  Un altro aiuto, in questo senso, sono le lacrime artificiali, uno strumento efficace per mantenere gli occhi lubrificati.

La visita oculistica, il miglior mezzo di prevenzione

Gli esami oculistici regolari aiutano a tenere sotto controllo la salute degli occhi e permettono di individuare per tempo eventuali problemi. Si tratta di un'eccellente opportunità di confronto, per parlare con un esperto delle tue abitudini e della salute degli occhi e ricevere indicazioni personalizzare, oltre che attendibili, su come prendersene cura. A questo proposito, può essere utile ricordare che esistono polizze come UniSalute PMI Diamante, destinate ai dipendenti delle piccole e medie imprese, che comprendono una gamma di servizi molto ampia e coprono anche il costo di occhiali da vista e lenti a contatto. Un sostegno concreto per i lavoratori e le loro famiglie.  Trascorrete molte ore al pc per lavoro? Come vi prendete cura della vostra vista?" target="_blank" rel="nofollow">welfare aziendale per i liberi professionisti siano destinate ad aumentare, in particolare a seguito della pandemia che li ha visti più esposti. In questo articolo, vediamo più nel dettaglio quali sono le normative a riguardo, le proposte in atto e, infine, le aspettative per il futuro.

Il welfare aziendale per i lavoratori autonomi: qual è la situazione in Italia?

Le normativa sul welfare aziendale riguardano in maniera specifica i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato, che possono fruire di agevolazioni fiscali, previdenza sociale, beni e servizi messi a disposizione dall’impresa. Parliamo di misure che riguardano la flessibilità oraria e i congedi, la possibilità di avere asili nido aziendali, le polizze sanitarie, ma anche i flexible benefit come i voucher. Il panorama italiano, però, comprende anche moltissimi lavoratori autonomi titolari di Partita Iva, oltre ad assegnisti di ricerca nelle università, co.co.co e precari: il nostro è il Paese europeo con più occupati in proprio, oltre 5 milioni (dati Fondazione Studio Consulenti del Lavoro). Queste categorie, escluse dai benefici destinati ai dipendenti, sono molto esposte sotto il profilo socio-economico, come è emerso durante l’anno e mezzo passato a seguito della pandemia di Covid-19, che è già costata circa un milione di posti di lavoro, un quarto dei quali autonomi. [caption id="attachment_111154" align="aligncenter" width="600"]lavoratori autonomi Drazen_/gettyimages.it[/caption] Per questo ormai da tempo le associazioni (come ACTA, associazione che rappresenta i freelance) auspicano un intervento legislativo che ampli la tutela collettiva anche a loro.

Novità welfare per liberi professionisti: la tutela e i servizi di Casse ed Enti di previdenza

Da alcuni anni, Casse ed Enti di previdenza hanno rafforzato tutele e servizi offerti ai liberi professionisti iscritti ad un Albo, ampliando l’offerta di prestazioni assistenziali e di sostegno, ma anche quella dei servizi e degli incentivi per lo svolgimento della professione. In particolare, si parla di misure che riguardano i seguenti ambiti:
  • sostegno all’attività professionale, come corsi di formazione o di aggiornamento; assistenza al lavoro e alla professione tramite borse di studio, corsi di specializzazione, convenzioni per l'assistenza fiscale, agevolazioni per l'acquisto di strumentazione professionale, ecc.;
  • prestazioni e convenzioni finalizzate all’integrazione del reddito;
  • misure dirette a soddisfare i bisogni correlati al nucleo familiare del libero professionista, come l’indennità di maternità o di paternità;
  • prestazioni sanitarie legate allo stato di salute;
  • benessere e tempo libero, come tessere per la palestra, convenzioni per strutture ricettive, bonus per l’acquisto di abbonamenti nel settore culturale.
[caption id="attachment_111155" align="aligncenter" width="600"]corso di formazione skynesher/gettyimages.it[/caption] Alcune di queste misure erano previste nello Statuto del lavoro autonomo, conosciuto anche come Jobs Act Autonomi, approvato definitivamente dal Senato il 10 maggio 2017 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 giugno 2017 come legge n. 81 del 22.5.2017.

Il Jobs Act Autonomi del Governo Renzi

Nel 2017 il Jobs Act Autonomi aveva introdotto una serie di novità relative al welfare per le Partite Iva (liberi professionisti come medici, avvocati, giornalisti e lavoratori autonomi) che riguardavano i seguenti ambiti:
  • i congedi di maternità e paternità,
  • la malattia e l’infortunio,
  • la possibilità di accedere a prestazioni socio-sanitarie tramite casse ed enti per lavoratori non dipendenti,
  • la deduzione delle spese per la formazione.
Il provvedimento, tuttavia, non è mai stato reso del tutto operativo, lasciando intatto buona parte del vuoto che avrebbe dovuto colmare: alcune deleghe contenute nello Statuto, infatti, sono scadute nel 2018, lasciando scoperti i settori come la sicurezza sociale, la maternità e l’indennità di malattia.

L’app BeProf per il welfare nella libera professione

È proprio nel tentativo di trovare una soluzione a queste carenze normative che Confprofessioni, organizzazione che rappresenta i liberi professionisti, ha ideato un’app per l’accesso a prezzi agevolati a prestazioni di natura sociale. BeProf – la piattaforma messa a punto col sostegno di Gruppo Zucchetti, Il Sole 24 Ore, Deliveroo, SiSalute, Unicredit, Unisalute – realizza un’importante integrazione tra forme di tutela previste dal Contratto Collettivo degli studi professionali e le soluzioni offerte da Enti e Casse specializzate. [caption id="attachment_9839" align="aligncenter" width="600"]voucher dipendenti jacoblund/gettyimages.it[/caption] L’applicazione è destinata agli studi professionali e a tutti i titolari di partita Iva: permette di accedere a polizze sanitarie integrative a condizioni vantaggiose, ma anche a misure che sostengono e semplificano l’attività quotidiana del professionista, come la richiesta di finanziamenti agevolati per l’acquisto di beni e servizi legati all’attività professionale. Molte funzionalità saranno implementate in futuro, con la possibilità, per esempio, di usufruire di convenzioni per gli spostamenti di lavoro, di compilare fatture elettroniche e molto altro, il tutto in maniera veloce e pratica perché completamente digitale. Anche se non sono ancora chiare tutte le evoluzioni che ci saranno nel sistema del welfare per i liberi professionisti e gli altri lavoratori autonomi, la necessità di un cambiamento radicale è palese, alla luce delle continue e rapide evoluzioni del mercato del lavoro." target="_blank" rel="nofollow">welfare e liberi professionistiIl welfare aziendale non è più appannaggio soltanto delle grandi multinazionali, ma anno dopo anno è cresciuto anche in Italia: sono, ad oggi, circa 130.000 le piccole e medie imprese che hanno attuato iniziative di supporto del benessere dei dipendenti, ben consapevoli dei vantaggi che queste comportano. Secondo il recente Rapporto Welfare Index PMI 2019, è fortemente aumentato sia il numero delle piccole e medie imprese che propongono una o più azioni di welfare, ma anche l'intensità e la pervasività degli interventi. È molto frequente, infatti, che un datore di lavoro non proponga soltanto agevolazioni per le neo mamme, ma anche percorsi di formazione ad hoc, assistenza sanitaria e altri servizi per i parenti più stretti dei dipendenti. La logica è quella di rispondere ai concreti bisogni della popolazione dipendente al fine di supportarla, rendendo i collaboratori più sereni e produttivi. Come si traduce il welfare aziendale in pratica? In questo articolo presentiamo alcuni esempi di welfare aziendale basati sui servizi più richiesti e più diffusi in Italia.

Sostegno alla genitorialità

[caption id="attachment_7499" align="aligncenter" width="600"]bando welfare aziendale fizkes/istock.com[/caption] Uno dei temi che desta maggior preoccupazione ai lavoratori italiani è quello del bilanciamento tra vita professionale e famiglia. Secondo i dati Istat, tra il 2011 e il 2017 sono state 165.562 le donne che hanno lasciato il lavoro proprio per via delle difficoltà legate all’equilibrio tra maternità e professione. Non esiste un dato altrettanto chiaro a proposito degli uomini, ma sono in molti a ritenere che il congedo di paternità previsto per legge non sia sufficiente ad un'equa distribuzione dei compiti domestici, che si riflette su una prevalenza di abbandono o cambio del lavoro femminile. Per queste ragioni, sono molte le aziende che hanno lanciato programmi di welfare aziendale orientati in questo senso. Un esempio virtuoso è quello di Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, uno studio legale internazionale di avvocati con sedi in Italia e all’estero, che assicura a tutti i dipendenti, neo mamme e neo papà, una maggiore flessibilità oraria, la possibilità di beneficiare di un congedo parentale più ampio rispetto a quello garantito dalla legge, e permessi di uscita anticipata in occasione delle festività senza che vengano scalati quelli personali. “Fiocchi in B+B” è, invece, il nome del programma di welfare aziendale della sofware house B+B International. Si tratta di un piano di supporto per le dipendenti che parte dalla gravidanza e le accompagna fino ai primi anni di vita del bambino fornendo assistenza burocratica, rimborsi sanitari, servizi di coaching e orientamento lavorativo, oltre alla flessibilità oraria e all’opzione di passaggio ad un orario part time, se richiesto. 

Visite mediche e salute

In cima alle preoccupazioni degli italiani c’è anche la salute, tant’è che molte aziende propongono ai propri dipendenti la stipula di un'assicurazione sanitaria inclusa nel contratto di lavoro e altri benefit legati a visite mediche, esami, eccetera. Alcune aziende, sempre censite dal Welfare Index PMI 2019, si sono spinte addirittura oltre, coinvolgendo un medico direttamente sul posto di lavoro oppure, come Mazzucchelli 1849, uno storico opificio di Varese, costruendo un Poliambulatorio aziendale. Si tratta di un vero e proprio fiore all’occhiello della politica di welfare aziendale dell’impresa, e offre servizi specialistici e infermieristici per dipendenti, ex dipendenti e famiglie che hanno trovato così nell’azienda un fondamentale punto di riferimento.

Assistenza sanitaria e non, per i parenti

andropausa visita   Salute per sé e per i propri familiari. Non tutti sanno che le azioni di welfare aziendale possono tradursi in benefici anche per le persone più vicine al lavoratore. Molto spesso, infatti, i piani prevedono sconti sugli esami medici anche per i figli, servizi di assistenza per i genitori anziani e anche iniziative ricreative per i bambini e ragazzi in età scolare. È il caso di PoEma, un network di piccole e medie aziende che ha scelto di mettere in rete anche i servizi di welfare, offrendo ai dipendenti un asilo nido aziendale e mettendo annualmente in palio delle borse di studio riservate ai figli dei dipendenti. O di Flamma, azienda che opera nel settore della chimica farmaceutica e prevede, per contratto, delle ore di permesso extra per ragioni di salute riservate sia a chi ha figli che a chi si occupa dei genitori anziani. 

Spazi lavorativi e smart working per il benessere

Un altro aspetto che condiziona la vita aziendale e può migliorare il benessere dei dipendenti è l’organizzazione del lavoro e degli spazi. Concetti come quello dello smart working, ovvero della flessibilità oraria e dell’opportunità di lavorare anche da casa, sono ormai stati acquisiti anche in Italia e sono diverse le aziende che lo applicano. Ancora avanguardia è, invece, l’organizzazione smart degli spazi lavorativi. L’ufficio moderno è, infatti, composto di spazi vari, colorati, con aree silenziose per riunioni e call, ma anche stanze dedicate al relax e al team building. Interessante, in tal senso, è la scelta di Connecthub, una piccola azienda che offre servizi di logistica e trasporti, servizi IT e servizi di consulenza in ambito supply chain, i cui ambienti di lavoro sono progettati secondo i principi feng shui. Si tratta di un’antica arte cinese che prevede un'organizzazione dello spazio fisico in maniera armonica, con l’obiettivo di tutelare la salute e lo spirito. Gli uffici sono, dunque, progettati in maniera tale che sia possibile interagire e condividere la giornata nel pieno comfort. In linea con l’approccio orientale, anche la palestra aziendale che propone, tra gli altri, corsi di yoga.  La start up Illumia, invece, ha scelto di investire in servizi “salvatempo” che, direttamente dall’ufficio, permettono di svolgere mansioni e commissioni che altrimenti i lavoratori dovrebbero fare concluso l’orario lavorativo. Qualche esempio? La spesa online consegnata al lavoro, la lavanderia aziendale e anche il noleggio biciclette elettriche da poter utilizzare gratuitamente in pausa pranzo. [caption id="attachment_5483" align="aligncenter" width="600"]smart working aziende VGstockstudio/shutterstock.com[/caption]

Welfare come veicolo di cultura

Infine, le politiche di welfare aziendale possono essere implementate all’interno di un’azienda con il duplice obiettivo dell’integrazione culturale e della crescita formativa dei dipendenti e non soltanto. L’azienda agricola Agrimad, per esempio, promuove corsi di formazione e aggiornamento per i dipendenti e i loro figli: l’obiettivo è favorire il trasferimento del sapere agricolo anche alle generazioni future e far sentire ciascuno un elemento fondamentale della filiera. Le lavoratrici di Equilibrio e Benessere, un centro benessere del Mantovano, frequentano almeno un corso di aggiornamento e formazione al mese, scelti tra l’ampio catalogo proposto da titolari e fornitori, finanziati dall’azienda e frequentati durante l’orario lavorativo. Infine, molto interessante è anche la scelta di Fungar, società agricola specializzata nella raccolta di funghi nel riminese, che collabora stabilmente con una mediatrice culturale che segue i dipendenti di origine straniera (la maggior parte) in supporto sia per quanto riguarda la burocrazia lavorativa che quella personale. È di supporto, infatti, anche in ambiti delicati come le relazioni con le scuole dei figli, gli ospedali, le istituzioni e anche l’acquisto o affitto di una casa. Un servizio in più che può rendere il posto di lavoro sempre più simile ad una grande famiglia. Il welfare aziendale può, dunque, trasformare e migliorare l’ambiente lavorativo realizzando un miglior benessere per i dipendenti e una maggior produttività per i lavoratori. Come dimostrano gli esempi raccontati in questo articolo, non si tratta più di investimenti appannaggio di grandi multinazionali, ma di scelte alla portata anche di realtà più piccole e sparse sul territorio.  A chi volesse valutare l’opzione di attivare politiche di welfare aziendale, può essere utile conoscere le soluzioni UniSalute, che offre anche servizi per le aziende, tra cui l’elaborazione di piani sanitari integrativi costruiti su misura per i dipendenti. La proposta UniSalute PMI Argento è rivolta alle imprese al fine di proteggere il benessere dei loro lavoratori, combinando una copertura per le principali spese mediche, come controlli preventivi annuali, consulenze specialistiche e test diagnostici avanzati, interventi chirurgici ospedalieri e cure odontoiatriche, con servizi di assistenza dedicati a persone non autosufficienti attraverso un programma di supporto sanitario e sociale. " target="_blank" rel="nofollow">congedo di paternità, ma non è la sola opzione che i genitori possono sfruttare. Infatti per le neo mamme e i neo papà esiste la possibilità di richiedere il part time post maternità, ovvero una riduzione dell’orario di lavoro per potersi occupare con serenità del proprio figlio o figlia. Vediamo come funziona, e chi può fare domanda.

Part time post maternità: a chi spetta

Come anticipato, l’opportunità di richiedere un contratto di lavoro part time post maternità consiste nella riduzione dell’orario lavorativo fino ad un massimo del 50% delle ore previste per un genitore al rientro da un congedo per ragioni di maternità o paternità. Questa opzione è riservata soltanto ai lavoratori dipendenti, mentre non è prevista dalla regolamentazione per i freelance. Esclusi da questa opportunità sono anche i genitori di bambini con disabilità, per cui esistono altre norme atte alla tutela della salute del bambino come, tra le altre, la Legge 104, oppure i casi in cui vengono riscontrate patologie oncologiche. [caption id="attachment_7447" align="aligncenter" width="600"]part time maternità FlamingoImages/istock.com[/caption]

Il caso del CCNL Commercio

Un caso particolare è quello dei lavoratori dipendenti che fanno riferimento al contratto collettivo nazionale del lavoro per il settore del Commercio. È il CCNL stesso a definire quali sono i casi in cui è ammessa la domanda di part time. In particolare le lavoratrici e i lavoratori assunti a tempo indeterminato possono avanzare questa richiesta che deve essere accolta dall’azienda solo nel caso in cui non più del 3% del personale abbia la stessa esigenza. In altre parole, il datore di lavoro può rifiutare la domanda di part time post maternità se ci sono altri genitori che hanno già avanzato la stessa richiesta e ottenuto conferma della riduzione dell’orario, superando il 3% dell’unità produttiva generale. Il contratto stabilisce, inoltre, che la domanda di part time post maternità possa essere rigettata anche in altri casi. Se l’azienda ha tra i 22 e i 30 dipendenti, infatti, è previsto un solo part time post maternità alla volta, mentre per le attività ancora più piccole, nessuno. Ciò non comporta, tuttavia, che il datore di lavoro non scelga di accogliere la richiesta della neomamma concedendo ugualmente il part time. [caption id="attachment_7448" align="aligncenter" width="600"]welfare aziendale maternità istock.com[/caption]

Part time post maternità: un aiuto per conciliare famiglia e lavoro

La richiesta per il part time post maternità va avanzata direttamente al datore di lavoro in alternativa rispetto al congedo parentale (facoltativo), oppure nei limiti di quanto ancora previsto per legge. Può essere richiesto sia dal padre che dalla madre, ma una sola volta e la riduzione dell’orario non può superare il 50%. La richiesta va presentata con 60 giorni di preavviso e deve indicare il periodo per cui si richiede il nuovo orario. L’obiettivo, dal punto di vista del lavoratore, è quello di conciliare in maniera serena il rientro al lavoro con la genitorialità. Per questo, il datore di lavoro non può opporsi alla richiesta (tranne nei casi già descritti) e andrà a trasformare il contratto entro 15 giorni dalla ricezione della domanda. L’ammontare dello stipendio che il neo genitore continuerà a percepire, sarà definito sulla base della riduzione di orario concordata con la propria azienda. L’opportunità di sostituire il congedo parentale con una riduzione dell’orario lavorativo è stata introdotta, in Italia, con il Jobs Act (D.Lgs. n.81/2015) che definisce limiti e condizioni della richiesta. Tra le novità introdotte c’è l’estensione del congedo di paternità (e quindi dell’alternativa part time) fino al compimento del 12 anno di età del bambino, ma sempre fino ad un massimo complessivo di 11 mesi tra i due genitori. [caption id="attachment_7446" align="aligncenter" width="600"]welfare Anchiy/istock.com[/caption]

La riduzione dell’orario di lavoro dopo la maternità è un vantaggio anche per l’azienda

Poter rientrare al lavoro in maniera graduale è un vantaggio non soltanto per il genitore, ma anche per l’azienda. Come confermano gli studi che analizzano i vantaggi delle politiche di welfare aziendale (tra le quali si inserisce anche la concessione del part time post maternità), un lavoratore che percepisce la vicinanza dell’azienda è più fidelizzato e produttivo. Sia l’ambiente lavorativo che familiare beneficiano della presenza di lavoratori sereni che sanno di poter organizzare il proprio tempo in maniera tale da riuscire ad occuparsi delle mansioni d’ufficio e dei figli. Per questa ragione, esiste un numero sempre maggiore di enti e aziende che si occupano di accompagnare il datore di lavoro nello sviluppo di proposte di welfare aziendale tagliate su misura per i propri dipendenti. UniSalute PMI Bronzo è un'offerta assicurativa pensata per il benessere dei lavoratori delle piccole e medie aziende, fornendo una copertura basilare che copre le spese mediche più comuni e gli eventi più rilevanti. Tra le prestazioni incluse vi sono controlli preventivi, consulenze specialistiche, test diagnostici, interventi chirurgici di grande entità e costi legati all'odontoiatria. Conoscevate già queste opportunità che permettono a mamme, papà e bambini di affrontare i primi mesi di vita con maggiore tranquillità e libertà?" target="_blank" rel="nofollow">part time post maternità
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